Tsunami Epstein a Wall Street: si dimette capo ufficio legale Goldman Sachs. Faro anche su UBS

Nuovi documenti rivelano la reale entità dei rapporti tra l'avvocatessa Kathy Ruemmler e il predatore sessuale. Altra rivelazione: il colosso svizzero UBS ha aperto i propri forzieri a Ghislaine Maxwell nel 2014, pochi mesi dopo che JPMorgan Chase aveva deciso di tagliare i ponti con Epstein.

Kathy Ruemmler, general counsel di Goldman Sachs, rassegnerà le dimissioni la prossima estate. La decisione arriva dopo che alcuni documenti diffusi dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti hanno svelato la portata dei suoi legami con Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per reati sessuali.

In un’intervista rilasciata al Financial Times, Ruemmler ha confermato che lascerà la banca d’affari il 30 giugno, dichiarando: «Ho maturato la convinzione che l’attenzione mediatica su di me, legata alla mia precedente attività di avvocato difensore, stesse diventando un fattore di distrazione per l’azienda».

La mossa segue la pubblicazione di carte che provano contatti frequenti e approfonditi con Epstein tra il 2014 e il 2019, ben dopo la condanna subita da quest’ultimo nel 2008 per induzione alla prostituzione di una minorenne. Ruemmler era entrata in Goldman Sachs nel 2020, dopo aver ricoperto ruoli di rilievo nell’amministrazione Obama.

L’amministratore delegato di Goldman, David Solomon, aveva difeso Ruemmler fin da quando i primi sospetti sui suoi rapporti con Epstein erano emersi nel 2023. In una nota diffusa giovedì, Solomon ha voluto comunque rendere omaggio alla collega: «Ci mancherà. Durante il suo mandato, Kathy è stata un’eccezionale responsabile legale; le siamo grati per il contributo e i saggi consigli forniti su una vasta gamma di questioni giuridiche cruciali per la società».

L’uscita di scena di Kathy Ruemmler rappresenta uno dei crolli di carriera più clamorosi scatenati dalla diffusione delle email di Epstein, uno scandalo le cui onde d’urto continuano a scuotere i centri del potere globale.

Gli ‘Epstein Files’ toccano anche la svizzera UBS

Intanto nuovi documenti, parte di un archivio reso pubblico dal Dipartimento di Giustizia statunitense il mese scorso, offrono dettagli inediti sulla profondità della relazione bancaria tra la banca n.1 in Europa e Ghislaine Maxwell.

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Si tratta del colosso svizzero UBS, che ha aperto i propri forzieri a Ghislaine Maxwell nel 2014, appena pochi mesi dopo che JPMorgan Chase aveva deciso di tagliare i ponti con Jeffrey Epstein. Dai documenti – che includono email e rendiconti bancari – risulta che la banca ha gestito fino a 19 milioni di dollari della Maxwell negli anni precedenti alla sua condanna per traffico sessuale, aprendo per la Maxwell conti personali e aziendali per la gestione di contanti, azioni e investimenti in hedge fund. UBS le assegnò due consulenti dedicati, che l’aiutarono a movimentare milioni di dollari garantendole i privilegi riservati ai clienti più facoltosi.

Nel 2014, nonostante Epstein fosse già stato condannato nel 2008 e JPMorgan avesse già chiuso i suoi conti ritenendoli un “rischio reputazionale”, UBS scelse di accogliere la Maxwell e concedere persino una carta di credito al finanziere. L’istituto svizzero ignorò i segnali d’allarme che avevano spinto il colosso americano a bollare la donna come “cliente ad alto rischio” già nel 2011. Mentre JPMorgan ha poi patteggiato per 75 milioni di dollari una causa relativa alle proprie omissioni nel caso Epstein, UBS ha mantenuto il rapporto con la Maxwell nonostante la sua vicinanza al predatore sessuale fosse ormai di dominio pubblico, rifiutandosi oggi di chiarire le ragioni di tale scelta.

L’ingresso della Maxwell in UBS fu favorito a fine 2013 da David Wassong (allora socio di Soros Private Equity Partners), che la presentò caldamente sollecitando il passaggio dei conti. Nonostante i documenti indichino che la banca svizzera effettuò verifiche di due diligence prima del trasferimento da JPMorgan, i dettagli di questi controlli rimangono ignoti. Oggi, mentre la Maxwell sconta una pena di 20 anni, queste carte svelano come i privilegi riservati ai grandi patrimoni abbiano garantito protezione e operatività finanziaria a un network criminale per anni dopo le prime condanne.

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