di Andrea Palmas
Gli oltre 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione persi in pochi giorni dalle Big Tech hanno riacceso i timori di una bolla legata all’intelligenza artificiale. La tesi prevalente tra gli analisti è che il mercato non sia ancora in una bolla, ma quel “non ancora”, in finanza, pesa più di quanto sembri: spesso non descrive una condizione ma rinvia il giudizio. Le stime parlano di 3-4 trilioni di dollari di investimenti entro il 2030, a fronte di un valore economico potenziale che, nelle ipotesi più ottimistiche, può arrivare a circa 20 trilioni di dollari.
Ma i tempi di sviluppo di qualsiasi tecnologia restano imprevedibili. Prima si costruisce la capacità, poi i modelli di business e solo in una fase successiva arrivano i profitti. I mercati tendono invece a prezzare l’esito finale molto prima che il percorso sia completato. L’esperienza di Internet mostra che la domanda può nel tempo assorbire l’offerta, senza che questo garantisca rendimenti adeguati per tutti né che chi ha investito per primo nell’infrastruttura sia stato anche chi ne ha beneficiato di più.
I rischi di un sistema a circuito chiuso
È in questo contesto che vanno lette le recenti difficoltà in borsa delle Big Tech USA. I risultati operativi positivi non sono più sufficienti e il mercato chiede segnali che confermino la sostenibilità dell’intero ciclo di investimento. Anche assumendo che i ritorni complessivi sull’AI si materializzino, cosa accade se il ritmo degli investimenti rallenta? Chi assorbirà l’enorme capacità di calcolo già in costruzione? Finora, il progresso dei modelli di intelligenza artificiale è stato guidato soprattutto dall’aumento della potenza di calcolo, che richiede ingenti investimenti in chip e data center.

Se in futuro l’innovazione permettesse miglioramenti significativi con un minore impiego di risorse, gli attuali piani di investimento potrebbero rivelarsi sovradimensionati. Questo rischio è particolarmente evidente nel settore dei semiconduttori: oggi la domanda di chip dipende in larga parte dagli investimenti legati all’AI. Nel caso di Nvidia, oltre 115 miliardi dei circa 130 miliardi di ricavi stimati per il 2025 provengono dai data center, contro meno di 3 miliardi nel 2020. Un rallentamento della spesa sarebbe quindi difficilmente compensabile dai mercati tradizionali.
Interdipendenza finanziaria e il ruolo del Bitcoin
A complicare il quadro c’è la crescente interdipendenza finanziaria dell’ecosistema. Parte degli investimenti è sostenuta da accordi incrociati tra clienti, fornitori e finanziatori. L’impegno annunciato da Nvidia fino a 100 miliardi di dollari in OpenAI, destinato in larga parte all’acquisto di chip prodotti dalla stessa Nvidia, mostra come la domanda sia sempre più legata a relazioni interne al sistema. Bilanci solidi e ampia liquidità riducono il rischio nel breve periodo, ma non lo eliminano. Per gli investitori il focus non è più sul progresso tecnologico, ma sulla rapidità con cui la domanda sosterrà l’infrastruttura già costruita.
Allo stesso modo, parlare di Bitcoin richiede uno sguardo analitico capace di sottrarsi sia all’entusiasmo dei sostenitori sia al rifiuto dei critici. Bitcoin è una tecnologia di tutela della proprietà privata basata su un’infrastruttura digitale che ha acquisito legittimazione come asset finanziario, anche grazie all’ingresso di ETF e istituzionali. In condizioni ordinarie offre benefici di diversificazione, ma tende a perderli nei momenti di stress. A differenza dell’AI, dove esistono investimenti e soggetti misurabili, formulare previsioni affidabili su Bitcoin è molto più complesso. Qualunque mercato, del resto, non segue relazioni lineari: le spiegazioni arrivano sempre dopo e appaiono coerenti soltanto a posteriori.
Andrea Palmas – Consulente Finanziario, esperto in pianificazione finanziaria e previdenziale per manager e imprenditori con obiettivi complessi. Attivo tra Italia ed Europa, segue in modo verticale dipendenti e manager delle Big Tech che hanno una parte rilevante della remunerazione e del patrimonio investita in azioni della propria società (RSU, stock option e bonus azionari).