Geopolitica e scenari globali

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Analisi, news e link di politica interna e internazionale. Pagina al 100% alimentata dagli utenti di Italia.co, per capire dove va il mondo, anticipando cambiamenti e trend con cui paesi e individui dovranno confrontarsi. Tesi ufficiali, ufficiose e teorie della cospirazione. Poteri forti, contro-poteri, rivoluzioni, fermenti, capitalismo, socialismo, economia, religione, filosofia, futuro.

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830 commenti

  1.   

  2.   

    “Nessuno di noi se ne sta accorgendo”
    Mai dimenticare l’esperimento della rana bollita.
    Il fenomeno della rana bollita risale ad una ricerca condotta dal John Hopkins University nel lontano 1882. Durante un esperimento, alcuni ricercatori americani notarono che lanciando una rana in una pentola di acqua bollente, questa inevitabilmente saltava fuori per trarsi in salvo. Al contrario, mettendo la rana in una pentola di acqua fredda e riscaldando la pentola lentamente ma in modo costante, la rana finiva inevitabilmente bollita.

    Originariamente inviato da ronin:   Barnard: è in arrivo l’inferno. Saremo Tech-Gleba, schiavi   http://www.libreidee.org/2017/08/barnard-e-in-arrivo-linferno-saremo-tech-gleba-prigionieri/   Non mangiano più “libri di cibernetica, insalate di matematica”, ma divorano volumi di Cartesio, Galileo, Newton. Sono i nuovi stregoni della meccanica quantistica, a metà strada tra scienza e metafisica. Sono stati assoldati dall’élite planetaria, quella che ormai ha compreso che il capitalismo è storicamente finito. Al suo posto, avanza quella che Paolo Barnard chiama tech-gleba. O meglio: “Tech-Gleba Senza Alternative”, sottoposta al cyber-potere del computer “quantico”, fantascienza in mano a pochissimi. Una super-macchina “pensante”, in grado di far sparire ogni lavoratore dalla faccia della terra, sostituendolo con robot, droni e androidi cobots, i cui servizi i neo-schiavi ridotti all’apatia saranno costretti a “noleggiare”. «Questo non è un fumetto, è il futuro vicino, vicinissimo, ed è tutto già pronto. Solo che nessuno di noi se ne sta accorgendo», perché i cittadini più “svegli”, che stanno in guardia contro minacce visibili (mafie, corruzione, Eurozona, migrazioni, “climate change”) non vedono «un mostro immensamente peggiore», che ormai «è dietro la porta di casa». L’umanità retrocessa alla servitù della gleba (tecnologica). E’ l’incubo al quale Barnard dedica svariate pagine sul suo blog, lo stesso che nel 2011 ospitò il profetico saggio “Il più grande crimine”, sulla genesi politico-finanziaria dell’Eurozona – riletta, appunto, in chiave criminologica: puro dominio, fraudolento, dell’uomo sull’uomo.   .. ecc… …  

     

  3. ronin

      

     
    COMPUTERS QUANTISTICI. SONO GIA’ QUI. MEGLIO CHE LI CONOSCI PER VIVERE.  
     
    http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1904
     
    I computers quantistici sono già qui, come quello sopra, altro che ‘le fantasie di Barnard’. Cambieranno il mondo e non si esagera. Ma come fu per la scoperta dell’atomo, il cambiamento può prendere due strade: la vita, o l’incubo d’intere popolazioni. Il mio parere è che peggioreranno la TECH-GLEBA di tanto per l’uso umano che ne verrà fatto. La tecnologia non è quasi mai un male in sé.
     
    Adesso spiego alla zia Marta cosa sono i computers quantistici. Meglio conoscerli ora, fidatevi.
     

    ecc…

     

  4. ronin

      

     
    Barnard: è in arrivo l’inferno. Saremo Tech-Gleba, schiavi
     
    http://www.libreidee.org/2017/08/barnard-e-in-arrivo-linferno-saremo-tech-gleba-prigionieri/
     
    Non mangiano più “libri di cibernetica, insalate di matematica”, ma divorano volumi di Cartesio, Galileo, Newton. Sono i nuovi stregoni della meccanica quantistica, a metà strada tra scienza e metafisica. Sono stati assoldati dall’élite planetaria, quella che ormai ha compreso che il capitalismo è storicamente finito. Al suo posto, avanza quella che Paolo Barnard chiama tech-gleba. O meglio: “Tech-Gleba Senza Alternative”, sottoposta al cyber-potere del computer “quantico”, fantascienza in mano a pochissimi. Una super-macchina “pensante”, in grado di far sparire ogni lavoratore dalla faccia della terra, sostituendolo con robot, droni e androidi cobots, i cui servizi i neo-schiavi ridotti all’apatia saranno costretti a “noleggiare”. «Questo non è un fumetto, è il futuro vicino, vicinissimo, ed è tutto già pronto. Solo che nessuno di noi se ne sta accorgendo», perché i cittadini più “svegli”, che stanno in guardia contro minacce visibili (mafie, corruzione, Eurozona, migrazioni, “climate change”) non vedono «un mostro immensamente peggiore», che ormai «è dietro la porta di casa». L’umanità retrocessa alla servitù della gleba (tecnologica). E’ l’incubo al quale Barnard dedica svariate pagine sul suo blog, lo stesso che nel 2011 ospitò il profetico saggio “Il più grande crimine”, sulla genesi politico-finanziaria dell’Eurozona – riletta, appunto, in chiave criminologica: puro dominio, fraudolento, dell’uomo sull’uomo.
     
    ..
    ecc…

     

  5. normal

      

    … Io non son solito postare in questo spazio, io sono un becero, un istintivo un lunatico…
    Io non posto quasi mai qui perchè ritengo questo spazio … qualcosa di meglio, adatto a gente meno apprensiva, più coerente… più acculturata.
    Ma dato che da un po’ sta gente latita … Hi hi hi….
    Vi propongo questa cosa davvero bella. Per conto mio.
    Qui si discute di cambiamenti sistemici, quello che manca nei nostri odierni cambiamenti sistemici… secondo me è una coscenza, un’anima.
    Mi permetto di proporre il mio punto di vista  in estrema sintesi proponendo questa cosa stupida… forse alla nostra fame di crescere manca questo; il sapersi fermare un attimo e ragionare. 
     
    https://youtu.be/JxwjxjtOHEg

  6. ronin

      

     
    Dare Soldi ai Cittadini Senza Indebitare Nessuno? SI PUO’ FARE
     
    http://www.cogitoergo.it/dare-soldi-ai-cittadini-senza-indebitare-nessuno-si-puo-fare/
     
    Clamorosa ammissione su Il Sole 24 Ore: si può stampare denaro e darlo ai cittadini senza indebitare nessuno.
     
    Nel saggio intitolato L’illusione della libertà, ho sostenuto che se ci fosse la volontà si potrebbe creare denaro dal nulla e darlo ai cittadini, in modo che tutti dispongano di un reddito che consenta di vivere dignitosamente, senza indebitare nessuno né pretendere nulla in cambio.
     
    Scommetto che in molti avranno pensato che si trattasse della solita “utopia” economicamente impossibile da attuare… invece non è così: si può fare, tant’è che la fattibilità di una simile iniziativa è stata candidamente confessata su Il Sole 24 Ore (niente di meno che la massima testata main stream italiana in ambito economico), da cui riporto un breve estratto:
     
    «Dal punto di vista tecnico, uno strumento per aumentare la domanda aggregata esiste anche nella situazione attuale: è la cosiddetta “moneta distribuita con l’elicottero”, per usare le parole di Milton Friedman. Cioè la banca centrale stampa moneta e la distribuisce ai cittadini, non in cambio di qualcosa (titoli di stato o la promessa di una restituzione futura), ma in modo permanente e a fondo perduto. Le obiezioni nei confronti di questo strumento non sono economiche, ma politiche. Dal punto di vista economico non c’è dubbio che sarebbe efficace». (di Guido Tabellini – Il Sole 24 Ore
     

    ecc…

     

  7. ronin

      

     
    Di Charles Hugh Smith, 8 settembre 2017
     
    http://vocidallestero.it/2017/09/21/la-vera-ragione-per-cui-i-salari-ristagnano-la-nostra-economia-e-ottimizzata-per-la-finanziarizzazione/http://vocidallestero.it/2017/09/21/la-vera-ragione-per-cui-i-salari-ristagnano-la-nostra-economia-e-ottimizzata-per-la-finanziarizzazione/
     
     
     
    Il rapporto tra il monte salari e il PIL è in caduta libera, come diretta conseguenza dell’ottimizzazione della finanziarizzazione.
     
     
    Il tallone d’Achille del nostro sistema socio-economico è la stagnazione secolare dei redditi da lavoro, vale a dire di stipendi e salari. Salari stagnanti rovinano tutti i settori della nostra economia: il consumo, il credito, le tasse e, forse ancor più importante, il tacito contratto sociale secondo cui i benefici degli aumenti di produttività e dell’aumentare della ricchezza dovrebbero essere distribuiti largamente, se non proprio equamente.
     
    Questo grafico mostra che il declino della quota salari del PIL non è un problema recente, ma un trend che dura da 45 anni: nonostante qualche sparuto recupero, i lavoratori (ossia coloro che guadagnano attraverso un lavoro/impiego) hanno visto la loro fetta di PIL decrescere, a prescindere dalla situazione economica o politica.
     
     
    Stipendi e salari come percentuale del PIL
     
    La quota legata a stipendi e salari in percentuale sul PIL è declinata indipendentemente dalle condizioni macro, la domanda di lavoro è cresciuta solo durante il boom delle dotcom.
     
    …ecc…

     

  8. ronin

      

     
    non avevo ancora letto un punto di vista come quello di questo articolo che segue
     
    https://ofcs.report/internazionale/opinioneconomica-usa-trump-si-appresta-comandare-tutti-nodi-del-potere/https://ofcs.report/internazionale/opinioneconomica-usa-trump-si-appresta-comandare-tutti-nodi-del-potere/
     
    Tutto lascia supporre che Donald Trump verrà ricordato come uno dei presidenti più amati dagli americani (e più odiati dai suoi nemici).
     
    Or dunque, Trump a breve si appresta a comandare tutti i gangli del potere Usa, a partire dal prossimo anno. Già oggi ha un forte grip su quasi tutto:
     
     
    – Il controllo della Casa Bianca (ora)
    – la maggioranza conservatrice della Corte Suprema – in espansione, per questione di età Trump probabilmente nominerà altri due o tre membri – (ora) 
    – la maggioranza (in espansione, visti i risultati delle elezioni di sostituzione di deputati e senatori post elezione presidenziale) di Camera e Senato (e a maggior ragione nel 2018), 
    – la maggioranza dei governatori votanti della Fed ossia della politica monetaria (da febbraio 2018),
    – Il controllo di Cia e Fbi per il tramite di suoi delegati diretti (ora),
    – oltre ad una maggioranza spropositata in termini di governatori repubblicani nei vari Stati, con un vantaggio che non si ricorda dai tempi della guerra civile americana (ora).
     
     
    Non si dimentichi poi l’enorme seguito popolare interno che, a dispetto di quanto propinato dai media europei – allineati purtroppo agli interessi tedeschi – gli permette di stare ragionevolmente al sicuro rispetto ad eventuali colpi di coda poco democratici degli avversari politici interni (pensate che in assenza di colpi bassi anche l’avversario Micheal Moore ha dato per scontata la rielezione di Trump nel 2020, ndr). Non ho citato il supporto degli alti ranghi militari, ma ciò è pleonastico.
     
     
    Si aggiunga il suo personalissimo pragmatismo, da businessman: Trump sa che l’America sta letteralmente annegando nel debito e nei consumi eccessivi, soprattutto di prodotti di importazione. Dunque vuole portare correttivi seri, radicali. E – notate bene – pian piano sta convincendo l’America tutta della correttezza della sua analisi che, attenzione, va a vantaggio del Paese. 
     
     
    La ricetta? Semplice: ridurre il deficit commerciale ossia ridurre le importazioni ed aumentare le esportazioni. Ossia affossare il dollaro. A questo si aggiunga un po’ di inflazione – sempre benvenuta in un paese con 20’000 mld Usd di debito federale, di cui poco meno della metà accumulati da Obama in soli 8 anni – e l’immancabile taglio delle tasse per avvicinarlo per altro al famoso Ronald Reagan, il più amato Presidente della storia recente. Più il solito amenicolo di protezionismo selettivo e spese indirizzate e difesa degli interessi nazionali per via sovranazionale (…), magari anche qualche conflitto mirato fuori porta utile a raggiungere i fini che si è prefissato (e senza gli immigrati tra i piedi, utili solo a spostare i voti dei neocittadini a sinistra, questo era lo scopo Dem che vediamo per altro trasposto anche in Italia, ndr).
     
     
     
    Considerando il fatto che gli Usa hanno ancora l’esercito più possente al mondo, la tecnologia più avanzata, sono sostenuti da un paese ricco e grande, hanno le banche sistemiche globali e soprattutto coi loro consumi tengono in piedi praticamente tutti gli esportatori mondiali, beh, mi sento di dire che Trump ce la farà ad evitare il declino americano. E diventerà amatissimo in patria.Chiaro, chi pensava di spodestare gli Usa odierà Trump e tra questi possiamo annoverare tranquillamente anche e soprattutto i paesi grandi esportatori (Germania e Cina, ndr), che spesso coincidono con i nemici dell’America: ricordo, se gli Usa smettono di consumare sono proprio i grandi esportatori i primi a subirne! Tradotto, Cina e Germania odiano ed odieranno Trump, a loro andava bene Barack Obama che continuando a far consumare gli americani come se non ci fosse un domani (dollaro a 1.04 contro euro) di fatto stava facendo suicidare il dominus globale.
     
    L’ottimismo sta crescendo sul successo trumpiano, almeno in patria, per lo meno con il fine di risollevare economicamente gli Usa. Il motivo sta nel metodo: il Presidente si sta infatti mettendo d’accordo indifferentemente con Dem e Repubblicani per far approvare leggi utili al Paese, ossia l’opposizione politica interna sta diventando funzionale agli interessi del paese ed ai piani del Presidente. È notizia degli scorsi giorni che si è addirittura trovato un accordo coi Dem per far saltare il tetto di spesa governativa. Coi Democratici!
     
     
    Pragmatismo. Facendo leva sul fatto che nel 2018 ci saranno le elezioni di Midterm dove i Dem si troveranno a difendere 25 seggi al Senato sui 33 in palio, coinvolgendo stati dove Trump ha vinto a mani basse nelle presidenziali. Ossia i repubblicani facilmente avranno una larga maggioranza al Senato.
     
     
    O meglio, Trump si sta mettendo d’accordo coi senatori Dem in stati dove lui ha vinto per fare un partito del presidente superando lo steccato Rep/Dem, ossia per far passare i provvedimenti che gli interessano con il fine – secondo la ricetta che ha in testa, in veste di Commander in Chief – di far bene al Paese. E credetemi, per questo ha ed avrà un enorme supporto popolare!
     
     
    Come vorrei che in Italia si facesse lo stesso: una coalizione di persone e partiti per risolvere i veri problemi del Paese. 
     
     
    So bene che ad oggi è impossibile, infatti Trump ci sta riuscendo perché sta puntando ai veri problemi Usa. Se l’Italia dovesse fare lo stesso dovrebbe affrontare il problema italiano principe, l’Ue e l’euro ingegnerizzati per avvantaggiare solo la Germania ed in misura minore la Francia (che però può così mantenere i suoi vizi e privilegi, impunemente, senza batter cassa verso i suoi concittadini). Ovvero la moneta unica che non è nient’altro che uno strumento neocoloniale ideato guarda caso 75 anni fa.
     
     
    Oggi troppe persone italiane ed in Italia, persone che contano, ritengono ancora di guadagnare personalmente dall’euro, o sono tanto compromesse nella difesa di posizioni a chiaro svantaggio della cittadinanza italica (ed a parallelo vantaggio straniero, dietro compenso) da non volere o potere affrontare i veri problemi nazionali.
     
