L’associazione degli industriali è sempre più schierata dalla parte del governo di Matteo Renzi e inizia a dimostrare insofferenza verso la linea editoriale anti governativa proposta dal quotidiano di scuderia, il Sole 24 Ore. Giovedì mattina all’assemblea della giunta di Confindustria, il Parlamento del sindacato degli imprenditori, ci sono stati diversi interventi di esponenti delle associazioni territoriali e di categoria che hanno criticato quella che viene giudicata un’anomalia storica per il giornale dalla tradizione non ideologica (per non dire filogovernativa). D’altronde Confindustria non può che parteggiare per Renzi dopo avere ottenuto in quattordici mesi l’alleggerimento dell’odiata Irap, il depotenziamento dell’articolo 18, incentivi fiscali per le assunzioni a tempo indeterminato, la promessa dell’armonizzazione fiscale (cose mai viste in vent’anni).
Tuttavia il Sole, diretto dal 2011 da Roberto Napoletano, offre una rappresentazione della realtà lontana dall’umore della ditta e produce attacchi autonomi all’esecutivo che risultano incomprensibili per gli industriali. “Non si contestano opinioni diverse, ma l’atteggiamento generale”, dice un big che pretende l’anonimato. Per i critici, le pagine del quotidiano finanziario, classe 1965, sono diventate una rampa di lancio per iniziative imbarazzanti. L’intervista al premier deposto Enrico Letta, l’intervento da columnist di Lorenzo Codogno, ex dirigente del ministero dell’Economia sostituito da Pier Carlo Padoan, l’equiparazione del Documento di economia e finanza a “un’arma di distrazione di massa”, l’articolo sui migranti di Barbara Spinelli, editorialista con un posto all’Europarlamento, valido per un comizio di Sel. Il vicepresidente di Confindustria, Stefano Dolcetta, che giovedì moderava la plenaria ha annotato le critiche e riferirà al presidente Giorgio Squinzi, deputato a tenere i rapporti con i vertici del quotidiano (giovedì Squinzi era assente per motivi di salute).
Non è un problema di censura, il problema è che il principale quotidiano economico del paese negli ultimi tempi ha perso palla sui contenuti d’interesse per le aziende – che peraltro produce in una condizione di quasi monopolio editoriale – e alza il sopracciglio a ogni fiato da Palazzo Chigi col risultato di fare apparire Confindustria un sindacato di “prenditori” dal costante piglio rivendicativo (stante il fatto che gli industriali sono bravissimi a chiedere la revisione della spesa, salvo che non vada a toccare loro aree riservate). Dopodiché è chiaro che gli industriali si stanno mettendo al vento, sanno che Renzi resterà a Palazzo Chigi per un bel po’. D’altra parte si stanno muovendo con una certa abilità rispetto al principale sindacato dei lavoratori, la Cgil, che non perdona al governo di avere chiuso la Sala Verde. Confindustria ha tra gli azionisti forti le aziende a partecipazione pubblica (Eni, Enel, Finmeccanica, Poste, Ferrovie) e rivendica di avere voce in capitolo sull’orientamento generale del quotidiano edito dal Gruppo 24 Ore di cui possiede la maggioranza delle azioni (67,5 per cento), perché è alla ditta che verrà chiesto di appianare i bilanci.
Il Gruppo, che giovedì ha riunito l’assemblea dei soci della Sole 24 Ore Spa per approvare il bilancio dell’anno scorso, ha realizzato importanti plusvalenze vendendo attività satellite e si fa forte del primato nazionale nella diffusione dei prodotti editoriali sui supporti digitali (àncora per migliorare i conti nel prossimo trimestre) ma la gestione caratteristica resta in perdita per 30 milioni di euro e serviranno capitali freschi. Il direttore Napoletano (dirige anche Radiocor e Radio 24) ha elencato in una nota le iniziative editoriali recenti insistendo sulla nuova piattaforma in lingua inglese che “si rivolge alla platea mondiale degli investitori attenta alle nostre cose e si propone di raccontare, con le sue analisi e le sue Infodata, il paese per quello che è nel bene e nel male” (e qui forse la proprietà gradirebbe un’analisi benevola o almeno non ideologica). La richiesta di una sterzata – ma nella gestione manageriale – arriva anche dai giornalisti del quotidiano che giovedì hanno fatto sciopero delle firme (la seconda volta in un mese) in protesta per i “gravissimi errori gestionali” passati scaricati sulle maestranze e per evidenziare un problema di governance, vista la sovrapposizione dei poteri negli organi di vertice.
