• "Ogni volta che si sviluppa un terremoto lungo una superficie di faglia, la zona ipocentrale si scarica (rilassamento) e vengono caricati i volumi adiacenti (lateralmente) alla faglia stessa. Tali volumi, sottoposti ad un nuovo stato di stress, possono cedere (rompersi) e generare terremoti a loro volta. Sono processi di propagazione laterale della sismicità (contagio) relativamente frequenti, già osservati in altre aree sismiche della Terra come per esempio in Turchia, California e Haiti. Questo processo sta coinvolgendo l'Appennino centrale in questi mesi". La spaventosa previsione dei sismologi: “Attesi in Italia terremoti 30 volte più forti” Lo spiega in una nota l'Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Consiglio nazionale delle ricerche. "Il terremoto - viene puntualizzato - si è spostato da Amatrice verso nord, nell'area di Visso e Ussita, e da questi luoghi oggi nuovamente verso sud nell'area di Norcia, dove il terremoto di Amatrice di agosto si era arrestato. Gli intervalli di tempo tra un terremoto forte ed una altro forte adiacente possono essere di anni o decine di anni, ma anche giorni o mesi come sta accadendo oggi in Appennino centrale. Purtroppo - sottilinea l'Igag-Cnr - non siamo in grado di prevedere quando e come tale sequenza sismica andrà a scemare, né possiamo in linea teorica escludere altri terremoti forti come e più di quelli avvenuti fino ad oggi in aree adiacenti a quelle colpite in questi mesi. Va però detto che se da una parte questa sequenza è fortemente preoccupante, dall'altro lato la propagazione laterale fa sì che si verifichino una serie di terremoti forti ma non fortissimi. Molto peggio sarebbe se tutti questi segmenti della faglia (Amatrice, Visso, Norcia) si fossero mossi tutti insieme generando un terremoto di magnitudo almeno 7.0". (AGI) *** Un fortissimo terremoto di magnitudo 6,5 ha fatto tremare l'Italia centrale e ha ripiombato nell'incubo le popolazioni di Umbria e Marche, causando numerosi crolli e decine di ferite, di cui uno grave. La scossa alle 7,41 del mattino ha avuto l'epicentro tra Norcia e Preci, al confine tra le due regioni, a una profondità di 10 chilometri, ha riferito l'Istituto nazionale di geofisica (Ingv). Non si registrava un sisma così forte in Italia da quello in Irpinia del 23 novembre 1980 che fu anch'esso di magnitudo 6,5 sulla scala Richter. Altre 20 scosse di magnitudo superiore a 3 sono state registrate nelle due ore successive, tra cui nove scosse di magnitudo compresa fra 4 e 4,6. In totale sono state registrate oltre 200 scosse di assestamento, 15 delle quali comprese tra magnitudo 4  e 5. Dal Belice all'Aquila, mezzo secolo di terremoti Nubi di polvere e distruzione - VIDEO Le devastazioni del sisma visto dall'alto da Amatrice a Norcia - VIDEO   ECCO COSA SAPPIAMO DI QUESTO NUOVO TERREMOTO  POTENZA DEL SISMA - La scossa di magnitudo 6,5 è stata registrata alle 7.40 e avvertita dal Trentino-Alto Adige alla Puglia.  L’epicentro è stato localizzato tra i comuni di Norcia, Preci, Visso e Castel Sant’Angelo sul Nera, a 10 chilometri di profondità e le onde sismiche sono durate più di due minuti. L’intensità, inizialmente indicata in 6,1, è stata ricalcolata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Si tratta del terremoto più violento in Italia da quello in Irpinia del 1980: quello del Friuli del 1976 fu di magnitudo 6,4. Le scosse principale dell'Aquila del 2009 furono dal 5,8 al 6,3, quelle di Umbria e Marche del 1997 del 6,1. Anche il sisma del Belice, del 1968, fu meno violento, del 6,1. Solo in Irpinia, nel 1980, la magnitudo fu 6,5 pari a quella odierna, e causò 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti. La potenza di questo terremoto è pari a 80 chilotoni, l'equivalente di 80.000 tonnellate di tritolo, in pratica quattro volte superiore alle bombe atomiche che rasero al suo Hiroshima e Nagasaki. FERITI E VITTIME - Il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, ha dato notizia di una ventina di feriti. Due sono gravi, ma nessuno in pericolo di vita. Non ci sono dispersi. Tre feriti lievi sono stati segnalati a Tolentno, nelle Marche, e altri sei feriti sono stati estratti dalle macerie a Norcia dove i danni sono ingentissimi a partire dal crollo della basilica di San Benedetto. LE ZONE GIA' COLPITE IL 24 AGOSTO E 26 OTTOBRE - Risveglio drammatico per tutte le popolazioni delle zone già duramente colpite dagli eventi sismici del 24 agosto e del 26 ottobre, dove tra l'altro il freddo sta rendendo la vita dura agli sfollati. PAPA FRANCESCO - Durante l'Angelus il Pontefice ha parlato del nuovo sisma e ha assicurato che prega per "per i feriti e per le famiglie che hanno subito maggiori danni, come pure per il personale impegnato nei soccorsi e nell'assistenza". "Il Signore risorto dia loro forza e la Madonna li custodisca",  ha invocato il Pontefice. RENZI - "Una terribile pagina nella vita del nostro Paese, ha commentato il premier, Matteo Renzi. "La stanchezza non deve tramutarsi in rassegnazione", ha avvertito, con una promessa: "Ricostruiremo tutto".  "Rinnovo il mio appello perchè i sindaci facciano progetti di adeguamento sismico", ha aggiunto il premier, "lo Stato considererà fuori dal Patto di stabilità tutte le spese per l'adeguamento antisismico e per l'edilizia scolastica". Lunedì Consiglio dei ministri straordinario per i primi impegni: "Mi auguro che le forze politiche smettano di litigare e siano unite per l'Italia". MATTARELLA - "Dobbiamo assolutamente difendere e assicurare la ricostruzione del territorio, cominciando con "l'esprimere a tutti i nostri concittadini colpiti sostegno e grande solidarietà". I DANNI - A Norcia si registrano danni gravissimi e una situazione drammatica: è crollata la basilica di San Benedetto e la concattedrale di Santa Maria Argentea che sorgevano su quella che secondo la tradizione era la casa natale dei santi Benedetto e Scolastica. La chiesa era già stata danneggiata dal sisma del 24 agosto. Poche ore dopo ha ceduto anche la chiesa di Santa Rita, la cui facciata era stata costruita con pietre provenienti da edifici distrutti da antichi sismi e il santuario della Madonna addolorata. Il piccolo borgo della Valnerina è stato completamente isolato dai Vigili del Fuoco che non hanno permesso a nessuno di entrare se non scortato. Norcia si trova in una zona altamente...

  • Tiziana Cantone era una ragazza di 31 anni, della provincia di Napoli. Bella, solare, desiderata e desiderabile. Un anno fa, per vendicarsi di uno sgarbo ricevuto dal suo fidanzato, decise di concedersi sessualmente a un altro uomo. Durante l'atto lui ebbe l'idea di filmare tutto, magari con l'idea di mandarlo al boyfriend di Tiziana per farlo “rosicare”, tanto che la ragazza gli disse pure: “Stai facendo il video? Bravoooo”. Tiziana non sapeva ancora che quella frase sarebbe stata l'inizio della fine della sua esistenza. L'amante anziché far ingelosire il fidanzato decise di diffondere nei canali porno quei pochi minuti di sesso, che in breve tempo fecero il giro del mondo, fino ad arrivare in Italia, a Napoli, nei meandri della provincia più difficile, dove basta un décolleté più azzardato per vederti appiccicare addosso qualche etichetta infamante. E così è stato, infatti. Un anno dopo Tiziana Cantone, 31enne di Mugnano di Napoli, si è tolta la vita nella cantina della propria abitazione, dove viveva con la madre, che l'aveva cresciuta senza il padre, scappato via una volta saputo della gravidanza. Lo ha fatto con un foulard, perché amava indumenti e accessori belli. Sognava una vita magari come showgirl, perché ne aveva tutte le qualità, anche fisiche. Invece è rimasta schiacciata da quel ruolo di porno-webstar affibbiatole da una rete che ha mostrato il suo volto più spietato. Si è uccisa perché la richiesta di diritto all'oblio, ovvero la cancellazione da social e siti, anche stranieri, di quel video, tardava a venire ed essere applicata, nonostante il nullaosta della Procura della Repubblica di Aversa. Aveva anche cambiato nome e cognome per preservare la sua privacy così violentata da un gesto stupido e cattivo di quell'uomo sbagliato, incontrato solo per fare dispetto al fidanzato, ma che forse si è trasformato nel suo killer inconsapevole. Come riporta “Repubblica”, “il legale della ragazza aveva già citato in giudizio non solo chi ha postato i video, sui quali ora sono in corso le indagini preliminari, ma anche lo stesso Facebook Ireland, Yahoo Italia, Google e Youtube, sostenendo che non avessero rispettato il diritto all’oblio. E cinque giorni fa aveva ottenuto il provvedimento d’urgenza che comporta in caso di inadempienza una multa fino a 10mila euro al giorno per i motori di ricerca e Facebook Ireland. E il giudice del tribunale di Aversa, Monica Marrazzo, ha riconosciuto in questa brutta vicenda la lesione del diritto alla privacy di Tiziana, contestando ai vari social forum di non aver rimosso all’istante i video lesivi della sua reputazione”. Ora la Procura di Napoli ha aperto un'inchiesta per induzione al suicidio. Ad annunciarlo è il Procuratore capo, Francesco Greco. Perché qualcuno deve pagare. Perché anche il web, se usato senza le dovute accortezze, può trasformarsi in sabbia mobile che inghiotte le esistenze. E quella di Tiziana l'ha già portata via, dopo milioni di visualizzazioni del suo video hard, con tutti i sogni di una ragazza di appena 31 anni uccisa da una popolarità non voluta, non cercata, ma che le ha tolto la gioia di vivere.