     
    Sarà un brutto risveglio, purtroppo.
     
     
    In questo senso Trump rischia di essere una benedizione per gli americani in generale, ma un incubo per una stretta cerchia di affaristi (ho detto clintoniani?) che ci guadagnavano immensamente dallo status quo precedente.
     
     
    Resta la domanda finale: vista l’innegabile vicinanza dell’Italia agli States, chi si farà portatore della mission trumpiana in Italia?
     

  9. ronin

      



    “Il Mossad ha usato due furgoni nell’attacco sulle Ramblas di Barcellona, e sono arrivati entrando dalla strada laterale e non dal centro. Il primo furgoncino era telecomandato da Richmond (USA). Il secondo, quello con la pubblicità, lo hanno messo a bloccare la zona “.


    https://comedonchisciotte.org/il-mossad-ha-usato-due-furgoncini/


     

  10. ronin

      

     
    Come fermare le rivoluzioni colorate
     
    https://comedonchisciotte.org/come-fermare-le-rivoluzioni-colorate/
     
    DI ISRAEL SHAMIR
     
    Le rivoluzioni colorate di solito avvengono solo in paesi benedetti dalla presenza diplomatica statunitense. Avete bisogno di un’ambasciata americana per varie cose: pescare il futuro leader da mettere al potere, portare abbastanza denaro per coprire le spese del caos organizzato, proteggere i ribelli e detronizzare il dittatore reggente. Potrebbe essere che un’ambasciata americana sia oggi in America?
     
    La grande rivoluzione colorata americana continua. Lo script è molto simile a quello usato oltreoceano. Di solito include alcuni monumenti rovesciati. Le forze pro-americane hanno buttato giù statue di Saddam a Baghdad, di Felix Dzerzhinsky a Mosca, di Lenin a Kiev, del soldato-liberatore russo a Tallinn e Varsavia. Ed ora il trend è tornato in America come un boomerang, con le statue degli Stati Confederati.
     
    Questo non è vandalismo senza senso, ma una simbolica dichiarazione di vittoria. La parte vincente rovescia i monumenti di quella sconfitta, che può solo brontolare ma non fare nulla. Tuttavia, lasciano sempre dei segnali: ovunque ed ogni volta, i rivoluzionari colorati scelgono alcune date di scarsa importanza per la maggioranza. Cosa diversa dalle rivoluzioni reali, dove cadono gli effettivi simboli del potere.
     
    Una vera rivoluzione in Francia nel 1789 distrusse la Bastiglia, una in Russia nel 1917 distrusse le statue dello Zar ed occupò il Palazzo d’Inverno. Una vera rivoluzione negli Stati Uniti presumibilmente vedrebbe occupata la Federal Reserve e rovesciate le statue degli ultimi presidenti. Ma le rivoluzioni colorate sono fasulle, per cui scelgono un bersaglio facile. Lenin a Kiev o Robert E. Lee a Charlottesville non rappresentano il potere attuale. La causa di Lenin è stata sconfitta nel 1990, un quarto di secolo fa, quella del generale Lee addirittura più di 150 anni fa. Molte persone sono piuttosto sconvolte dalla loro rimozione, ma pochissime hanno preso le armi per difenderle. È una mossa di marketing, ed anche efficace.
     
    L’ottimo Steve Sailer ha scritto: “Il deep state americano ha abbattuto diversi regimi tramite rivoluzioni colorate”. Una buona lettura, ma non sufficiente. La forza dietro queste rivoluzioni, inclusa l’attuale americana, non è………………………
    ……….
    ecc…

     

  11. Buccino

      

    La Repubblica Pontificia e i guai di Bergoglio
     
     
    “Accoglienza dei fratelli”, “controllo dei flussi migratori”, “prima gli italiani”, “aiutiamoli a casa loro”? No, grazie!
     
    Gli immigrati, la mobilitazione reazionaria e la rivoluzione socialista
     
    Una delle tesi del Manifesto Programma del (nuovo)Partito comunista italiano più indigeste agli esponenti della sinistra borghese è quella della Repubblica Pontificia. Nel capitolo 2.1.1.2 del nostro MP noi spieghiamo che dopo la Seconda Guerra Mondiale la Corte Pontificia è diventata il governo occulto e di ultima istanza della Repubblica Italiana. Essa dispone di un potere completamente irresponsabile e dai contorni indefiniti (una monarchia costituzionale senza costituzione vincolante e quindi senza limiti di potere): questo con il pieno accordo della borghesia italiana e dell’imperialismo USA e dopo che il gruppo dirigente del PCI aveva rinunciato a proseguire la rivoluzione socialista sviluppando i risultati raggiunti con la vittoria contro i nazifascisti. Nello stesso contesto indichiamo anche che, con la putrefazione del regime DC iniziata negli anni ’90, la Chiesa Cattolica aveva assunto e avrebbe dovuto assumere un ruolo sempre più palese nel governo del paese. È proprio quello che in questi giorni la sta coinvolgendo nella mobilitazione reazionaria che, in Italia come negli altri paesi imperialisti, ha gli immigrati come bersaglio principale.
     
    A conferma delle nostre tesi sulla Repubblica Pontificia e del coinvolgimento crescente della Corte Pontificia con la sua Chiesa Cattolica nella mobilitazione reazionaria, riportiamo qui di seguito dal sito del Corriere della Sera (11 agosto 2017) l’articolo La svolta della Chiesa sui migranti dopo l’incontro segreto con Gentiloni che illustra, riferendo un caso concreto e attuale, come funziona il governo della Repubblica Pontificia.
     
    Regole e accoglienza
    Milano, 11 agosto 2017 – 22:19
    La svolta della Chiesa sui migranti dopo l’incontro segreto con Gentiloni
    Il premier si è ritrovato un mese fa con papa Francesco a casa dell’arcivescovo Angelo Becciu, numero due della Segreteria di Stato
    di Luigi Accattoli, Dino Martirano
    ROMA Due antefatti con protagonista il Papa spiegano il nuovo atteggiamento della Cei sui migranti, che la vede favorevole alla stretta del governo su Ong e scafisti: un invito di Francesco ai governanti perché gestiscano con «prudenza» l’apertura agli immigrati, fatto il 1° novembre scorso; un incontro fino a oggi restato riservato del Papa con il premier Paolo Gentiloni, un mese fa in casa dell’arcivescovo Angelo Becciu, numero due della Segreteria di Stato. È toccato poi a Becciu, cui compete il rapporto con i governanti italiani, ascoltare e consigliare sia gli esponenti del nostro mondo politico sia il vertice dell’episcopato perché la «solidarietà» papale e vaticana con l’Italia trovasse sbocchi concreti.
    Il pronunciamento fatto giovedì dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), che richiamava con lo stesso «vigore» sia la necessità dell’accoglienza sia quella di «un’etica della responsabilità e del rispetto della legge», costituisce la prima applicazione all’Italia della linea della «prudenza» indicata da Francesco il novembre scorso, durante il volo di rientro dalla Svezia.
    «Credo che in teoria non si può chiudere il cuore a un rifugiato, ma ci vuole anche la prudenza dei governanti: devono essere molto aperti a riceverli, ma anche fare il calcolo di come poterli sistemare»: così aveva parlato il Papa in quell’occasione. Alla vigilia della visita a Milano del marzo scorso, in un’intervista al mensile Scarp de’ Tenis Francesco aveva completato quel ragionamento,  riconoscendo che l’impegno all’accoglienza va inteso come dovere di «accogliere tutti coloro che si possono accogliere», perché «non c’è posto per tutti».
    Del dovere e dei limiti dell’accoglienza il Papa aveva poi parlato il 10 giugno scorso con il presidente Mattarella e poco dopo con il nostro premier Paolo Gentiloni nell’incontro riservato a casa dell’arcivescovo Becciu. Durante la visita al Colle, Bergoglio aveva detto: «Grazie signor presidente, per quello che state facendo, per la generosità dell’Italia nei confronti dei profughi e degli immigrati». E Mattarella aveva risposto: «È un nostro dovere Santità. Speriamo che anche la comunità internazionale e l’Unione Europea se ne facciano sempre più carico». Poi, nel discorso pronunciato nei giardini del Quirinale, il Papa aveva aggiunto: «Per quanto riguarda il vasto e complesso fenomeno migratorio è chiaro che poche Nazioni non possono farsene carico interamente, assicurando un’ordinata integrazione dei nuovi arrivati nel proprio tessuto sociale…».
    Sono dunque molte le tappe, e le premesse, che conducono alle dichiarazioni del capo dei vescovi italiani favorevoli alle regole volute dal governo per le Ong e alla stretta sugli scafisti. La sera precedente (mercoledì) il ministro dell’Interno Marco Minniti — forte anche di una blindatura sulla linea dura contro i mercanti di esseri umani avallata dal Quirinale e da Palazzo Chigi con le due note di lunedì — ha poi completato il giro di consultazioni nei palazzi vaticani recandosi nella sede della Cei per incontrare il cardinale Bassetti. E proprio dopo le spiegazioni del responsabile del Viminale, che ha illustrato il complesso modulo di intervento sul fronte immigrazione, il presidente della Cei ha fatto le sue considerazioni sugli scafisti e su chi organizza gli aiuti umanitari: «Per difendere i deboli nessuno può spalleggiare tali criminali».
    11 agosto 2017 (modifica il 12 agosto 2017 | 08:39)
     
    Noi non siamo in grado di confermare se i singoli fatterelli riportati dai due giornalisti su Corsera sono veri. Ma veri o non veri i singoli fatti, il solo fatto che un simile articolo è stato pubblicato su Corsera di per se stesso dimostra che relazioni e ruoli come quelli descritti dai due giornalisti sono verosimili per gli ambienti della classe dominante.
    Il governo di Paolo Gentiloni sta attuando misure decise da Matteo Renzi ma che i nemici personali di Renzi (Maurizio Bersani & C) non avrebbero potuto sostenere con le elezioni alle porte e che invece, pur lamentandosi e recalcitrando, hanno sostenuto dietro il paravento della continuità del governo. L’apertura delle ostilità del governo Gentiloni contro le Organizzazioni Non Governative (ONG) che operano nel Mediterraneo, l’intesa con le milizie libiche per fermare con le armi i migranti e il peggioramento del trattamento dei migranti sono misure per cui il governo deve far valere apertamente l’avallo della Corte Pontificia. Questa a sua volta non può che avallare la linea del governo Renzi-Gentiloni contro i migranti come avalla quella contro le masse popolari italiane, dato che una linea opposta richiederebbe un rivolgimento generale del sistema politico ed economico del paese, il programma del Governo di Blocco Popolare e in definitiva l’instaurazione del socialismo. Anche di fronte all’emigrazione, in definitiva l’unica soluzione positiva per le masse popolari italiane è la trasformazione socialista del sistema sociale (la rivoluzione socialista fino a instaurare il socialismo). Non vi sono alternative. Stante la crisi in corso, la mobilitazione reazionaria delle masse popolari (la guerra tra poveri) è la via obbligata di chi cerca di mantenere in vita l’attuale sistema sociale. La Corte Pontificia e la sua Chiesa Cattolica sono costrette a mettersi su questa strada quali che siano le buone intenzioni e le buone parole di papa Francesco e le acrobazie di parole e di metodi dei Gesuiti che con lui hanno preso in mano la direzione della Chiesa. Questo obbligo emerge in Italia prima e più che negli altri paesi, proprio per il ruolo governativo che la Corte Pontificia esercita nel nostro paese.
     
    Che ruolo ha in Italia (come negli altri paesi imperialisti) l’afflusso dei migranti dai paesi oppressi dal sistema imperialista mondiale? Consideriamo la questione nei suoi aspetti principali.
    Anzitutto si tratta solo dei migranti poveri e comunque delle masse popolari provenienti dai paesi oppressi, non dei migranti in generale: nessun problema per i ricchi (quale che sia la loro razza, religione e paese d’origine) che vengono in Italia a farsi i comodi loro, da turisti, da affaristi o anche a stabilirvisi. Quindi il “diritto degli uomini a migrare” è una questione tirata in ballo solo per confondere le acque. La questione dei migranti non è una questione di “diritti umani in generale” e non è neanche una questione di razza o di religione: è una questione di classe. Riguarda gli immigrati di ogni razza e religione che mossi dalla miseria, dalla precarietà e dalle guerre, si riversano dai paesi oppressi e dagli ex paesi socialisti nei paesi imperialisti in cerca di lavoro e delle condizioni di una vita dignitosa. Essi si trovano in concorrenza con le classi sfruttate dei paesi imperialisti, anch’esse sempre più private del lavoro e delle condizioni di una vita dignitosa, alla stessa maniera in cui ovunque e sempre, e in un periodo di crisi più che mai, se non  si ribellano insieme, gli sfruttati dal capitale si fanno concorrenza tra loro, individuo contro individuo: ogni differenza di razza, di religione, di lingua e altro viene usata (giovani e pensionati, donne e uomini, lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi, dipendenti pubblici e dipendenti privati, settentrionali e meridionali, ecc.).
    Come è nata l’attuale ondata migratoria?
    L’attuale ondata migratoria è stata iniziata e viene incrementata dall’esaurimento nei paesi oppressi della prima ondata della rivoluzione proletaria con i connessi movimenti di liberazione nazionale antimperialisti e antifeudali e dalla ricolonizzazione delle vecchie colonie che i paesi imperialisti hanno intrapreso negli ultimi decenni del secolo scorso come rimedio alla crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale iniziata a partire dalla metà degli anni ’70. Questo ha distrutto nei paesi oppressi le condizioni di vita esistenti senza crearne di migliori come invece stavano facendo i movimenti rivoluzionari in corso: ha esteso l’estrazione di materie prime, creato imprese minerarie e industriali a massimo sfruttamento e volte all’esportazione, ha occupato grandi estensioni di terra per farne piantagioni destinate ad alimentare il mercato internazionale delle derrate alimentari e delle materie prime industriali, ha cacciato la popolazione dalle campagne estendendo l’urbanesimo, ha moltiplicato le guerre intestine promosse da gruppi imperialisti concorrenti e le aggressioni da parte dei paesi facenti parte della Comunità Internazionale degli imperialisti europei, statunitensi e sionisti. Interi paesi sono stati sconvolti socialmente, economicamente e politicamente, alcuni Stati sono stati addirittura dissolti (Somalia, Afghanistan, Iraq, Libia, Yemen). Grandi masse si sono messe in marcia verso i paesi imperialisti dell’Europa e dell’America del Nord e hanno contribuito, contribuiscono e sono dalla borghesia imperialista usati per alimentare un processo comunque già in corso: eliminare le conquiste di civiltà e di benessere strappate dalle masse popolari dei paesi imperialisti nel periodo del capitalismo dal volto umano.
    I nuovi arrivati nei paesi imperialisti si combinano con il crescente numero di lavoratori precari, di emarginati e di poveri creati nei paesi imperialisti stessi dal progredire della crisi generale del capitalismo. I promotori della mobilitazione reazionaria mobilitano questi contro i nuovi arrivati. Per mantenere il proprio potere sulle popolazioni locali, in tutti i paesi imperialisti la borghesia imperialista sempre più fa affidamento sulla mobilitazione delle masse popolari locali contro i nuovi arrivati. La mobilitazione reazionaria delle masse popolari nei paesi imperialisti diventa sempre più mobilitazione contro gli immigrati, mobilitazione nella guerra per respingere gli immigrati, mobilitazione nella “guerra al terrorismo”, mobilitazione nelle guerre in corso nei paesi oppressi.
    “Controllo dei flussi migratori”, “prima gli italiani”, “aiutiamoli a casa loro”, “non si può accogliere tutta la miseria del mondo” sono parole d’ordine e linee politiche che sempre più sostituiscono le politiche “buoniste” promosse dalla sinistra borghese, dalle ONG e dalle istituzioni filantropiche e caritative della buona accoglienza e dell’integrazione. Le masse popolari locali sono sempre più maltrattate, private delle conquiste (sanità, casa, istruzione, servizi pubblici) e dei diritti strappati, emarginate. È quindi facile trasformare la loro resistenza in mobilitazione contro i nuovi arrivati: la guerra dei poveri contro i poveri è per i ricchi l’alternativa alla guerra dei poveri contro i ricchi.
    Non è il numero dei nuovi arrivati né sono le condizioni oggettive che impediscono l’integrazione dei nuovi arrivati nei paesi imperialisti. Lo impedisce il fatto che anche tra la popolazione dei paesi imperialisti, migranti o non migranti, si estendono comunque precarietà, disoccupazione ed emarginazione. I nuovi arrivati accrescono la concorrenza a cui ogni individuo e gruppo dei precari, dei disoccupati e degli emarginati locali deve comunque far fronte. Oggi l’Italia è un paese con un ricambio generazionale di circa 400 mila persone all’anno e il numero di nuovi nati diminuisce di anno in anno. Integrare ogni anno un centinaio di migliaia di persone in più provenienti dall’estero, come se invece della natalità decrescente vi fosse un numero stabile o crescente di nuovi nati, non porrebbe problemi irresolubili se il paese non fosse già sconvolto da precarietà, disoccupazione ed emarginazione nonostante la natalità decrescente.
    Per questo l’immigrazione non porrà problemi irresolubili al futuro Governo di Blocco Popolare e tanto meno al successivo governo socialista. Integreremo i nuovi arrivati nel tessuto produttivo e sociale del paese allo stesso modo in  cui integreremo tutti i precari, i disoccupati e gli emarginati italiani. Di particolare per gli immigrati ci sarà che mobiliteremo, formeremo e sosterremo tutti quelli di loro che sono capaci e disposti a diventare forze rivoluzionarie per porre fine alla rovina dei rispettivi paesi di origine e coinvolgerli nella seconda ondata della rivoluzione proletaria di cui il nostro paese sarà promotore e attore. Non saremo in concorrenza per non essere travolti nella miseria e nel degrado, ma uniti nella costruzione del nuovo mondo che risulterà dalla solidarietà e cooperazione dei nuovi paesi socialisti.
     
