di Andrea Palmas
Negli ultimi giorni, i titoli del risparmio gestito italiano hanno ceduto fino al 10% dopo l’annuncio della start-up americana Altruist del lancio di Hazel, un software di intelligenza artificiale per la consulenza finanziaria a meno di 100 dollari al mese.
Non è la prima volta che l’innovazione tecnologica mette sotto pressione la consulenza finanziaria; è però una delle poche occasioni in cui la reazione di mercato è stata così immediata e coordinata.
Più che un giudizio sulla sostituibilità del consulente umano, il mercato ha scontato la capacità del settore di mantenere i ricavi prezzando anzitempo uno scenario estremo.
Storicamente il settore ha fondato il proprio valore sulla relazione personale. È quindi una posizione comprensibile, ma nei mercati competitivi non prevale ciò che noi operatori consideriamo superiore: prevale invece ciò che la clientela ritiene adeguato.
Un esempio? Quando lo smartphone ha integrato una fotocamera “abbastanza buona”, non ha eliminato la fotografia professionale. Ha però ridimensionato il mercato consumer, che in dieci anni si è profondamente ristrutturato (dati CIPA).
Non perché la qualità professionale fosse venuta meno, ma perché per molti utenti la qualità “inferiore” dello smartphone era sufficiente. Quando la soglia di adeguatezza si sposta, dunque, i margini si riducono.
La storia del fintech mostra che la disintermediazione raramente è totale, ma quasi sempre selettiva. Le parti standard del servizio tendono a diventare replicabili e quindi più economiche, mentre le attività che richiedono personalizzazione e responsabilità condivisa resistono di più.
L’AI è già in grado di elaborare grandi quantità di dati, confrontare scenari e simulare alternative con rapidità superiore a quella umana. Non solo: è ormai in grado di superare il livello più difficile dell’esame CFA in pochi minuti, lo stesso che richiede agli esseri umani circa 1.000 ore di studio.
Sul piano dell’analisi informativa, il vantaggio competitivo umano tende così a ridursi. Ma le decisioni finanziarie non sono solo calcolo perché coinvolgono comportamenti, emozioni e anche vincoli personali.
Il valore della consulenza si trova nel punto in cui l’ottimizzazione incontra la realtà. Il premio Nobel Herbert Simon parlava di “razionalità limitata”: le persone non massimizzano sempre, ma scelgono soluzioni sufficientemente buone entro limiti di tempo, attenzione e contesto sociale.
L’intelligenza artificiale è progettata per ottimizzare un risultato definito, mentre le decisioni umane, al contrario, si muovono entro limiti che non possono essere completamente formalizzati.
Diverse analisi sugli investitori retail mostrano che molti modificano la propria strategia dopo cali di mercato, anche se non serve. Ciò comporta che avere un piano non significa necessariamente riuscire a seguirlo.
È in questo spazio, tra analisi ed esecuzione, che si gioca la differenza. L’AI può proporre una soluzione efficiente, ma non può garantire che venga mantenuta nel tempo. Può suggerire un piano ottimale, ma non può sostituire la responsabilità reciproca e il meccanismo di attivazione che nasce in una relazione fiduciaria.
Il rischio, quindi, non è tanto tecnologico quanto più percettivo. Se la consulenza viene identificata soprattutto con l’ottimizzazione tecnica, allora scegliere prodotti, contenere costi, ribilanciare, l’automazione rende il servizio facilmente confrontabile. E ciò che è confrontabile diventa comprimibile.
Questo non significa che la consulenza sia destinata a perdere rilevanza. Significa che il suo perimetro si sta ridefinendo, e quanto accaduto ai titoli del risparmio gestito italiano dimostrano che le attività standardizzabili saranno supportate dall’intelligenza artificiale, con benefici in termini di efficienza e scalabilità.
Il valore, invece, si concentrerà nelle decisioni complesse, irreversibili o cariche di conseguenze personali, che richiedono l’integrazione tra analisi, contesto, responsabilità e continuità nel tempo.
Andrea Palmas Consulente Finanziario, esperto in pianificazione finanziaria e previdenziale per manager e imprenditori con obiettivi complessi. Attivo tra Italia ed Europa, segue in modo verticale dipendenti e manager delle Big Tech che hanno una parte rilevante della remunerazione e del patrimonio investita in azioni della propria società (RSU, stock option e bonus azionari).

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