Venerdì il mercato azionario è stato colpito duramente per la seconda giornata dopo che la Cina ha reagito imponendo nuovi dazi sui prodotti statunitensi, alimentando il timore che il presidente Donald Trump abbia innescato una guerra commerciale globale che porterà a una recessione globale.
Ecco un conteggio dei danni al mercato azionario:
L’indice Dow Jones è sceso di 2.231,07 punti, ovvero del 5,5%, a 38.314,86, il calo più grande da giugno 2020 durante la pandemia di Covid-19. Ciò segue il calo di 1.679 punti registrato giovedì e segna la prima volta in assoluto che l’indice perde più di 1.500 punti in due giorni consecutivi.
L’S&P 500 è precipitato del 5,97% a 5.074,08, il calo più grande da marzo 2020. Il benchmark ha perso il 4,84% giovedì e ora è sceso di oltre il 17% rispetto al suo recente massimo.
Il Nasdaq Composite, che lista numerose aziende tecnologiche che vendono e producono in Cina, è sceso del 5,8%, attestandosi a 15.587,79. Ciò segue il calo di quasi il 6% di giovedì e porta l’indice in calo del 22% rispetto al record di dicembre, un mercato ormai “orso”, nella terminologia di Wall Street.
Leggi l’opinione di Paul Krugman: la maligna stupidità di Trump ucciderà l’economia mondiale?
e l’opinione di Luca Ciarrocca: Trump, i dazi e i danni del protezionismo
Le vendite sono state ampie, con solo 14 titoli dell’indice S&P 500 in rialzo nel corso della giornata. I principali indici di mercato hanno chiuso ai minimi della sessione.
Venerdì il Ministero del Commercio cinese ha dichiarato che il Paese imporrà un’imposta del 34% su tutti i prodotti statunitensi, deludendo gli investitori che speravano che il Paese avrebbe negoziato con Trump prima di reagire.
Sono stati i titoli tecnologici a guidare i sell. Le azioni del produttore di iPhone Apple sono crollate del 7%, portando la perdita settimanale al 13%.
Nvidia, pioniere dell’intelligenza artificiale, ha registrato un calo del 7% durante la sessione, mentre Tesla è sceso del 10%. Tutte e tre le aziende hanno una forte esposizione alla Cina e sono tra le più colpite dalle misure di ritorsione di Pechino.
Al di fuori della tecnologia, Boeing e Caterpillar — grandi esportatori verso la Cina — hanno spinto il Dow al ribasso, scendendo rispettivamente del 9% e di quasi il 6%.
Le Borse europee ancora sotto fortissima pressione, con i timori di una recessione globale, dopo i dazi decisi da Donald Trump ed i rischi ormai evidenti di una guerra commerciale. La peggiore è Milano, a Piazza Affari il Ftse Mib è sprofondato -6,53% dopo aver toccato anche -8,0% durante la seduta, un crollo quasi pari a quello dell’11 settembre 2001, il giorno dell’attacco alle Torri Gemelle. Milano è maglia nera d’Europa, le perdite sono concentrate soprattutto sui titoli bancari.
I dazi della Cina: 34% a tutti i beni importati dagli Usa
Il ministero delle finanze cinese ha dichiarato che Pechino imporrà una tariffa del 34% su tutti i beni importati dagli Stati Uniti a partire dal 10 aprile, in risposta ai dazi imposti dall’amministrazione del presidente Trump. Lo riporta l’agenzia di stampa statale Xinhua.
Pechino ha inoltre annunciato l’aggiunta di diverse entità statunitensi a una lista di controllo delle esportazioni e la classificazione di altre come entità «inaffidabili».
La mossa cinese segna l’escalation più grave, almeno sino ad ora, della guerra commerciale avviata dagli Usa, che ha alimentato i timori di una recessione e innescato un crollo del mercato azionario globale.
La banca d’investimento JP Morgan ha dichiarato di vedere ora il 60% di possibilità che l’economia globale entri in recessione entro la fine dell’anno, rispetto al 40% precedente.