Battisti se la ride dal Brasile: “Qui protetto, non me ne andrò mai”

L'ex terrorista a colloquio con 'ilGiornale' (scoop), altro sgarbo all'Italia: “Grazie a Lula questo Paese mi protegge come e quando voglio”.

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Dopo oltre vent’anni Cesare Battisti riesce ancora ad essere un argomento da prima pagina. Addirittura spacca l’opinione pubblica, perché c’è ancora qualcuno che vorrebbe concedere l’oblio all’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo, tanto il Brasile ‘non ce lo riconsegnerà mai’.

Il 4 ottobre è stato arrestato dalla polizia carioca a Corumbá, nel Mato Grosso do Sul, perché a loro avviso stava per fuggire in Bolivia, che in fin dei conti era distante solo 1.600 chilometri. Ma la sua scarcerazione è arrivata in tempi così rapidi da far passare le indagini sull’eventuale fuga in secondo piano, prima c’è la storica questione dell’estradizione in Italia, per scontare nelle patrie galere i 30 anni di carcere che si è meritato per il sangue fatto scorrere negli ‘Anni di Piombo’.

Ma Battisti nega in maniera assoluta di aver avuto intenzione di scappare. Chissà poi perché, in effetti, se, come dice lui, in Brasile ha una rete di protezione burocratica creata apposta dall’ex premier Lula, che volle un decreto (oggi incancellabile, visto che sono passati 5 anni) per assegnare ai rifugiati lo status di immigrato con visto permanente. Una sanatoria che fa ribollire il sangue, visto che ad usufruirne sono anche persone come lui, dichiarate delinquenti e condannate nei paesi dai quali dicono di fuggire.

Per anni si erano perse le tracce di Battisti sui media, ma il nuovo arresto di pochi giorni fa lo ha ricatapultato su tutte le prime pagine. L’unico ad avere avuto la forza, e forse il coraggio, di andare a cercarlo fin nei meandri sperduti del Brasile è stato Paolo Manzo de ‘ilGiornale’, che non ha realizzato un’intervista, perché l’indagato Battisti non può rilasciarne per ordine del giudice, ma una chiacchierata molto interessante ne è comunque venuta fuori.

La location è il baretto “Lanchonete do Miguel” di Cananéia, la cittadina dove ha eletto domicilio e dalla quale non può uscire, fino al termine dell’iter giudiziario. “Erano almeno quattro mesi che mi stavano dietro per organizzarmi questo trappolone, mi hanno voluto incastrare ma io non ho fatto un bel nulla e sono sicuro che con i documenti che ho appena mandato a San Paolo i miei avvocati riusciranno ad ottenere la nullità di questo nuovo processo in breve tempo”, ha detto l’ex terrorista al Giornale.

Spiegando anche meglio il concetto: “Non solo non ho mai pensato di andarmene in Bolivia, dove per me sarebbe la morte civile, ma neanche in Venezuela, come forse pensano molti, perché a me il chavismo sin dall’inizio non è mai piaciuto”.

E alla fine fa esplodere la ‘bomba’. Fortunatamente solo politica: “Qui in Brasile ci saranno dieci parlamentari onesti in tutto, gli altri sono corrotti, meglio lasciare perdere. Lula? Sicuramente ha grane (con la giustizia, ndr) più grandi delle mie, ma – ha detto Battisti nel colloquio informale con il giornalista italiano – io devo al suo decreto, che dopo cinque anni non è più revocabile, se oggi sono un immigrato con visto permanente e con gli stessi diritti dei brasiliani e, dunque, libero di uscire ed entrare da questo Paese che mi protegge come e quando voglio”.

In Italia non vedono l’ora di riaverlo dal Brasile e metterlo in galera. Ma a parte i buoni propositi e i tweet dei vari politici, questa attesa rischia seriamente di restare vana. Perché scappare da una rete di protezione, per finire nelle mani di chi vuole metterlo dietro a delle sbarre? Già, è questo il punto.

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