Debito pubblico: il Tesoro emette nuovo BTP a 50 anni, scadenza 1 marzo 2067

Scadenza tra mezzo secolo (marzo 2067), prezzo poco sotto la pari, rendimento stellare (2,85%) in una landa di tassi zero e sottozero.

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Pubblicato originariamente il 4 ottobre 2016

L’analisi sulla convenienza del nuovo BTP a fondo pagina –

Al via l’emissione del primo Btp a 50 anni a tasso fisso. Lo comunica il Ministero dell’Economia in una nota spiegando che il collocamento avverrà via sindacato e che “la transazione sarà effettuata nel prossimo futuro, in relazione alle condizioni di mercato”.

Il Tesoro sottolinea che “questa nuova scadenza non andrà ad alterare la politica di emissione dei titoli tradizionali a lungo termine, che continueranno ad essere regolarmente offerti negli appuntamenti d’asta di metà mese”.

Il nuovo BTP a 50 anni, che avrà scadenza 1 marzo 2067, sarà collocato attraverso un sindacato composto da Banca IMI S.p.A., BNP Paribas, Goldman Sachs, HSBC France, JP Morgan e Unicredit.

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(Reuters) – Il Tesoro ha avviato stamane il collocamento via sindacato del suo primo Btp 50 anni, sfidando la crescente incertezza politica in Italia ma registrando poco prima delle ore 11 ordini già superiori a 12,5 miliardi di euro.

L’Italia si va quindi ad unire al club (di cui già fanno parte Francia, Belgio e Spagna) dei Paesi che hanno emesso sulla scadenza super lunga cinquantennale, sfruttando le eccezionali condizioni di tassi bassi e schiacciamento della curva garantito dal Qe della Bce.

“Il Tesoro ha avuto un’ottima idea. Con il Btp 50 anni fissa a lunghissimo termine un costo di finanziamento contenuto e allunga la duration del debito” commenta l’economista dell’Università Bocconi Carlo Favero. “Mi aspetto buone sottoscrizioni da chi, come le assicurazioni, deve coprire il rendimento garantito alla propria clientela”.

GUIDANCE

Secondo quanto riferisce un lead manager dell’operazione, è stata inoltre abbassata la guidance di rendimento del nuovo titolo, in area 54 punti base sopra il rendimento del Btp in circolazione marzo 2047 cedola 2,70% IT5162828=TWEB. Una prima indicazione era stata fornita stamane a stamane ‘mid to high’ 50 pb.

Con la nuova guidance, alle quotazioni attuali di mercato il rendimento del 50 anni si attesterebbe in area 2,86%.

Il pricing del nuovo titolo — che avrà scadenza marzo 2067 — è atteso in giornata.

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(Reuters) – Mercato obbligazionario italiano in calo nelle prime battute della seduta odierna, con vendite che colpiscono soprattutto il tratto extra lungo della curva, in attesa del possibile lancio già questa mattina da parte del Tesoro del Btp a 50 anni.

In apertura, su piattaforma Tradeweb, il Btp a 30 anni arretra di oltre una figura, col relativo rendimento che sale al 2,31% dal 2,26% dell’ultima chiusura.

Più contenuta la flessione del benchmark decennale , il cui tasso sale a 1,26% da 1,24% della chiusura di ieri.

Lo spread di rendimento tra Btp e Bund decennali allarga a 136 punti base dai 134 di ieri in chiusura.

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Lunga vita al Matusalem Btp. Scadenza tra mezzo secolo (marzo 2067), prezzo poco sotto la pari, rendimento stellare (2,85%) in una landa di tassi zero e sottozero. Dopo molte riflessioni il Tesoro ha rotto gli indugi e ha collocato (non in asta ma con un sindacato di grandi banche italiane e non) ben 5 miliardi di titoli extra long. Il mercato ne avrebbe voluti 18,5, quasi quattro volte di più. Un successo, insomma. Francia e Spagna, i Paesi che hanno emesso per primi titoli a cinquant’anni, ne hanno piazzati 3 miliardi a testa, a fronte di richieste solo doppie o triple. «Questo è il primo titolo pubblico italiano di cui potrei non vedere la scadenza», scherza Guido Casella, gestore senior del gruppo Azimut, una vita professionale dedicata alla gestione di fondi obbligazionari.

