Tutti gli uomini di Goldman Sachs in Italia

Tra gli italiani prominenti che hanno lavorato con Goldman Sachs, Mario Draghi – presidente della Bce dal 2011 – e’ non  solo il piu’ famoso ma anche l’unico …

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Tra gli italiani prominenti che hanno lavorato con Goldman Sachs, Mario Draghi – presidente della Bce dal 2011 – e’ non  solo il piu’ famoso ma anche l’unico che vi abbia ricoperto un ruolo a tempo pieno, visto che fu vice-chairman e managing director di Goldman Sachs  International nonché membro del management committee globale della potente banca americana dal 2002 al 2005.

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In Italia hanno avuto rapporti di consulenza con GS come advisors, a varie riprese, molti personaggi del mondo politico, soprattutto nella fase in cui l’istituto newyorkese aveva bisogno di crearsi potenti connessioni “romane” per la privatizzazione di aziende pubbliche e del para­stato. Il piu’ noto degli uomini di Goldman Sachs in Italia, per anni molto influente (adesso assente dalla scena) e’ stato Gianni Letta, eminenza grigia di Silvio Berlusconi nella Capitale e gran commis di tutti i governi di centro­destra (nonche’ zio del premier piddino Enrico Letta, defenestrato dall’attuale primo ministro e segretario del PD Matteo Renzi).

Ci sono poi Romano Prodi e Mario Monti. Nell’orbita di Goldman come consulenti sul rischio paese e sul retroterra politico troviamo l’ex primo ministro dei governi di centro­sinistra targati Ulivo, ed ex presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, e l’ex presidente del consiglio Mario Monti, nominato senatore ad personam dall’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano (Monti nel novembre 2011 fu il primo dei tre premier ad entrare a Palazzo Chigi senza passare per il voto elettorale, seguito appunto da Enrico Letta e poi da Matteo Renzi. Monti prese il posto di Berlusconi).

In Italia il business di GS è assorbito quasi per intero da grandi aziende come Eni, Fiat (ora FCA, sede a Detroit, Londra e Olanda) e ovviamente tutto il cote’ che ruota intorno al governo, alle imprese pubbliche e al parastato, ma anche  aziende più piccole dai marchi noti impegnate in piani di globalizzazione, come Prada. Da notare che Claudio Costamagna, anche lui ex Goldman Sachs, e’ stato nominato al vertice della CDP, Cassa Depositi e Prestiti; si rumoreggia a Roma che potrebbe dar vita a una nuova serie di privatizzazioni dell’era Renzi, piu’ che far operare la CDP in funzione di merchant bank, come sembrerebbe voler indicare Palazzo Chigi.

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Altra recente nomina in orbita GS e’ la presidenza del disastrato Monte dei Paschi di Siena (al posto del dimissionario Alessandro Profumo) di Massimo Tononi, 51 anni, presidente della Borsa Italiana e di Prysmian, già banchiere di Goldman e sottosegretario di Tommaso Padoa Schioppa al ministero del Tesoro tra il 2006 e il 2008, nel secondo governo Prodi. Ma i vertici di MPS cambiano ogni semestre, per cui Tononi potrebbe essere di passaggio.

Nel passato non troppo lontano fu Gianni Letta, assoldato da Goldman Sachs nel 2007, a raccomandare alla banca americana di non impicciarsi di una situazione puramente politica, assai ingarbugliata e dove si rischiava di perdere soldi, come quella del salvataggio Alitalia. Romano Prodi è stato advisor della banca Usa dal 1990, dopo i sette anni passati in qualita’ di presidente dell’Iri.

Nel 2006 Goldman decise di rafforzare il suo ufficio italiano assumendo Massimo Della Ragione dalla concorrente J.P.  Morgan, il banchiere vi aveva gestito alcuni importanti affari come la merger della tedesca HVB in UniCredit o l’acquisizione del gruppo bancario romano BNL da parte del colosso francese Bnp Paribas. Oggi come partner di Goldman Sachs International, Della Ragione e’ responsabile dell’Italia e a lui  fanno capo anche Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca.

La linea di manager di punta della  banca Usa comprende anche un gruppo di giovani banchieri che sul fronte finanziario si  sono fatti le ossa nella City di Londra: i partners Francesco Pascuzzi, corresponsabile dell’ investment banking, Gilberto Pozzi, capo del M&A per i mercati emergenti, Alessandro Dusi, e inoltre Francesco Garzarelli, Simone Verri e i due managing directors Antonio Gatti e Antonio Mattarella (ovviamente parente).

Uno sguardo oltreoceano dimostra che negli Stati Uniti molti uomini di GS hanno fatto un’incredibile scalata al potere politico/finanziario, i piu’ noti fino al vertice del Dipartimento del Tesoro Usa, come l’ex Ceo di Goldman Sachs Henry Paulson (durante la presidenza di George W. Bush) e Robert Rubin, ministro del Tesoro nell’amministrazione di Bill Clinton e senza dubbio il piu’ influente tra i democratici nell’ambiente di Wall Street.

Molti altri  dirigenti di Goldman Sachs hanno avuto un cursus  honorum spettacolare, come Mark Carney, ex governatore della Banca del Canada, attuale governatore della Banca d’Inghilterra e Chairman del Financial Stability Board del G20. Ma certamente Mario Draghi continua a spiccare come l’uomo di Goldman Sachs che e’ arrivato piu’ in alto di tutti, essendo salito l’1 novembre 2011 sulla poltrona di Presidente della Banca Centrale Europea a Francoforte. Draghi scade il 30 ottobre 2018.

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Per l’Italia, comunque, il raffronto con gli anni ’90 dimostra che per Goldman lo scenario e’ oggi profondamente cambiato. All’epoca la banca americana fu tra i protagonisti del massiccio piano di privatizzazioni del governo Prodi (Draghi all’epoca fu attore di primo piano: quando era direttore generale del Tesoro, partecipo’ alla famosa riunione segreta del ‘Britannia’, il  panfilo dei reali d’Inghilterra, al largo di Citavecchia, meeting che diede il via alla grande svendita delle aziende italiane di stato con la prima massiccia opera di privatizzazione rivolta ad investitori  esteri; strategia che potrebbe in teoria essere perseguita, come detto sopra, dall’ex GS Costamagna alla CDP). Ma oggi, a seguito del semi-commissariamento dell’Italia da parte della Troika di Bruxelles (Bce,  Commissione Europea e Ue) e per via del forte scetticismo da parte del pubblico (scottato dalle esperienze del passato sulle  operazioni di svendita di aziende di stato) il panorama è radicalmente diverso.

Goldman Sachs è tra i 10 top market makers del colossale debito pubblico italiano da 2,2 trilioni di euro, quindi si trova con altri big e istituti finanziari in prima fila nei collocamenti di nuove emissioni di Btp e Cct per conto di via XX Settembre. Tuttavia in termini di nuovi business la rete di relazioni  costruita nel corso degli anni in Italia dalla banca neworkese è ormai così ampia che non c’è più il bisogno che Goldman sia introdotta da nomi noti della politica, come in passato, per entrare nei circoli del potere economico-­finanziario. E’ essa stessa uno dei perni del potere nella penisola.


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