Attacco all’Iran e shock petrolifero: greggio verso i 120 dollari. Poi cala

La guerra di USA e Israele contro l'Iran paralizza le rotte strategiche del petrolio segnando la più grave interruzione delle forniture della storia. Rischio recessione in America sale al 38%.

I prezzi del petrolio sono tornati a correre lunedì, superando la soglia dei 119 dollari al barile e raggiungendo picchi che non si vedevano dalla metà del 2022. A spingere il rialzo è la tempesta perfetta scatenata dai tagli alle forniture di alcuni grandi produttori e dal timore di paralisi prolungate nelle rotte marittime, mentre il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran continua ad allargarsi.

La scelta di Mojtaba Khamenei come leader da parte dell’Iran è un segnale di sfida, così l’impennata del prezzo del petrolio scuote i mercati.
Alti esponenti del clero hanno eletto il figlio dell’ayatollah assassinato Khamenei come guida suprema dell’Iran, nonostante l’avvertimento del presidente Trump che lo definiva “inaccettabile”. I prezzi del petrolio sono saliti ai massimi livelli dall’inizio della pandemia, riflettendo il crescente allarme per una guerra prolungata.

Come sottolinea Neil Irwin di Axios, i rischi per l’economia globale si stanno facendo drammatici. Non si può colpire al cuore la leadership di una nazione di 90 milioni di persone — situata al centro di una delle catene di approvvigionamento più nevralgiche al mondo e dotata di vaste capacità militari e di intelligence — senza pagarne un prezzo altissimo.

L’onda d’urto sui mercati

Nella notte, le quotazioni del greggio sono letteralmente decollate con un balzo del 25%, fermandosi appena sotto i 120 dollari. Un’impennata verticale che alimenta lo spettro di una nuova fiammata inflattiva e minaccia di congelare i consumi negli Stati Uniti. L’effetto sulle borse è stato immediato: a Tokyo, l’indice Nikkei 225 è sprofondato di oltre il 5%.

Siamo di fronte ai prezzi energetici più alti degli ultimi quattro anni, un livello paragonabile solo allo shock causato dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Patrick De Haan, noto analista di GasBuddy, stima all’80% la probabilità che il prezzo medio della benzina negli USA tocchi i 4 dollari al gallone entro il prossimo mese, rispetto agli attuali 3,48 dollari.

Stocks and bonds tumble as oil soars past $100 a barrel

Recessione: un rischio sempre più concreto

Nelle prime ore del mattino, il Brent ha sfiorato i 120 dollari per poi ripiegare parzialmente dopo le indiscrezioni su un’azione globale coordinata per il rilascio delle riserve petrolifere strategiche USA. Tuttavia, la tensione resta altissima. Il blocco delle forniture sta trascinando l’economia verso il basso: i futures sull’S&P 500 cedono l’1,3%, preparando Wall Street alla terza seduta consecutiva in perdita.

In Asia la situazione è ancora più critica: il KOSPI sudcoreano ha perso il 6%, riflettendo la vulnerabilità delle economie asiatiche, direttamente dipendenti da un petrolio mediorientale ora sotto scacco. Anche i mercati predittivi riflettono questo pessimismo: su Polymarket, le probabilità di una recessione negli Stati Uniti entro l’anno sono balzate al 38%, contro il 24% di inizio mese.

Secondo Bob McNally, presidente di Rapidan Energy ed ex consigliere energetico della Casa Bianca, quella a cui stiamo assistendo è, nei fatti, «la più grande interruzione petrolifera della storia», capace di sottrarre al mercato circa il 20% dell’offerta mondiale.

Brits urged to drive less as pump prices 'head for RECORD highs'... but Trump says

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