di Alberto Brambilla
Questo articolo è stato originariamente pubblicato da Il Foglio
"Ogni tanto si possono commettere degli errori. Mi auguro che Bersani venga". È il mea culpa di Debora Serracchiani, vicesegretario del Pd, che sottoscrive cosi' l'invito spedito dal premier Matteo Renzi all'ex segretario Pierluigi Bersani perche' partecipi alla Festa dell'Unita' di Bologna, nel cui programma non era contemplato. "Non e' che le azzecchiamo tutte- ammette Serracchiani, questa sera all'arrivo in Montagnola- puo' darsi che ogni tanto si commettano degli errori o si facciano delle sottovalutazioni. Anch'io mi auguro che Bersani possa essere presente, perche' questa e' una festa in cui si e' dato spazio a tutte le sensibilita' del Pd. Magari non si e' pensato ai big anche, perche' questa non e' la festa nazionale". Insomma, ribadisce Serracchiani, "si possono commettere degli errori: mi auguro che Bersani venga".
Via libera della Duma di Stato russa all'amnistia per oltre 250mila condannati. Come riferiscono i media locali, l'amnistia, approvata all'unanimità, è in relazione al 70mo anniversario della vittoria sulla Germania nazista e consentirà la liberazione di chi è stato condannato per la prima volta e per crimini non violenti. Secondo una stima preliminare ne potranno godere 60mila detenuti e 200mila persone che hanno ricevuto la sospensione della pena. La misura non riguarderà i recidivi né chi è stato condannato per corruzione, crimini violenti. La maggior parte dei detenuti verrà liberata entro un mese dalla firma della legge, anche se l'intero processo potrebbe richiedere fino a sei mesi. Tra le persone che potranno godere dell'amnistia rientrano anche i disabili o le persone che vivono sotto la soglia della povertà condannati per la prima volta. Tradizionalmente, ricordano i media locali, la Russia concede l'amnistia durante le celebrazioni della Giornata della Vittoria. Nel 2000, ad esempio, furono liberati 306mila prigionieri. (Ses/AdnKronos)
"Se l'Italicum dovesse essere approvato grazie a queste bravate e non trovare alcun argine istituzionale, alle opposizioni non resterebbe che meditare sull'opportunità di un Aventino generalizzato, abbandonando tanto i lavori di commissione quanto quelli di aula, sino a quando il Capo dello Stato, constatata la situazione, non sciolga le Camere, indicendo nuove elezioni, ma previa pronuncia della Corte Costituzionale sulla ammissibilità di questa legge". E' la proposta avanzata sul blog di Beppe Grillo da Aldo Giannuli, docente e consulente del M5S per la legge elettorale. (Ile/AdnKronos)
Eurogruppo contro il ministro delle finanze Varoufakis: 'E' un perditempo, giocatore d'azzardo, dilettante'. 'Atene sa che tempo sta scadendo'. Draghi: Bce potrebbe rivedere la liquidità. Il governo greco: problemi liquidità perché paghiamo debito. Merkel: tutto per evitare il default.
