Martedì, il rendimento dei titoli del Tesoro USA a 10 anni ha toccato il livello più alto dalla crisi finanziaria globale, mentre gli investitori continuavano a vendere debito pubblico sulla scia di un nuovo rialzo dei prezzi del petrolio e delle aspettative di un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve statunitense.
Il rendimento del titolo USA a 10 anni – parametro di riferimento per attività finanziarie per un valore di migliaia di miliardi di dollari in tutto il mondo – è balzato al 5,04% nelle prime fasi delle contrattazioni a Londra, raggiungendo il massimo dal 2007. Lunedì aveva superato la soglia del 5% per la prima volta dal 2023, nel corso di un crollo del mercato obbligazionario innescato dallo shock energetico legato al conflitto in Iran.
Per quanto riguarda l’Italia, il contesto attuale differisce profondamente dal 2011 per la stabilità dello spread.
Nel 2011, il rendimento del BTP superò il 7% con lo spread BTP-Bund oltre i 575 punti, segnalando una crisi di fiducia globale sulla solvibilità dell’Italia che portò alle dimissioni di Berlusconi.
Oggi, l’aumento dei tassi del BTP a 10 anni al 4,41%, pur a livelli massimi dal 2007, è guidato dalle politiche restrittive delle banche centrali, ma lo spread rimane contenuto (sotto i 90 punti), indicando che i mercati non percepiscono un rischio paese specifico. Inflazione e rialzo dei prezzi energetici, per le guerre scatenate da Usa, Israele e Russia, sono destinati a pesare sui mercati e su tutte le economie.
L’ondata di vendite sui titoli di stato USA precede l’importante riunione della Federal Reserve prevista per mercoledì; gli operatori dei mercati dei futures stimano al 95% la probabilità che la banca centrale alzi i tassi di interesse, una mossa che metterebbe la Fed in rotta di collisione con la volontà del presidente Donald Trump di ridurre i costi di indebitamento.
Non c’è nulla di intrinsecamente catastrofico nella cifra in sé, ma il 5% è diventato il livello da monitorare soprattutto perché, nella storia recente, il rendimento del decennale ha raramente superato tale soglia; lo ha dichiarato a Business Insider Padrhaic Garvey, responsabile della ricerca per le Americhe presso ING.
Al di là di un momentaneo scossone del mercato obbligazionario nel 2023, l’ultima volta che il rendimento del decennale ha superato il 5% è stato nel 2007, nei mesi precedenti l’inizio della Grande Crisi Finanziaria.
“I trader guardano alle cifre tonde: superare il 5% significa che le tappe successive potrebbero essere il 5,5% e il 6%”, ha affermato Jose Torres, economista senior di Interactive Brokers. “E nell’economia successiva alla Grande Crisi Finanziaria, questo non è un livello di rendimento sostenibile per i mercati finanziari”.
I segnali di un’inflazione persistente negli Stati Uniti hanno alimentato le vendite di titoli di stato negli ultimi mesi, mentre i prezzi dell’energia salivano vertiginosamente in risposta al conflitto in Iran, spingendo gli operatori a scontare tassi di interesse più elevati sia negli USA che in Europa.
L’attenzione degli investitori si è concentrata anche sull’enorme debito pubblico americano, che ammonta a 40.000 miliardi di dollari; i timori che Washington stia percorrendo una traiettoria fiscale insostenibile stanno infatti alimentando le vendite sul mercato obbligazionario.
