• Le elezioni presidenziali in Francia saranno probabilmente una gara a tre in cui si scontreranno i candidati Marine Le Pen, Emmanuel Macron e François Fillon. Uno di loro sarà eliminato dopo il primo turno previsto per domenica 23 aprile e riteniamo siano tre gli scenari possibili. Lo scenario più probabile: Macron e Le Pen al secondo turno prezzata sull’azionario — short sui Bund tedeschi, long sui BTP italiani Trionfo di Macron e Le Pen mentre la sconfitta di Fillon infrange ogni speranza di andare al potere; Macron resta il favorito. Secondo le previsioni, a uscire vittorioso da uno scontro tra Macron e Le Pen sarebbe il candidato indipendente. Dovendo scegliere tra una forza politica controversa e un candidato centrista e moderato riteniamo che gli elettori francesi si esprimerebbero nettamente a favore di quest’ultimo, in maniera analoga a quanto avvenuto nel 2002. Considerando la prevedibilità del risultato, il premio di rendimento relativamente ampio degli OAT decennali francesi e dei BTP decennali italiani rispetto ai Bund decennali tedeschi appare eccessivo e i tassi potrebbero convergere con il ritorno dello status quo e della fiducia. “L’Italia è un rischio per i mercati”. Si prepara un assalto ai bond stile 2012? Se Macron continuerà a guadagnare consensi, il calo del rischio politico dovrebbe alimentare la normalizzazione dei rendimenti dei titoli obbligazionari europei, negoziati con spread più ridotti nei confronti dei Bund. E se i Btp dovessero essere ristrutturati, anche aggressivamente? Tuttavia, è necessario che gli investitori si mantengano cauti poiché le velleità presidenziali di Le Pen, per quanto remote, non possono essere completamente escluse dal quadro. Inoltre, la base elettorale di Macron non è del tutto certa poiché il 40% degli aventi diritto indica come ancora non definitiva la propria intenzione di voto. Nuovi scandali o disavventure politiche potrebbero offrire a Le Pen maggiori opportunità di successo. Scenario numero due (possibile ma non probabile): impennata del populismo OAT francesi a rischio — preferibile coprire le posizioni e privilegiare le esposizioni azionarie su Paesi specifici Aumentano le probabilità di vittoria di Le Pen grazie all’impennata dei consensi al populismo; sfumano le speranze di Macron/Fillon. La politica estera radicale e l’incoerenza del piano economico di Le Pen minacciano la stabilità complessiva del progetto europeo e l’economia francese. Questo scenario mette a repentaglio soprattutto l’Euro, il segmento azionario e i titoli di Stato dei Paesi periferici dell’Eurozona: gli investitori potrebbero valutare una posizione short con effetto leva. Anche i rischi di un referendum sull’Unione Europea, di nazionalizzazione e ridenominazione del debito in franchi, per quanto remoti, non possono essere completamente esclusi considerandone gli effetti sul sentiment e le speculazioni che ciò provoca sui mercati in generale. Crediamo che, nel caso in cui Le Pen venga eletta alla Presidenza, gli OAT francesi sarebbero sottoposti a nuove pressioni. Il conseguente flight to safety potrebbe costringere gli investitori ad allocare su titoli e beni considerati ancora più sicuri, come i Bund tedeschi o l’Oro, oppure a coprire i portafogli azionari e obbligazionari attraverso esposizioni (short) inverse. Nel più lungo periodo, la pressione esercitata sull’Euro potrebbe dimostrarsi un vantaggio per le aziende esportatrici dell’Eurozona grazie al miglioramento delle previsioni di crescita dei profitti e del volume d’affari da parte degli investitori. Le strategie su Paesi specifici, come la Germania, potrebbero offrire l’opportunità rischio-rendimento più vantaggiosa agli investitori che intendono distinguere tra le esposizioni sull’azionario europeo – evitando ad esempio i settori politicamente sensibili come le Utility e l’Energia in cui di solito i governi detengono quote strategiche, a favore di esposizioni settoriali più cicliche. Scenario numero tre (il meno probabile di tutti): Le Pen esclusa dal ballottaggio Il risultato, favorevole ai mercati, è rialzista sull’azionario Le Pen deve affrontare una repentina sconfitta mentre prosegue la sfida tra Macron e Fillon. Questo scenario rende probabile un maggiore posizionamento risk-on degli investitori. La minaccia al progetto europeo dovrebbe – almeno per il momento - sfumare, poiché entrambi i candidati sostengono l’Euro e spingono per una maggiore integrazione dell’UE.  