  • Sono oltre 243 milioni le persone nel mondo che vivono in un paese diverso da quello d'origine (quasi la metà donne): tra il 10 e il 15% sono irregolari (stime Oim). L'Europa ne ospita il 31,2%, Stati Uniti e Federazione Russa insieme un quarto. Secondo l'ultimo Rapporto Immigrazione di Caritas e Migrantes (dati 2015), i migranti internazionali sono in costante crescita negli ultimi quindici anni, fino a rappresentare nell'anno preso in considerazione il 3,3% dell'intera popolazione mondiale. Tra Europa, Asia e Nord America vive l'84,4% del totale mondiale dei migranti e sono 11 i paesi nel mondo con la più alta presenza, tra questi Germania, Regno Unito e Francia e, agli ultimi due posti, Spagna e Italia. Nell'area Ue-28 vivono 35,2 milioni di migranti (+3,6% rispetto al 2014): il 76,2% è ospitato da Germania, Regno Unito, Italia e Francia. In calo gli stranieri residenti. In Italia convivono ben 198 nazionalità: oltre 5 milioni di persone di cittadinanza non italiana vivono strutturalmente in Italia (oltre 2,6 milioni le donne), 92.352 persone in più rispetto alla stessa data del 2014 (+1,9%). Romania, Albania e Marocco le nazionalità più rappresentate che insieme costituiscono il 41% del migranti in Italia. Il 60% degli immigrati vive nel Nord, mentre questa percentuale scende al 25,4% nel Centro, con un ulteriore calo nel Mezzogiorno (15,2%). In tre regioni del Nord ed una del Centro è concentrata più della metà dell'intera popolazione straniera presente in Italia (56,6%): Lombardia, Lazio, Emilia Romagna e Veneto (10,2%). Nel Mezzogiorno è la Campania ad ospitare la quota più alta di migranti del Sud (28,6%). "La tanto temuta "invasione" - commentano i promotori dell'indagine - che qualcuno paventava con gli sbarchi dello scorso anno, non ha praticamente prodotto effetti sulla composizione del panorama migratorio nazionale. Molti di coloro che sono giunti via mare hanno lasciato il nostro paese mentre una parte residuale ha chiesto l'asilo. Sono altri i paesi in Europa che nel corso del 2015 hanno visto crescere sensibilmente la popolazione straniera tra cui Germania e Gran Bretagna". Quasi 4 milioni i permessi di soggiorno validi di cui il 48,9% riguarda le donne (il 57,2% "con scadenza" e il 42,8% "di lungo periodo"). La quota maggiore riguarda i paesi dell'Europa centro-orientale (30%); Marocco, Albania, Cina e Ucraina le nazionalità più rappresentate. Oltre 1,6 milioni di sono rilasciati per motivi di lavoro (52,5%) e di famiglia (34,1%). "Il segnale più emblematico della tendenza degli stranieri a stabilizzarsi e quindi integrarsi in Italia è, peraltro, confermata dal fatto che sul totale dei permessi rilasciati per motivi familiari, le donne sono il 60,3%", commentano gli osservatori. Il terzo motivo per importanza è quello legato alla richiesta di asilo (7%) che, rispetto agli anni precedenti, ha sopravanzato il motivo dello studio. I "nuovi" italiani nel 2014 sono oltre 129 mila, un valore in forte crescita rispetto all'anno precedente (+29%). Più numerosi gli uomini (50,9%) e, tra le nazionalità di origine, prevalgono la marocchina e l'albanese, "due nazionalità che sono tra quelle presenti da più tempo nel nostro Paese e che hanno quindi avuto la possibilità di maturare i requisiti temporali richiesti dalla legge". La maggior parte delle acquisizioni di cittadinanza riguarda minorenni: quasi il 40% di quelli che sono diventati cittadini italiani nel 2014 ha meno di 18 anni (39,4%). Inoltre il rapporto registra un picco di acquisizioni all'età di 18 anni, che in gran parte (oltre il 75%) riguarda stranieri nati in Italia, i quali possono chiedere di diventare italiani sulla base della vigente normativa, prima del compimento del successivo anno di età. Lombardia, Veneto e Emilia Romagna le regioni che hanno acquisito più "nuovi" italiani. Ora la maggior parte delle acquisizioni avvengono per residenza (46%), mentre fino al 2008 risultavano maggiori le acquisizioni per matrimonio. "L'Italia è molto di più di questa recente storia di migranti forzati - si legge nel rapporto - e bisogna darne atto per rispetto della verità e dell'impegno di tante strutture che oggi come in passato, dedicano professionalità e responsabilità al dialogo costante e arricchente con la diversità, sensibilizzando la società civile e creando continui e fruttuosi ponti di scambio".

