L’AI open-source della Cina spiazza Washington e la Silicon Valley

I modelli gratuiti di DeepSeek, Alibaba e altri conquistano utenti in tutto il mondo. L'America teme di perdere la leadership tecnologica e corre ai ripari per rispondere alla minaccia.

L’ambizione della Cina di trasformare i suoi modelli di intelligenza artificiale “open-source” – cioè a codice aperto e liberamente modificabili – in uno standard globale sta scuotendo le aziende e le istituzioni americane. Il timore è che i modelli statunitensi possano essere surclassati, e ci si sta mobilitando per rispondere alla minaccia.

Le avanzate cinesi nel campo dell’IA si sono susseguite rapidamente quest’anno, a partire dal modello DeepSeek a gennaio, seguito dal Qwen di Alibaba e da una raffica di altri, come Moonshot e Z.ai. La caratteristica vincente di tutti questi modelli è che le loro versioni base sono gratuite, scaricabili e modificabili da chiunque. Questo approccio, noto come “open-source”, sta guidando l’adozione della tecnologia IA cinese in tutto il mondo.

Le aziende americane che finora hanno mantenuto i loro modelli “proprietari”, ovvero segreti e a pagamento, stanno sentendo la pressione. All’inizio di agosto, OpenAI, la creatrice di ChatGPT, ha rilasciato il suo primo modello open-source, chiamato gpt-oss.

La storia della tecnologia insegna che un settore inizialmente affollato di concorrenti finisce spesso per essere dominato da un monopolio o da pochi giganti, come è accaduto con il sistema operativo Windows, il motore di ricerca di Google o i sistemi iOS e Android per smartphone. La storia insegna anche che la battaglia per diventare lo standard del settore non è sempre vinta dal prodotto tecnologicamente più avanzato. La facilità di accesso e la flessibilità giocano un ruolo cruciale, ed è proprio per questo che l’avanzata della Cina nell’IA open-source preoccupa così tanto Washington e la Silicon Valley.

In un piano d’azione sull’IA pubblicato a luglio, l’amministrazione Trump ha riconosciuto che i modelli open-source “potrebbero diventare standard globali in alcuni settori economici e nella ricerca accademica”. Il rapporto chiede agli Stati Uniti di costruire “modelli aperti leader, fondati sui valori americani”.

Per ora, i guadagni diretti per chi produce IA open-source sono minimi, dato che si spendono centinaia di milioni di dollari per poi offrire il prodotto gratuitamente. La scommessa, però, è che chi riesce a “catturare” gli utenti oggi potrà poi vendere altri servizi e prodotti collegati, proprio come fa Google che offre ricerca, YouTube e altri servizi redditizi abbinati al suo sistema operativo gratuito Android.

La Cina vede l’open-source anche come una strategia di riserva. Temendo di essere tagliata fuori dalle tecnologie americane, come è accaduto con i chip, Pechino sta promuovendo progetti a codice aperto per garantirsi un’alternativa strategica.

La guerra commerciale ha dimostrato come ogni parte possa usare i propri vantaggi industriali – i chip Nvidia per gli USA, le terre rare per la Cina – come leva per ottenere concessioni. I funzionari americani temono che, se i modelli di IA cinesi dovessero dominare il mondo, Pechino troverebbe il modo di sfruttare questa posizione per ottenere vantaggi geopolitici.

Al di là della politica, le aziende apprezzano i modelli di IA open-source perché possono adattarli liberamente alle proprie esigenze e installarli sui propri sistemi, mantenendo così al sicuro i dati sensibili all’interno dell’azienda.

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