Analogamente al primo scenario, l’andamento divergente dei rendimenti obbligazionari dell’Eurozona dovrebbe invertire senso di marcia, poiché, perlomeno inizialmente, verrebbe mantenuto lo status quo. Sulla scia di questi sviluppi, i panieri azionari dell’Eurozona in generale probabilmente andranno incontro a un rally e gli investitori strategici potrebbero essere interessati ai titoli azionari sia large che small cap per puntare sul rinnovato vigore del sentiment. Il sentiment positivo sul rischio potrebbe anche indurre gli investitori a selezionare esposizioni più concentrate/mirate con un maggiore potenziale di rendimento, come ad esempio le banche dell’Eurozona negoziate su valorizzazioni fortemente scontate. L’irripidimento della curva dei rendimenti e l’opportunità di profitto così creata per gli istituti di credito offrirà un’ulteriore spinta al sentiment sull’azionario dell’Eurozona. di Nick Leung, Research Analyst, WisdomTree, Europe

  • Scacciavillani: "In parole povere, il colpo di genio risolutivo per sanare la crisi strutturale italiana che perdura da un paio di decenni, secondo il parterre di grillini, leghisti, berlusconiani e frange sinistre assortite, sarebbe quella di emettere debito pubblico e distribuirlo aggratis". Secondo il proverbio necessità e difficoltà aguzzano l’ingegno. Al contrario, in Italia si sta verificando una curiosa involuzione: le difficoltà aguzzano una virulenta forma di frenastrenia che partorisce idee destinate a infrangersi, qual relitto senza timone, contro la frastagliata scogliera della realtà. Su squallide bancarelle da mercatino politico viene esibita da tempo la proposta di una moneta parallela, ovvero una “moneta nazionale” che affianchi l’euro. Gli appassionati del genere si esaltano per una variante particolarmente strampalata, battezzata “moneta fiscale”, che già dal nome trasuda sovrana ignoranza. Proponenti ed esegeti abbracciano l’intero spettro politico dai Cinque Stelle alla Lega, dalla sinistra militante di Micromega alla destra militonta forzitaliota. A conferma che nel paese del socialista Mussolini, su piante politiche apparentemente antitetiche, finiscono per maturare analoghi frutti avvelenati. Fu Berlusconi a sdoganare anni fa il concetto di doppia moneta che periodicamente reitera con accorati appelli del tipo: “Serve una nuova moneta per riprenderci la sovranità monetaria. Conservare l’euro per le importazioni e le esportazioni e con una nuova moneta interna provvedere a tutti i pagamenti dello Stato per aiutare chi è rimasto indietro. Sono assolutamente convinto di questa soluzione”. E così, destato dal fischio proveniente da Arcore, un nutrito gregge si mise in cammino belando giulivo. La “moneta fiscale” viene declinata in varie versioni per target mirati, ad esempio i Certificati di Credito Fiscale de’ sinistra, i minibot leghisti (che preludono alla bungalira), o le novelle am-lire (che al vecchio, ma indomito Caimano evocano l’infanzia). Al di là della denominazione, in pratica si tratta della stessa zuppa di latte rancido: una cambiale che il governo firma e regala con munifica prodigalità ai cittadini (o meglio ad fasce di cittadini o clientele ritenute elettoralmente appetibili). Tale cambiale avrebbe un valore in quanto il fortunato possessore avrebbe facoltà di usarla per pagare imposte o servizi pubblici (tipo i ticket sanitari). Quindi nelle intenzioni dei proponenti diventerebbe un mezzo di pagamento perché i negozi o i fornitori sarebbero portati ad accettare questa carta straccia, in quanto, male che vada, ci si può saldare l’IVA. In parole povere, il colpo di genio risolutivo per sanare la crisi strutturale italiana che perdura da un paio di decenni, secondo il parterre di grillini, leghisti, berlusconiani e frange sinistre assortite, sarebbe quella di emettere debito pubblico e distribuirlo aggratis, come direbbe Er Monnezza buonanima. Le uniche differenze con Bot e Cct, sarebbero l’assenza di interesse e la forma cartacea in piccoli tagli (una versione 2.0 dei mini assegni che le banche emettevano negli anni ’70 quando lo stato non era in grado di coniare le monete da 50 e 100). Ovviamente un’emissione truffaldina del genere violerebbe i trattati europei per almeno due motivi. In primo luogo verrebbe contabilizzata come debito pubblico e finirebbe implacabilmente stritolata sotto i