Un perditempo, un giocatore d'azzardo, un dilettante. Così sarebbe stato definito il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis da alcuni suoi colleghi all'Eurogruppo di Riga, per il modo con cui sta portando avanti le trattative con i creditori internazionali. Lo dice Bloomberg, citando fonti vicine alla riunione. "E' stata una discussione molto critica, abbiamo fatto un accordo due mesi fa, ora credevamo di poter prendere una decisione, ma invece siamo molto lontani e quindi sì, è stato un dibattito molto critico": così il presidente Dijsselbloem risponde a chi gli chiede se sia vero che i ministri siano stati molto duri con Varoufakis. "Abbiamo un problema di liquidità perché la Grecia sta finanziando il debito con le sue risorse e invece, da accordi esistenti, andrebbe rifinanziato con gli aiuti": lo ha detto il ministro delle finanze grecoVaroufakis che non ha voluto precisare l'entità del problema finanziario di Atene. "La liquidità d'emergenza (Ela) sarà data fino a che le banche (greche ndr) saranno solvibili e ci sarà collaterale adeguato, ma vista l'attuale fragilità della situazione la Bce potrebbe dover tornare indietro e rivedere l'haircut" sul collaterale: lo ha detto il presidente della BceMario Draghi. Sulla Grecia "bisogna fare di più, c'è il senso d'urgenza, i greci sanno che il tempo sta finendo, ma aprile ancora non è finito", ha sottolineato Dijsselbloem.
"I progressi non sono sufficienti, il negoziato deve proseguire, la migliore opzione è concludere il programma, è importante che la Grecia acceleri e cominci ad attuare le riforme": così il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis. Sulla Grecia "non ci aspettiamo risultati definitivi a questa riunione": lo ha detto il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan entrando all'Eurogruppo."Sulla Grecia stiamo continuando ad avere una discussione che sarà fruttuosa". Le discussioni sulla Grecia "non sono avanzate a sufficienza, oggi ascolteremo un rapporto sullo stato delle cose e diremo che il tempo ha un limite": così il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. "Il messaggio oggi è che bisogna accelerare, i progressi canno troppo lenti, c'è un senso di urgenza": lo ha detto il commissario agli affari economici Pierre Moscovici.
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Riga, 24 apr - Per il governo Tsipras il ritorno a missioni delle tre istituzioni Commissione, Bce e Fmi che risiedono permanentemente ad Atene e' escluso. Ma, sostengono i ministri dell'Eurogruppo e la Commissione europea, un conto e' togliere alle delegazioni dei tecnici e degli alti funzionari la "visibilita'" anche politica del loro lavoro nella capitale, un altro conto e' rendere impossibile l'approfondimento dei vari aspetti di un negoziato molto complesso che riguarda non solo gli aspetti generali di politica economica e fiscale ma una serie innumerevole di dettagli l'esame dei quali e' necessario per un accordo generale. In questo senso, quello che una fonte europea denomina il "decoupling", la separazione tra delegazione che puo' assumersi una responsabilita' che e' tecnica ma anche in un certo senso politica, cioe' il Brussels Group, e i gruppi di tecnici delle tre istituzioni che lavorano sul terreno ad Atene (occupandosi chi di conti pubblici, chi di riforma dell'amministrazione, chi di privatizzazioni, chi di sistema sanitario e pensionistico, eccetera), non funziona. Qualche ministro ha proposto oggi di tornare puramente e semplicemente al vecchio modello: i rappresentanti del Brussels Group devono poter recarsi ad Atene (lo avrebbe indicato il ministro belga Van Overtveldt. Cosi' se ci sono approfondimenti da fare, non si perdera' piu' tempo.
Yanis Varoufakis non ci sta, indicano le stesse fonti europee, e conferma che la netta separazione tra il livello politico (e di alto profilo tecnico) a Bruxelles e i tecnici ad Atene funziona e garantisce che non ci saranno ritorni mascherati alla Troika. Peccato che nell'incontro con la cancelliera tedesca Tsipras avesse dato assicurazioni che il processo negoziale non avrebbe avuto piu' intoppi. Questa e' la ricostruzione fatta filtrare dall'Eurogruppo, che punta l'attenzione anche su un altro elemento: quando si tratta e' necessario che gli interlocutori abbiano "un mandato per negoziare". Altrimenti, di nuovo, si perde solo tempo.
