Spauracchio impeachment per Trump, Wall Street cede. Nasdaq -2,6%

Indici in forte ribasso a Wall Street. L’indice Dow Jones delle 30 blue chips ha ceduto 372,82 punti, -1,78%, a quota 20.606,93. L’S&P 500 ha perso 43,64 punti, -1,82%, a quota …

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Indici in forte ribasso a Wall Street. L’indice Dow Jones delle 30 blue chips ha ceduto 372,82 punti, -1,78%, a quota 20.606,93. L’S&P 500 ha perso 43,64 punti, -1,82%, a quota 2.357. Il Nasdaq ha lasciato sul terreno 158,63 punti, -2,57%, a quota 6.011,24

Il caos che ha travolto la Casa Bianca preoccupa: si teme che il taglio alle tasse ritardi o non si materializzi. Si parla anche di impeachment. Vix in volata. Fuga verso i porti sicuri di Treasury e oro.

La borsa di New York ha messo a segno la seduta peggiore dallo scorso settembre. Il sell-off è stato provocato da Donald Trump, il presidente americano che spesso si è vantato della performance dell’azionario successiva alla sua vittoria alle elezioni ma sul quale il mercato ora ha smesso di credere. I guadagni del mese di maggio sono stati annullati.

A pesare sono state indiscrezioni secondo cui lo scorso febbraio Trump avrebbe chiesto all’allora direttore dell’Fbi James Comey di chiudere l’inchiesta riguardante Michael Flynn, l’ex generale scelto come consigliere alla Sicurezza nazionale, per i suoi rapporti con la Russia.

Inoltre pesano sul mercato i rischi di impeachment:

I legami finanziari di Trump con oligarchi russi e mafiosi. Scoop esplosivo dall’Olanda – VIDEO

Il caos politico torna a fare temere ritardi nella tanto attesa agenda pro-crescita e pro-business sulle cui basi era cresciuta la borsa. La preoccupazione principale è che il promesso taglio alle tasse passi in secondo piano o non veda mai la luce. C’è poi chi si domanda se i rischi politici porteranno al tracollo politico di Trump. Secondo Justin Amash, deputato per lo Stato del Michigan, se le indiscrezioni fossero vere, ci sarebbero le basi per un impeachment.

L’incertezza ha fatto scattare una fuga verso porti considerati sicuri dagli investitori in tempi di incertezza. Ora ci si domanda se lo stesso caos porterà la Federal Reserve a posticipare quella che fino a inizio settimana pareva una sicura stretta monetaria a giugno.

I Treasury sono stati protagonisti di un rally tanto che i rendimenti – che si muovono inversamente ai prezzi – hanno subito il calo maggiore dallo scorso giugno: il decennale ha chiuso al 2,216%, minimo del 19 aprile scorso, dal 2,329% di ieri.

Il venire meno dell’ottimismo che il mercato aveva riposto in Trump e nei suoi stimoli fiscali ha pesato sul dollaro, che rispetto a un basket composto da 16 valute ha perso lo 0,6%. L’oro con consegna a giugno ha guadagnato al Nymex l’1,8% a 1.257,5 dollari l’oncia; il rialzo è stato il maggiore dal 16 marzo e il prezzo di chiusura il massimo dal 20 aprile.

Il nervosismo tra gli operatori di borsa è stato notevole, come riflesso dal cosiddetto indice della paura. Il Vix è balzato +46,38% a 15,59 una settima circa dopo avere toccato i minimi del 1993 sotto quota 10. E’ stato il settore finanziario (-3,15%), non a caso, ad avere sofferto più di tutti con titoli come Goldmand Sachs (-5,27%) e JP Morgan (-3,8%) che hanno tenuto a freno il Dow Jones Industrial Average.

. Il petrolio a giugno al Nymex ha invece guadagnato lo 0,8% a 49,07 dollari al barile sulla scia del sesto calo di fila delle scorte settimanali Usa; la contrazione però è stata più contenuta delle stime.

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2 commenti

  1. ronin

      

     
    Un audio che inchioda Trump: “Pagato da Putin”.
    Io ne ho uno col Silvio che dice di odiare le fighe.
    Di Mauro Bottarelli
     
    https://www.rischiocalcolato.it/2017/05/un-audio-inchioda-trump-pagato-putin-ne-uno-col-silvio-dice-odiare-le-fighe.html
     

  2.   

