La “paranoia” di Hegseth e le purghe al Pentagono

Il timore di un golpe interno dietro il siluramento del Generale George. Ovvero: il Segretario alla Guerra degli Stati Uniti ha paura di essere mandato a casa. E sarebbe l'ora.

WASHINGTON — Non ci sarebbero ragioni strategiche, ma una profonda “paranoia” personale dietro la decisione del Segretario alla Guerra Pete Hegseth di rimuovere i vertici dell’Esercito. Secondo quanto riferito da funzionari ed ex esponenti dell’amministrazione, Hegseth teme che il Segretario all’Esercito Dan Driscoll punti a soffiargli il posto. Un timore che avrebbe innescato una vera e propria purga, mentre già spunta il nome di un possibile sostituto nel caso in cui Driscoll fosse il prossimo a cadere.

Giovedì scorso, nel pieno del conflitto con l’Iran, Hegseth ha preteso le dimissioni del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il Generale Randy George. George, braccio destro di Driscoll, è stato rimosso senza che venissero fornite spiegazioni pubbliche ufficiali.

“Tutto questo è figlio dell’insicurezza e della paranoia che hanno travolto Pete dopo il caso Signalgate“, ha rivelato una fonte interna. “Purtroppo, invece di riportarlo alla calma, i suoi collaboratori più stretti alimentano queste tensioni”. Il riferimento è all’incidente del marzo 2025, quando un giornalista fu inavvertitamente inserito in una chat di gruppo su Signal utilizzata da alti funzionari della sicurezza nazionale.

La posizione di Driscoll è resa ancora più delicata dai suoi legami politici: il Segretario all’Esercito è infatti un amico stretto ed ex compagno di classe del Vicepresidente JD Vance.

La manovra di Hegseth non si è fermata al solo George. La “purga” ha travolto altri due alti ufficiali: il Generale David Hodne, alla guida del Comando per la Trasformazione e l’Addestramento, e il Maggior Generale William Green, capo del Corpo dei Cappellani. Dal Dipartimento, l’unico commento ufficiale è stato un laconico: “Era giunto il momento di un cambio di leadership”.

Difesa USA, parte la “cura MAGA”: Trump avvia il ricambio forzato ai vertici militari

Funzionari con decenni di esperienza alle spalle stanno lasciando — o vengono rimossi — dalle forze armate statunitensi, mentre l’apparato di difesa nazionale affronta una radicale trasformazione in chiave MAGA sotto la seconda amministrazione Trump.

Il quadro generale: La competenza tecnica è un fattore cruciale, specialmente in una fase che vede gli Stati Uniti coinvolti in un acceso conflitto in Medio Oriente — un fronte su cui il Presidente ha minacciato di superare i limiti dei principi universalmente riconosciuti del diritto bellico.

Le ultime novità: I vertici militari sono stati colti di sorpresa dai recenti siluramenti del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il Generale Randy George, e del Generale David Hodne. Come riportato da Colin Demarest di Axios, le rimozioni hanno sollevato forti preoccupazioni sulle possibili ripercussioni per il conflitto in Iran.

I due generali si aggiungono alla lista di ufficiali estromessi o che hanno lasciato bruscamente l’incarico dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. L’obiettivo dichiarato dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth di “snellire” la leadership militare sta assumendo sempre più i tratti di un vero e proprio smantellamento dei ranghi.

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