vincoli di Maastricht. In secondo luogo gli estensori del Trattato di Maastricht (poi confluito nel Trattato sull'Unione europea e sul funzionamento dell'Unione europea) non erano sprovveduti (al contrario dei sovranisti de noantri): avevano ampiamente previsto che il morbo della demagogia avrebbe contagiato una novella genìa di furbastri. E pertanto l’art. 3 del Trattato stabilisce che l’Unione Europea ha “competenze esclusive” sulla politica monetaria per “gli Stati membri la cui moneta è l'euro”. Ma per chi forse un po’ tardo, l’art.128 è più esplicito: “La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote in euro all'interno dell'Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell'Unione”. Quindi qualsiasi ubbia avessero le grandi menti sovraniste sarebbero spazzate via dalla Corte di giustizia europea e da misure ritorsive della Bce su banche e debito pubblico italiano tali da far desistere all’istante anche il più squinternato dei mestatori. Ne ha dovuto prendere atto, appena arrivato al potere, persino un illustre sanculotto della doppia moneta: Dimitris Papadimitriou, attuale Ministro dell’Economia e dello Sviluppo nel governo ellenico di Tsipras. A novembre 2016 ha ammesso che la doppia moneta “era un errore” e pertanto si apprestava a “rimboccarsi le maniche” lavorando duramente per convincere che la Grecia è aperta agli investitori. La parabola ellenica di Syriza dalle utopie ribelliste alla crudezza della realtà racchiude tutta la potenza di una lezione fondamentale: lavorare duro e favorire gli investimenti sono gli unici rimedi alla crisi. Tutto il resto è solo la biada putrida distribuita al mattino nel Paese dei Balocchi. di Fabio Scacciavillani Una versione leggermente diversa di questo articolo e' stata pubblicata su Il Fatto Quotidiano, che ringraziamo, con il titolo "Doppia moneta, la solita illusione del denaro regalato dal governo".

  • Quando i cittadini non sopportano la retorica dei media di regime, si sfogano sul web, e descrivono con amaro realismo la loro situazione lavorativa ed esistenziale. La lettera di Domenico Gatti. “Sig. Perito agrario Poletti (eh si,/  in un Paese che richiede la laurea anche per servire caffè in un bar, Lei e’ l’ennesimo caso di non laureato che raggiunge poltrone d’oro, vertici di rappresentanza delle istituzioni e stipendi pazzeschi), Ho dato un’occhiata al suo curriculum e le garantisco che lei non verrebbe assunto neanche all’Arlington Hotel della mia Dublino a servire colazioni come io, giovane avvocato laureatomi in Italia, ho fatto per pagare le spese di sopravvivenza in un Paese straniero che mi ha dato una possibilità che il Suo Paese mi ha negato. Lei, ministro del lavoro, il lavoro non sa neanche cosa sia, lei che non ha lavorato neanche un giorno della sua vita (il suo cv parla chiaro). Lei, che si rallegra di non avere tra i piedi gente come me, non ha la piu’ pallida idea di quanto lei sia un miracolato. Lei non sa, perito agrario Poletti, che dietro ogni ragazzo che si trasferisce all’estero, ci sono una madre e un padre che piangono QUOTIDIANAMENTE la mancanza del figlio, c’e’ una sorella da vedere solo un paio di volte all’anno, degli amici da vedere solo su “facetime” e i cui figli probabilmente non ti riconosceranno mai come “zio”, c’e’ una sofferenza lancinante con la quale ci si abitua a convivere e che diventa poi quasi naturale e parte del tuo benessere/malessere quotidiano. Il Suo, perito agrario Poletti, e’ un paese morto, finito, senza presente ne’ tanto meno futuro e lo e’ anche per colpa sua e di chi l’ha preceduto. Chi e’ Lei per parlare a noi, figli e fratelli d’Italia residenti all’estero, con arroganza, con spocchia, con offese e mancando del più basilare rispetto che il suo status di persona, oltre al suo status di ministro, richiederebbe?! O forse pensa che le sue pensioni d’oro, i suoi stipendi da favola possano consentirle tutto questo nei confronti di ragazzi, in molti casi più titolati, preparati e competenti di lei?! Ha mai provato a sostenere un colloquio in inglese? Ha mai scoperto quanto bello, duro e difficile sia conoscere tre lingue e lavorare in realtà multiculturali? Ha mai avuto la sensazione di sentirsi impotente quando le parlano in una lingua che non e’ sua e ha difficoltà a comprenderla al 100%? Questo lei, perito agrario Poletti, non lo sa e non lo saprà mai. E’ per questo che il suo ego le permette di