  • La Plenaria di Strasburgo del Parlamento Europeo ha approvato a larga maggioranza una risoluzione che accoglie la proposta della Commissione europea per una direttiva comunitaria antievasione fiscale nell'UE. I deputati tuttavia chiedono con questo voto limiti più rigorosi alle detrazioni per i pagamenti degli interessi e norme più severe sui redditi esteri, con un'aliquota minima d'imposta al 15%. Al centro del dibattito anche una maggiore trasparenza per i fondi fiduciari e le fondazioni, regole comuni sulle agevolazioni fiscali per i sistemi di "patent box", atti a calcolare il reddito derivante dalla proprietà intellettuale, e una lista nera europea dei paradisi fiscali con sanzioni contro le giurisdizioni non collaborative. La direttiva anti-evasione riflette il piano d'azione dell'OCSE per limitare l'erosione della base imponibile e lo spostamento dell'utile, e segue le raccomandazioni fatte dal Parlamento lo scorso novembre (rapporto TAXE 1) e dicembre (con le raccomandazioni giuridiche redatte da Annalise Dodds (S&D, UK) e Ludêk Niedermayer (PPE, CZ). Secondo questo principio, le imposte dovrebbero essere pagate nel luogo in cui sono realizzati i profitti, e dovrebbero esserci misure giuridicamente vincolanti per bloccare i metodi più comunemente utilizzati dalle aziende per l'evasione fiscale. Il Parlamento propone inoltre definizioni di termini come "organizzazione stabile", "paradisi fiscali", "sostanza economica minima", "prezzi di cessione", "canoni", "sistemi di patent box", "società fittizie" e altri finora suscettibili d'interpretazione. "È inconcepibile - ha detto il relatore, il socialista belga Hughes Bayet - chiedere sempre maggiori sforzi da parte dei lavoratori, dei pensionati e delle piccole e medie imprese, mentre allo stesso tempo i ricchi e le multinazionali evadono le tasse". Oggi, la lotta contro l'evasione fiscale è diventata un tema urgente e prioritario. Si tratta di una sfida importante, non solo per riconquistare la fiducia dei nostri cittadini, ma anche per il futuro del progetto europeo". Via il segreto di Stato - Le autorità italiane devono "rinunciare" al "segreto di Stato per l'ex capo del Servizio Informazioni e Sicurezza Militare (SISMI) e il suo vice" e "per tre ex membri del SISMI" coinvolti nel rapimento dell'imam egiziano Abu Omar, "al fine di assicurare che la giustizia proceda senza ostacoli". Lo chiede l'Europarlamento riunito in seduta plenaria a Strasburgo in una risoluzione sulla relazione del Senato americano sul ricorso alla tortura da parte della Cia. "Le autorità italiane - si legge nel testo - erano a conoscenza delle torture perpetrate all'Imam" e hanno fatto ricorso al segreto di Stato "per garantire che ai responsabili fosse concessa l'immunità". Gli eurodeputati chiedono inoltre "missioni esplorative" negli Stati membri che figurano come complici del programma di detenzione della Cia, tra cui l'Italia. La richiesta di Strasburgo si aggiunge alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo del 23 febbraio 2016, che ha condannato l'Italia a un risarcimento.

  • Non è vero che i nostri giovani sono a favore dell’antipolitica, ma vogliono una buona politica. Credono sempre meno nell’Unione europea e nella scuola ma hanno più fiducia nei partiti e nelle istituzioni. Hanno sempre più ostilità nei confronti degli immigrati e sono convinti che diffondano la criminalità. Per tre quarti dei ragazzi italiani le opportunità offerte dal proprio Paese sono peggiori rispetto alla media degli altri Paesi sviluppati e l’84% è disposto a emigrare pur di migliorare le proprie condizioni di vita e di lavoro. I nostri ragazzi desiderano avere figli ma la crisi della fecondità che nel 2015 ha toccato il record negativo mondiale è condizionata dalla reale uscita dalla crisi. Ecco la fotografia della generazione dei Millennials, presentata questa mattina all’Università Cattolica di Milano dall’Istituto “Giuseppe Toniolo” che ha realizzato il “Rapporto 2016 sulla condizione giovanile in Italia” prendendo in esame oltre 9mila giovani tra i 18 e i 33 anni con titolo di studio, condizione lavorativa e residenza diverse. LO SGUARDO AL MONDO, LE RADICI IN FAMIGLIA. Il risultato è un quadro che ci consegna una serie di dati che descrive una generazione che è cresciuta negli ultimi anni tra la consapevolezza di una mobilità internazionale, la necessità di confrontarsi con culture diverse, una forte radicalizzazione nella famiglia ma anche tanta voglia di riscatto data per esempio da un numero: l’80% degli intervistati concorda con l’utilità per tutti i giovani di svolgere un’esperienza, anche limitata, a favore della propria comunità o in missioni internazionali. FIDUCIA: GIU’ LA UE, SU PARTITI E PARLAMENTO. L’atteggiamento dei giovani nei confronti della politica sta cambiando. Se è vero, infatti, che nella classifica della fiducia verso le istituzioni rimangono al primo posto le forze dell’ordine (52,4%) e la scuola (50,2%), va registrato che tra il rapporto 2013 e l’attuale ci sono delle variazioni rilevanti: il mondo dell’istruzione in questi due anni ha perso sei punti in percentuale così l’Unione Europea che è passata dal 41,9% di giudizi positivi al 32,9%. A crescere, invece, sono i partiti politici: nel 2013 solo l’8,5% dei ragazzi dava loro fiducia oggi sono il 14,8%. Ma anche Camera e Senato vengono promossi guadagnando oltre 4 punti percentuali ciascuno. Diverso a seconda del titolo di studio e la tipologia di scuola frequentata, il giudizio rispetto alla credenza e alla pratica religiosa. Solo il 10,6% dei giovani cattolici va a Messa settimanalmente e chi ha un titolo di studio basso si definisce ateo (26,9%). GLI IMMIGRATI IN ITALIA? PER L’88% SONO TROPPI. Per quanto riguarda la percezione verso l’immigrazione sono stati posti interrogativi nei cinque Paesi europei che hanno il