E' la perdita di tempo che questa volta ha scatenato la tensione. Sono circolati termini come perditempo, avventuriero, irresponsabile. Rivolti a Varoufakis (non ci sono conferme pero' e neppure smentite). Il presidente dell'Eurogruppo Dijsselbloem ha riassunto cosi': e' stata una discussione "contrastata". A Bruxelles si sono accorti che nel corso del negoziato non puo' essere Varoufakis l'unico interlocutore. E cosi' risulta che spesso lo stesso Dijsselbloem contatta direttamente Tsipras. Nelle settimane scorse erano circolate - apposta naturalmente - voci secondo cui il ministro greco sarebbe stato sul punto di andarsene (cioe' di esserne costretto). Tsipras ha tagliato corto. (Il Sole 24 Ore Radiocor)
Il governo ha 77 seggi di vantaggio alla Camera. L’ipotesi della fiducia sulla legge elettorale per evitare fino a 80 scrutini segreti.
Per provare a raccapezzarsi sui numeri, sui pro e i contro l’Italicum, sulle minoranze interne e sui doppiogiochisti, bisogna innanzitutto disegnare due scenari. Nella prima cornice, il governo non pone la questione di fiducia fin dall’inizio e dunque affronta 80 potenziali scrutini segreti sulla legge elettorale. Ma questa sembra fantascienza. Nel secondo scenario, il meno improbabile, Renzi impone (dopo una decisione del Consiglio dei ministri) la questione di fiducia sulla legge elettorale appena si chiuderà la discussione generale: in questo caso, i voti di fiducia saranno tre (uno per ogni articolo del testo tranne il terzo che è già stato approvato in «doppia conforme» da Camera e Senato) mentre il voto finale sarà segreto se richiesto da 30 deputati o da un solo capogruppo.
Nello scenario uno, le insidie per il governo sono davvero molte davanti a una raffica di 80 potenziali voti segreti, a partire da quello sulla pregiudiziale di costituzionalità: sebbene la maggioranza conti sulla carta su 393 voti (di cui 310 del Pd) e le opposizioni 237, sarebbe troppo allettante la tentazione di far saltare il banco dell’Italicum con giochetti d’Aula, magari mascherandoli con incidenti di percorso notturni. Le incognite (sui singoli emendamenti a scrutinio segreto e in particolare su quello che introduce l’apparentamento al ballottaggio e dunque il premio alla coalizione) devono tenere conto di due numeri: il dissenso palese (20-40 voti) e quello occulto (fino a 70 voti) all’interno del Pd; e quello sul «soccorso azzurro» per il governo (a partire da 17 voti) che si è già manifestato dentro FI quando Denis Verdini chiese ai suoi fedelissimi di appoggiare la riforma costituzionale. Ma c’è anche uno scenario di mezzo. Prevede che Renzi parta comunque in maniera soft (senza fiducia preventiva) dopo aver incassato un accordo con i capigruppo di opposizione sulla rinuncia alla richiesta di voto segreto come accadde (con successo) nel 1993 con il Mattarellum. Ma cosa succede se poi 30 deputati senza insegne rompono il patto stretto tra i partititi e chiedono uno scrutinio segreto? A quel punto, secondo l’interpretazione del regolamento del capogruppo vicario Ettore Rosato (Pd), «bisognerebbe verificare, uno ad uno, se i 30 richiedenti sono effettivamente in Aula e così il governo avrebbe il tempo per mettere la fiducia sull’intero articolo» cui si riferisce l’emendamento oggetto di richiesta di voto segreto.
Se invece il governo non si fida e non vuole sorprese, scatta il secondo scenario. Il presidente del Consiglio fa scorrere senza intoppi la discussione generale che si apre lunedì 27 aprile, poi forse ai primi di maggio affronta il voto segreto sulla pregiudiziale di costituzionalità (quello sulla sospensiva è palese) e prima di passare all’esame degli emendamenti (se ne annunciano una manciata anche in Aula, tutti di merito) chiede al ministro Boschi di porre la questione di fiducia. A quel punto i voti di fiducia sarebbero tre: sei «chiame» che si snodano lungo un’intera giornata.
