Blue Whale? Esiste, ma restano i dubbi sull’inchiesta delle “Iene”

La trasmissione di “Italia1” ha testato il grado di attenzione sul fenomeno, ma perché non prova a fare verifiche dirette?

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Certo che a vedere il servizio delle “Iene”, andato in onda la sera di domenica 8 ottobre, i genitori di qualsiasi adolescente avranno provano un brivido lungo la schiena misto a un senso di inquietudine.

Il fenomeno Blue Whale esiste, nessuno lo vuole negare, ma ci sono diversi aspetti che la trasmissione di Italia1 non chiarisce, anche se a onor del vero neanche l’autorità preposte hanno fatto molto per informare la cittadinanza sui pericoli di questo ‘gioco’ assurdo, che terminerebbe dopo 50 giorni con l’induzione al suicidio di chi vi partecipa.

IL SERVIZIO DELLE IENE SULLA BLUE WHALE (8 OTTOBRE 2017)

Non se la prendano gli autori di Italia 1, ma restano forti dubbi su quello che abbiamo visto. Primo tra tutti, perché nessuno dei bravi ‘inviati’ ha tentato di iscriversi e contattare questi famosi ‘tutor’ per capire fin dove arriva la verità e dove, invece, inizia la ‘leggenda metropolitana’. Eppure “Le Iene” spesso e volentieri riescono a entrare in posti inaccessibili con le loro telecamere, vedi il caso degli assistenti parlamentari, servizio che ha fatto saltare addirittura un sottosegretario alla Difesa.

Quello della trasmissione televisiva Mediaset è sembrato più un modo per scrollarsi di dosso le accuse di falso, piovute addosso all’indomani del primo servizio mandato in onda, nel maggio scorso. Accuse provocate soprattutto dall’ammissione di Matteo Viviani (nella foto), che candidamente (e, crediamo, onestamente) disse di aver inserito nel suo pezzo immagini montate da un televisione russa a cui si appoggiò per realizzare il servizio senza verificarne la veridicità. Infatti, all’epoca quelle immagini risultarono ‘taroccate’ e “Le Iene” vittime del taroccamento.

LE INFORMAZIONI FORNITE DALLA POLIZIA POSTALE

Dopo mesi ecco arrivare il sequel di Viviani, stavolta meno remissivo e decisamente intenzionato a scrollarsi di dosso certe etichette che altri siti e giornali gli avevano appiccicato.

Ma ogni inchiesta che si rispetti prova con i fatti, documentati, ciò che denuncia. Ecco perché è difficile spiegarsi i motivi di un servizio che testa in giro per il mondo quanto il fenomeno sia sotto la lente d’ingrandimento delle varie forze di polizia e di sicurezza in generale, ma non si premura di verificare direttamente se lo stesso sia in atto in Italia, con quali modalità e chi ci sia dietro.

Ovviamente in collaborazione con polizia, carabinieri, polizia postale e magistratura, perché questo è il modus operandi di chi fa le cose seriamente. Ne riparleremo quando ci saranno questi elementi oggettivi anche nel nostro Paese.

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