La sfida della lunga gittata, imposta dalla discesa record dei tassi, sta creando una sorta di club. E l’Italia, nonostante il fardello del debito monstre e i timori legati all’esito del referendum, ora ne fa parte. Oltre l’80% dei Btp a 50 anni — secondo quanto dichiarato da alcuni lead manager — è infatti andato all’estero. Un segnale di fiducia, sostenuto dalla speranza che prima o poi la Bce possa includere i Matusalem nel paniere dei governativi abili e arruolati per gli acquisti del Quantitative easing, oggi limitato ai trentennali. «Ieri però la giornata si è chiusa con i prezzi in tensione sull’onda di nuove paure riguardo alla durata delle misure di sostegno da parte della Bce», dice Angelo Drusiani, consulente obbligazionario di Banca Albertini Syz.

Il Btp di cui vedranno la fine figli e nipoti giova al Tesoro, che a sua volta ha incassato l’entusiasmo di assicurazioni, asset manager e fondi pensione, a caccia di cedole nel deserto dei tassi scomparsi. Allungare la vita media del proprio debito è un obiettivo di tutti gli Stati, fa notare Casella. Anche se è difficile immaginare che 5 miliardi possano fare una differenza rilevante in rapporto ai nostri due trilioni di zavorra. Il Tesoro per onorare i creditori del Matusalem spenderà oggi quasi il triplo (2,80% l’anno) rispetto a un Btp decennale. Se i tassi dovessero tornare a livelli più normali, l’operazione si trasformerebbe però in un affare.

E un risparmiatore privato? Può comprarlo — bastano mille euro — e dimenticarlo in un cassetto accumulando le cedole, senza scordarsi però i rischi legati a un lasso di tempo così lungo. Per i più sofisticati, invece, il Matusalem non ha età. È solo un veicolo da cui scendere e salire per speculare sulle variazioni di prezzo, che in caso di bufere e successive schiarite saranno sempre piuttosto elevate.

Fonte: Corriere della Sera

BTP 2067: conviene? E a chi?

Emesso in questi giorni, il BTP 2067 ha certamente destato l’attenzione dei risparmiatori italiani, storicamente abituati ad investire in titoli di Stato domestici. E questo sia per il rendimento relativamente elevato, sia per la scadenza, davvero lunghissima: mezzo secolo. Vale la pena passare ai raggi X questa obbligazione.

Identikit del BTP 2067

Il nuovo BTP (codice ISIN IT0005217390) è del tutto simile ad altri già in circolazione, se non per la scadenza, lontanissima: marzo 2067. Corrisponde a una “duration modificata” di 27 anni – torneremo sull’argomento tra poco.

Il tasso cedolare è del 2,8% annuale (ma pagato semestralmente, cioè la cedola è 1,40% a semestre), numero che può ingolosire i risparmiatori affamati di reddito corrente – non pochi, a giudicare dal demenziale successo dei prodotti a cedola.

Il taglio minimo è pari a 1.000 euro, sicché si tratta di un titolo accessibile ad un ampio pubblico di investitori, in linea di principio.

Il rendimento

Il rendimento nominale lordo a scadenza è ora pari al 2,9% annuo, oltre il doppio del rendimento del BTP decennale, e sarà incamerato con certezza – se il titolo non va in default – dall’eventuale investitore cassettista (ma, diciamocelo… quanti risparmiatori intendono fare i cassettisti mirando al 2067? Certo non io, che per allora sarò probabilmente morto, stando alle affidabili tavole di mortalità dell’Istat).

In termini reali, cioè tenendo conto dell’effetto erosivo dell’inflazione, si otterrà verosimilmente un rendimento reale lordo di poco inferiore all’1%, ipotizzando un’inflazione intorno al 2% (pari all’obiettivo attuale della Banca Centrale Europea). Non è malaccio, in fondo: si tratta di un rendimento reale in linea con i valori storici di lungo termine per l’Europa, secondo il Credit Suisse Global Investment Returns Yearbook 2016. Va però detto che il BTP 1/3/2047, che scade ben vent’anni prima, rende il 2,4% annuo lordo. Insomma, c’è da domandarsi se, per un mero 0,4% di rendimento lordo in più, ha senso assumere rischio tasso e rischio controparte nei confronti dell’Italia per ulteriori 20 anni.