offendere 100.000 ragazze e ragazzi che l’unica cosa che condividono con lei e’ la cittadinanza italiana. Lei e’ l’emblema di una classe politica e partitica totalmente sconnessa con la realtà, totalmente avulsa dal tessuto sociale che le porcate sue e dei suoi amici “compagni” hanno contribuito a generare. Io, e gli altri 99.999 ragazzi che siamo scappati all’estero dovremmo essere un problema che dovrebbe toglierle il sonno, lei dovrebbe fare in modo che questa gente possa tornare a casa, creare condizioni di lavoro e di stabilita’ economica che possano permettere a 100.000 mamme di non piangere più per la lontananza dei figli. Lei, perito agrario Poletti, padre dei voucher e del precariato, e’ il colpevole di questo esodo epocale e quasi senza precedenti di questa gente che lei vorrebbe fuori dalle palle. Si sciacqui la bocca, perito agrario Poletti, prima di parlare di gente che parla piu lingue di lei, che ha avuto il coraggio di non accontentarsi, e di cercare altrove ciò che uno Stato che fa davvero lo Stato avrebbe dovuto garantire al proprio interno. E si tolga rapidamente dai coglioni per favore, prima lo farà e prima questo Paese, visto dalla fredda e super accogliente Irlanda, sembrerà più bello e gentile. Firmato da uno di quelli che lei vorrebbe fuori dalle palle”. Dedicato ai Paraculi, figli di Papà e porta borse della Politica italiana. Domenico Gatti Fonte: http://trerighe.blogspot.com/2017/04/lettera-aperta-al-ministro-poletti-da.html

  • Sarà il Commander-in-Chief di EUROCORPS, ovvero del nascente Esercito Comune Europeo? È una buon’idea? Del suo Stato Maggiore fanno parte anche ufficiali italiani.   Lo stemma che accompagna la nota di oggi è quello dell’EUROCORPS, una sorta di mini Corpo d’Armata di 1.200 uomini che fa capo all'Unione Europea e comprende reparti provenienti da Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Spagna. Del suo Stato Maggiore fanno parte anche ufficiali italiani. Non è esattamente un esercito europeo, nemmeno in erba, perché agisce sotto il controllo della Nato e, com’è noto, lì ci sono gli americani, gli inglesi e altro personale di dubbia fede europeista. ___________ Son excellence, le très Honorable M. Jean-Claude Juncker, Président de la Commission  et Maréchal Suprême de la Grande Armée Européenne. Come suona?  È d’uso nelle democrazie vere subordinare il potere militare a quello civile. La stessa elezione di  Juncker alla Presidenza della Commissione Europea doveva servire—in maniera un po’ obliqua  a dire il vero—a dimostrare la natura democratica dell’Unione. Dunque, l’ipotetico esercito  comune europeo di cui tanto si parla dovrebbe essere sotto il suo comando? Prometterà di  andare sobrio alle conferenze stampa da ora in poi? Se non lui, chi deve comandare? I tedeschi si  sono già proposti—in base alla notevole esperienza bellica—di assumersi l’incombenza se,  modestamente, fosse proprio necessario... Certo, non gli è andata bene nel corso delle due Guerre  Mondiali del secolo scorso, ma si dice che la terza volta è quella buona. C’è il problema che le forze armate della Germania sono a pezzi, che le truppe tedesche distaccate in  Afghanistan si sono rivelate poco efficienti, che—secondo una Commissione parlamentare tedesca—  per la mancanza di manutenzione e di ricambi molto meno della metà degli aerei da combattimento del  Paese sono in grado di alzarsi in volo, che a tutti gli effetti è la Polonia a proteggere la Germania dalla  Russia; e che, come commenta riservatamente un alto funzionario dello Stato Maggiore francese,  nell’improbabile necessità di ri-combattere oggi la Seconda Guerra Mondiale, “calcoliamo di potere  raggiungere Berlino in tre giorni: ma solo perché hanno messo dei limiti di velocità sull’autobahn...” E la Francia allora? Negli ultimi match con i tedeschi—la Guerra Franco-Prussiana e i due conflitti  mondiali—hanno perso con, diciamo, éclat. Gli inglesi? Ah già, si son tirati fuori. Forse i simpatici  maltesi: chi potrebbe mai obiettare? Intanto, il ministro della Difesa tedesco, Ursula von der Leyen  (Cdu), ha confermato, il 7 marzo, che l’Unione Europea procederà ad istituire un comando centralizzato  per le operazioni militari che dovrebbe essere già operativo entro pochi mesi. È stato deciso di evitare per  il momento di chiamarlo “quartier generale” per le resistenze di alcuni paesi membri.  