Un supercomputer di Shenzhen è stato ufficialmente dichiarato il più veloce al mondo, riconsegnando alla Cina lo scettro del calcolo ad alte prestazioni per la prima volta dal 2017. L’annuncio segna un punto di svolta e surriscalda ulteriormente la già tesa rivalità tecnologica transpacifica.
La macchina, battezzata LineShine, non si distingue solo per la velocità pura — superando di circa il 20% lo statunitense El Capitan (il colosso californiano che dominava le classifiche dal 2024) — ma anche per una scelta ingegneristica controtendenza: l’architettura si basa infatti su microprocessori standard anziché sulle GPU specializzate, i chip grafici su cui poggia la quasi totalità dei supercomputer moderni.
Per anni le aziende statunitensi hanno mantenuto un netto vantaggio tecnologico sui rivali asiatici, ma il quadro sta cambiando rapidamente. Come evidenziato anche dal New York Times, la Cina ha già ribaltato i rapporti di forza in diversi comparti chiave: i pannelli solari e le batterie ne sono l’esempio più evidente, e lo strapotere manifatturiero del Paese sta ora spingendo Pechino in una posizione di leadership assoluta anche nel campo della robotica.