Bomba atomica e 200.000 morti, scenario di guerra in Corea del Nord

Molto dipende dallo scontro istituzionale, già chiaro ai giorni nostri, fra il Pentagono e Trump. I generali sono intelligenti ma l'ex palazzinaro...

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Una guerra disastrosa, senza vincitori né vinti, con milioni di profughi e centinaia di migliaia di morti tra Corea del Nord e Corea del Sud. Il terrificante scenario che viene analizzato dall’Economist mostra come un’eventuale guerra degli Stati Uniti nei confronti del regime di Pyongyang sarebbe non soltanto un vero e proprio punto di non ritorno della politica mondiale, ma anche una strage, a causa della forza militare della Corea del Nord e delle difficoltà insite in una guerra che prevedrebbe i civili come prime vittime. Lo scenario bellico è individuato in un periodo preciso: marzo del 2019. Una data casuale, nell’analisi dell’Economist? Non proprio.

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La scelta di marzo 2019 è probabilmente scaturita da diversi fattori, non ultimo che tra marzo e aprile degli ultimi anni si sono svolte le esercitazioni congiunte coreane e statunitensi nell’ambito del programma Foal Eagle. L’ultima esercitazione, quella del 2017, ha visto un dispiegamento di forze abbastanza ridotto, circa dodicimila soldati USA e circa diecimila delle forze della Corea del Sud. Ma quella precedente, cioè l’esercitazione del 2016, ebbe numeri elevatissimi: furono 17mila i soldati statunitensi impegnati in Corea e ben trecentomila quelli di Seul. Una dimostrazione di forza imponente cui seguirono le reazioni di Kim. E il 2019 sarà comunque la fine del primo biennio dell’era Trump e un momento probabilmente di svolta della politica del presidente dopo un primo periodo di assestamento.

Come inizierebbe il tutto? Forse da un possibile test missilistico da parte del governo di Kim Yong Un in reazione al dispiegamento di centinaia di migliaia di soldati coreani e statunitensi al confine con la Corea del Nord per le esercitazioni Foal Eagle. Lo scenario ipotizzato dall’intelligence, che vuole attirare l’attenzione del presidente, sarebbe quello di un test missilistico con un vettore in grado di traportare una testata termonucleare ma questa volta fatto esplodere nel cielo, proprio durante le esercitazioni. Per Trump, che fino al 2017 ha detto che la Corea del Nord non avrebbe mai avuto un sistema ICBM, il test rappresenterebbe un punto di non ritorno, da cui la scelta dell’autorizzare i raid contro la Corea del Nord.

   
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A questo punto lo scenario sarebbe di uno scontro istituzionale, già chiaro ai giorni nostri, fra il Pentagono e il presidente Trump. I militari sanno che una guerra con la Corea del Nord sarebbe devastante, mentre il presidente deciderebbe di dare il via al conflitto per non apparire come un presidente debole incapace di fermare le derive di Pyongyang. Secondo gli analisti dell’Economist, Trump cambierebbe i vertici militari con persone disposte a contribuire alla guerra contro la Corea del Nord. Uno scenario non improbabile, visto il walzer di nomine del presidente, ma tutto dipenderà, in realtà, da chi sarà più in grado di orientare le scelte di The Donald in quel momento storico. Tutto potrebbe dipendere da quale fazione del deep-State prenderà il sopravvento, o se a decidere sarà esclusivamente il Presidente.

Il problema vero della guerra, tuttavia, è che potrebbe accadere quanto ipotizzato da alcuni osservatori delle politiche di Pyongyang: la sottovalutazione delle sue forze. Kim potrebbe ordinare di colpire la Corea del Sud con le unità di élite dell’esercito grazie a una rete di tunnel che collegano le due Coree, potrebbe devastare attraverso attacchi hacker le infrastrutture di Seul e, infine, far avanzare la flotta per prendere il controllo delle acque territoriali della Corea del Sud più vicine al nord. Inoltre, il vero problema sarebbe quello scaturito dalla mancanza di notizie reali e sul campo riguardo al posizionamento di mote basi missilistiche di Pyongyang.

La geografia della Corea del Nord permette la creazione di basi all’interno di fitte catene montuose di cui si conosce pochissimo, e questo metterebbe comunque a repentaglio la vita di milioni di civili nelle città della Corea del Sud, che sarebbero il primo bersaglio della guerra finale di Kim contro i suoi storici nemici. Perché la guerra contro Kim e contro il regime della Corea del Nord non sarebbe soltanto una guerra tesa a far finire il piano missilistico del regime, ma si trasformerebbe immediatamente in una guerra totale del governo nordcoreano, che avrebbe soltanto la certezza di essere alla fine.

Senza nulla da perdere, Kim si troverebbe davvero nella paventata condizione di scatenare un “mare di fuoco” sulla Corea e suoi alleati e la guerra avrebbe conseguenze devastanti sul piano umanitario, in entrambe le Coree. Per abbattere il regime, gli Stati Unit sarebbero costretti a colpire Pyongyang e i suoi quartieri, i cui cittadini, in larga parte soldati, sarebbero tutti nemici. E la Corea del Sud diventerebbe oggetto di ogni tipo di arma lanciata dalla Corea del Nord.

La conclusione della guerra sarebbe catastrofica, e non sarebbe da escludere l’uso di armi atomiche da una parte e dall’altra per far finire la guerra, in modo definitivo. I morti potrebbero essere centinaia di migliaia, almeno trecentomila data l’impossibilità di avere raid tattici sui singoli siti militari. I profughi potrebbero essere milioni, e la Cina si troverebbe nella condizione di dover far fronte a una crisi umanitaria senza precedenti al suo confine. Lo shock sul mondo sarebbe gigantesco e i mercati azionari oscillerebbero, crollando in un vortice di recessione per timori di un effetto-domino sulle relazioni diplomatiche mondiali e per l’isolamento degli Stati Uniti. Effetti incalcolabili che, pur rimanendo in uno scenario ipotetico, non possono essere tralasciati quando si parla troppo facilmente di una guerra preventiva alla Corea del Nord.

Fonte: Il Giornale

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