Così si parte, con l’Europa "pronta ad assumere più responsabilità" e a "promuovere la stabilità del suo  vicinato", in attesa di vedere come e con chi farlo. Che tipo d’esercito sarà? Di quelli che uccidono le  persone, sparano con i cannoni e girano sui carri armati? C’è un altro tipo di esercito? E le bombe chi le  mette, la Francia forse regalerà le sue atomiche? È difficile immaginare che gli americani, dopo Donald  Trump, vorranno prestare “armi di distruzione di massa” anche a Jean-Claude Juncker.  Qualche anno fa l’attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Sandro Gozi—una persona abile  e molto convinta—ha visto nel modello europeo un successo da allargare al mondo intero: “Una  democrazia da estendere prima a livello europeo e poi globale”. La settimana scorsa è tornato sul tema,  spiegando che: “Se l’Ue fosse stata più coraggiosa in passato sulle politiche di allargamento, oggi sarebbe  ‘più influente’ e non sarebbe alle prese con una instabilità crescente ai suoi confini”. Gozi è un  entusiasta e probabilmente possiamo escludere un reale tentativo di conquistare il mondo. Però, se si  creasse davvero un’esercito europeo, a cosa dovrebbe servire esattamente? Deve andare in guerra? di James Hansen copyright Hansen Worldwide 2017

  • Il Tribunale di Trani  ha assolto i vertici di Standard &Poor's perche " il fatto non costituisce reato", implicitamente ammettendo il dritto al risarcimento per gli associati Adusbef e Codacons per la colpa attribuita a Standard &Poor's . Standard & Poor’s, rating: assoluzione a Trani, niente manipolazione del mercato Ma vi è un' altro risarcimento del danno che dovrebbe essere riconosciuto: è quello che spetta allo Stato italiano per fatti non ancora noti  e che ora si espongono. E' divenuto ormai imprescindibile   sostenere in futuro la Procura di Trani  in quanto essa sta difendendo gli interessi dello Stato italiano e dei suoi cittadini. Il diritto risarcitorio dello Stato italiano si fonda sul fatto che per effetto del declassamento dell'Italia che fu eseguito nel periodo di riferimento da Standard & Poor’s,  Morgan Stanley,  esercitando nel Febbraio del 2012,  la clausola di estinzione anticipata di un derivato sottoscritto dal Tesoro italiano nel 1994 (clausola che si attuava in caso di declassamento),  incassò come penale di estinzione anticipata, detta in gergo finanziario mark to market , dal Tesoro stesso,   3,6 miliardi di euro. La penale di estinzione anticipata poteva scattare per due motivi : o in caso di declassamento dell’Italia o in caso di un indebitamento per rate non pagate o anche futuro (proiezione attualizzata delle perdite future attese ) del Tesoro verso Morgan Stanley superiore ai 50 milioni di euro. La responsabile del Tesoro  dott.ssa Maria Cannata  Bonfrate ha infatti riferito in aula che Morgan Stanley avrebbe potuto esercitare tale clausola di estinzione anticipata anche molti anni prima,  in quanto tale  clausola avrebbe potuto  già scattare per contratto anche solo in caso di  un indebitamento, presente per rate impagate  o futuro per mark to market ,  del Tesoro italiano superiore ai 50 milioni di euro. In presenza di un presidio a monte sul tasso della Banca Centrale Europea posto dal 1998 sotto il 2% , e quindi in presenza di uno scenario di tassi al ribasso, tutti i contratti derivati con mark to market negativo per il Tesoro italiano  avrebbero dovuto essere chiusi di default a partire dal 1998 in quanto palesemente iniqui per il Tesoro italiano. Si ravvede in questo un primo sospetto di dolo in capo a Morgan Stanley : Morgan Stanley aspettò ad esercitare la clausola di estinzione anticipata in modo che la penale relativa  superasse i 50 milioni di euro ed arrivasse nel 2012 a 3,6 miliardi di euro ! Il Presidente del Consiglio del tempo,  Mario Monti,  fu costretto a tassare i cittadini italiani con un imposta straordinaria, l'IMU, per poter coprire la spesa corrente causata dall’ improvviso addebito di  Morgan Stanley  sul conto corrente del Tesoro italiano per  3,6 miliardi di euro! Si ritiene  pertanto che sia necessario  evidenziare   che Morgan Stanley esercitò tale clausola solo nel 2012  in quanto mai prima di allora,  si era verificato un rischio- Stato Italiano. Si dimostra nel seguito che il rischio Stato- Italiano nel 2011 fu con studiata arte creato da un gruppo di hedge fund e banche d'affari straniere che pre-ordinarono un insieme di accadimenti,  mai resi  noti e  che ora nel seguito si espongono: sappiamo che Deutsche Bank vendette  7 miliardi di euro di BTP (Buoni Poliennnali del Tesoro)  che aveva nel suo portafoglio e lo fece tra Febbraio 2011 e Giugno 2011. Lo fece senza motivo,  in quanto gli indici dell'Italia erano fino a quel periodo positivi : PIL in crescita, tasso di disoccupazione in decrescita e spread BTP/BUND in decrescita , non vi era ossia, in tutta evidenza,  un "rischio- Italia". I fatti non conosciuti sono invece i seguenti: 1) Non sappiamo che la vendita di BTP  da parte di Deutsche Bank avvenne prevalentemente nel Giugno del 2011. 