    Quali che siano le intenzioni e l’astuzia dei Gesuiti, per loro natura la Corte Pontificia e la sua Chiesa Cattolica non possono fare una simile operazione e non a caso non la fanno. Sta ora alle note risorse dei Gesuiti che con Bergoglio hanno preso apertamente la direzione della Corte Pontificia, provare a conciliare il più a lungo possibile la condotta pratica imposta dalla crisi economica e politica della borghesia con le buone parole (sull’accoglienza dei fratelli e contro il dio denaro, per costruire ponti e non muri, ecc.) e le buone opere a difesa dell’influenza morale che la Chiesa Cattolica ha ancora oggi su una parte cospicua delle masse popolari del nostro paese e di alcuni dei paesi da cui provengono i migranti. Ma quanto più apertamente la Chiesa Cattolica dovrà avallare le cattive azioni del governo, tanto più difficile sarà il compito dei Gesuiti. In Italia il capitalismo dal volto umano aveva reso facile il governo occulto e irresponsabile della Corte Pontificia: quell’epoca è finita. La borghesia elimina una dopo l’altra le conquiste che i lavoratori avevano strappato sulla scia della prima ondata della rivoluzione proletaria sollevata nel mondo intero dalla vittoria della Rivoluzione d’Ottobre e dalla costruzione dell’Unione Sovietica di Lenin e di Stalin. Il catastrofico corso delle cose imposto dalla borghesia imperialista nel mondo comporta l’eliminazione delle conquiste dei lavoratori dei paesi imperialisti, la cacciata a milioni delle masse popolari dai paesi oppressi dal sistema imperialista, la persecuzione degli immigrati nei paesi imperialisti. Le opere di beneficenza, le buone azioni, la carità e l’elemosina dovrebbero riempire i buchi che il sistema sociale di sfruttamento e oppressione apre, come gli ammortizzatori sociali e il reddito di cittadinanza dovrebbero compensare la disoccupazione e l’emarginazione sociale, come le nicchie di economia a km zero e le buone pratiche individuali predicate da alcuni gruppi della sinistra borghese dovrebbero prevenire il disastro ecologico prodotto dal capitalismo. Tutte illusioni di chi non vuole accettare la rivoluzione socialista, l’instaurazione del socialismo e l’avvio verso la società comunista del futuro.
    Sta a noi comunisti promuovere la mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari fino a costituire un proprio governo d’emergenza e procedere verso l’instaurazione del socialismo!
    La borghesia e i prelati per loro natura non possono che promuovere la mobilitazione reazionaria!
    La Repubblica Pontificia è arrivata al capolinea!
    Proletari di ogni razza, religione e paese, uniti in Italia nel creare le condizioni per costituire il Governo di Blocco Popolare e far avanzare la rivoluzione socialista!
    Consolidare e rafforzare il (nuovo)PCI promotore della rivoluzione socialista in Italia!

  12. ronin

      

     
    Complottismo
    DI PAUL CRAIG ROBERTS
     
    https://comedonchisciotte.org/complottismo/
     
    Negli Stati Uniti le spiegazioni che differiscono da quelle date dall’oligarchia dominante vengono chiamate “teoria della cospirazione”. In realtà, le uniche cospirazioni sono le spiegazioni imposteci.
     
    Ad esempio, l’11 settembre. Alcuni musulmani, principalmente arabi, avrebbero inferto la più grande umiliazione ad una superpotenza dai tempi di Davide contro Golia. Avrebbero beffato tutte le 17 agenzie di intelligence statunitensi oltre a quelle di NATO e Israele, il Consiglio di Sicurezza Nazionale, l’Amministrazione della Sicurezza dei Trasporti, il Controllo del Traffico Aereo e Dick Cheney, dirottato quattro aerei di linea americani in una mattina, abbattuto tre grattacieli del World Trade Center, distrutto parte del Pentagono dove si stavano facendo ricerche su 2.3 trilioni di dollari mancanti ed indotto gli idioti a Washington ad incolpare l’Afghanistan anziché l’Arabia Saudita.
     
    Chiaramente, gli arabi che hanno umiliato l’America erano coinvolti nella cospirazione.
     
    È una storia credibile?
     
    L’abilità di alcuni giovani musulmani di compiere un’impresa simile è veramente incredibile. Un tale fallimento dello Stato di Sicurezza Nazionale vorrebbe dire che l’America era palesemente vulnerabile durante la Guerra Fredda. Se tale fiasco fosse veramente accaduto, Casa Bianca e Congresso avrebbero reclamato un’inchiesta a gran voce. Nessuno invece è stato neanche rimproverato e la Casa Bianca si è opposta per un anno a tutti gli sforzi per un’inchiesta. Infine, per zittire le famiglie dell’11 settembre, istituì una Commissione apposita, che ovviamente fece copia incolla della storia del governo.
     
    Non ci sono proprio le prove per sostenere la teoria ufficiale. Tutte le prove conosciute anzi la contraddicono.
     
    Ad esempio, è un fatto dimostrato che l’edificio 7 sia caduto in accelerazione, il che significa che era stato preparato per essere demolito. Perché? Non esiste risposta ufficiale a questa domanda.
     
    Le opinioni di scienziati, architetti, ingegneri, piloti e primi testimoni sono loro ad essere tacciate di cospirazione.
     
    Il termine “teoria della cospirazione” è stato introdotto dalla CIA per screditare gli scettici della Commissione Warren sull’assassinio di JFK. Qualsiasi spiegazione diversa da quella ufficiale, che è contraddetta da tutte le prove, veniva bollata come teoria del complotto.
     
    Le teorie della cospirazione sono la spina dorsale della politica estera statunitense. Ad esempio, il regime di George W. Bush ha cospirato contro l’Iraq di Saddam. Il regime Bush ha creato false prove di “armi di distruzione di massa”, ha venduto la storia al mondo e l’ha usata per distruggere l’Iraq e il suo leader. Lo stesso con il duo Obama/Clinton e Gheddafi. Assad ed Iran erano destinati alla stessa fine non fosse stato per l’intervento dei russi.
     
    Attualmente, Washington è impegnata in cospirazioni contro Russia, Cina e Venezuela. Proclamando una minaccia iraniana inesistente, sono stati messi missili americani sul confine russo ed usando la “minaccia nordcoreana” li si sono messi sul confine con la Cina. Il presidente democraticamente eletto del Venezuela è stato dichiarato da Washington un dittatore e sono state imposte sanzioni al paese per aiutare l’élite sudamericana e filo-statunitense a fare un colpo di stato.
     
    Tutti sono una minaccia: Venezuela, Yemen, Siria, Iran, Iraq, Afghanistan, tribù in Pakistan, Libia, Russia, Cina, Corea del Nord, ma mai Washington. La più grande teoria del complotto del nostro tempo è che gli americani siano circondati da minacce straniere. Non siamo al sicuro nemmeno col Venezuela.
     
     
    Il New York Times, il Washington Post, CNN, NPR ed il resto dei presstituti sono veloci ad etichettare come teorie di cospirazione tutte le spiegazioni che non si allineano alla loro agenda.
     
     
    Eppure, i suddetti sono pronti a cavalcare la teoria del complotto se fa comodo loro, vedasi accuse di intromissione russa nelle elezioni americane.
     
    Questa teoria non ha alcuna prova, ma siccome serve agli interessi del military/security complex, del Partito Democratico e dei neocon non ha bisogno di prove. Una bugia detta mille volte diventa verità.
     
    C’è una cospirazione, ed è contro il popolo americano. I loro posti di lavori sono stati spediti offshore per arricchire i già ricchi. Sono stati costretti ad indebitarsi per mantenere i propri standard di vita. Il loro sforzo di frenare il declino scegliendo un presidente che parlasse per loro è stato sovvertito davanti ai loro occhi da media e politicanti totalmente corrotti.
     
    Prima o poi capiranno che l’unica soluzione è una violenta rivolta. Molto probabilmente, quando ci arriveranno sarà già troppo tardi. Gli americani non hanno voglia di fuggire dalla falsa realtà in cui vivono, sono un popolo totalmente rimbecillito che non vuole staccarsi dalla Matrix.
     
    Per gli ingenuotti a cui è stato inculcato che qualsiasi spiegazione non ufficiale sia una teoria della cospirazione, sono disponibili online lunghe liste di cospirazioni fatte dal governo per far accettare al popolo cose inaccettabili.
     
    Se continuerà ad esserci libertà sulla Terra, non sarà nel mondo occidentale. Sarà in Russia e in Cina, paesi che conoscono il valore della libertà, e nei paesi sudamericani, come Venezuela, Ecuador e Bolivia che lottano per la propria sovranità contro l’oppressione americana.
     
    Infatti, come gli storici imparziali stanno cominciando a scrivere, la prima lezione che la storia insegna è che i governi ingannano i popoli.
     
    Ovunque nel mondo occidentale, il governo è una cospirazione contro i popoli.
     
    Paul Craig Roberts
     
     

  13. ronin

      

     
    USA HA FABBRICHE DI BIO-ARMI IN UCRAINA. ILLEGALI. LA MERKEL SANZIONERA’?
    Maurizio Blondet
     
    http://www.maurizioblondet.it/usa-fabbriche-bio-armi-ucraina-illegali-la-merkel-sanzionera/
     
    Sono  sorti su territorio ucraino tredici laboratori militari americani dediti allo studio e alla produzione di agenti infettivi, vaiolo, antrace, botulino  e non si sa cos’altro.  Sulla base di un accordo bilaterale firmato nel 2012, la giunta di Kiev, attraverso il Ministero della Sanità,  ha dato questa concessione al Pentagono. Perché i laboratori sono finanziati direttamente dal Pentagono ed occupano solo personale statunitense. La giunta ucraina s’è impegnata a “non interferire” con quel  che si fa là dentro.
     
    Gli impianti sorgono: ben quattro a Kiev, tre a Lvov, gli altri  a  Odessa, Vinnitsia,Uzgorod, Kherson, Ternopil.
     
     Certo non è un caso se la scorsa primavera l’Ucraina ha conosciuto una  stranissima fiammata di botulismo, malattia rara, non spiegabile (se non dall’aver mangiato carne in scatola  infetta…). Una epidemia  che, come si può immaginare, il sistema sanitario  ucraino, devastato e corrotto, non è stata in grado di dominare. Gli ospedali  non hanno il siero antibotulinico, e  non lo hanno dal 2014, da quando Kiev non ha rinnovato la convenzione per produrlo con Mosca.  Decine di ucraini sono morti, molti più di quanti ammetta il governo. Migliaia, secondo alcune fonti.
    …ecc…

     

  14. ronin

      

     
    DRAGHI E LA YELLEN DIFENDONO IL LORO OPERATO, MA EXCUSATIO NON PETITA…
    agosto 26, 2017
     
    https://scenarieconomici.it/draghi-e-la-yellen-difendono-il-loro-operato-a-excusatio-non-petita/
     
    I latini dicevano “Excusatio non petita, accusatio manifesta”, cioè chi si scusa si accusa. Questo forse è il senso dei vari discorsi che si sono sentiti a Jackson Hole .
     
    Due figure con molto da giustificare:  le politiche monetarie della FED e della BCE non sono riuscite a conseguire li obiettivi nè di crescita nè inflazionistici previsti, e molte delle loro decisioni sono contestate
     
    …ecc…

     

  15. ronin

      

     
    Se sarà guerra nucleare non sarà per colpa di un dittatore (Kim) ma per nascondere il disastro economico di Obama!
    agosto 14, 2017
     
    https://scenarieconomici.it/obama-causa-guerra-mondiale/
     

    ecc…

     

  16. peter pan

      

    Apparentemente solo Donald Duck non lo sa caro Ronin, pover’uomo preso per il culo dal mondo intero, abbandonato pian piano da tutti i suoi consiglieri… solo lui non sa cosa gli fanno fare e dire: vuoi vedere che avevano ragione i russi? 

    Originariamente inviato da ronin:   Il ritrovamento in Siria di armi chimiche “made in USA” mette in evidenza l’appoggio dell’Occidente ai terroristi   http://www.controinformazione.info/il-ritrovamento-in-siria-di-armi-chimiche-made-in-usa-mette-in-evidenza-lappoggio-delloccidente-ai-terroristi/   … ecc… …  

     

  17. ronin

      

     
    Il ritrovamento in Siria di armi chimiche “made in USA” mette in evidenza l’appoggio dell’Occidente ai terroristi
     
    http://www.controinformazione.info/il-ritrovamento-in-siria-di-armi-chimiche-made-in-usa-mette-in-evidenza-lappoggio-delloccidente-ai-terroristi/
     

    ecc…

     

  18. ronin

      

     
    Vogliono il mondo arcobaleno con soli monumenti di Mandela. Ovviamente, scordandosi delle bombe
    Di Mauro Bottarelli
     
    https://www.rischiocalcolato.it/2017/08/vogliono-mondo-arcobaleno-soli-monumenti-mandela-ovviamente-scordandosi-delle-bombe.html
     
    Il trappolone è scattato. Fra Corea del Nord, Siria, Venezuela, Iran e chi più ne ha, più ne metta, nessuno avrebbe pensato che la proverbiale buccia di banana su cui Donald Trump rischia di ruzzolare e farsi male sul serio sarebbe stato il passato sudista e segregazionista degli USA. Già, Charlotesville è stata un pretesto messo in piedi alla perfezione dai professionisti della destabilizzazione: il resto lo ha fatto il presidente, con il suo carattere. Troppi tweets, troppe dichiarazioni contrastanti e poi, alla fine, quel coinvolgere la “sinistra” negli incidenti in Virginia, esattamente ciò che liberal e globalisti attendevano come io attendo l’arrivo della pioggia e del fresco.