maggior numero di stranieri: Italia, Francia, Regno Unito, Germania e Spagna. L’Italia ha la percentuale più elevata di giovani (88%) che ritengono che gli immigrati siano troppi. I ragazzi di tutti gli Stati presi in esame concordano, invece, sul fatto che i migranti arrivano a causa della “facilità d’ingresso”. E se l’11,8% degli inglesi ritiene che l’immigrazione non sia un problema, gli italiani presentano la quota più bassa con il 2,8% degli ottimisti nei confronti dei cittadini arrivati da lontano. VIA DA CASA? 5 ANNI DOPO GLI ALTRI EUROPEI. I giovani italiani hanno comunque una gran voglia di uscire dalla crisi, di cambiare il Paese ma sono ancora imprigionati dalla famiglia e dalla mancanza di lavoro. La percentuale dei ragazzi tra i 18 e i 34 anni che vivono con i genitori resta la più alta in Europa ed è persino aumentata negli ultimi dieci anni. L’età mediana di uscita dalla famiglia di origine è attorno ai 30 anni nel nostro paese, mentre è inferiore ai 25 nei paesi scandinavi, in Francia, Germania e Regno Unito. In Italia meno del 12% dei giovani vive in un’unione di coppia tra i 16 e i 29 anni, un valore che è la metà rispetto alla media europea. Ma gli ideali restano: oltre l’80% degli uomini e delle donne vorrebbe una famiglia composta da due o più bambini ma i limiti e le restrizioni fanno scendere la percentuale al 60%. “L’analisi condotta – spiegano Emiliano Sironi e Alessandro Rosina – ha consentito di confrontare le intenzioni di avere un figlio rispettivamente a uno e a tre anni dal momento della rilevazione. I risultati ottenuti sono, seppur solo per l’orizzonte temporale meno immediato in favore dell’ipotesi che con l’uscita dalla crisi si possa avere un effetto positivo nel rialzo della fecondità. La propensione ad avere un figlio risulta infatti migliorata nel 2015 rispetto al 2012, al contrario di quanto avevamo ottenuto nel confronto tra 2012 e 2007”. MENO TV. E SOLO UN QUARTO VA LA CINEMA. Infine, il rapporto dell’Istituto “Toniolo” prende in considerazione anche un aspetto poco osservato dalle indagini: la fruizione di film e cinema nei giovani in Italia. Dato per scontato che lo smartphone supera la televisione, il pc portatile è ampiamente presente (82%) e il tablet (57,8%) ormai dimostra di aver raggiunto la diffusione del personal computer desktop, l’indagine si sofferma sulla fruizione cinematografica. La maggior parte dei ragazzi (43,1%) preferisce la televisione generalista mentre la sala cinematografica sembra essere un luogo destinato a pochi (26,2%). Interessante, tuttavia, osservare come rispetto al futuro vi sia un orientamento a diminuire il consumo di tv e ad aumentare quello di Internet oltre ad accordare maggiore interesse al dvd/blu ray. In merito al cinema i numeri non sono confortati: di fronte alla richiesta di quantificare la propria frequenza alle sale, il 32,1% ha dichiarato di recarsi più di una volta al mese. Di questi il 51,8% afferma di andarci due volte. A vedere un film ci vanno più i ragazzi delle ragazze. Curioso il fatto che a soffrire maggiormente di una non favorevole distribuzione territoriale dei cinema siano i giovani del Nord. di Alex Corlazzoli Fonte: Il Fatto Quotidiano

  • Visco abbassa la guardia: "Il tema è la retroattività, ma se hanno dato per certi quei bond c'è illecito. La vigilanza non salva le banche dal crack". E sulla Bce: "Compra tempo perché la politica faccia le riforme". Se "qualcuno ha venduto i bond subordinati", delle 4 banche coinvolte nel crack, tra cui Banca Etruria, di cui il padre della ministra Boschi era vice presidente, "come sicurissimi allora c'è stato un illecito". Lo afferma il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, in un incontro con gli studenti ricordando come i subordinati sia per codice civile che per le norme Ue concorrono alle perdite di una banca. "C'è un tema di retroattività", cerca di minimizzare, ma "la norma è questa". Le misure straordinarie varate dalla Banca centrale europee nei giorni scorsi "servono a comprare tempo" affinché "la politica faccia le riforme sia sul lato degli investimenti che dando opportunità alle imprese di crescere e creare occupazione", ha detto ancora il governatore Visco, incontrando gli studenti del liceo Tasso di Roma. E sulla vigilanza dice: "Non può evitare i fallimenti delle banche" ma "le loro gravi conseguenze". Rivendicando come gli scandali emersi in questi mesi siano frutto "dell'azione della Banca d'Italia" sotto forma di ispezioni, commissariamenti e sanzioni. La globalizzazione è anche positiva La globalizzazione "ha portato effetti positivi" in termini di "una riduzione straordinaria della povertà" e un aumento "dell'aspettativa di vita" anche se "in Italia enfatizziamo gli effetti negativi" che si sommano "a nostre debolezze come la lentezza nell'adeguamento tecnologico, e al miglioramento dei servizi", ha affermato il numero uno di Bankitalia. "Negli ultimi 50 anni la popolazione mondiale è raddoppiata - ha aggiunto - arrivando a 7,3 miliardi, mentre negli ultimi anni quelli che vivono in povertà assoluta sono scesi a 700 milioni". Tre adulti italiani su 4 sono "analfabeti funzionali" Il livello di istruzione in Italia è "molto basso" e quasi tre adulti su quattro sono "analfabeti funzionali", incapaci di adattarsi all'evoluzione della società moderna. Lo ha sottolineato ancora Ignazio Visco al liceo Tasso di Roma. "L'educazione finanziaria è molto importante - ha detto - ma in Italia il livello di educazione finanziaria è molto basso. E purtroppo anche il livello di istruzione è molto basso. Una statistica drammatica dell'Ocse - ha spiegato il governatore parlando di globalizzazione ed educazione finanziaria - su 100 adulti 72 sono analfabeti funzionali: sanno leggere e scrivere ma non sanno vivere nella società di oggi, che richiede altre capacità di adattamento".