2) Non sappiamo che advisor di Deutsche Bank,  nel periodo considerato,  era Giuliano Amato. Ex Ministro del Tesoro,   certamente non consigliò al Tesoro di cancellare le due aste dei BTP  di Giugno 2011 ed Agosto 2011. 3) Non sappiamo che Goldman Sachs vendette allo scoperto (senza possederli , ma prendendoli in prestito da altre banche complici, qualcuno afferma da BNP Paribas,… )  BTP per  25 miliardi di euro.  Altri 8 miliardi di euro di BTP  furono venduti allo scoperto da Barclays sempre nel Luglio del 2011. 4) Non sappiamo che il  vendere senza possederli  33 miliardi di euro di BTP fece crollare la quotazione dei BTP e pertanto in automatico fece aumentare gli interessi (i rendimenti)  che il Tesoro italiano dovette pagare in più per farsi comprare alle aste i titoli di Stato la cui quotazione era stata fatta crollare a causa delle vendite allo scoperto di Goldman Sachs e  Barclays. 5) Non sappiamo che decine di miliardi di euro  di Credit Default Swap ossia di assicurazioni sul rischio default dell'Italia sono stati inspiegabilmente sottoscritti  tra Giugno 2011 e Settembre 2011, inspiegabilmente perchè non vi era, fino a quel momento  un rischio- Italia :  il PIL era fino a quel momento ancora in crescita,  il tasso di disoccupazione ancora in decrescita . 6) Non sappiamo che sottoscrivere decine di miliardi di euro  di Credit Default Swap su uno Stato crea in automatico un rischio Stato su quello Stato. 7) Non sappiamo che il Tesoro italiano ha inspiegabilmente cancellato le aste di BTP di Giugno 2011 ed Agosto 2011 dove storicamente ha sempre venduto 3/4  miliardi di euro di BTP per asta e quindi il non cancellare queste due aste  sarebbe già stato sufficiente per contrastare  l'ondata di vendite per 7 miliardi di euro di Deutsche Bank e nessun incremento dello Spread BTP/BUND si sarebbe verificato,  se il Tesoro italiano non avesse cancellato tali aste sui BTP. 8) Non sappiamo che la Consob  ha sospeso le vendite allo scoperto sui BTP soltanto nell'Agosto del 2011  quando ossia esse erano purtroppo già avvenute. 9) Non sappiamo che il consulente di Standard & Poors (l’agenzia di rating che ha declassato l'Italia) ha partecipato ad un concorso indetto da una fondazione statunitense il cui premio era di 200 mila euro per anno per 5 anni erogato da Morgan Stanley (che ha incassato 3,6 miliardi di euro grazie al declassamento dell'Italia fatto da Standard &Poors ),   il cui  sicuro vincitore...

  • Riceviamo e pubblichiamo questo articolo di Luigi Pecchioli, tra i fondatori di Riscossa Italia ____ Esiste un pericolo che dovrebbe spingere i sostenitori del recupero della sovranità nazionale e tutti coloro che vogliono ristabilire il sistema costituzionale, umiliato e piegato dai Trattati europei, a “fare presto”, come sollecitava un indimenticabile titolo del Sole24Ore della fine del 2011, un pericolo che definisco come “la trappola del lungo periodo”. Prendo spunto da uno dei tanti interessanti post che si trovano su Goofynomics, quello dal titolo “Anni buttati”, nel quale è presente questo grafico: Fonte: goofynomics.blogspot.it   Il grafico rappresenta la curva di crescita del PIL italiano pro capite in termini reali ai prezzi del 2005. Come si può vedere, per tornare al livello di PIL pro capite del 1999 Bagnai ipotizzava (nel 2013) che si sarebbe dovuto aspettare il 2017. Oggi, nel 2017, l’OCSE ci dice che siamo tornati al livello del PIL del 1997, meno quindi di quanto previsto pessimisticamente da Bagnai. Vent’anni buttati. In questi vent’anni sono cresciute almeno due generazioni che non hanno conosciuto nient’altro che crisi, sacrifici, austerità e politiche neoliberiste. Ed il pericolo è proprio questo. Questo aggiustamento, attraverso la svalutazione reale, ovvero la diminuzione dei salari e