Titoli finanziari verso il peggior primo trimestre dal 2020: alert credito privato

La bolla AI e l'ombra dei default nel comparto software fanno crollare i giganti della gestione patrimoniale USA: -11% da inizio anno. Monitoraggio su BlackRock, Morgan Stanley e Blackstone, "evitare crisi sistemiche".

Il settore finanziario dello S&P 500 (XLF) ha registrato una flessione dell’11% dall’inizio dell’anno, avviandosi a chiudere il peggior primo trimestre dal 2020. Gli investitori battono in ritirata mentre cresce il timore per le prime crepe che iniziano a intravedersi nel mercato del credito privato.

Colossi del calibro di BlackRock (BLK), Morgan Stanley (MS) e Blackstone (BX) sono state le ultime società finanziarie, in ordine di tempo, a imporre limiti ai riscatti sui fondi di debito privato per arginare l’ansia crescente degli investitori. Gran parte della preoccupazione è legata alle turbolenze causate dall’intelligenza artificiale nel comparto software, un settore che presenta una forte esposizione nei portafogli di prestito diretto (direct lending).

Sebbene Wall Street non preveda un collasso sistemico su vasta scala, gli analisti avvertono che le trasformazioni indotte dall’IA potrebbero far impennare le insolvenze proprio mentre giungono a scadenza i prestiti erogati durante l’era della pandemia, caratterizzata da tassi di interesse ultra-bassi.

“Complessivamente, ci aspettiamo che i tassi di default nel prestito diretto raggiungano l’8%, avvicinandosi ai picchi toccati durante il COVID”, ha scritto all’inizio di questa settimana Joyce Jiang, strategist di Morgan Stanley, sottolineando come circa l’11% dei prestiti nel settore software scadrà entro la fine del prossimo anno, seguito da un ulteriore 20% nel 2028. “Prevediamo che i default si concentreranno nel software e nei settori adiacenti all’IA, a differenza del ciclo COVID in cui le insolvenze avevano raggiunto il picco simultaneamente in più settori”, ha aggiunto. Secondo le stime di Morgan Stanley, circa il 19% dell’esposizione totale nel credito privato è legato a società di software.

Nonostante ciò, gli esperti ritengono che i rischi in questo mercato da 1.800 miliardi di dollari siano “significativi ma non sistemici” per il mercato allargato, poiché i bilanci aziendali rimangono in gran parte solidi dopo il ciclo di rialzi della Fed. In una nota recente, gli analisti di JPMorgan hanno fatto eco a questa visione, definendo “sopravvalutate” le paure di una crisi guidata dal credito privato, dato che il prestito diretto rappresenta ancora solo il 9% circa dell’indebitamento aziendale totale.

Viene inoltre evidenziato come, nonostante una certa esposizione verso il mondo retail, la base degli investitori rimanga prevalentemente istituzionale; soggetti, questi, solitamente meno sensibili ai riscatti immediati, il che riduce la probabilità di deflussi rapidi o vendite forzate di asset.

Tuttavia, Aaron Mulvihill, strategist di JPMorgan Asset Management, ha invitato alla massima cautela: “Direi che siamo di fronte a segnali di allerta gialli, non rossi. Non è un invito a evitare il credito privato in questo momento, ma certamente un segnale che spinge a essere selettivi”, ha dichiarato Mulvihill a Yahoo Finance la scorsa settimana. “Gli investitori possono decidere autonomamente se allocare risorse in un settore o in un altro, ma è fondamentale capire dove sono diretti questi investimenti e scegliere con estrema saggezza”.

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Ieri Wall Street ha messo a segno un vigoroso rally a metà pomeriggio, annullando le perdite iniziali per poi chiudere in leggero calo, con lo S&P 500 in ribasso dello 0,25%. Anche i Treasury hanno ridotto le perdite, sebbene la curva dei rendimenti abbia proseguito l’appiattimento: il rendimento del titolo a 2 anni si è attestato al 3,79% rispetto al 3,76% di mercoledì, mentre il trentennale (long bond) è sceso di cinque punti base al 4,83%.

Sul fronte delle materie prime, il greggio WTI è ripiegato sotto i 95 dollari al barile dopo aver brevemente superato quota 100 dollari a metà giornata. L’oro è stato nuovamente travolto dalle vendite, scendendo a 4.655 dollari mentre sfumano le prospettive di un taglio dei tassi. Il Bitcoin è rimasto appena sopra i 70.000 dollari (rispetto al picco di 126.000), mentre il VIX si è stabilizzato poco sopra quota 24 dopo aver testato i 27 punti nelle prime fasi della seduta.

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