    L’America, dallo scorso weekend, è percorsa da un fremito iconoclasta degno della peggior Boldrini: sono centinaia le municipalità che, di colpo, hanno come massima priorità e urgenza l’abbattimento di qualsiasi statua faccia riferimento al passato confederale. Strana coincidenza. Alla quale, però, oggi Donald Trump ha risposto in modo tale da garantirgli, per quanto mi riguarda, l’assoluzione assoluta da parte del tribunale dell Storia, per lungo e breve che sarà il suo mandato. Ecco i tweets in questione:

    una lezione di decenza democratica prima ancora di patriottismo a tutte quelle bestie che pensano di cancellare la storia di una nazione, nascondendone o distruggendone i simboli e i ricordi. Un attacco frontale che lo esporrà sicuramente ad altre, pesanti critiche: quasi il presidente lo sapesse, quasi avesse capito – in ritardo – il trappolone e volersi giocare le sue carte a viso aperto. Alla Donald Trump.

    Ma che qualcosa sia entrato in modalità operativa ce lo mostra questa vignetta

    pubblicata oggi pomeriggio dal sito dell’Economist: dove non poté il Russiagate, arrivo il generale Lee. E stranamente, è partita in contemporanea la strategia del cerchio concentrico. Mandanti ed esecutori? Sempre i medesimi. A partire dal Ceo di Apple, Tim Cook, il quale ha espresso in un memo ai dipendenti il suo disaccordo con il presidente Donald Trump per i commenti sulle violenze a Charlottesville. Ma non basta: si è impegnato a donare un milione di dollari ciascuno al Southern Poverty Law Center e all’Anti-Defamation League, due gruppi anti-razzismo.

    “Non sono d’accordo con il presidente e con gli altri che credono esista un’equivalenza morale tra suprematisti bianchi e nazisti, e coloro vi si oppongono sostenendo i diritti umani”, afferma Cook. A suo parere, ciò che è avvenuto a Charlottesville “non ha posto nel nostro Paese, l’odio è un cancro e se lasciato agire indisturbato distrugge tutto ciò che incontra sul suo cammino. A prescindere dai vostri punti di vista politici – conclude Cook – dobbiamo essere uniti su un punto, che siamo tutti uguali. Come azienda, attraverso le nostre azioni, i nostri prodotti e la nostra voce, lavoreremo sempre per garantire che tutti siano trattati in modo equo e rispettoso”. Tutti, tranne gli operai – bambini compresi – che li assemblano per un dollaro al giorno in Cina o nel sud-est asiatico.

    In contemporanea, poi, si è vissuto un esodo da parte del mondo dell’imprenditoria, i cosiddetti consulenti economici della Casa Bianca, tale che il presidente ha preferito abolire tout court le due squadre di consiglieri. Di colpo e, anche in questo caso, con timing straordinario, la luna di miele è finita. Il numero uno del colosso farmaceutico Merck, Kenneth Frazier, ha guidato la ribellione dei grandi boss delle imprese Usa, lasciando lunedì scorso il Consiglio dell’industria, seguito da Kevin Plank, amministratore delegato della società di abbigliamento sportivo Under Armour, dal numero uno di WalMart e da Brian Krzanich, capo del gigante Intel. Ieri poi, l’addio di Inge Thulin, ceo di 3M e Denise Morrison, ad di Campbell Soup e la decisione di Trump di chiudere i gruppi di lavoro.

    In totale sono stati otto gli amministratori delegati che hanno rinunciato al loro incarico come consiglieri a seguito degli scontri in Virginia, mentre le compagnie americane sono state sottoposte a pesante pressione perché prendessero le distanze dal magnate repubblicano. E, tanto per conferire un carattere bipartisan al tutto, il leader sindacale Richard Trumka, numero uno dell’Agl-Cio, ha messo il carico da novanta: “Sospetto che anche altri capitani d’industria avrebbero voluto protestare, ma si sono frenati”. E la presa di posizione del leader sindacale è significativa, perché l’Afl-Cio è molto forte nella siderurgia, settore in cui Trump punta molto per il recupero dei posti di lavoro americani finiti all’estero. Peccato che oggi pomeriggio siano arrivati questi dati

    a mettere ulteriore pressione sul presidente: la bolla da Boom&Bust dell’industria automobilistica resa possibile dagli sgravi federali voluti da Barack Obama e dall’azione della FED hanno saturato del tutto l’unico comparto che aveva trainato minimamente la ripresa: e di chi sarà la colpa del mal-investment ora, agli occhi dell’opinione pubblica? Ma di Trump, ovviamente. E delle sue promesse. Ecco le parole di un trader rilanciate oggi pomeriggio da Bloomberg, sotto anonimato: “Chi opera sui mercati ormai ha capito e sta operando come un commesso viaggiatore in tour de force che si sposta dall’euforia dei primi tempi di Trump alla Casa Bianca a quella che possiamo definire la modalità del “quando se ne sarà andato, tutto andrà meglio”. Ora, tutti guardano a una cosa sola sul breve: il prezzo dell’oro”.

    Siamo a un punto di svolta? Penso di sì, duplice. Da un lato meramente politico-economico, incarnato nella necessità di stressare a tal punto la situazione da farla esplodere in maniera più o meno controllata, facendole travolgere l’amministrazione Trump e, contemporaneamente, permettendo alla FED di chiudere con la pantomima del rialzo dei tassi e stampare. C’è poi il lato politico-culturale, forse ben peggiore. Ciò che state per leggere è stato pubblicato l’altro giorno sul Washington Post, a firma di N. D. B. Collins, professore associato alla John Hopkins University: “I segregazionisti hanno trovato i loro piedistalli al ministero della Giustizia, alla Casa Bianca e in molti altri templi americani. Solo la carta non li abbatterà. Cominciate a lanciare pietre”.

    Al netto della vaghissima istigazione a delinquere, è un caso che un attacco simile parta dal giornale di proprietà di mister Amazon? Tutti contro Trump. E però, giova ricordarlo, qualche milione di americani armati, pronto a lottare per il proprio concetto di libertà. Così come fece Bobby Sands, osannato e portato in palmo di mano ma che in vita sua, rivendicandolo con orgoglio, era stato un terrorista prima che un martire della libertà: guidava la brigata dell’IRA di West Belfast, fra attentati dinamitardi e uccisioni di poliziotti e soldati britannici. Ma, siccome fa parte dell’album di famiglia della sinistra, allora occorre valutare il contesto: si può essere terrorista o guerrigliero per la libertà allo stesso tempo, dipende dal colore e dagli amici che hai nella casa editrici.

    Chi sta cercando di abbattere Trump con il massimo clamore economico possibile, infatti, è parte di quel mondo che vorrebbe le piazze tutte con monumenti dedicati a Nelson Mandela, fonte primaria di ispirazione dei tweets da record di Barack Obama (nel pezzo precedente avevo erroneamente attribuito la frase a Martin Luther King, me ne scuso) ma, ovviamente, senza ricordare – ad esempio – la strage di Church Street a Pretoria del 20maggio 1983, perpetrata da un commando di MK, il braccio armato dell’African National Congress fondato da Nelson Mandela. Doveva colpire la sede dell’aeronautica sudafricana ma uccise e ferì anche dei civili inermi: 19 morti e 217 feriti, per l’esattezza. Fu atto terroristico o di liberazione?

    E poi, a conti fatti, la storia non sta forse pareggiando il conto nel Sud Africa mandeliano, paradiso di crimine, Aids, povertà imperante e disuguaglianze in continua crescita? Come mai per alcuni bisogna evitare valutazioni emozionali che portano fuori contesto e per altri la sentenza è già scritta? Perché chi vuole difendere la memoria del generale Lee, portandosi appresso i pesi che essa comporta, non ha lo stesso diritto di chi celebra, applaudito dalle masse, il “terrorista” Nelson Mandela, divenuto padre della patria? Stanno unendo la volontà di annientare il nazionalismo come concetto identitario e storico all’opportunità economica per continuare a far lavorare il casinò di Wall Street e degli incentivi federali: peggio di questo, penso non possa esistere come livello di tradimento. Chissà quale pena avrebbero comminato loro ai tempi del generale Lee?
     
     

  19. ronin

      

     
    I soldati al Brennero no ma la psico-polizia social va bene? Siamo delle mammole cui urge la sveglia
    Di Mauro Bottarelli
     
    https://www.rischiocalcolato.it/2017/08/soldati-al-brennero-no-la-psico-polizia-social-va-bene-delle-mammole-cui-urge-la-sveglia.html
     
    A guardare i tg sembra di vivere nella giungla. Morti in discoteca per una lite banale, morti accoltellati per una disputa stradale, sorelle sezionate perché troppo tirchie: si muore per nulla, si muore per questioni che non valgono un secondo della nostra attenzione. Ovviamente, il consesso generale dell’intellighenzia italica punta il dito contro la società troppo violenta e, per questo, figlia del populismo e dell’estremismo nazionalista: si fanno molti giri di parole ma, alla fine, si finisce sempre lì. Il mondo, di fatto, è diviso fra sinceri democratici che ci garantirebbero unicorni a non finire, se lasciati lavorare e bestie conservatrici la cui aspirazione è quella di re-instaurare la legge del far west. Guardate qui,

    con questo tweet Barack Obama ha battuto ogni record di like e condivisioni della storia dei social: una frase di Martin Luther King con la classica foto da “Mulino bianco” che tanto ci fa intenerire. Ovviamente, questo capolavoro di buonismo diabetico viene messo in contrapposizione con la forza bruta di Donald Trump e dei suprematisti che sarebbe tornato a difendere dopo gli incidenti di Charlottesville: è bastato dire che in Virginia i cosiddetti anti-razzisti non si fossero presentati con in mano delle rose ma delle molotov ed ecco che la macchina dell’indignazione globale si è rimessa in moto dopo la breve pausa ferragostana. Ormai ci siamo abituati. Una cosa, però, mi ha colpito in questo bailamme di violenza: la reazione isterica del governo italiano alla decisione dell’Austria di schierare 70 militari al Brennero in risposta a un aumento del transito di clandestini (lassù li chiamano con il loro nome) via treno dall’Italia. Il Viminale ha parlato subito di “mossa ingiustificata” e ha reso nota la sua irritazione con Vienna. La quale, immagino, se ne fotta bellamente. E fa bene.

    Non starò qui a far notare ai soloni del progressismo che la stessa Austria che si blinda è governata da socialisti insieme ai popolari, che il presidente è un indipendente-verde con affiliazioni massoniche e che il 15 ottobre si andrà al voto, con l’FPO destinata a fare il pieno: cose già note che la loro mentalità corrotta dall’ideologia non può permettersi di accettare. Però faccio notare altro, un qualcosa che ha molto a che fare con il ragionamento sulla violenza: perché abbiamo paura dei militari ai confini? Di più, perché abbiamo paura dei confini stessi, dell’idea di nazione e di limite invalicabile? Perché dalla fine degli anni Novanta in poi l’ideologia globalista ci ha detto che i confini sono il male, visto che coincidono con il concetto di nazionalismo, vero nemico giurato dei Soros. E per farlo, il giochino mediatico è esploso in tutta la sua forza in occasione proprio del Brexit e delle elezioni presidenziali USA: nazionalismo uguale nazismo, chi sta con Trump (o con la Le Pen o con Orban) sta con Hitler. Banale ma efficace, se martellato h24.

    Se non si ha nulla da nascondere, qual è il problema di maggiori controlli? Dubito che un soldato o un poliziotto austriaco ci fermino, incarcerino e torturino così per passare il tempo: visti i documenti, controllato il bagaglio, ci augurano buon soggiorno in Tirolo, visto che il turismo fa Pil. Eppure, i media montano una campagna di ansia: c’è l’esercito al confine. E quindi dovrei avere paura di qualche sviluppo golpistico, oltretutto nelle mani di ben 70 soldati, in un mondo dove è diventata normalità coesistere con due nazioni dotate di armi atomiche che settimanalmente minacciano di distruggersi a vicenda? O, senza andare troppo lontano e guardando in casa, dove una settimana fa nel Salento è andata in scena una mattanza da Chicago anni Trenta, senza che nessuno sia ancora stato arrestato? Capite da soli che è un ragionamento che non sta in piedi, se non per mera strumentalizzazione politica. E il Viminale ne sa qualcosa.

    ecc…

     

  20. ronin

      

     
    “Questo abbattere statue è uguale ai roghi di libri”
    Maurizio Blondet 17 agosto 2017
     
    http://www.maurizioblondet.it/abbattere-statue-uguale-ai-roghi-libri/   
     
    Condivido coi lettori questa osservazione del  saggista ed amico Nicolas Bonnal. Dovunque nelle città americane, di punto in bianco, si abbattono o violano monumenti  di personalità confederate; dopo un secolo  e mezzo  che sono lì, improvvisamente gli “Antifa” non  le tollerano: sono “schiavisti”.  Sindaci e governatori eseguono, anzi precedono le folle nelle opere di abbattimento.  In odio a Trump, naturalmente. Ovviamente  s’intravvede  un  freddo,   deliberato ed organizzato tentativo di innescare la guerra civile razziale, neri contro bianchi.
     
    A Charlottesville, poco prima dello scontro fra “antifa” e “suprematisti”,  una agenzia con sede a Los Angeles, dal nome significativo “Crowds on Demand”  (Folle su Richiesta…) cercava “attori”, “militanti” “fotografi”  per “eventi e proteste” nella zona, offrendo 25 dollari l’ora  – ottima paga per un lavoro temporaneo. Specie coi tempi che corono.
     

    ecc…

     

  21. robyuankenobi

      

    caro mario io plaudo ad iniziative del tipo..antifascista.. tipo boldrini e fiano. magari le portassero avanti. Ti ricordi il proibizionismo in USA.   vedremo folle umane con magliette ..viva il duce.. e la lega alcoolisti con bottiglioni di sangiovese col faccione di BENITO. il ristorante nei dintorni romani…IL FEDERALE  dovrà allargarsi a dismisura con i ..tortellini di donna rachele.. mentre al bagno  incriminato si prenderà la tintarella in ..camicia  nera…vedi mario la mamma dei cretini è sempre incintamdl

    Originariamente inviato da ronin:   Antifascismo come schermo per distogliere l’attenzione   http://www.controinformazione.info/antifascismo-come-schermo-per-distogliere-lattenzione/  
     