l’aumento della disoccupazione, attraverso il taglio lineare della spesa pubblica, attraverso la riduzione del perimetro di intervento statale per mezzo del pareggio di bilancio e dei parametri di contenimento del deficit e di riduzione del debito pubblico voluti dall’Europa, pur se lentamente, sta comunque avendo un effetto. La Spagna ad esempio, come dimostrano i dati macroeconomici, sta avendo dei ritmi di crescita del PIL e della produttività anche maggiori di quelli della Germania: dal 2014 al 2016 il PIL è cresciuto rispettivamente del 1,4%, 3,2% e 3,2%, con una prospettiva di crescita per il 2017 leggermente più bassa, del 2,3% (dati EIU e IMF), mentre la produttività ha avuto la seguente crescita: Fonte: Eurostat Preso come indice il 1996, nel periodo di aggiustamento post crisi, dal 2008 fino al 2016 la produttività spagnola è aumentata di circa 12 punti, il doppio di quella tedesca che nello stesso periodo è aumentata di soli 6 punti e molto di più di quella italiana che è aumentata di un misero 0,3%. Da che cosa deriva questo miracolo? Da un feroce aggiustamento dei salari e da una disoccupazione che nel periodo peggiore (2013) ha toccato il 26,1%. Un aggiustamento voluto ed imposto dall’Europa per accedere ai finanziamenti necessari per salvare e mettere in sicurezza il sistema bancario spagnolo (id est saldare i debiti contratti con le banche tedesche). Ecco il rapporto salari/PIL, preso come indice il 1999 (se l’aumento del salario reale fosse pari a quello della produttività la retta dovrebbe essere piatta sul 100, ogni scostamento in alto o in basso significa un aumento del salario maggiore o minore della produttività): Fonte: Ameco Come si vede la Spagna ha avuto un calo reale dei salari dal 2009 al 2013, anno in cui le politiche di aggiustamento hanno avuto l’impatto più pesante, di ben 10 punti. Non stupisce che nel 2013 il tasso di suicidi degli spagnoli fosse di 9 al giorno, a fronte di 20 tentativi falliti, come riportava il giornale The Guardian e che dei 10 Paesi con il più alto tasso di suicidi al mondo ben 9 fossero europei… Questo è il grafico relativo al tasso di disoccupazione registrato nel 2016 e le previsioni per il 2017 e 2018: la disoccupazione in Spagna è oggi al 19,6%, per la prima volta sotto il 20%, e ci si aspetta un costante calo nei prossimi anni. Fonte: Ameco Questi dati ci dicono che il “miracolo” spagnolo è stato effettuato sulla pelle dei cittadini spagnoli con una correzione durissima dei redditi e la compressione dei diritti dei lavoratori, oltre che finanziato da un deficit che, dal 2009 ad oggi ha sempre sforato i limiti previsti dal fiscal compact, passando dal 4,5% al 11,1% nel 2010, rimanendo fra il 9% ed il 10% negli anni successivi e scendendo solo nel 2016 al 4,4%, sempre comunque oltre il limite del 3% (dati Eurostat). Questo perché, avendo le manovre di austerità depresso e ridotto la capacità produttiva e la domanda interna, ed essendo la Spagna in costante deficit di bilancia dei pagamenti, l’unica maniera per sostenere e far crescere il PIL è il deficit dello Stato. Alla fine però, anche se si tratta di una crescita squilibrata e “drogata” dal deficit, da un punto di vista meramente macroeconomico, un miglioramento è visibile. E qui sta il problema. Nel lungo periodo le politiche neoliberiste portano comunque ad un risultato. La distruzione di reddito, lo smantellamento del welfare, la riduzione dell’intervento pubblico sono politiche errate, che causano sofferenza e morte, ma se si lascia che vengano effettuate per un numero sufficiente di anni in qualche modo portano ad una ripresa, con condizioni peggiori e perdita definitiva di diritti e tutele, ma a una ripresa. Questo fatto è estremamente pericoloso, perché fa credere che, tutto sommato, quella fosse la strada giusta da percorrere (dolorosa, ma giusta) e perché fa ritenere che sia stato giusto smantellare quelle tutele che Padoa Schioppa definiva un “diaframma di protezioni” che allontanavano dalla salutare “durezza del vivere”. Le ultime generazioni che hanno vissuto solo questo tipo di politiche, che sono state cresciute nell’idea che in precedenza si stesse fintamente meglio, perché si viveva al di sopra delle proprie possibilità, accumulando allegramente debito, facendo insomma le cicale della famosa favola di Fedro, sono portate a credere che ciò che viene loro detto sia vero, che quelli che avevano i...