  • Boom di autorizzazione agli espianti sulle nuove carte di identità. I dati del ministero della Salute: raggiunta la media di 1000 dichiarazioni al giorno. Funziona la procedura attivata in 454 Comuni. “Esplode” l'Italia dei donatori di organi volontari, quelli che sulla carta di identità vogliono dichiararsi pronti a dare unna parte di se stessi in caso di morte. I numeri presentati al Ministero della Salute sull'attività del 2015 sui trapianti e le donazioni di organo forniti dal Centro nazionale trapianti parlano chiaro e confermano come quello appena trascorso sia stato un anno estremamente positivo, con un trend in crescita. Il risultato è stato raggiunto anche grazie ai frutti raccolti dalla campagna "Una scelta in Comune", l'iniziativa promossa dal ministero della Salute con Federsanità Anci per la registrazione della dichiarazione di volontà sulla donazione degli organi al momento del rilascio (o rinnovo) della carta d'identità. Merito anche del numero considerevole dei Comuni italiani che hanno attivato questa procedura (454 nel 2015 contro i 23 nel 2014) e che hanno consentito così di raggiungere una media di 1000 dichiarazioni al giorno raccolte. Si mantiene alta la percentuale dei consensi alla donazione: il 91.6% delle manifestazioni di volontà rese è positiva. "È stato un anno positivo - commenta Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti - perché c'è un aumento del numero delle donazioni e dei trapianti, è cominciata l'attività di donazione a cuore fermo, le liste di attesa sono stabili il che è un segno fortemente positivo e anche la sopravvivenza dei pazienti dopo l'intervento è positiva. Il sistema conferma la sua eccellenza. Ci sono ancora molte differenze sulle donazioni fra Nord e Sud, ma molte Regioni del Sud stanno crescendo". Nel 2014 erano appena 15.137, mentre i comuni che hanno attivato la procedura sono passati da 23 a 454. In media, sono state raccolte nel 2015 mille dichiarazioni al giorno. Secondo il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, "bisogna rafforzare la collaborazione con le amministrazioni comunali perché queste possono aiutarci a veicolare i progetti di buona sanità" e, più in generale, "lavorare per ottimizzare e migliorare sempre di più il sistema dei trapianti in Italia che è un eccellenza riconosciuta in tutto il mondo".