È quasi certo che la fiducia verrebbe votata anche da una parte della minoranza del Pd. Il bersaniano Davide Zoggia lo conferma: «Sì, voterei la fiducia, che poi è il voto politico, ma sul provvedimento bisogna vedere... Per questo aspettiamo un segnale da Renzi». Grosso modo, questa (sì alla fiducia, astensione nel voto o dal voto sul provvedimento) è la posizione di Pier Luigi Bersani e di Area riformista. Più marcata, seppure ancora più minoritaria, la posizione di Pippo Civati: «Non parteciperei al voto di fiducia e voterei contro una legge sulla quale mi impediscono di presentare emendamenti». Anche Rosy Bindi ha detto al «Manifesto» che non voterebbe «una fiducia che ritiene incostituzionale» e la stessa linea sarebbe tenuta da Stefano Fassina, da Alfredo D’Attorre e da un’altra manciata di oppositori dem all’Italicum. Troppo pochi per impensierire il governo che dovrà comunque affrontare il voto finale a scrutinio segreto all’esito del quale Renzi scoprirà che l’Italicum è approvato. Magari, però, non dalla maggioranza assoluta della Camera (316 voti).
di Dino Martirano
questo articolo è stato originariamente pubblicato da Corriere della Sera
Secondo un'inchiesta del New York Times, mentre era alla guida del Dipartimento di Stato, l'ex First Lady potrebbe aver favorito l'acquisizione da parte dell'agenzia atomica russa (Rosatom) della canadese Uranium One, la società che controllava - e controlla tutt'oggi - un quinto della produzione Usa di uranio. Avrebbe dato l'ok del Dipartimento di Stato in cambio di donazioni alla fondazione del marito, l'ex presidente Usa Bill Clinton. La grana è l'ennesima, per l'unica candidata democratica alle presidenziali del 2016, la corsa alla Casa Bianca è piena di ostacoli fin dall'inzio per Hillary Clinton.
Non meno pesante la valutazione del Washington Post: 'Ombre su corsa Hillary da discorsi milionari Bill'
L'ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton ha ricevuto almeno 26 milioni di dollari per discorsi e interventi, da societa' e organizzazioni che figurano anche tra i donatori per la Fondazione di famiglia. E la somma corrisponde a circa un quarto delle entrate complessive di Bill Clinton. Lo scrive il Washington Post sulla base dell'analisi di dati relative alla stessa Fondazione, sottolineando come l'attivita' benefica di quest'ultima sia strettamente collegata ai guadagni dei Clinton. E' un nuovo 'attacco' alle attivita' della ex 'prima famiglia' da quando Hillary Clinton ha annunciato la sua candidatura per la nomination democratica nella corsa per la Casa Bianca e rischia di gettare ancora una volta un'ombra sulla corsa della ex first lady. Queste ultime informazioni possono infatti costituire 'materiale prezioso' per gli oppositori di Hillary in tema di potenziale conflitto di interessi: Hillary ha cominciato a 'lavorare' per la Fondazione con discorsi retribuiti dopo solo la fine del suo mandato da segretario di Stato nel 2013, ma e' indubbio che dalle entrate del marito abbiano beneficiate entrambi.
Sono 13 i punti elencati nella bozza oggi sul tavolo del vertice straordinario dell'Unione Europea a Bruxelles. Il fenomeno dell'invasione di decine di migliaia di disperati dalla Libia conferma l'incapacità palese di un'entità come la Ue che non ha politica internazionale, non avendo un presidente del consiglio, nè un ministro degli esteri o un ministro della Difesa. Con un'Europa così sarà impossibile evitare nuove tragedie nel Mediterraneo.
Ecco in estrema sintesi cosa prevedono i 13 punti
1) Rafforzamento in tempi brevi delle missioni Triton e Poseidon con almeno il raddoppio delle risorse finanziarie a disposizione e l'aumento dei mezzi utilizzati, nonchè un ampliamento del raggio di azione.
2) Smantellamento della rete di trafficanti di esseri umani, sequestro dei loro beni e loro processo.