  • “L’era digitale comporta la comparsa graduale di una società più controllata. Una tale società sarebbe dominata da una élite, libera da valori tradizionali. Presto sarà possibile esercitare una sorveglianza quasi continua su tutti i cittadini e mantenere file completi ed aggiornati che contengono anche le informazioni più personali di ogni cittadino. Questi file potranno essere accessibili in realtime da parte delle autorità“. _________________________________ La presa di consapevolezza collettiva e i social network sono una minaccia per lo sviluppo dell’agenda globale… Durante un recente discorso in Polonia, l’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale Zbigniew Brzezinski e massimo guru del “Nuovo Ordine Mondiale” e della necessità di “drogare i popoli con il tittainment” (intrattenimento e tette), una versione moderna della massima imperiale romana “ludi et circenses” per soffocare le istanze dei popoli - ha avvertito i colleghi elitisti che un movimento mondiale di “resistenza” al “controllo esterno” guidata da “attivismo populista” sta minacciando di far deragliare la transizione verso un nuovo ordine mondiale. I padroni del mondo. Come la cupola della finanza mondiale decide il destino dei governi e delle popolazioni Definendo l’idea che il 21 ° secolo è il secolo americano “una disillusione condivisa”, Brzezinski ha dichiarato che il dominio americano non è più possibile a causa dell’accelerazione del cambiamento sociale guidato da “comunicazioni di massa istantanee come la radio, la televisione e Internet”, che hanno stimolato un crescente “risveglio universale della coscienza politica di massa.” L’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti ha aggiunto che questo “aumento in tutto il mondo dell’attivismo populista sta dimostrando ostile alla dominazione esterna del tipo che ha prevalso nell’età del colonialismo e dell’imperialismo.” Brzezinski ha concluso che “la resistenza populista persistente e fortemente motivata di coscienza politica e dei popoli risvegliati e storicamente avversi al controllo esterno ha dimostrato di essere sempre più difficile da eliminare.” Anche se Brzezinski ha commentato in tono neutro, il contesto in cui ha parlato, unitamente alle sue precedenti dichiarazioni, indicherebbe che questa non è una celebrazione della “resistenza populista”, ma una perplessità per l’impatto che questo sta avendo sul tipo di “controllo esterno” che Brzezinski ha sostenuto più volte. Queste considerazioni sono state effettuate a un evento per il Forum europeo per le nuove idee (EFNI), un’organizzazione che sosterrebbe la trasformazione dell’Unione europea in un anti-democratico federale superstato, il tipo stesso di “controllo esterno” a cui messa in pericolo è stata sottolineata da Brzezinski durante il suo speech. In questo ambito, bisogna comprendere che l’argomentazione di Brzezinski sulla “resistenza populista” di notevole ostacolo per l’imposizione di un nuovo ordine mondiale è da interpretare più come un avvertimento che come riconoscimento/celebrazione. Tieni anche in considerazione ciò che Brzezinski ha scritto nel suo libro Between Two Ages: il ruolo dell’America nell’era tecno-digitale, in cui ha sostenuto il controllo delle popolazioni da parte di una classe politica tramite la manipolazione digitale. “L’era digitale comporta la comparsa graduale di una società più controllata. Una tale società sarebbe dominata da una élite, libera da valori tradizionali. Presto sarà possibile esercitare una sorveglianza quasi continua su tutti i cittadini e mantenere file completi ed aggiornati che contengono anche le informazioni più personali di ogni cittadino. Questi file potranno essere accessibili in realtime da parte delle autorità “, ha scritto Brzezinski. “Nella società digitale la tendenza sembra essere verso l’aggregazione dei supporti individuali di milioni di cittadini non coordinati, facilmente alla portata di personalità magnetiche ed attraenti che sfruttano le più recenti tecniche di comunicazione per manipolare le emozioni e controllare le decisioni”, ha scritto nello stesso libro. La preoccupazione improvvisa di Brzezinski per l’impatto di una popolazione politicamente risvegliata globale non è figlia dell’idea che Brzezinski si identifichi con la stessa causa. Brzezinski è il fondatore della potente Commissione Trilaterale, un luminare del Council on Foreign Relations ed un partecipante regolare del Bilderberg. Una volta è stato descritto dal presidente Barack Obama come “uno dei nostri pensatori più importanti”. Questa non è affatto la prima volta che Brzezinski ha lamentato la crescita di una opposizione populista alla dominazione da parte di una piccola elite. Era stato nel corso di un meeting del CFR del 2010 che Brzezinski aveva avvertito i colleghi globalisti colleghi che un “risveglio politico globale”, in combinazione con lotte interne tra le élite, minacciava di far deragliare la transizione verso un governo mondiale. Nota caprina: e noi, allora, ne avevamo parlato. Perchè quando Brzezinki parla, è sempre opportuno ascoltare con attenzione. Fonte: Disinformazione.it segnalato da ronin, grazie!

  • Lo scioglimento dell’euro con il ritorno di tutti i paesi alle proprie valute nazionali pone rischi gravi (lo stesso vale per il cosiddetto euro a “due velocità”).

  • Dall'A alla Z le parole più esilaranti della lingua italiana, con un'interpretazione per conoscere il significato di alcuni termini che vi sorprenderà. Cinque minuti di ilarità, ma non per ignoranti.