Mercati al bivio: correzione o semplice pausa di riflessione?

Le principali banche d'affari (bisognerebbe fare il contrario di quel che propongono) lanciano l'allarme su un possibile storno dei mercati azionari, ma i segnali contrastanti dell'economia e la rivoluzione dell'IA complicano le previsioni. Incombe la folle politica dei dazi di Trump e l'incognita della stagionalità.

Alcune delle più grandi case d’affari di Wall Street stanno mettendo in guardia i clienti, invitandoli a prepararsi per un’importante correzione di mercato, in un contesto in cui le altissime valutazioni azionarie si scontrano con dati macroeconomici statunitensi in progressivo deterioramento. L’entità del possibile storno potrebbe essere significativa. Analisti di Morgan Stanley, Deutsche Bank ed Evercore hanno tutti avvertito che l’indice S&P 500 è esposto a un calo a breve termine. La principale fonte di preoccupazione sono le ricadute della politica dei dazi voluta dall’ex presidente Donald Trump, che minaccia di imporre tariffe fino al 35% sull’Unione Europea, creando un’ulteriore e pesante cappa di incertezza. A questo si aggiungono un rallentamento della spesa dei consumatori, una crescita economica ridotta e un potenziale aumento della disoccupazione.

Nonostante i compratori “buy-the-dip” siano intervenuti per raccogliere i cocci dopo il bagno di sangue di venerdì scorso, causato proprio dai timori sui dazi e da dati deludenti, le prospettive future rimangono incerte. Lo strategist di Morgan Stanley, Mike Wilson, che in precedenza aveva previsto una correzione fino al 10%, ora adotta una visione più sfumata, consigliando di acquistare durante i cali. Al contrario, Julian Emanuel di Evercore, che inizialmente si aspettava un calo più sostanziale fino al 15%, ha recentemente rivisto al rialzo il suo target per l’S&P 500, citando l’impatto positivo dell’intelligenza artificiale.

Il deterioramento del quadro economico è supportato da diversi indicatori. La spesa dei consumatori, motore dell’economia USA, ha mostrato un brusco rallentamento nel primo trimestre del 2025. Il PIL reale degli Stati Uniti si è contratto, invertendo bruscamente la crescita del trimestre precedente. Sebbene il tasso di disoccupazione rimanga stabile, si notano segnali di debolezza nella domanda di lavoro. Sul fronte dell’inflazione, i dazi doganali rappresentano uno shock potenziale, anche se per ora l’impatto sui prezzi al consumo è stato più graduale del previsto.

Per quanto riguarda l’Europa, le prospettive sono altrettanto complesse. Morgan Stanley prevede una modesta crescita per l’indice MSCI Europe, ma con una forte volatilità legata proprio all’incertezza sui dazi, che limita la fiducia di imprese e consumatori. Le banche europee, come Deutsche Bank, mostrano una certa resilienza e appetibilità sul mercato, ma operano in un contesto di bassa volatilità. Sul mercato obbligazionario, le politiche delle banche centrali rimangono il fattore dominante. Un rallentamento economico più marcato potrebbe spingere la Federal Reserve a tagliare i tassi, con un impatto diretto sui rendimenti dei Treasury e sui mercati obbligazionari globali.

Va detto, tuttavia, che vi era già un consenso crescente sul fatto che, come minimo, un piccolo ritracciamento delle azioni fosse inevitabile, data la loro corsa sfrenata. Inoltre, siamo in agosto, un mese storicamente difficile. Negli ultimi tre decenni, l’S&P 500 ha registrato le peggiori performance proprio in agosto e settembre. Questo fattore stagionale, unito alle incertezze economiche e geopolitiche, consiglia un approccio prudente, sebbene il trend di fondo del mercato rimanga, per molti analisti, ancora rialzista.

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