    In questi giorni si stanno svolgendo in varie città d’Italia manifestazioni più o meno spontanee contro la la legge sullo Jus Soli che rischia di essere approvata a breve scadenza in Parlamento. Le persone che manifestano, comuni cittadini il più delle volte e non militanti dei vari partiti, hanno compreso il pericolo di una legge che metterebbe la parola requiem sulla identità italiana e concorrerebbe ad attirare altre nuove masse africane in cerca di stabilizzarsi e filiare sul suolo italico.     I nuovi nati e gli altri, una volta cittadini italiani, richiamerebbero i loro numerosi parenti e tutti sarebbero a carico delle casse pubbliche e dell’asssitenza italiana e dell’INPS, con buona pace delle scempiaggini dette dall’ex bocconiano presidente dell’INPS, Tito Boeri, nella sua incaute dichiarazioni.   Una di queste manifestazioni (contro lo Jus Soli ) fra le più significative per il luogo e le modalità, si è svolta a Modena , feudo del PD da sempre, ove cresce il malcontento fra gli stessi cittadini che una volta erano i fedeli seguitori del “partitone” ed oggi vedono crescere il degrado e l’insicurezza nella loro città. La manifestazione di Modena è stata promossa, ieri 10 Luglio, da varie associazioni e partiti di destra da F.lli d’Italia a Forza Italia, fino a Forza Nuova ed associazioni come “La Terra dei Padri” (quella data alle fiamme da elementi della sinistra). Una fiaccolata di protesta senza simboli di partito fatta da comuni cittadini.   La cosa sorprendente, in apparenza, è la contromanifestazione che è stata indetta da partiti e associazioni della sinistra, fra cui il PD, la CGIL, Rifondazione, Circoli Sociali vari e l’immancabile ANPI, svoltasi presso il sacrario dei caduti partigiani alla “Ghirlandina” di Modena. Una forma di ribadire con l’occasione la “vigilanza antifascista” ed il collegamento fra antifascismo, resistenza ed accoglienza immigratoria di massa. Un modo per affermare che chi si oppone all’africanizzazione dell’Italia ed al meticciato culturale debba essere iscritto dalla sinistra “ipso facto” alla categoria dei “fascisti”.   Alcuni commentatori si sono giustamente domandati quale sia il nesso tra antifascismo, resistenza e Jus Soli e molti opinionisti si sono “arrampicati sugli specchi” per invocare l’allarme per le infiltrazioni di gruppi fascisti o pseudo fascisti fra i manifestanti che, secondo loro, piloterebbero le manifestazioni.   Contemporaneamente in questi giorni, il noto esponente del PD, Emanuele Fiano, ha presentato un progetto di legge per sanzionare in modo pesante le manifestazioni nostalgiche o parafasciste, dal saluto romano alla vendita dei gadget di Mussolini e calendari con fascio in particolare nelle vicinanze di Predappio, paese natale di Mussolini, dove si svolge un frequente turismo nostalgico e dove lo stesso paese trae benefici economici di questo turismo in termini di ristorazione e piccolo commercio.   Inutile dire che anche questo fenomeno viene intravisto dal Fiano e soci come “un pericolo per la democrazia”. Per non parlare del progetto di mettere il bavaglio sul web e sanzionare quanti si richiamano al ventennio ed al “duce”, considerati “perniciosi” per la propaganda e dannosi per l’ordine democratico. Un progetto già previsto ed auspicato da elementi come la Laura Boldrini, presidente della Camera o da Pisapia, ex sindaco di Milano e lo stesso Sala, attuale sindaco.   In sostanza un giro di vite contro il “pericolo di risorgenza neofascista” a cui gli esponenti della sinistra dedicano molta più attenzione . Da notare che non altrettanta attenzione viene dedicata dagli stessi esponenti della sinistra ai fenomeni certamente più concreti e inquietanti della insorgenza di estremismo e terrorismo islamista di marca wahabita e salafita. Qesti esponenti escludono qualsiasi collegamento fra immigrazione ed infiltrazioni terroristiche così come smentiscono che l’aumento dell’immigrazione incontrollata porti ad un aumento della criminalità. In questo caso il nesso fra terrorismo, criminalità in aumento ed immigrazione viene platealmente negato dallo stesso Fiano e compagni ad onta della cruda realtà riscontrata da masse crescenti di cittadini.   Qualcuno potrebbe chiedersi come mai dopo circa 72 anni torni alla ribalta il “pericolo fascista” conquistando spazi di attenzione sui media e nelle proposte dei parlamentari della sinistra, gli stessi che trascurano i ben più gravi e concreti problemi che sta attraversando il paese.   La spiegazione esiste ed è da ricercarsi nel terrore della sinistra mondialista di essere scavalcata e smascherata presso l’opinione pubblica per le sue responsabilità voler ridurre l’Italia ad un grande campo profughi per migranti economici e per l’africanizzazione strisciante che diventa la prospettiva reale di questo paese.   In realtà la sinistra mondialista cerca di alzare lo schermo dell’antifascismo per occultare la sua subordinazione ai potentati finanziari ed alle centrali di potere sovranazionale che pilotano verso la destabilizzazione sociale del paese.     Non è un mistero che vi sono direttive precise che arrivano da organismi internazionali dalla Commissione Europea al FMI, all’ONU, all’Open Society di George Soros, come da altri organismi perchè l’Italia favorisca l’importazione di masse di nuovi schiavi in italia che siano la mano d’opera di riserva del grande capitale e delle varie mafie che speculano su tale fenomeno.     Per nascondere il ruolo servile di utili idioti del grande capitale, gli esponenti della sinistra hanno ideato il nuovo grande schermo, sempre efficace, dell’antifascismo vecchia maniera che, oltre a giustificare i finanziamenti pubblici all’ANPI, viene utilizzato dai “compagni di merende” dei Soros, dei Monti, dei Marchionne, della Clinton e dei grandi speculatori, per coprirsi le spalle e denunciare fantasiosi pericoli di risorgenza fascista e deviare l’attenzione dalla svendita del paese alle centrali del potere finanziario.     Un vecchio gioco ormai screditato in cui buona parte dell’opinione pubblica, in parte la stessa vecchia base elettorale del PD, ormai non crede più. Facile pensare che ci saranno presto “provocazioni”ben studiate per alimentare il fenomeno che tanto conviene al PD ed alle forze della sinistra da essere disponibili loro stessi a mascherarsi con camicia nera e fez per creare l’allarme sociale che gli tornerebbe molto utile allo stato attuale.    

     

  22. robyuankenobi

      

    caro mario ,Gentiloni ovvero il governo renzi ci han tenuto all’oscuro  gli avvisi americani su REGENI  ma pure il patto segreto fatto con l’europa.  posso aumentare di più il debito…cosa intelligente tipica della sinistra.. che mi serve per le mie mance e per avere voti in cambio di una accoglienza di migranti a fondo perduto. possibile che pure le ong  sian state coinvolte. Ergo qualcosa sanno. 

    Originariamente inviato da ronin:   Caro Gentiloni, perché hai paura delle Ong? Ci nascondi qualcosa? Marcello Foa   http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/08/16/caro-gentiloni-perche-hai-paura-delle-ong-ci-nascondi-qualcosa/   C’è un aspetto che proprio non torna della vicenda Ong-immigrati: ma perché il governo Gentiloni deve trattare con le Organizzazioni non governative sul codice di condotta? Mi spiego: in democrazia è normale che vengano sentite le parti in causa ma una volta terminata la consultazione, se l’esecutivo prende una decisione la applica. Con fermezza e chi non la rispetta ne subisce le conseguenze.   Anche perché quel codice è piuttosto blando, sarebbero necessarie misure più drastiche, quali il sequestro della nave, avendo appurato, come alcuni politici sostengono da tempo (Salvini è stato il primo e gliene va dato atto) e come stanno documentando i magistrati, che gran parte delle operazioni degli ultimi mesi non sono di salvataggio ma di scandalosa collaborazione con i trafficanti di esseri umani.     Ma, al di là delle mie opinioni, i fatti sono chiari. E’ bastata un po’ di fermezza, da parte soprattutto dei libici, per fermare questi vergognosi traffici.     Diciamola tutta: il governo italiano non dovrebbe negoziare alcunché con le Ong: dovrebbe pretendere da subito il rispetto delle regole senza se e senza ma. Dovrebbe, semmai, chiedere conto a molte di queste organizzazioni per la loro attività falsamente umanitaria.   E invece l’atteggiamento resta interlocutorio, titubante, esasperatamente rispettoso. Caro premier Gentiloni, ci spieghi: perché è così timido e remissivo con le Ong? Esistono degli accordi di cui l’opinione pubblica non è stata messa al corrente e che in una certa misura legano le mani al governo? O forse c’è dell’altro? Ad esempio, potrebbe dirci quali sono……………………………… … ecc… …  

     

  23. robyuankenobi

      

    ottimo mario . stranamente il fucile è un Lee-enfield. il popolo che cancella le sue memorie è un popolo di merda. perchè allora non distruggere la casa di NERONE?  Forse perchè viene visto come meritorio l’incendio da lui fatto appiccare alla città di Roma’ ? 

    Originariamente inviato da ronin:   L’ultimo sudista e l’America di fine stagione Giampaolo Rossi   http://blog.ilgiornale.it/rossi/2017/08/16/lultimo-sudista-e-lamerica-di-fine-stagione/   GIUSTIZIATO SENZA PROCESSO L’ultimo soldato sudista è stato giustiziato ieri l’altro a Durham in North Carolina; non si era asserragliato in un bunker, né si nascondeva nella giungla come l’ultimo giapponese. Stava lì in piedi all’aperto in una pubblica piazza, sopra un’aiuola ad attendere i suoi aguzzini. L’ultimo sudista era armato di un vecchio fucile Enfield calibro 58 non funzionante che ha tenuto abbracciato fino alla fine. Un tribunale del popolo ha deciso di giustiziarlo in pubblico, condannandolo a morte senza processo per un reato che ha commesso 157 anni fa. Il reato era, appunto, quello di essere stato un sudista.   L’ultimo sudista non era un soldato in carne ed ossa, ma un soldato di bronzo. Una statua eretta nel 1924 “in memoria dei ragazzi che hanno vestito la divisa grigia”, come recitava la targa. Non raffigurava un generale a cavallo, un politico, ma solo un semplice soldato, uno di quelli che nelle guerre ci entra per dovere, ideale, coraggio, follia, amore. Più che un soldato era un simbolo e per questo faceva ancora più paura; perché le armi del significato sono più potenti delle armi della distruzione.   E così un folla delirante e invasata di democratici progressisti gli ha messo una cinghia al collo, lo ha abbattuto e poi si è scatenata su di lui con calci e sputi; fantasmi provenienti dal passato che cercano di liberarsi dei propri fantasmi del passato. La rabbia era motivata dall’assassinio, due giorni prima, di una giovane attivista di sinistra uccisa da un razzista bianco di Vanguard America, che ha lanciato la sua auto a tutta velocità contro un corteo. COME GLI ISLAMISTI Eppure, queste immagini di giovani americani che si scagliano contro una statua abbattendola e sputandoci sopra, fanno riflettere su cosa sta diventando l’America; perché assomigliano incredibilmente alla follia iconoclasta dei jihadisti dell’Isis quando distruggono i simboli di una cristianità orientale più antica e immensa di quanto loro siano mai in grado di immaginare. Perché ricordano le immagini delle statue di dittatori abbattute dopo le rivoluzioni con la differenza che l’America è una democrazia e non una dittatura; e che il sudista di Durham, come altri centinaia sparsi in America, non era stata eretto da un tiranno o da un regime ma dal sentimento profondo di una nazione che voleva riconciliarsi nel valore della libertà di essere diversi ma appartenenti ad un unico destino.   L’America del 1924, quella che eresse la statua, era una democrazia giovane e vitale che si affacciava con l’ottimismo della sua eccezionalità dal parapetto della storia pronta a lanciarsi nel vuoto di quel ‘900 di cui sarebbe stata protagonista. La statua dell’ultimo sudista non fu voluta da nostalgici confederati, idioti suprematisti bianchi o nazisti dell’Illinois di John Belushi; fu voluta ed accettata fino ad oggi da un’intera comunità per rendere onore a quei giovani che nella Guerra Civile combatterono dall’altra parte, quella sconfitta. Per ricordare a tutti che la forza di una democrazia sta nel saper includere non nell’escludere, nel saper vivere il passato nella consapevolezza non nella paura. … ecc… …  

     

  24. robyuankenobi

      

    mario guarda che la tua interpretazione ha dei fondamenti. come il contrario. un fatto però è ingiustificabile e ti dice lo spessore di renzi e dei suoi governi. Le notizie, vere, non vere importanti o meno le ha ricevute. Noi non ne sapevamo niente in quanto il popolo bue poi magari potrebbe capire chissà cosa. questo è la vera porcheria. twitta anche  sul colore dei mandarini  perchè non ci ha twittato il messaggio? e manco ci ha detto che un messaggio era arrivat0 , peraltro dal suo grande amico di merende  obama? questo è lo SCHIFO.la DISONESTA’

    Originariamente inviato da ronin:   Il New York Times parte all’attacco con le sue “rivelazioni” sul caso Regeni. L’obiettivo: isolare l’Egitto di al Sisi di  Luciano Lago   http://www.controinformazione.info/il-new-york-times-parte-allattacco-con-le-sue-rivelazioni-sul-caso-regeni-lobiettivo-isolare-legitto-di-al-sisi/   di  Luciano Lago     Non poteva mancare la “gola profonda” del New York Times, organo preferito della CIA e del Dipartimento di Stato USA, per pubblicare il finto “scoop” delle rivelazioni sul caso Regeni. Secondo il NYT i servizi segreti del Cairo sono i responsabili del rapimento e dell’uccisione del borsista italiano Regeni.     E’ quanto scrive Declan Walsh in una lunga inchiesta sull’omicidio Regeni pubblicata sul New York Times Magazine. Il giornalista, che dal Cairo ha seguito tutte le fasi del caso Regeni, scrive di aver avuto la conferma da tre fonti dall’amministrazione Obama: Washington aveva ottenuto “prove incontrovertibili sulla responsabilità egiziana”, “non c’era alcun dubbio”.     Ma guarda che coincidenza, adesso che l’Italia aveva riinviato il suo ambasciatore al Cairo, dopo un periodo di raffreddamento dei rapporti diplomatici, puntuale come un orologio viene pubblicata una informativa del Dipartimento di Stato USA sul caso Regeni.     Era già evidente che il caso era stato creato appositamente, con la “manina” dei servizi britannici, per creare una frattura nei rapporti diplomatici fra Italia ed Egitto ed era evidente che al centro degli interessi britannici e statunitensi vi era la concessione data all’ENI delle attività di prospezione e sfruttamentno dell’importante giacimento di idrocarburi scoperto al largo delle coste egiziane. Trovare il modo di guastare i rapporti diplomatici dell’Egitto con l’Italia per far revocare la concessione all’ENI, era sembrato il sistema più semplice per gli anglo americani per arrivare al loro obiettivo. Questo spiega l’assassinio dell’incauto ricercatore italiano caduto nella trappola tesagli dai servizi segreti e rimasto vittima di un gioco molto più grande.   Inoltre bisogna considerare che  il regime di Al Sisi non è di quelli graditi a Washington, visto la giravolta del Governo egiziano che si è schierato con la Russia e con la Siria sulle questioni dei conflitti nell’area (guerrra in Siria e nello Yemen), voltando decisamente le spalle agli USA ed all’Arabia Saudita. Vedi: L’Egitto entra nella guerra di Siria dalla parte di Damasco. … L’Egitto è il più importante paese arabo, un paese sunnita con una minoranza di cristiani copti (il 10% della popolazione) che hanno subito attacchi e persecuzioni durante il precedente governo del Morsi, affiliato ai F.lli Mussulmani, protetti dagli USA e dalle Monarchie del Golfo. Gli USA vorrebbero un cambio di Governo al Cairo e, da molti anni, sono i servizi di intelligence di Washington che finanziavano la setta dei F.lli Mussulmani, come accertato da vari analisti. La stessa Amministrazione Obama/Clinton non ha mai nascosto i suoi buoni rapporti e il suo appoggio al Governo Morsi ed alla setta del F.lli Mussulmani. Vedi: Quegli strani rapporti tra l’Amministrazione Obama-Clinton ed i Fratelli  Mussulmani   Il tentativo di creare una “primavera araba” anche in Egitto mirava esattamente a questo: favorire l’ascesa dei movimenti radicali sunniti , fatto questo che costituisce l’obiettivo delle trame e della sobillazione attuata dalla CIA e dal Dipartimento di Stato USA. E’ ormai accertato che i gruppi radicali sunniti sono utilizzati dalla politica USA come leva per la destabilizzazione dei paesi arabi : quanto avvenuto in Iraq, in Libia, in Tunisia ed in Siria conferma questa tesi.     I rapporti dell’Italia con i paesi arabi devono qundi muoversi in questa direttrice stabilita a Washington ed è del tutto normale che gli USA interferiscano quindi con le scelte della Farnesina per dettare le regole, calpestando ancora una volta gli interessi nazionali dell’Italia di poter avere dei buoni rapporti di cooperazione con il più importante paese arabo. Non sono più i tempi di Craxi a Sigonella, uno “strappo” alle direttive americane non è concesso ai serventi del Governo italiano. L’Egitto di Al Sisi ha varca to la linea rossa stabilita da Washington nel momento in cui ha voltato le spalle agli USA ed all’Arabia Saudita ed al Sisi si è recato a Mosca concludendo accordi per acquisti di armi russe e cooperazione economica con la Russia. Vedi: Russia ed Egitto promuovono una cooperazione multiforme       In conseguenza di questo strappo, l’Arabia Saudita, che mira ad avere la supremazia nel mondo arabo, ha chiuso il rubinetto dei finanziamenti e dellle forniture di petrolio tanto che l’Egitto si è rivolto all’Iraq per ottenere le forniture di greggio di cui abbisogna. In contemporanea è partita la campagna mediatica che accusa Al Sisi di impersonare un regime dittatoriale e tirannico che viola i “diritti umani”.  Tutta la sinistra europea si è accodata supinamente a questa campagna, in ossequio alle centrali USA.       Per isolare l’Egitto e far revocare gli accordi economici con l’ENI e con l’Italia è partita puntuale l’offensiva degli organi del “main stream” USA, il New York Times è soltanto il primo, ne seguiranno altri, ci possiamo scommettere.    