    Ma cosa sta succedendo negli Usa? Per capirlo bisogna ripercorrere in rapida sequenza i primi 5 mesi della presidenza.
    Trump inizia come un presidente di rottura, che nel suo discorso inaugurale traccia degli obiettivi e una visione del ruolo degli Stati Uniti nel mondo antitetici rispetto ai suoi predecessori.
    Come prevedibile, la reazione dell’establishment è durissima: manifestazioni di piazza, giudici che bloccano decisioni presidenziali, l’intelligence che soffia sul fuoco del Russiagate alimentando lo spettro che Mosca abbia interferito nelle elezioni mentre molti repubblicani si schierano con i democratici. Lo Stato Profondo (Deep State) è in rivolta e protagonista di ogni forma di boicottaggio.
    Dopo appena tre settimane, uno dei suoi consiglieri più, quello alla Sicurezza Nazionale, Michael Flynn si dimette per aver nascosto alcune conversazioni con l’ambasciatore russo a Washington. In sé nulla di irrimediabile, anche il team di Hillary ha avuto contatti con l’ambasciata russa. Trump, che non conosce la potenza dell’apparato, commette un errore, si dimostra arrendevole e abbandona Flynn.l 6 aprile nuovo cedimento: l’altro fedelissimo Steve Bannon, viene estromesso dal Consiglio nazionale della sicurezza, dove restano solo falchi, tra cui molti neoconservatori. Dopo poche ore Trump rinnega i capisaldi del suo discorso inaugurale e diventa improvvisamente interventista. Bombarda con i missili una base militare in Siria, lancia la Madre di tutte le bombe in Afghanistan, fa salire alle stelle le tensioni con la Corea del Nord. Intanto al Pentagono, si affinano i piani di guerra.
    Trump appare normalizzato, inghiottito dall’establishment. E improvvisamente il Russiagate sparisce dalle prime pagine, perde di intensità e di importanza. Il presidente annuncia la revoca del Trattato di libero scambio Nafta ma dopo poche ore si rimangia tutto, a conferma del suo ammansimento. La revoca dell’Obamacare torna d’attualità con il convinto assenso del Partito repubblicano.
    Poi, però, accade qualcosa. Trump ci ripensa o, almeno, dimostra di volersi riprendere qualche spazio, soprattutto diplomatico. Dopo aver incontrato da solo il leader cinese XI con cui stabilisce un ottimo rapporto personale, esautora di fatto il Dipartimento di Stato, decidendo da solo la visita dal Papa il 24 maggio e, soprattutto, avviando un dialogo con Mosca, parla al telefono con Putin e riceve alla Casa Bianca il ministro degli Esteri russo Lavrov.
    L’establishment non gradisce e inizia ad agitarsi. Le polemiche interne riaffiorano, i giornali ricominciano a descrivere una Casa Bianca spaccata e caotica. Quando il presidente decide di licenziare il capo dell’Fbi Comey, il Deep State dichiara una nuova e verosimilmente definitiva, guerra al redivivo Trump. Seguendo i dettami illustrati dall’ex consigliere di Obama Kupchan che invitava ad “adoperare i media e l’opinione pubblica”, sulla stampa amica ovvero New York Times e Washington Post  fioccano indiscrezioni e rivelazioni pesantissime, insinuanti e, come sempre, anonime, ma di fonte sicura: servizi segreti, esponenti dell’Amministrazione. Gli altri media amplificano. E l’isteria monta.Qualunque voce o ricostruzione contro Trump viene presentata dai media come sicura e provata, qualunque indizio a sua discolpa viene relativizzato o ignorato. La Washington Post annuncia che le informazioni passate a Lavrov durante l’incontro alla Casa Bianca sono segrete e che il presidente ha messo a repentaglio la sicurezza nazionale. Si scopre,tuttavia, che si tratta dell’allarme sulla possibilità che l’Isis compia attentati sugli aerei nascondendo bombe nei laptop, rischio noto da giorni, e lo stesso Putin smentisce di aver ricevuto informazioni segretissime e si dice pronto a dimostrarlo. Ma non basta a riportare la quiete. Mc Cain cita il watergate, i democratici incalzano, i media attaccano con toni scandalizzati.
    E ora? Un esponente di lungo corso della politica Usa, insospettabile perché rappresenta la sinistra americana, Dennis Kucinich, legge con molta lucidità la situazione. Ricorda di non aver nulla in comune con Trump  ma in un’intervista a Fox News giudica pretestuosa questa campagna.

    “Se l’informazione era così sensibile perché è stata passata al Washington Post?”

    si chiede. E ancora:

    “”Qualcosa è fuori controllo.C’è un tentativo di stravolgere la relazione con la Russia. (…) Dobbiamo chiederci: perché l’intelligence sta cercando di sovvertire il presidente degli Stati Uniti con questi leaks? (…) Guardi, io sono in disaccordo con Trump su molte questioni ma su questa ci può essere solo un presidente e qualcuno nel mondo dei servizi segreti sta cercando di rovesciare questo presidente al fine di perseguire una linea politica che ci mette in conflitto con la Russia. Il punto è: perché? E chi? Abbiamo bisogno di scoprirlo”.

     
    Kucinic ha quasi certamente ragione. Qualunque pretesto è utile per perseguire lo scopo finale: ribaltare la volontà popolare, cacciare Trump e mantenere il potere nelle mani dell’establishment, al cui interno si annullano le differenza politiche tra destra e sinistra, e che governa gli Usa dai tempi di Kennedy.
    Il successore è già pronto: è il vice Mike Pence, che non è mai stato un fedelissimo di Trump. E’ uomo del partito repubblicano. Di lui si fidano.
    http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/05/17/obiettivo-finale-rovesciare-trump-preparatevi/