  • Europa e Italia a rischio: migranti, rigore a senso unico, debito, assenza di visione condivisa. Se non cambia qualcosa nel 2016, la crisi dell’intera costruzione europea potrebbe divenire irreversibile. Al termine di un anno in cui si è andati a un passo dall’uscita della Grecia dall’euro, con l’emergenza che negli ultimi mesi si è spostata dal terreno della faticosa ricerca di una strategia comune anticrisi alla gestione in ordine sparso di centinaia di migliaia di migranti, e alle azioni da mettere in campo per far fronte all’offensiva del terrorismo, il già fragile edificio europeo continua a traballare pericolosamente. Non è la prima volta che il faticoso e impervio processo di integrazione subisce repentini rallentamenti, se non dei veri e propri arretramenti. E tuttavia questa volta il rischio è molto serio. Senza una netta inversione di marcia che ponga al primo punto il tema della crescita (e non più del rigore a senso unico) e della ricerca di strategie politiche condivise sui principali temi che dal prossimo anno si riproporranno con maggiore intensità, a partire appunto dall’emergenza migranti, la crisi dell’intera costruzione europea potrebbe divenire irreversibile. A ben vedere – osserva Roberto Sommella nel suo ultimo lavoro Sboom, sappiamo ancora sostenere il cambiamento? (Fioriti editore) – negli anni della grande crisi è stata proprio la tragica assenza di leadership in Europa ad aprire la strada alla trojka. E ora siamo in pieno «sboom», perché la crisi «non è solo quella legata agli asfittici calcoli dell’economia, a un’iniezione di liquidità guidata dai banchieri, ai Trattati da cambiare». Siamo in presenza di una crisi d’identità: «Gli individui, i governi, la società stessa non sono in grado di sostenere i cambiamenti e pensano di potersi accontentare delle politiche monetarie di Francoforte». Eppure è stato più volte lo stesso presidente della Bce, Mario Draghi a sottolineare come non si possa attribuire alla politica monetaria un’azione di supplenza rispetto alla politica, alle fondamentali azioni che i diversi governi devono porre in essere, a partire da riforme strutturali incisive e strutturali, ma anche dal rilancio degli investimenti e dal sostegno alla crescita e all’occupazione. In mancanza della politica, come esercizio costante di mediazione e governo delle istanze che provengono dalla società civile, anche la “terza rivoluzione industriale” di cui parla Sommella nel libro, quella del Web, rischia di cogliere «governanti e governati» del tutto impreparati. Si va da quel che sostengono ormai in molti – l’era di Internet cambierà definitivamente le nostre vite – (ma occorre aggiungere che in buona parte le ha già cambiate senza che forse ce ne siamo pienamente accorti o ne siamo pienamente consapevoli), e quanti invece «già scommettono sulla fine dell’impero degli smartphone, unico bene che unisce i desideri di milioni di persone, che vivano nella ricca City o nelle mille bidonville del mondo». Quel che manca è la direzione di marcia, un «progetto di società e di strategia industriale». Come attrezzarci al cambiamento – si chiede Luca Ciarrocca nel suo Rimetti a noi i nostri debiti, una nuova lotta di classe contro le oligarchie bancarie (Guerini e Associati) – soprattutto in Italia dove ogni persona nasce «con un debito di oltre 36mila euro sulle spalle»? Dalla micro alla macroeconomia, per constatare come nonostante gli innumerevoli sforzi di risanamento messi in atto nell’ultimo decennio l’alto debito pubblico esponga tuttora il nostro paese a notevoli rischi. Ma il problema non è solo italiano, poiché «il debito in crescita ovunque nel mondo è ormai una pericolosa bolla che prima o poi sarà destinata a scoppiare». Si cita nel libro uno studio del Fmi del giugno scorso, in cui di fronte al quesito se sia preferibile imporre misure di austerità in presenza di un alto debito oppure far conto sui bassi tassi d’interesse e provare a investire in programmi infrastrutturali aumentando la spesa pubblica, si risponde così: dipende dallo spazio fiscale di cui i governi possono disporre. Noi ne abbiamo? Ciarrocca lancia due proposte: far affluire direttamente «alla gente invece che alle banche commerciali» la liquidità che la Bce sta iniettando attraverso il Quantitative easing (che Draghi ha deciso di estendere fino a marzo 2017), lanciare una sorta di «Giubileo del debito che permetta a tutti di ripartire da zero, concedendo respiro all'economia». Quella del debito è un’emergenza che riguarda tutti, ed è da risolvere (eccoci nuovamente al punto) prima di tutto «sul piano politico». di Dino Pesole Questo articolo e' stato originariamente pubblicato da Il Sole 24 Ore, che ringraziamo >>> Altre informazioni su Rimetti a noi i nostri debiti

  • Allo stesso tempo l'Italia è quinta in Europa per pressione del fisco, dopo Danimarca (50,9%), Francia (45,2%), Belgio (44,7%) e Finlandia (43,9%).