     

  25. robyuankenobi

      

    e dove volevi prenderti uno strappo?  nel cerebro’. ? cerco di confutare la tua confusione mentale. i nazisti  parlan di ariano intendendo che dagli arii popolo indo  europeo  discendessero i tedeschi moderni. essere un suprematista invece significa che è la razza bianca a venir considerata superiore. vedi pure i polacchi, i cechi, gli ukraini e pure parte di russi , francesi spagnoli sono di..razza bianca.  non mi risulta che i tedeschi li amassero  così tanto.in quanto a loro interessava la la germania. il loro inno nazionale è ancora ..DEUTSCHLAND UBER ALLES..E  non  BIANCO  SOPRA TUTTI.  per cui suprematisti  possono pure essere nazisti ma non son la stessa cosa.. possibile che qualche dotto collega non spezzi una lancia per una delle 2 tesi’ ? Se poi ti fan schifo entrambi  son fatti tuoi.iginariamente inviato da peter pan: Caro robybaggian, guarda che “ariano” come volevano essere assolutamente i nazisti equivale a suprematisti. E’ vero che magari con la tua  solita confusione tu pensi che ariano significhi uno che fa aria con il retro, invece è come dico io, ergo, suprematista uguale nazista uguale ariano  uguale supremazia della razza bianca. Bella questa, mi è venuta bene, chi lo sa cosa ne pensa normal….. AhAhAhAh!!!!!! (E ringrazia che ieri mi sono procurato uno stiramento megagalattico alla coscia destra (per evitare di ammazzarmi cadendo) e sono un po’ fuori forma… adesso almeno dieci giorni di convalescenza… A domani
     

    Originariamente inviato da robyuankenobi: la solita confusione peteriana.  suprematisti  intendono dare la supremazia alla RAZZA  bianca. i nazisti invece al POPOLO  tedesco . ma pur di criticare val bene fare di tutta l’erba un  FASCIO. riguardo al generale LEE fù un eroe  della confederazione . Gli invasori erano i nordisti. Ma poi perchè rimuoverne la statua quando il generale bene o male appartiene alla storia degli USA? rinariamente inviato da peter pan: Buona serata a tutti. Suprematisti…. uguale  nazisti, secondo il mio modesto parere. E il presidente che, come un bambino, dice: sì però hanno cominciato prima quelli lì, perciò la colpa è di tutti e due i gruppi…. La percezione chiara è che lui appartiene ai gruppi di destra e chiaramente non li può sputtanare e neanche lo vuole. Da qui si comprende il suo odio contro Obama. Forse oggi l’America si merita quello che ha e penso che ne vedremo delle belle.  Buona giornata di borsa, allietata, per chi le ha, dalle FCA. Io però ci credo molto, molto poco, se fossi un ribassista oggi a 11 ne avrei venduto un bel po’….  

     
     

  26. ronin

      

     
    Il New York Times parte all’attacco con le sue “rivelazioni” sul caso Regeni. L’obiettivo: isolare l’Egitto di al Sisi
    di  Luciano Lago
     
    http://www.controinformazione.info/il-new-york-times-parte-allattacco-con-le-sue-rivelazioni-sul-caso-regeni-lobiettivo-isolare-legitto-di-al-sisi/
     
    di  Luciano Lago
     
     
    Non poteva mancare la “gola profonda” del New York Times, organo preferito della CIA e del Dipartimento di Stato USA, per pubblicare il finto “scoop” delle rivelazioni sul caso Regeni. Secondo il NYT i servizi segreti del Cairo sono i responsabili del rapimento e dell’uccisione del borsista italiano Regeni.
     
     
    E’ quanto scrive Declan Walsh in una lunga inchiesta sull’omicidio Regeni pubblicata sul New York Times Magazine. Il giornalista, che dal Cairo ha seguito tutte le fasi del caso Regeni, scrive di aver avuto la conferma da tre fonti dall’amministrazione Obama: Washington aveva ottenuto “prove incontrovertibili sulla responsabilità egiziana”, “non c’era alcun dubbio”.
     
     
    Ma guarda che coincidenza, adesso che l’Italia aveva riinviato il suo ambasciatore al Cairo, dopo un periodo di raffreddamento dei rapporti diplomatici, puntuale come un orologio viene pubblicata una informativa del Dipartimento di Stato USA sul caso Regeni.
     
     
    Era già evidente che il caso era stato creato appositamente, con la “manina” dei servizi britannici, per creare una frattura nei rapporti diplomatici fra Italia ed Egitto ed era evidente che al centro degli interessi britannici e statunitensi vi era la concessione data all’ENI delle attività di prospezione e sfruttamentno dell’importante giacimento di idrocarburi scoperto al largo delle coste egiziane. Trovare il modo di guastare i rapporti diplomatici dell’Egitto con l’Italia per far revocare la concessione all’ENI, era sembrato il sistema più semplice per gli anglo americani per arrivare al loro obiettivo. Questo spiega l’assassinio dell’incauto ricercatore italiano caduto nella trappola tesagli dai servizi segreti e rimasto vittima di un gioco molto più grande.
     
    Inoltre bisogna considerare che  il regime di Al Sisi non è di quelli graditi a Washington, visto la giravolta del Governo egiziano che si è schierato con la Russia e con la Siria sulle questioni dei conflitti nell’area (guerrra in Siria e nello Yemen), voltando decisamente le spalle agli USA ed all’Arabia Saudita.
    Vedi: L’Egitto entra nella guerra di Siria dalla parte di Damasco.

    L’Egitto è il più importante paese arabo, un paese sunnita con una minoranza di cristiani copti (il 10% della popolazione) che hanno subito attacchi e persecuzioni durante il precedente governo del Morsi, affiliato ai F.lli Mussulmani, protetti dagli USA e dalle Monarchie del Golfo. Gli USA vorrebbero un cambio di Governo al Cairo e, da molti anni, sono i servizi di intelligence di Washington che finanziavano la setta dei F.lli Mussulmani, come accertato da vari analisti. La stessa Amministrazione Obama/Clinton non ha mai nascosto i suoi buoni rapporti e il suo appoggio al Governo Morsi ed alla setta del F.lli Mussulmani.
    Vedi: Quegli strani rapporti tra l’Amministrazione Obama-Clinton ed i Fratelli  Mussulmani
     
    Il tentativo di creare una “primavera araba” anche in Egitto mirava esattamente a questo: favorire l’ascesa dei movimenti radicali sunniti , fatto questo che costituisce l’obiettivo delle trame e della sobillazione attuata dalla CIA e dal Dipartimento di Stato USA. E’ ormai accertato che i gruppi radicali sunniti sono utilizzati dalla politica USA come leva per la destabilizzazione dei paesi arabi : quanto avvenuto in Iraq, in Libia, in Tunisia ed in Siria conferma questa tesi.
     
     
    I rapporti dell’Italia con i paesi arabi devono qundi muoversi in questa direttrice stabilita a Washington ed è del tutto normale che gli USA interferiscano quindi con le scelte della Farnesina per dettare le regole, calpestando ancora una volta gli interessi nazionali dell’Italia di poter avere dei buoni rapporti di cooperazione con il più importante paese arabo. Non sono più i tempi di Craxi a Sigonella, uno “strappo” alle direttive americane non è concesso ai serventi del Governo italiano. L’Egitto di Al Sisi ha varca to la linea rossa stabilita da Washington nel momento in cui ha voltato le spalle agli USA ed all’Arabia Saudita ed al Sisi si è recato a Mosca concludendo accordi per acquisti di armi russe e cooperazione economica con la Russia.
    Vedi: Russia ed Egitto promuovono una cooperazione multiforme
     
     
     
    In conseguenza di questo strappo, l’Arabia Saudita, che mira ad avere la supremazia nel mondo arabo, ha chiuso il rubinetto dei finanziamenti e dellle forniture di petrolio tanto che l’Egitto si è rivolto all’Iraq per ottenere le forniture di greggio di cui abbisogna. In contemporanea è partita la campagna mediatica che accusa Al Sisi di impersonare un regime dittatoriale e tirannico che viola i “diritti umani”.  Tutta la sinistra europea si è accodata supinamente a questa campagna, in ossequio alle centrali USA.
     
     
     
    Per isolare l’Egitto e far revocare gli accordi economici con l’ENI e con l’Italia è partita puntuale l’offensiva degli organi del “main stream” USA, il New York Times è soltanto il primo, ne seguiranno altri, ci possiamo scommettere.
     
     

  27. peter pan

      

    Caro robybaggian, guarda che “ariano” come volevano essere assolutamente i nazisti equivale a suprematisti. E’ vero che magari con la tua  solita confusione tu pensi che ariano significhi uno che fa aria con il retro, invece è come dico io, ergo, suprematista uguale nazista uguale ariano  uguale supremazia della razza bianca.
    Bella questa, mi è venuta bene, chi lo sa cosa ne pensa normal….. AhAhAhAh!!!!!!
    (E ringrazia che ieri mi sono procurato uno stiramento megagalattico alla coscia destra (per evitare di ammazzarmi cadendo) e sono un po’ fuori forma… adesso almeno dieci giorni di convalescenza…
    A domani

    Originariamente inviato da robyuankenobi: la solita confusione peteriana.  suprematisti  intendono dare la supremazia alla RAZZA  bianca. i nazisti invece al POPOLO  tedesco . ma pur di criticare val bene fare di tutta l’erba un  FASCIO. riguardo al generale LEE fù un eroe  della confederazione . Gli invasori erano i nordisti. Ma poi perchè rimuoverne la statua quando il generale bene o male appartiene alla storia degli USA? rinariamente inviato da peter pan: Buona serata a tutti. Suprematisti…. uguale  nazisti, secondo il mio modesto parere. E il presidente che, come un bambino, dice: sì però hanno cominciato prima quelli lì, perciò la colpa è di tutti e due i gruppi…. La percezione chiara è che lui appartiene ai gruppi di destra e chiaramente non li può sputtanare e neanche lo vuole. Da qui si comprende il suo odio contro Obama. Forse oggi l’America si merita quello che ha e penso che ne vedremo delle belle.  Buona giornata di borsa, allietata, per chi le ha, dalle FCA. Io però ci credo molto, molto poco, se fossi un ribassista oggi a 11 ne avrei venduto un bel po’….  

     

  28. ronin

      

     
    Caro Gentiloni, perché hai paura delle Ong? Ci nascondi qualcosa?
    Marcello Foa
     
    http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/08/16/caro-gentiloni-perche-hai-paura-delle-ong-ci-nascondi-qualcosa/
     
    C’è un aspetto che proprio non torna della vicenda Ong-immigrati: ma perché il governo Gentiloni deve trattare con le Organizzazioni non governative sul codice di condotta? Mi spiego: in democrazia è normale che vengano sentite le parti in causa ma una volta terminata la consultazione, se l’esecutivo prende una decisione la applica. Con fermezza e chi non la rispetta ne subisce le conseguenze.
     
    Anche perché quel codice è piuttosto blando, sarebbero necessarie misure più drastiche, quali il sequestro della nave, avendo appurato, come alcuni politici sostengono da tempo (Salvini è stato il primo e gliene va dato atto) e come stanno documentando i magistrati, che gran parte delle operazioni degli ultimi mesi non sono di salvataggio ma di scandalosa collaborazione con i trafficanti di esseri umani.
     
     
    Ma, al di là delle mie opinioni, i fatti sono chiari. E’ bastata un po’ di fermezza, da parte soprattutto dei libici, per fermare questi vergognosi traffici.
     
     
    Diciamola tutta: il governo italiano non dovrebbe negoziare alcunché con le Ong: dovrebbe pretendere da subito il rispetto delle regole senza se e senza ma. Dovrebbe, semmai, chiedere conto a molte di queste organizzazioni per la loro attività falsamente umanitaria.
     
    E invece l’atteggiamento resta interlocutorio, titubante, esasperatamente rispettoso. Caro premier Gentiloni, ci spieghi: perché è così timido e remissivo con le Ong? Esistono degli accordi di cui l’opinione pubblica non è stata messa al corrente e che in una certa misura legano le mani al governo? O forse c’è dell’altro? Ad esempio, potrebbe dirci quali sono………………………………

    ecc…

     

  29. ronin

      

     
    L’ultimo sudista e l’America di fine stagione
    Giampaolo Rossi
     
    http://blog.ilgiornale.it/rossi/2017/08/16/lultimo-sudista-e-lamerica-di-fine-stagione/
     
    GIUSTIZIATO SENZA PROCESSO
    L’ultimo soldato sudista è stato giustiziato ieri l’altro a Durham in North Carolina; non si era asserragliato in un bunker, né si nascondeva nella giungla come l’ultimo giapponese. Stava lì in piedi all’aperto in una pubblica piazza, sopra un’aiuola ad attendere i suoi aguzzini.
    L’ultimo sudista era armato di un vecchio fucile Enfield calibro 58 non funzionante che ha tenuto abbracciato fino alla fine.
    Un tribunale del popolo ha deciso di giustiziarlo in pubblico, condannandolo a morte senza processo per un reato che ha commesso 157 anni fa. Il reato era, appunto, quello di essere stato un sudista.
     
    L’ultimo sudista non era un soldato in carne ed ossa, ma un soldato di bronzo. Una statua eretta nel 1924 “in memoria dei ragazzi che hanno vestito la divisa grigia”, come recitava la targa.
    Non raffigurava un generale a cavallo, un politico, ma solo un semplice soldato, uno di quelli che nelle guerre ci entra per dovere, ideale, coraggio, follia, amore.
    Più che un soldato era un simbolo e per questo faceva ancora più paura; perché le armi del significato sono più potenti delle armi della distruzione.
     
    E così un folla delirante e invasata di democratici progressisti gli ha messo una cinghia al collo, lo ha abbattuto e poi si è scatenata su di lui con calci e sputi; fantasmi provenienti dal passato che cercano di liberarsi dei propri fantasmi del passato.
    La rabbia era motivata dall’assassinio, due giorni prima, di una giovane attivista di sinistra uccisa da un razzista bianco di Vanguard America, che ha lanciato la sua auto a tutta velocità contro un corteo.
    COME GLI ISLAMISTI
    Eppure, queste immagini di giovani americani che si scagliano contro una statua abbattendola e sputandoci sopra, fanno riflettere su cosa sta diventando l’America; perché assomigliano incredibilmente alla follia iconoclasta dei jihadisti dell’Isis quando distruggono i simboli di una cristianità orientale più antica e immensa di quanto loro siano mai in grado di immaginare.
    Perché ricordano le immagini delle statue di dittatori abbattute dopo le rivoluzioni con la differenza che l’America è una democrazia e non una dittatura; e che il sudista di Durham, come altri centinaia sparsi in America, non era stata eretto da un tiranno o da un regime ma dal sentimento profondo di una nazione che voleva riconciliarsi nel valore della libertà di essere diversi ma appartenenti ad un unico destino.
     
