Le azioni Stellantis sono precipitate venerdì dopo che il gruppo ha annunciato un onere da 22 miliardi di euro in bilancio e ha ceduto una quota nella sua joint venture canadese per le batterie, segnando una drastica frenata nella sua spinta verso i veicoli elettrici (EV).
Quest’ultima svalutazione porterà il costo totale del dietrofront sulle ambizioni elettriche a quasi 50 miliardi di dollari per le “Big Three” di Detroit (inclusi Ford e GM), impegnate a fare i conti con il cambiamento delle politiche climatiche sia negli Stati Uniti che in Europa.
Il titolo Stellantis è crollato del 14% all’apertura di Milano prima di una breve sospensione dalle contrattazioni, continuando poi a scendere fino al -23%, toccando quota 6,25 euro.
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Da mesi circolavano ipotesi sulla possibilità di pesanti svalutazioni e rettifiche di bilancio nei conti di Stellantis, ma nessuno immaginava una manovra della magnitudo resa pubblica con i risultati annuali. L’amministratore delegato Antonio Filosa ha scelto di rivedere in profondità le strategie del suo predecessore Carlos Tavares, “reimpostando” l’intero business con l’obiettivo dichiarato di «soddisfare al meglio le preferenze dei clienti e sostenere una crescita profittevole». La decisione ha portato alla contabilizzazione di oneri per 22,2 miliardi di euro, una cifra addirittura superiore a quella affrontata da Ford in una revisione analoga.

“Una transizione sovrastimata”
“La reimpostazione che abbiamo annunciato oggi si inquadra nel decisivo percorso avviato nel 2025, per tornare, ancora una volta, a porre i clienti e le loro preferenze come punto di riferimento di ogni nostra decisione”, spiega Filosa, sottolineando che gli oneri “riflettono in larga parte il costo derivante da una sovrastima del ritmo della transizione energetica, che ci ha allontanato dalle esigenze, dalle possibilità e dai desideri reali di molti acquirenti di autovetture”.
Inoltre, il manager parla di “criticità pregresse, che il nostro nuovo team sta progressivamente gestendo: abbiamo esaminato ogni angolo della nostra attività e stiamo attuando i cambiamenti necessari, mobilitando tutta la passione e l’ingegno che abbiamo in Stellantis. La risposta positiva dei clienti alle nostre iniziative di prodotto nel 2025 si è tradotta in un aumento degli ordini e in un ritorno alla crescita dei ricavi”.
“Nel 2026, la nostra attenzione incrollabile sarà rivolta a colmare i gap di esecuzione del passato, così da dare ulteriore impulso ai primi segnali di rinnovata crescita. Non vediamo l’ora di condividere tutti i dettagli della nostra nuova strategia durante l’Investor Day del 21 maggio”, conclude l’ad.
I numeri e gli effetti della stangata
Gli oneri produrranno uscite di cassa per 6,5 miliardi nei prossimi quattro anni, ma i loro effetti si fanno sentire già nel secondo semestre: i ricavi risultano compresi tra 78 e 80 miliardi, mentre la redditività è scivolata in negativo con un risultato operativo tra -1,2 e -1,5 miliardi, una perdita netta tra 19 e 21 miliardi e flussi di cassa operativi compresi tra -2,3 e -2,5 miliardi.
Nel dettaglio, 14,7 miliardi derivano dal riallineamento dei piani di prodotto alle reali preferenze dei clienti, dalle nuove normative sulle emissioni negli Stati Uniti e dalle «aspettative significativamente ridotte per i modelli Bev». All’interno di questa cifra, 2,9 miliardi riguardano svalutazioni per prodotti cancellati – tra cui il Ram 1500 elettrico – e 6 miliardi sono collegati alle piattaforme. Altri 2,1 miliardi sono legati al ridimensionamento della supply chain dedicata ai veicoli elettrici.
Un ulteriore impatto di 5,4 miliardi deriva da cambiamenti operativi, con 4,1 miliardi riferiti all’aggiornamento delle stime sui fondi garanzia, reso necessario dal recente aumento dei costi e da un deterioramento della qualità, conseguenza di decisioni operative non all’altezza delle aspettative. I rimanenti 1,3 miliardi comprendono altre iniziative, tra cui la riduzione della forza lavoro in Europa.
Niente dividendo
Stellantis precisa comunque di aver “già adottato la gran parte delle decisioni necessarie per correggere la rotta, in particolare quelle volte ad allineare i piani e il portafoglio prodotti alla richiesta di mercato”. Tra le varie azioni vengono citati il piano di investimento da 13 miliardi di dollari negli Stati Uniti, l’ampliamento delle scelte sulle motorizzazioni, la cancellazione di modelli “che non potranno conseguire volumi sufficienti a garantire la redditività”, una “profonda riorganizzazione dei processi globali di produzione e gestione” della qualità.
Inoltre, il gruppo sottolinea “i primi benefici tangibili” della revisione delle strategie, tra cui il ritorno a volumi e ricavi netti in crescita nel secondo semestre del 2025, un aumento degli ordini dai clienti e dalla rete e i miglioramenti negli indicatori iniziali di qualità”: nel secondo semestre le consegne sono cresciute dell’11% a 2,8 milioni di unità, con un +39% solo in Nord America; gli ordini sono aumentati del 13% in Europa allargata; dall’inizio del 2025 le segnalazioni di problemi nel primo mese di servizio delle vetture sono calate di oltre il 50% in Nord America e di oltre il 30% in Europa allargata.
Ci sono, però, ulteriori conseguenze, ma questa volta a carico degli azionisti. Infatti, le pesanti perdite hanno spinto il management a cancellare la distribuzione dei dividendi per il 2026.

L’AD Antonio Filosa
Le prospettive
Infine, non manca un passaggio sulle prospettive finanziarie per il 2026. Stellantis evidenza il contesto operativo complesso, “in particolare per via delle incertezze regolatorie ancora presenti in Europa allargata”, ma punta sui “progressi ottenuti nel rafforzamento del portafoglio prodotti e nell’esecuzione industriale” per proseguire lungo un percorso di “miglioramento sequenziale” dei principali parametri di bilancio: per il 2026, si prevede un aumento dei ricavi netti, del margine operativo e della generazione di cassa, con un ritmo di crescita più sostenuto nel secondo semestre.
Fonte: Quattroruote