3) Identificazione, cattura e distruzione sistematica delle imbarcazioni utilizzate dai trafficanti. A questo scopo l'Alto rappresentante Ue dovrà immediatamente iniziare a preparare una missione Pesd in accordo con la legge internazionale, ovvero sotto l'ombrello Onu.
4) Europol avrà il compito di combattere le attività dei trafficanti su internet
5) Incremento della cooperazione con Tunisia, Egitto, Mali, Niger e altri Paesi per monitorare e controllare flussi di migranti e rifugiati prima che arrivino sulle coste del Mediterraneo.
6) Invio in questi Paesi di personale Ue per raccogliere informazioni sui flussi dei migranti e cooperare con le autorità locali.
7) Lavoro con i partner regionali per incrementare le loro capacità di controllo delle frontiere e di gestione di operazioni di ricerca e soccorso
8) Lancio di un programma regionale di sviluppo e protezione per le aree del Nord Africa e del Corno d'Africa
9) Attivazione di tutti gli strumenti possibili per incentivare il rimpatrio o comunque il rientro degli migranti 'economci' irregolari
10) Messa a punto di un programma di rimpatri 'rapidi' dei migranti irregolari coordinato da Frontex e focalizzato sui Paesi Ue 'di frontiera'.
11) Avvio di un progetto pilota per la ridistribuzione di almeno 5000 richiedenti asilo in vari Paesi su base volontaria
12) Incremento degli aiuti di emergenza ai Paesi di frontiera e esame delle opzioni per organizzare, in casi di emergenza, la ridistribuzione dei migranti tra Paesi Ue.
13) Invio di personale dell'agenzia europea per l'asilo de Paesi di arrivo de richiedenti al fine di contribuire all'esame delle loro domande, ma anche alla loro identificazione attraverso le impronte digitali.
Ecco invece cosa sono pronti a fare Gb, Belgio e Norvegia.
- La Gran Bretagna intende offrire uno dei pezzi forti della sua flotta, la nave portaelicotteri Bulwark.
- Il Belgio ha dichiarato che metterà a disposizione la nave militare Godetia, spinge per il raddoppio - da 5000 a 10000 - dei rifugiati da ridistribuire ed è pronto ad accogliere 250 migranti in più.
- La Norvegia, che non fa parte dell'Ue ma dell'area Schengen, manderà quanto prima una sua unità navale nel Mediterraneo per partecipare all'operazione Triton
L'Fbi e la Transportation Security Administration (Tsa) hanno inviato alle compagnie aeree un invito formale a stare in allerta contro il rischio che hacker a bordo degli aerei possano interferire con i sistemi di controllo dei velivoli. L'allarme sui "dirottamenti informatici' fa seguito al tweet postato dall'esperto di sicurezza Chris Roberts, che mentre si trovava in volo su unBoeing 737/800 della United Airlines aveva ironizzato sul fatto di essere in grado di entrare nel sistema informatico dell'aereo attraverso la rete wi-fi a disposizione dei passeggeri. Da allora, Roberts è stato bandito da tutti i voli della United Airlines.
L'Fbi e Tsa affermano di non avere informazioni specifiche per confermare che il sistema di navigazione di un aereo possa subire un attacco informatico attraverso la rete wi-fi presente a bordo, tuttavia stanno analizzando la questione. Come ha riferito la rivista Wired , l'Fbi ha invitato le compagnie aeree a segnalare, tra l'altro, "qualsiasi attività sospetta" relativa ai collegamenti dei dispositivi elettronici dei passeggeri alla rete di comunicazione interna dell'aereo.
Nel suo tweet, poi costatogli un interrogatorio da parte dell'Fbi, il sequestro del computer portatile e la messa al bando da tutti i voli della compagnia UA, Roberts sosteneva di essere in grado di comandare la discesa delle maschere ad ossigeno in cabina. Roberts, co-fondatore della One World Labs, aveva già rilasciato varie interviste, tra cui una alla Cnn , nella quale affermava di potersi collegare dal suo sedile al computer di un aereo per accedere ai dati relativi ai motori, al carburante e al sistema di gestione del volo.
