Gli investitori valutano il fatto che la BCE, tagliando i tassi di 25 punti base al 2,75%, è a suo agio nel divergere dalla Federal Reserve in termini di politica monetaria. Una forma di resistenza da parte dell'Europa, soprattutto dopo le sparate di Trump che ha sferrato un attacco senza precedenti alla Banca centrale USA di Powell, dicendo: "Ha fallito, ci penserò io a far abbassare l'inflazione".
L’Europa rischia di rimanere isolata nell’ambizione di perseguire un primato nel quadrante della sostenibilità, ché gli intenti paiono sempre meno realistici. In America, Trump per favorire proprio il sodale Musk toglierà gli aiuti alle elettriche che negli ultimi due anni hanno consentito a GM e Ford, pur perdendo denaro, d'infastidire la Tesla.
Bankitalia: «Le piccole imprese italiane saranno penalizzate». Fmi: «Crescita in ribasso nel 2025». In arrivo l’aumento delle tariffe del 10-20%. Le prime vittime saranno i giovani che sono i più penalizzati in un mercato del lavoro già squilibrato.
C'è un indicatore molto particolare, seguito da una minoranza degli analisti, che in questi giorni lancia segnali di allarme. Nei precedenti cicli economici, una divergenza così significativa come quella riscontrata oggi, ha sempre avvertito l'arrivo di una fase di contrazione dell'economia americana.
Il presidente n. 47 (alert Napoli) rischia di far precipitare gli Stati Uniti in una fase di recessione, se porterà avanti le promesse fatte in campagna elettorale, ha avvertito un importante economista. Il PIL statunitense potrebbe subire una contrazione di due o tre punti percentuali.
Ben 570 grandi aziende statunitensi hanno dichiarato bancarotta nell'ultimo anno, il numero più alto dal 2010 e superiore al 2020, l'anno dei lockdown da Covid.
La vittoria decisiva di Donald Trump su Kamala Harris alle elezioni presidenziali conferma il disgusto degli americani per un menu di poche cose: il wokeismo, il peso del governo, la migrazione incontrollata. Ma soprattutto l'economia.
L'istituto di statistica: “Pil peggio della media Ue”. Nuovi dati e nuove delusioni per il governo Meloni che dovrà rassegnarsi a smettere di descrivere l’Italia come locomotiva d'Europa. L’indice destagionalizzato della produzione industriale è calato dello 0,4% rispetto ad agosto.
Se mettesse in atto anche solo una frazione delle sue promesse, dalle tariffe commerciali più elevate alla deregolamentazione, più trivellazioni petrolifere e più richieste ai partner NATO, la pressione sulle finanze pubbliche, l'inflazione, la crescita economica e i tassi di interesse si farebbero sentire in ogni angolo del mondo.