L’indipendenza e la credibilità della banca centrale americana sono a rischio: il Dipartimento di Giustizia (DoJ) ha aperto un’indagine penale contro il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, provocando un immediato contraccolpo sul valore del dollaro e altri asset.
Con uno sviluppo sorprendente, i procuratori statunitensi hanno avviato un’inchiesta penale su Powell riguardante la ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari della sede centrale della Federal Reserve e la testimonianza resa dallo stesso Powell davanti alla commissione bancaria del Senato nel giugno dello scorso anno.
Questa mossa rappresenta una drammatica escalation nelle tensioni che covano da tempo tra la Fed e la Casa Bianca di Trump. Il Presidente degli Stati Uniti ha ripetutamente attaccato Powell, accusandolo duramente di non aver tagliato i tassi d’interesse con sufficiente rapidità.
Dopo la diffusione della notizia ieri sera, Powell è passato al contrattacco, sostenendo con fermezza di essere stato minacciato di accuse penali solo perché la Fed ha fissato i tassi «sulla base della nostra migliore valutazione di ciò che serve al pubblico, invece di assecondare le preferenze del Presidente».
Il mandato di Powell come presidente scadrà a maggio e ci si aspettava già che Trump nominasse un successore più malleabile, incline ad abbassare il costo del denaro. Tuttavia, la notizia dell’indagine penale ha solo accresciuto i timori che il prossimo capo della Fed possa definire la politica monetaria per calcoli politici piuttosto che per ragioni economiche.
Mercati in ansia per l’indipendenza della Fed: l’oro vola, il dollaro trema
I futures azionari statunitensi, i Treasury e il dollaro hanno perso terreno sulla scia dei timori che l’indipendenza della Federal Reserve nel definire la politica monetaria possa essere compromessa. Al contrario, l’oro e l’argento sono balzati entrambi a livelli record.
Questa ondata di vendite riaccende gli interrogativi sulla necessità per gli investitori di ridurre l’esposizione verso il dollaro e gli asset americani — un tema che aveva già dominato i mercati globali ad aprile, in seguito all’annuncio dei dazi universali da parte di Trump.
«Qualsiasi sviluppo che sollevi dubbi sull’indipendenza della Fed aggiunge incertezza alla politica monetaria degli Stati Uniti», ha commentato Gary Tan di Allspring Global Investments. «È probabile che questo scenario rafforzi le attuali tendenze di diversificazione dal dollaro, aumentando l’interesse verso le coperture tradizionali come l’oro».
La reazione politica è stata immediata e trasversale. Il senatore Thom Tillis, figura di spicco dei Repubblicani nella Commissione Bancaria che ha già annunciato il ritiro a fine mandato, ha promesso di bloccare ogni futura nomina di Trump alla Fed finché la questione non sarà chiarita. Secondo diverse indiscrezioni, il vero “regista” dietro l’offensiva giudiziaria sarebbe Bill Pulte, attuale direttore della Federal Housing Finance Agency, mentre Donald Trump, interpellato dalla NBC, ha negato ogni coinvolgimento o conoscenza dell’indagine del Dipartimento di Giustizia.
Il commento degli analisti
Michael Brown, stratega di ricerca presso il broker Pepperstone, avverte che la fiducia nelle istituzioni statunitensi è di nuovo messa in discussione:
«In una classica tattica trumpiana di distrazione e bullismo, il Presidente ha alzato la posta nel suo scontro decennale con il governatore Powell. Il DoJ ha inviato mandati di comparizione alla Fed, ufficialmente in relazione alla testimonianza di Powell sulle ristrutturazioni dell’Eccles Building.
Ma diciamo le cose come stanno: tutto questo non ha nulla a che fare con i lavori edilizi, per quanto sia ironico che uno sviluppatore immobiliare protagonista di ripetuti fallimenti scelga proprio questa strada. Si tratta invece di Trump che si comporta come un bambino petulante, facendo l’ennesima scenata perché non ha ottenuto ciò che voleva — ovvero tassi d’interesse più bassi. Non è un caso giudiziario sulle costruzioni, è un attacco che colpisce al cuore l’indipendenza della Federal Reserve».
Anche Goldman Sachs critica Trump
Jan Hatzius, capo economista di Goldman Sachs, ha lanciato questa mattina un duro monito: la minaccia di un’incriminazione penale che pende su Jerome Powell ha alimentato i timori che l’autonomia della banca centrale americana sia ormai compromessa.
Secondo quanto riportato da Reuters, Hatzius ha dichiarato alla Global Strategy Conference 2026 di Goldman Sachs:
«È evidente che crescono le preoccupazioni su una Fed sotto assedio; le ultime notizie riguardo all’indagine penale contro il presidente Powell non hanno fatto che rafforzare tali timori».
Nonostante il clima di pressione politica, Hatzius ha comunque precisato di aspettarsi che la Federal Reserve continui a operare con rigore scientifico: «Non ho alcun dubbio che, per il resto del suo mandato, Powell prenderà decisioni basate esclusivamente sui dati economici. Non si lascerà influenzare in un senso o nell’altro — né accelerando i tagli dei tassi, né rifiutandosi di farlo — qualora i dati macroeconomici spingessero in una direzione precisa».