    L’America del 1924, quella che eresse la statua, era una democrazia giovane e vitale che si affacciava con l’ottimismo della sua eccezionalità dal parapetto della storia pronta a lanciarsi nel vuoto di quel ‘900 di cui sarebbe stata protagonista.
    La statua dell’ultimo sudista non fu voluta da nostalgici confederati, idioti suprematisti bianchi o nazisti dell’Illinois di John Belushi; fu voluta ed accettata fino ad oggi da un’intera comunità per rendere onore a quei giovani che nella Guerra Civile combatterono dall’altra parte, quella sconfitta. Per ricordare a tutti che la forza di una democrazia sta nel saper includere non nell’escludere, nel saper vivere il passato nella consapevolezza non nella paura.

    ecc…

     

  30. robyuankenobi

      

    la solita confusione peteriana.  suprematisti  intendono dare la supremazia alla RAZZA  bianca. i nazisti invece al POPOLO  tedesco . ma pur di criticare val bene fare di tutta l’erba un  FASCIO. riguardo al generale LEE fù un eroe  della confederazione . Gli invasori erano i nordisti. Ma poi perchè rimuoverne la statua quando il generale bene o male appartiene alla storia degli USA? rinariamente inviato da peter pan: Buona serata a tutti. Suprematisti…. uguale  nazisti, secondo il mio modesto parere. E il presidente che, come un bambino, dice: sì però hanno cominciato prima quelli lì, perciò la colpa è di tutti e due i gruppi…. La percezione chiara è che lui appartiene ai gruppi di destra e chiaramente non li può sputtanare e neanche lo vuole. Da qui si comprende il suo odio contro Obama. Forse oggi l’America si merita quello che ha e penso che ne vedremo delle belle.  Buona giornata di borsa, allietata, per chi le ha, dalle FCA. Io però ci credo molto, molto poco, se fossi un ribassista oggi a 11 ne avrei venduto un bel po’….
     

  31. ronin

      

     
    ADESSO SAPPIAMO CHI HA MANDATO A MORTE REGENI.
    Maurizio Blondet
     
    http://www.maurizioblondet.it/adesso-sappiamo-mandato-morte-regeni/
     

     

  32. ronin

      

     
    Cosa unisce i tweet di Mentana, le querele della Boldrini e le critiche a Trump? Il carcere ideale
    Di Mauro Bottarelli
     
    https://www.rischiocalcolato.it/2017/08/cosa-unisce-tweet-mentana-le-querele-della-boldrini-le-critiche-trump-carcere-ideale.html
     

     

  33. ronin

      

    Di Mauro Bottarelli
    …Quella gente era in campo per difendere la statua di una cittadina della Virginia che per loro ha maggior importanza della Statua della Libertà: anzi, ne è l’antitesi. Piaccia o meno, il generale Lee non può essere ridotto a gerarca nazista da far sparire dai libri di storia e dalla pubbliche piazze, seppur in questo periodo il vento dell’iconoclastia spiri forte un po’ ovunque (Boldrini docet).

     

    Originariamente inviato da peter pan:

    Buona serata a tutti. Suprematisti…. uguale  nazisti, secondo il mio modesto parere. E il presidente che, come un bambino, dice: sì però hanno cominciato prima quelli lì, perciò la colpa è di tutti e due i gruppi…. La percezione chiara è che lui appartiene ai gruppi di destra e chiaramente non li può sputtanare e neanche lo vuole. Da qui si comprende il suo odio contro Obama. Forse oggi l’America si merita quello che ha e penso che ne vedremo delle belle.  Buona giornata di borsa, allietata, per chi le ha, dalle FCA. Io però ci credo molto, molto poco, se fossi un ribassista oggi a 11 ne avrei venduto un bel po’….

     

  34. ronin

      

     
    Virginia, il corteo anti-razzista era molto in stile ONG. E l’impeachment vorrebbe dire guerra civile
    Di Mauro Bottarelli
     
    https://www.rischiocalcolato.it/2017/08/virginia-corteo-anti-razzista-stile-ong-limpeachment-vorrebbe-dire-guerra-civile.html
    Per quelli della mia generazione, il Generale Lee era soltanto l’automobile arancione con bandiera confederata sul tetto di Bo e Luke nella serie televisiva “Hazzard”. Quindi, era il traffico clandestino di whiskey dello zie Jesse, erano le curve mozzafiato di Daisy, erano le risse al Boar’s Nest e le perenni fregature di Boss Hogg e Rosco P. Coltrane. Un telefilm divertente, nulla più. Ma a Charlottesville, in Virginia, il generale Robert Edward Lee è qualcosa di più, almeno per una parte della cittadinanza: è la storia confederata, la guerra di secessione, il Nord contro il Sud, lo schiavismo e Lincoln. E’ la storia d’America. Con le sue luci e le sue ombre.

    E ieri, in quella cittadina della Virginia prima di allora sconosciuta a più, è andata in onda una rivisitazione di quella storia: l’annunciato abbattimento di una statua del generale, infatti, ha scatenato i fronti opposti. I cosiddetti suprematisti bianchi da un lato e gi anti-suprematisti dall’altro. Fa molto manifestazione dei “Blues brothers” contro i nazisti dell’Illinois ma qui c’è poco da ridere. E’ finita con, per ora, 1 morto e 35 feriti, frutto del gesto di un criminale che si è lanciato con la propria automobile contro la folla della manifestazione anti-razzista. Ma di questo, parleremo dopo. Perché se io mi rifiuto di ridurre a stereotipo una giornata che ha visto in piazza un’America spaccata a metà, sventolando come al solito il vessillo del pericolo nazista, ci sono alcune considerazioni da fare. Alcune di ordine politico-culturale e altre meramente politiche-securitarie.
     
     

    Originariamente inviato da Consuelo:

     I bianchi temono di aver perso il controllo del Paese.

      «La violenza ha sempre fatto parte degli Stati Uniti, ma forse in questi anni siamo arrivati ad un momento di svolta storica. La sensazione dei bianchi di aver perso il controllo del paese, e quella dei neri di essere discriminati, sta esplodendo in un conflitto sociale mai visto prima, che purtroppo si salda anche alla violenza terroristica creando un clima da guerra civile».  Così  si esprimeva, in un articolo comparso sulla Stampa, il filosofo Michael Walter

     

  35. peter pan

      

    Buona serata a tutti.
    Suprematisti…. uguale  nazisti, secondo il mio modesto parere. E il presidente che, come un bambino, dice: sì però hanno cominciato prima quelli lì, perciò la colpa è di tutti e due i gruppi….
    La percezione chiara è che lui appartiene ai gruppi di destra e chiaramente non li può sputtanare e neanche lo vuole. Da qui si comprende il suo odio contro Obama.
    Forse oggi l’America si merita quello che ha e penso che ne vedremo delle belle. 
    Buona giornata di borsa, allietata, per chi le ha, dalle FCA. Io però ci credo molto, molto poco, se fossi un ribassista oggi a 11 ne avrei venduto un bel po’….

  36.   

    Di media e oltranzisti
     I torbidi avvenuti in Virginia, dove i suprematisti si sono scontrati con i manifestanti avversi, inquieta. Come inquieta il video dell’automobile che ha investito la folla provocando un morto e diversi feriti, i quali si aggiungono a quelli causati dagli scontri tra opposte fazioni.
     
    Potrebbe segnare l’inizio di uno scontro sociale su vasta scala a e a geometria variabile, tale da infiammare le strade d’America. Anche perché alimentato dallo scontro al vertice del potere che vede il presidente Trump avvinto in una lotta all’ultimo sangue contro i suoi avversari politici, di destra e di sinistra.
     
    Polemiche ha suscitato la reazione del presidente, che i suoi avversari accusano di non aver condannato in maniera netta i facinorosi di destra perché suoi elettori. In realtà Trump ha condannato «tutte le forme di violenza, intolleranza e odio», e l’accusa non pare fondata.
     
    Anche perché il presidente è l’ultimo ad auspicare l’infiammarsi dello scontro sociale, dal quale non avrebbe che da perdere: un presidente che non sa controllare il Paese sarebbe condannato dalla storia oltre che dalle elezioni.
     
    Ma al di là della registrazione degli eventi, colpisce vedere i fiumi di inchiostro versati per descrivere nel dettaglio l’oscurità che abita i gruppo suprematisti, i cui tratti ricordano altri nefasti movimenti oltranzisti europei.
     
    Colpisce però che a dedicare pagine e pagine, giustamente, a tale tema, siano gli stessi giornali che non hanno dedicato una riga ai neonazisti ucraini, al cui confronto i suprematisti americani sembrano semplici impiegati lamentosi.
     
    Non una riga, né quanto i neonazisti ucraini hanno preso il controllo di piazza Maidan portando i rivoltosi al successo grazie alla loro organizzazione militare. Né quando gli stessi neonazisti hanno ottenuto posti chiave nel governo e negli apparati di Difesa e di sicurezza nazionale.
     
    Né quando questi movimenti dichiaratamente nazisti hanno preso il controllo della guerra che Kiev ha portato ai ribelli del Donbass, perché più preparati e agguerriti dell’esercito regolare, del tutto sprovvisto di esperienza e capacità.
     
    Ci sembra significativo ricordarlo ora, non tanto per tornare sulle vicende ucraine, ancora foriere di possibili nefaste sorprese, quanto per registrare il dato: allora dar conto del ruolo dei neonazisti avrebbe gettato oscure ombre sulla narrazione che vedeva gli accoliti di piazza Maidan e poi il governo di Kiev come dei baluardi della libertà contro la protervia russa.
     
    Oggi i suprematisti vengono usati come un randello per attaccare Trump, al quale si ascrive il torto di aver offerto una nuova tribuna a tali movimenti. Si tratta di organizzazioni che esistevano ben prima del tycoon, da sempre tollerate dalle varie amministrazioni che si sono succedute alla Casa Bianca.
    Il punto è se Trump prenderà o meno disposizioni per impedir loro di agire con violenza, cosa ancora tutta da vedere.
     
    Resta che Trump è odiato dagli stessi ambiti che hanno sostenuto la rivolta (o colpo di Stato secondo le opposte narrative) di piazza Maidan. Che sono avversi a Trump proprio per il suo proposito di riallacciare i rapporti con Mosca (vedi alla voce russiagate) 
     
    Forse da qui deriva una differenza di attenzione sui movimenti estremisti di destra; che imperversano in America come in Ucraina (e altrove), ma con diversa visibilità mediatica.
    http://piccolenote.ilgiornale.it/33187/di-media-e-oltranzisti
     

  37.   

     I bianchi temono di aver perso il controllo del Paese.
     
    «La violenza ha sempre fatto parte degli Stati Uniti, ma forse in questi anni siamo arrivati ad un momento di svolta storica. La sensazione dei bianchi di aver perso il controllo del paese, e quella dei neri di essere discriminati, sta esplodendo in un conflitto sociale mai visto prima, che purtroppo si salda anche alla violenza terroristica creando un clima da guerra civile».  Così  si esprimeva, in un articolo comparso sulla Stampa, il filosofo Michael Walter

  38. ronin

      

     
    La migliore spiegazione sui fatti di Charlottesville : Stefan Molyneux e Faith Goldy riportano verità che non sentirai sui media mainstream
    Mike Adams
     
    http://sadefenza.blogspot.it/2017/08/la-migliore-spiegazione-sui-fatti-di.html
     
    Come al solito, tutto quello che ti viene detto di quello che è successo a Charlottesville dai media mainstream è distorto per effetto politico. Per risolvere il problema e scoprire che cosa è veramente accaduto (e perché è importante), devi ascoltare un’analisi indipendente e intelligente da parte di qualcuno che è sulla scena degli eventi e vedere esattamente quanti fatti del giorno sono stati messi in scena per istigare deliberatamente la violenza degli Antifa sulle strade .
    Stefan Molyneux intervista Faith Goldy nel seguente video informativo. Puoi anche

    Ciò che si evidenzia finora in  tutto questo, a proposito, è che i militanti di estrema sinistra stanno tentando di sterminare la cultura bianca in America . Tutta la “tolleranza” e la “diversità” della sinistra, si scopre, che esclude i maschi bianchi cristiani, tutti denigrati, soppressi e disprezzati dalla follia della massa di sinistra, le cui idee esclusive sono per definizione razziste e fanatiche . È meraviglioso che i giovani maschi bianchi si siano stancati d’essere emarginati da una massa, di radicali di sinistra  totalitaria, intrinsecamente  razzista  nei confronti dei bianchi?
    “Abbiamo la libera parola e si viene massacrati per strada“, spiega Stefan Molyneux, conformandosi alla censura di Google, Facebook, YouTube e Twitter che punta il dito verso i conservatori,  è in realtà la causa principale dell’escalation della violenza e del disagio sociale. La sinistra radicale ritiene che la parte conservatrice non ha diritto di essere ascoltata (e non hanno nemmeno il diritto di vincere le elezioni). L’obiettivo aperto della sinistra è lo sterminio completo della cultura bianca (e delle culture conservatrici) in America. In sostanza, la sinistra chiede lo sterminio culturale bianco, e allo stesso tempo si lamenta  che in qualche modo sono loro le vittime in tutto questo.
    Guarda questa intervista completa, per saperne di più:

    Ecco un’altra spiegazione di uno degli organizzatori delle manifestazioni che si sono resi conto che, il Governatore di sinistra della Virginia, ha effettivamente cospirato per limitare i diritti di libertà e di parola dei conservatori mentre scatena le proteste in strada della sinistra Antifa  per innescare la violenza:


     

  39. Elmoamf

      

    GLI STATI UNITI PREMONO SULLA COREA DEL SUD PER LO SPIEGAMENTO DI UNA BATTERIA THAAD COMPLETA
     
    02/08/17 
    <<Il Pentagono ha dichiarato lunedì che il secondo lancio nordcoreano di un missile intercontinentale potrebbe convincere entro quattro settimane la Corea del Sud a dispiegare una batteria missilistica completa THAAD.
    La Corea del Sud ha consentito all’U.S. Army di installare due lanciatori Terminal High Altitude Area Defense su un vecchio campo da golf a sud di Seoul, ma il presidente sudcoreano Moon Jae-in ha ritardato il posizionamento di una batteria completa (sei lanciatori) in attesa di uno “studio ambientale” (senza scadenze).
    Il Pentagono sostiene che il lancio nordcoreano di venerdì scorso ha modificato i calcoli sulla sicurezza della penisola, rendendo necessaria l’immediata installazione di una batteria THAAD completa.
    Il sistema THAAD non è stato progettato specificamente per neutralizzare la minaccia ICBM (InterContinental Ballistic Missile), ma il funzionamento ad energia cinetica (hit-to-kill) è visto come un deterrente vitale contro l’arsenale della missilistico nordcoreano a corto e medio raggio.
    Cina e la Russia si sono opposte alla diffusione del THAAD in Corea del Sud per la correlata presenza di potenti radar in grado di monitorare le proprie attività militari nella regione.
    Il presidente Donald Trump ha usato Twitter per criticare la Cina nei giorni scorsi per aver omesso di utilizzare la sua leva economica per frenare il dittatore nordcoreano Kim Jong-un, tuttavia il segretario di Stato Rex Tillerson ha attenuato i toni dicendo di non ritenere la Cina responsabile della situzione. A sorpresa Tillerson ha anche affermato che gli Stati Uniti sono aperti a colloqui con la Corea del Nord per alleviare le tensioni sulla penisola, assecondando l’approccio diplomatico del governo sudcoreano.
    Gli analisti dubitavano, fino a poco tempo addietro, sulle reali capacità di sviluppo di un ICBM capace di colpire gli Stati Uniti con una testata nucleare.
    L’agenzia di stampa ufficiale nordcoreana ha dichiarato che il presidente Kim ha assistito all’ultimo lancio con “grande soddisfazione”. Il ministero degli Esteri della Corea del Nord ha ammonito gli Stati Uniti a non intraprendere ulteriori sanzioni o azioni militari, pena un “risoluto atto di giustizia”.>>
    (Fonte: Difesaonline)

  40. Elmoamf

      