Lo stesso tipo di allarme viene da tempo lanciato da altri esperti internazionali di sicurezza. Come sottolinea la Bbc, vi sono aerei come ilBoeing 787 Dreamliner o gli Airbus 350 e A380 che dispongono di un'unica rete impiegata sia dall'equipaggio per pilotare il velivolo che dai passeggeri per le connessioni wi-fi. "Il rischio -sostiene l'esperto in sicurezza Bruce Scheiner sul suo blog - è che un hacker seduto in fondo a un aereo o anche uno che si trovi a terra possa usare la connessione wi-fi per intromettersi nel sistema e pilotare a distanza l'aereo. Anche se non ci sono al momento punti di debolezza conosciuti che possono essere sfruttati dagli hacker, il rischio rimane "teoricamente possibile", per il semplice fatto che qualsiasi rete informatica è potenzialmente vulnerabile. Per Scheiner, quindi, nella graduatoria di rischi legati a Internet, quello di un attacco al sistema elettronico di un aereo rimane "non molto alto".
Crisi internazionale per la politica dei droni perseguita da Barack Obama, 6 giorni dopo la visita di Renzi alla Casa Bianca. Ha trovato la morte in un raid Usa, Giovanni Lo Porto, cooperante di Palermo, 38 anni, rapito in nella provincia del Punjab, tra Pakistan e Afghanistan, il 19 gennaio del 2012 da quattro uomini armati. Il governo Usa ha annunciato di aver ucciso per sbaglio Lo Porto in gennaio, nel corso di un’operazione di antiterrorismo contro Al Qaeda. Da quanto è trapelato, l’attacco è stato condotto da un drone della Cia. La Casa Bianca ha aggiunto che insieme a Lo Porto è rimasto ucciso un secondo ostaggio di al-Qaeda, lo statunitense Warren Weinstein. Nell’operazione è stato ucciso anche Ahmed Farouq, cittadino americano tra i leader di al Qaeda.
«Ho parlato ieri (mercoledì, ndr), col primo ministro italiano Matteo Renzi» dell’uccisione dell’ostaggio Giovanni Lo Porto: lo ha detto Barack Obama in un messaggio video. «Nessuna parola può esprimere appieno il nostro rammarico per questa terribile tragedia», afferma la Casa Bianca, esprimendo «enorme dolore».
La Casa Bianca si è assunta «la piena responsabilità delle operazioni in cui sono rimasti uccisi gli ostaggi di al Qaida Giovanni Lo Porto e Warren Weinstein». «I nostri pensieri vanno alle famiglie di Warren Weinstein, americano prigioniero di al Qaeda dal 2011, e Giovanni Lo Porto, un cittadino italiano ostaggio di al Qaeda dal 2012», ha detto Obama. Nel comunicato, la Casa Bianca ha sottolineato che nell’operazione contro un edificio di al Qaeda, sono stati uccisi «accidentalmente» entrambi gli ostaggi e «non c’era motivo di credere che all’interno del compound, al confine tra Afghanistan e Pakistan, fossero presenti» i prigionieri. «Nessuna parola può esprimere il nostro dispiacere per questa terribile tragedia», ha aggiunto la Casa Bianca. . «Il presidente (Barack Obama) ha stabilito che queste informazioni, finora segrete, dovessero essere diffuse oggi, declassificate e condivise con il popolo americano», prosegue la nota, «si assume la piena responsabilità di queste operazioni e crede che sia importante fornire agli americani più informazioni possibili sulle operazioni anti-terrorismo, in particolare quando provocano la morte di nostri cittadini». La Casa Bianca ha assicurato che farà «tutto il possibile per fare in modo che non si ripeta» e ha sottolineato che l’operazione è stata condotta in osservanza delle politiche anti terrorismo e che sono in corso indagini che comprender cosa sia avvenuto e come impedire che possano ripetersi altri incidenti in futuro.