Belli, ricchi e felici. Una vita di viaggi e lusso, tra gli Emirati, Hong Kong e Cracovia, con base a Dubai. Tutto ostentato sui social, vantando anche conoscenze, false, tra sceicchi e miliardari e figure di spicco del mondo tecnologico. Denaro, tanto, proveniente da investimenti in criptovalute scuciti dalle tasche di ricchi residenti in Asia e in Medioriente, convinti a fare affari che, in realtà, erano truffe, alcune di queste sfociate in un’inchiesta a partire dal 2020.
E’ finita tragicamente la sorte del cosiddetto mago dei bitcoin Roman Novak, 39enne russo di San Pietroburgo, e sua moglie Anna. Erano scomparsi durante un viaggio da Dubai a Hatta, a 130 chilometri dalla capitale dell’omonimo emirato. Il sito russo indipendente Meduza, citando a sua volta le testate Fontanka e 78.ru, li aveva dati subito per morti. Novak, al momento della scomparsa, aveva con sé 500 milioni di euro ricevuti da investitori cinesi e arabi. E la verità sulla vicenda non si è fatta attendere.
Novak, noto negli ambienti crypto internazionali per la piattaforma Fintopio che prometteva di semplificare i trasferimenti transfrontalieri di valuta digitale, e la moglie, insieme da 17 anni, secondo Fontanka, sarebbero stati uccisi il 2 ottobre, dopo essere stati attirati con l’inganno in una villa a Hatta, nell’Emirato di Dubai, con il pretesto di un incontro d’affari con potenziali investitori interessati ai progetti della coppia.
I due russi, una volta giunti nella una villa in affitto dell’appuntamento, sarebbero stati “sequestrati” con l’obiettivo di ottenere accesso a presunti portafogli crittografici riconducibili a fondi sottratti agli investitori. Ma quando di tali fondi non sarebbe trovata traccia, i rapitori avrebbero deciso di ucciderli.
Le autorità russe non hanno confermato ufficialmente il duplice delitto, ma l’agenzia di stampa Tass riferisce che un tribunale di San Pietroburgo ha emesso un ordine d’arresto, eseguito, con l’accusa di omicidio nei confronti di un cittadino russo. Altre fonti di informazione parlano di tre persone finite in manette per il duplice omicidio. Due sarebbero veterani russi del conflitto ucraino, il terzo un ex poliziotto diventato trafficante di droga. Ma in totale, sarebbero coinvolte sette persone. Alcune potrebbero essere proprio le vittime dei raggiri del russo, altre, invece, sarebbero state coinvolte solo nell’organizzazione logistica.
Fonte: tgcom.it