Il rischio

La prima cosa da chiedersi è: che cosa succede se improvvisamente i tassi d’interesse a lungo termine si muovono? Come ne risentirebbe la performance di questo BTP a lunghissimo termine? La risposta è nel grafico seguente, che pone sull’asse orizzontale possibili shock ai tassi d’interesse e su quello verticale le conseguenze sul BTP in esame, in termini di performance.

È una reazione degna di un mamba nero. Per capirci, se i tassi d’interesse a lungo termine si alzassero dell’1%, questo BTP a cinquant’anni perderebbe il 22% abbondante (nota tecnica: qui si vede un effetto benefico della convexity, che è relativamente elevata). Anche solo un rialzo di 0,5% nei tassi d’interesse farebbe perdere oltre il 12% del valore a questo titolo. Si tratta di volatilità, e possibili perdite, degne di un investimento azionario. E questo è solo il rischio tasso.

Poi c’è il tema del rischio controparte: qual è la probabilità di default dell’Italia su un arco temporale del genere? Bene, stando al mercato dei CDS, la probabilità di default a 10 anni dell’Italia è pari a 23% (fonte Bloomberg). Ora, se si proietta questa stessa probabilità di default su un arco temporale di 50 anni (è una catena di Markov, algebretta), salta fuori una probabilità di default del 72%. Sia chiaro, per me si tratta di valori che si collocano nel dominio dell’assurdo, credo che la realtà sia un po’ meno lugubre di così. Ma anche se la probabilità di default a 5 anni fosse la metà rispetto a quanto quota il mercato dei CDS oggi, e cioè fosse poco più dell’11%, verrebbe comunque fuori che la probabilità di default in 50 anni è del 45% circa. Insomma, giratela come volete, ma su mezzo secolo il rischio di default di un Paese come l’Italia non si può ignorare. Banalmente, può succedere di tutto, a livello geopolitico.

A chi conviene questo BTP?

Sicuramente al Tesoro, che ha colto perfettamente l’opportunità di rifinanziare il debito pubblico italiano a lungo termine, sfruttando al meglio i tassi d’interesse sui minimi storici di sempre. Davvero una lectio magistralis in gestione del debito pubblico, una bella mossa della quale beneficeranno i Governi italiani da oggi al futuro.

Emissioni di questo tipo fanno poi generalmente molto comodo a investitori istituzionali, come le compagnie di assicurazione e i fondi pensione, che devono fronteggiare pagamenti lontani nel tempo. Bond così sono una boccata d’ossigeno puro per assicurazioni che devono pagare minimi garantiti a lungo termine e sono a rischio dissesto, se i tassi d’interesse perdurano su questi livelli da microscopio. Infatti, a fronte dei 5 miliardi di euro offerti dal Tesoro, la richiesta (prevalentemente di istituzionali) è stata di oltre 18 miliardi di euro, con un rapporto domanda/offerta pari a 3,7, molto elevato.

Invece, ad oggi, non credo si tratta di un’obbligazione particolarmente interessante per il risparmiatore: il rendimento a scadenza odierno è su livelli storicamente non esaltanti, per usare un eufemismo, dato che altri BTP con scadenza più breve offrono rendimenti analoghi, e i rischi sono importanti. Il titolo è appetitoso per chi vuole cimentarsi nel trading, perché con duration 27 l’effetto leva sui movimenti dei tassi d’interesse è grandissimo (in prima approssimazione la performance del bond è pari a: -duration modificata x variazione del tasso d’interesse). Ma è un gioco difficile e pericolosetto: il rischio volatilità è grande come un condominio.

Mettiamola così: secondo me, se e quando si assisterà ad un aumento dei tassi d’interesse (e di conseguenza il prezzo di questo BTP scenderà drasticamente), allora potrà essere un investimento di lungo termine da considerare con attenzione.

di Raffaele Zenti

Questo articolo e’ stato originariamente pubblicato su Advise Only, che ringraziamo

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