di Luca Ciarrocca
Come nelle serie tv crime che si rispettino, Ghislaine Maxwell si è avvalsa del Quinto Emendamento – “I plead the Fifth” – per evitare l’auto-incriminazione durante la sua deposizione lunedì davanti a una Commissione del Congresso. E ne ha di scheletri nell’armadio, e crimini, e nomi di potenti da proteggere, la Maxwell, ex compagna e storica complice del più efferato predatore sessuale d’America, Jeffrey Epstein. Lui è morto nel 2019 (suicida o suicidato?) e il suo fantasma aleggia più sui governi in Europa (UK e Francia) che sulla Casa Bianca.
La Maxwell, arrestata nel 2020 e condannata l’anno successivo per aver aiutato Epstein a gestire il torbido traffico sessuale di ragazze, spesso minorenni, sta scontando il quarto di venti anni di galera inflitti da un tribunale per il suo ruolo. I democratici della Commissione di Vigilanza della Camera hanno allegato una lista di domande da sottoporre, e a cui lei si è rifiutata di rispondere. Tra cui, la richiesta di informazioni su quattro co-cospiratori e su 25 uomini (oltre a Epstein) che avrebbero abusato di minori a Little St. James, l’isola privata del finanziere nelle Isole Vergini, nel ranch in New Mexico e nella casa di New York. E poi: lei o Epstein hanno mai organizzato o facilitato l’accesso a ragazze minorenni per Donald Trump? Epstein aveva una lista di clienti o associati? Infine: ha mai fornito informazioni o lavorato per governi o servizi di intelligence stranieri, come quelli di Russia o Israele?