  • Il nuovo libro di Luca Ciarrocca, con due proposte radicali: il QE per la gente (non per le banche) e un giubileo generale del debito. Per scongiurare un altro cataclisma economico globale e ridurre le enormi disuguaglianze alimentate dalle ultime crisi finanziarie, il primo passo da compiere è quello di accordarsi per un giubileo del debito. Il secondo, al fine di ristabilire un minimo di giustizia morale tra cittadini e oligarchia di ultraricchi e banchieri, è il varo di un programma di Quantitative Easing per la gente che stoppi gli attuali piani delle banche centrali volti a salvare soltanto i grandi istituti finanziari loro azionisti, mentre le popolazioni vengono lasciate alle prese con tasse sempre piu' alte, tagli al welfare e recessione perenne. Sono le due principali proposte per risanare l'economia globale presentate da Luca Ciarrocca, giornalista e scrittore, oggi direttore di Wsi.co, fondatore nel 1999 ed ex direttore di Wall Street Italia fino al 2014. Nel suo nuovo libro "Rimetti a noi i nostri debiti", Ciarrocca chiede la cancellazione o per lo meno la ristrutturazione dei debiti pubblici, a cominciare dalla Grecia ormai fallita e costretta per i prossimi 20 anni all'austerity. E chiede il QE per la gente, un piano concordato per finanziare i progetti, le spese e i consumi di piccole imprese e famiglie, anziché utilizzare i soldi delle banche centrali (Fed e Bce) come avviene oggi, solo per gonfiare i profitti di banche commerciali e multinazionali quotate. Il QE di Draghi arricchisce i ricchi, in particolare chi fa affari nel mondo della finanza, e lascia le briciole agli altri. La classe media - come ben sappiamo in Italia - si e' impoverita e a stento sopravvive. >>> acquista °Rimetti a noi i nostri debiti°  "Una nuova lotta di classe contro le oligarchie bancarie", cosi' viene presentato dalla casa editrice Guerini il nuovo saggio, che si legge tutto d'un fiato, in cui viene chiesta la cancellazione dei debiti come possibile strada per la ripresa e lo sviluppo sostenibile delle economie in crisi come quella italiana e greca. Con una prefazione di Giulio Sapelli (storico dell'economia e professore ordinario di Storia economica presso l'Università degli Studi di Milano) e il sostegno delle opinioni di illustri economisti come Krugman, Stiglitz, Friedman, Rogoff, Reinhart e Sachs, il libro denuncia uno stato di emergenza, anche sul piano politico, non solo economico finanziario. Il concetto è molto semplice: il debito soffoca la crescita e impoverisce i cittadini, per via dell'enorme quantita' di denaro da pagare in miliardi per il servizio del debito stesso (l'Italia paga 65 miliardi di euro di interessi all'anno, secondo i calcoli di Ciarrocca). Piu' debito, equivale a piu' tasse. Per una ripresa sana, l'unica soluzione è ripartire tutti da zero. Uno scenario che terrorizza i grandi affaristi e leader politici del mondo industrializzato, che si sono giovati come oligarchia al potere dei piani straordinari di allentamento monetario attuati dalla Federal Reserve dal 2008 e dalla Bce dal marzo 2015 (anche le banche centrali di Cina e Giappone hanno infuso centinaia di miliardi di dollari nelle loro economie). "E' stato veramente scandaloso dare tutti i soldi alle megabanche e non ai cittadini", dichiara intervistato da Ciarrocca il premio Nobel Joseph Stiglitz, tra gli autorevoli economisti nel libro. E non rimane molto tempo per scongiurare lo scoppio di una nuova bolla finanziaria come quella dei mutui subprime che nel 2008 porto' all'apocalisse globale e all'attuale recessione. Oltre alle due proposte radicali di un Quantitative Easing per la gente e di un giubileo generale del debito (che potrebbe essere supportato da Papa Francesco nel corso del Giubileo di Roma a partire dall'8 dicembre 2015), nel libro viene affrontato il caso unico del debito pubblico italiano. Si tratta tuttora di uno dei maggiori rischi sistemici per l'economia globale. Con un passivo di bilancio da oltre 2,2 trilioni (2.200 miliardi di euro), il piu' alto nei 28 paesi dell'Unione Europea, l'Italia è considerata la nazione che piu' minaccia l'economia e i mercati mondiali, secondo il Fondo Monetario Internazionale che ha pubblicato nel giugno 2015 un report divulgato nel dettaglio in "Rimetti a noi i nostri debiti". Il Fmi, secondo Ciarrocca, segue un criterio matematico da cui si deduce che il governo di Matteo Renzi dovrebbe intervenire immediatamente e senza perdere ulteriore tempo per ridurre o ristrutturare il debito pubblico italiano, in un'operazione concordata con le autorità Ue. In particolare ora che i tassi di interesse sono ai minimi storici. Solo cosi' si potrà evitare che Roma si trovi nella stessa situazione di pericolo in cui si è trovata Atene, con la differenza che nel caso dell'Italia, la terza potenza economica dell'area euro, un default sarebbe cento volte piu' esplosivo per l'economia globale, di fronte a scenari di improvviso e drammatico peggioramento della congiuntura economica simili a quelli dell'estate/autunno 2011. L'Italia fu ad un passo dal default caotico, con i tassi sui titoli di stato al 7%, i Btp sotto attacco da parte delle banche tedesche, nelle drammatiche settimane in cui fu defenestrato il governo di centro-destra di Silvio Berlusconi, inviso alla Troika di Bruxelles. Il secondo aspetto clamoroso di "Rimetti a noi i nostri debiti" riguarda un capitolo inedito sulla BIS o BRI (Banca dei Regolamenti Internazionali) di Basilea, la super Banca centrale che raggruppa 60 banche centrali mondiali, il club esclusivo dei "padroni del mondo", caposaldo nel disegno futuristico di un potere antidemocratico ed elitario di cui Ciarrocca parla a lungo anche nel suo libro precedente, titolato proprio "I Padroni del Mondo", pubblicato da Chiarelettere nel 2013 e ristampato in 5 edizioni. "La BRI ha una storia perfetta per i maniaci del cospirazionismo - scrive il direttore di wsi.co - creata nel 1930 ha non solo un ruolo di originatrice nel processo di creazione della moneta unica europea ma, per quanto nessuno ne parli, ha radici dirette con il Terzo Reich di Hitler". La Banca centrale delle banche centrali, di cui Fed e Bce sono leader incontrastate, avrebbe quindi nel suo DNA cellule pericolosamente "amorali" perché appunto macchiate dal nazismo. Il progetto di controllo tecnocratico e anti-democratico da parte di...