    Sanzioni, fumo e specchi da una scuola materna fatta di LSD
    The Saker
    “…Concludo quest’articolo con una nota personale. Ho appena attraversato gli USA, letteralmente, dal fiume Rogue in Oregon alla Florida Centro-orientale. Nel corso di questo lungo viaggio ho visto non solo panorami di una bellezza mozzafiato, ma anche tantissime belle persone che si oppongono alle danze sataniche in corso a Washington con ogni fibra del loro essere, e che vogliono che il loro paese si liberi dai degenerati poteri demoniaci che hanno preso il controllo del governo federale. Ad oggi ho vissuto per un totale di vent’anni negli USA, ed ho imparato ad amare ed apprezzare profondamente le tante persone gentili, decorose, onorevoli e semplicemente belle che vivono qui. Anziché considerare il popolo americano come nemico della Russia, io lo vedo come un suo naturale alleato, fosse solo perché abbiamo lo stesso nemico (i neo-conservatori a Washington) e assolutamente nessuna ragione obiettiva per arrivare ad un conflitto, nessuna di qualunque genere. Non solo, per tanti aspetti gli Americani e i Russi sono molto simili, a volte anche in modo comico. Proprio come durante la Guerra Fredda, non ho mai perso la speranza nel popolo russo, adesso rifiuto di perdere la speranza nel popolo americano. Sì, il governo federale degli Stati Uniti è disgustoso, malvagio, repellente, stupido, degenerato e assolutamente satanico, ma il popolo degli USA no. Anzi. Non so se questo paese potrà sopravvivere all’attuale regime come un’unica entità o se si separerà in stati piuttosto differenti (un esito che io vedo del tutto possibile), ma credo che il popolo degli USA sopravviverà e tirerà avanti proprio come il popolo russo è sopravvissuto agli orrori degli anni ‘80 e ‘90…”
    (Fonte: SakerItalia)

  41. Elmoamf

      

    Parola di Luttwak:
    ‘LA LIBIA? L’ITALIA DEVE MUOVERSI ED OCCUPARLA!’
    30 luglio 2017
    a cura di Vanessa Tomassini
    “La mossa italiana deve essere appoggiata ed è una risposta enormemente tardiva al problema specifico delle migrazioni illegali. Ad oggi l’Italia ha tollerato grandi flussi di migranti per ragioni politiche, che non permettono apparentemente allo Stato italiano di proteggere le proprie frontiere, come invece fanno tutti gli Stati. Già curioso questo fatto, o forse no, c’è anche l’aggravante della Guardia Costiera italiana e della Marina italiana che hanno partecipato a questo traffico, perché sono andati a cercare gli illegali sotto costa, fino in Libia. Fatto ancora più straordinario, l’Italia ha accettato lo sbarco, nei suoi porti, di immigranti illegali che erano stati raccolti da navi di Paesi terzi che hanno la possibilità di accogliere ugualmente questi migranti, forse anche meglio. Io trovo stranissimo che la Capitaneria di Porto permetta ad una nave turca di far sbarcare 500 persone recuperate in mare, invece di portarli in Turchia. Teoricamente se arriva una nave con 500 illegali dovrebbe essere mandata via, invece l’Italia li accetta e accoglie. Questi stranissimi comportamenti italiani hanno provocato, de facto, una revoca dei Trattati di Shengen, che prevedono l’impegno di proteggere il proprio perimetro. Questi comportamenti nessuno li capisce, non hanno alcun senso né costituzionalmente, né politicamente. Finalmente ora si agisce e spero che si agisca ancora di più. In Libia non esiste uno Stato, ci sono solo tribù che si combattono. Queste varie figure che si sono riunite a Parigi, controllano forse il 6% della totalità del territorio”.
    E’ un fiume in piena l’economista, politologo e saggista Edward N. Luttwak, esperto di strategia militare e di politica internazionale, il quale è intervenuto sulle pagine del nostro giornale a seguito dell’incontro tra il presidente francese Manuel Macron, il premier del consiglio libico “di Tripoli” Fayez al-Serraj e l’uomo forte “di Tobruk”, il generale Khalifa Haftar. E davanti alla prospettata operazione navale italiana che si prospetta in Libia ha osservato che “Le dico una cosa, anche io e lei possiamo fare il nostro incontro-vertice e decidiamo di portare la democrazia in Cina, di portarla in Russia e così via; dopodiché siamo uniti. Io non rappresento nessuno, lei non rappresenta nessuno e possiamo fare un ottimo vertice. Questi signori, non possiamo dire che non rappresentano nessuno, ma pochi. La Libia è frantumata, vede nel suo territorio scorribande di tribù che si combattono e questi signori non sono riconosciuti, se non in maniera molto limitata, da piccoli gruppi”.
    Già consulente strategico del Governo degli Stati Uniti, Luttwak ha le idee chiare sui rapporti tra Libia e Italia e su come si possa giungere attraverso un’occupazione militare italiana ad una riunificazione politico-sociale dell’ex colonia. Con lui abbiamo cercato di fare una sintesi dello scenario geopolitico internazionale delle ultime due settimane e anche se le sue idee possono apparire più o meno condivisibili, aprono sicuramente ad ampi spunti di riflessione.
    – Quindi per Lei come si può arrivare alla stabilizzazione della Libia?
     
    ”L’unico Stato al mondo che ha la conoscenza, la capacità e la necessità di organizzare la Libia è l’Italia. Gli italiani hanno creato la Libia. La Libia non è mai esistita nella storia fino a quando l’Italia non l’ha costruita. La Cirenaica e la Tripolitania erano divisi perfino all’epoca degli antichi romani: una era provincia greca, l’altra era una provincia che parlava latino. È stata l’Italia che poi ha aggiunto il sud, il Fezzan. L’unico Paese che può portare alla stabilizzazione della Libia è l’Italia e lo può fare molto facilmente perché è un Paese con oltre 60 milioni di abitanti, ha la perfetta capacità di reclutare un esercito sufficiente di 100 – 120 mila soldati. Non queste missioni dove si mandano 173 soldati in Asia, non cretinate di questo tipo, non con mezzi militari, io parlo di occupazione militare. Questa occupazione verrà immediatamente appoggiata da moltissimi libici. Questa cosa andava fatta dall’inizio. I francesi in Libia ci vanno ‘con la mano sinistra’, con lo scopo di mettere le mani su qualche affare: commercio petrolifero o la vendita di qualche aeroplano. I francesi non hanno alcun interesse alla riunificazione della Libia: avere la Francia in Libia, vuol dire avere un Paese non stabilizzato che continua a riversare i suoi problemi sull’Italia. Mentre le poche ciliegie e qualche torta, che ci sono, se le mangiano i francesi. L’Italia è di fronte alla Libia, l’ha creata, ha capacità di stabilizzare la sua ex colonia. In Italia ci sono moltissimi disoccupati che si arruolerebbero ben volentieri nelle forze armate. Andare in Libia con un contingente di 100-120mila uomini significa non incappare in combattimenti e non avere perdite, se ne manda 12 li attaccano, se ne manda 1.200 li attaccano, ma se ne manda 120mila nessuno li attaccherà. È una sfida nazionale che l’Italia deve affrontare e se non lo farà continuerà a pagarne il prezzo. Anche la Finlandia non si occupa della Libia, ma la Finlandia non sta ricevendo flussi migratori come l’Italia, barconi libici non arrivano in Finlandia. I finlandesi non hanno creato la Libia, come l’Italia ha fatto e non la conoscono”.
    (Fonte: NotizieGeopolitiche)

  42. ronin

      

     
    L’Europa il vero obiettivo della nuove sanzioni alla Russia
     
    http://www.controinformazione.info/leuropa-il-vero-obiettivo-della-nuove-sanzioni-alla-russia/
     
    di  Luciano Lago
     
    I responsabili politici europei, in particolare della Germania e della Francia, si agitano e protestano contro le nuove sanzioni decise dal Congresso USA e già avallate dal Presidente Trump. Gli effetti gravi e pesanti di queste sanzioni sulle imprese europee che lavorano nel settore energetico con Mosca (con la Gazprom) potrebbero essere tali da mettere in ginocchio la politica di approvvigionamento energetico europea.
     
    Le proteste manifestate in queste ore da parte dei leaders europei sono ormai fuori tempo. Dopo aver avallato in questi anni tutte le iniziative di Washington ed essere stati complici di tutte le operazioni fatte dagli USA in aperta violazione del diritto internazionale, dall’Ucraina alla Libia, passando per l’Iraq, l’Afghanistan, la Siria, lo Yemen e tutti gli altri casi che sarebbe lungo citare ( la guerra contro la ex Jugoslavia fra gli altri), appaiono tardive le prese di posizione di Berlino, di Bruxelles e di Parigi che recriminano a Washington di non essere stati consultati e di aver travalicato gli accordi internazionali, il libero commercio, ecc. ecc. .
     
     
    Le lamentele dei politici europei appaiono  soltanto patetiche e lasciano il tempo che trovano. Gli USA hanno deciso la guerra economica contro la Russia a scapito degli interessi europei e, se l’Europa protesta, come a suo tempo disse la Victoria Nuland (vice assistente di Obama per l’Europa) che l’Europa si fotta
     
    Questa nuova arrogante imposizione di Washington è il risultato di decenni si subalternità dell’Europa alla politica degli Stati Uniti e di cieca sottomissione alle direttive che provenivano dagli USA che hanno prodotto i disastri che tutti ormai riconoscono.
    Gli europei pagano le loro colpe per aver partecipato alla destabilizzazione dei paesi del Medio Oriente e Nord Africa assieme all’alleato USA di cui hanno accettato passivamente la strategia del caos che andava a colpire anche i loro interessi, nelle capitali europee non si erano allarmati per il colpo di mano a Kiev nel 2014 contro l’Ucraina, con la conseguente guerra civile, anzi le ex potenze europee avevano dato il loro contributo e si erano associate nel voler partecipare all’accerchiamento militare della Russia, nell’incrementare la “russofobia”, aspettandosi ingenuamente la “gratitudine” per il loro servilismo dall’alleato d’oltre Oceano.
     
    Al contrario da Washington arriva un nuovo atto di arroganza unilaterale che questa volta colpisce direttamente gli interessi europei.
    Rimane il fatto che le nuove sanzioni contro la Russia, causate dal pretesto delle presunte ingerenze di questa nelle elezioni USA e votate quasi all’unanimità dal Congresso Usa, costituiscono un salto di qualità sullo scenario internazionale.
    Queste sanzioni non hanno più una portata relativamente limitata per l’Europa, come le precedenti ma al contrario colpiscono al cuore l’economia europea ed i suoi programmi di espansione verso l’Eurasia ed i mercati asiatici, fondamentali per lo sviluppo e per i posti di lavoro.
     

    ecc…

     

  43. ronin

      

     
    Giornalisti del NYT, della Reuter e dell’Economist autocensurano i propri articoli da Israele in modo da non essere “brutalmente presi di mira”
     
    http://www.controinformazione.info/giornalisti-del-nyt-della-reuter-e-delleconomist-autocensurano-i-propri-articoli-da-israele-in-modo-da-non-essere-brutalmente-presi-di-mira/
     
    di Philip Weiss
     
    Negli USA la lobby israeliana viene citata di rado in modo critico sui media più importanti. Ma controllate questo brano del programma politico ” Drum ” [“Tamburo” in inglese] della ABC australiana di due giorni fa: i corrispondenti, veterani del Medio Oriente, Antony Loewenstein e John Lyons descrivono le incessanti pressioni da parte di Israele e della sua lobby su giornalisti che sono critici nei confronti di Israele.
     
    La conduttrice del programma Ellen Fanning ha notato che nel nuovo libro di Lyons (“Balcony Over Jerusalem: A Middle East Memoir” [ “Balcone su Gerusalemme: ricordi del Medio Oriente”]) egli ricorda di essersi incontrato con un importante corrispondente dell’agenzia di stampa France-Presse e di avergli chiesto: “Quanti corrispondenti dall’estero si autocensurano? “
     
     
    Lyons:
    “Ha risposto: ‘Tutti’, e lui è uno dei più duri capi redazione in circolazione. Come parte del libro ho intervistato The New York Times, the Economist, Reuters, AFP, ed ho scoperto una caratteristica comune. La Reuters [agenzia di stampa inglese, ndt.] ha persino proprie parole specifiche che si possono utilizzare per non far arrabbiare gli israeliani. Sono andato là con l’idea che se fossi stato a Washington e a New York avrei raccontato quello che vedevo. Ma ogni volta che avessi voluto parlare di colonie, qualcosa di reale, sarei stato preso di mira, in quanto giornalista.”
     
    Se racconti la verità su quello che vedi davanti a te in Israele e in Cisgiordania, sarai brutalmente preso di mira.”
     
    Lyons è un giornalista di grande esperienza. E’ stato corrispondente per sei anni da Gerusalemme per “The Australian” [principale quotidiano australiano, ndt.] ed ora è co- direttore editoriale del giornale.
     

    ecc…

     

  44. ronin

      

     
    L’Eurozona è condannata, non importa cosa facciano Francia e Germania, avverte un funzionario della Bank of America
     
    http://vocidallestero.it/2017/07/17/leurozona-e-condannata-non-importa-cosa-facciano-francia-e-germania-avverte-un-funzionario-della-bank-of-america/
     
    Il britannico Daily Mail intervista un funzionario della Bank of America Merrill Lynch, che espone dei punti molto semplici sull’insostenibilità dell’eurozona, punti che la stampa extra-UE e le banche d’affari danno per assodati, ma che nei nostri media sono ancora tabù: l’euro ha essenzialmente prodotto divergenze tra i paesi dell’eurozona fin dal momento in cui è stato creato; nell’attuale scenario di totale assenza di solidarietà intra-eurozona i paesi della periferia sono sulla traiettoria dell’uscita, ma in uno scenario ipotetico di trasferimenti interni sarebbero i paesi centrali a dover probabilmente uscire per ragioni di insostenibilità politica.
     
      di James Salmon, corrispondente del Daily Mail – 15 luglio 2017
     
     L’eurozona è probabilmente destinata a crollare, non importa quanti tentativi vogliano fare la Francia e la Germania per cercare di salvarla: così avverte una delle più grandi banche di investimento del mondo. 
     
    Un impiegato di alto grado della Bank of America Merrill Lynch ha detto che il blocco di paesi della moneta unica ha iniziato a cadere a pezzi fin dal momento stesso in cui è stato fondato quasi 20 anni fa.
     
    ecc…

     

  45.   

    Svezia: 86% dei bambini migranti che hanno subito un test medico sono in realtà adulti.
    Il Consiglio Nazionale Svedese di Medicina Legale (RMV) ha rilasciato nuovi dati che mostrano che la maggior parte dei casi controversi di migranti apparentemente “minori” sono in realtà adulti.
    RMV ha pubblicato i dati di questa settimana dopo aver testato medicalmente 1481 migranti per determinare se avessero mentito o non essere minorenni. E ‘stato rivelato che 1215 casi o 86% degli individui testati sono stati in realtà gli adulti.
    I test coprono un periodo di tre mesi tra marzo e giugno di quest’anno e prevede un risonanza magnetica del ginocchio e una radiografia dei denti del giudizio. I risultati sono stati poi esaminati da medici che hanno determinato se i migranti fossero adulti o minori.
    Di tutti i migranti testati, solo 49 persone, o 3,3%, erano donne (33 dei quali sono stati più di 18 anni). Le figure mostrano la stragrande maggioranza dei migranti uomini che sostengono di essere minorenni.
    http://lesobservateurs.ch/2017/07/11/suede-86-des-migrants-mineurs-qui-ont-subi-un-test-medical-sont-en-realite-des-adultes/

  46.   

    Fratelli Musulmani 
    ISLAM/ Il progetto “dimenticato” dei Fratelli musulmani per conquistare l’occidente
    Porta la data del 1982. “Il Progetto” venne scoperto nella villa svizzera di un importante affiliato ai Fratelli musulmani, all’indomani degli attacchi dell’11 settembre. SOUAD SBAI durante una perquisizione della polizia confederale all’indomani degli attacchi dell’11 settembre 2001..
    http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2016/10/25/ISLAM-Il-progetto-dimenticato-dei-Fratelli-musulmani-per-conquistare-l-occidente/729928/
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

  47. ronin

      

     
    Tutte le domande sul terrorismo che l’Occidente non si pone mai
     
    http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-tutte_le_domande_sul_terrorismo_che_loccidente_non_si_pone_mai/5871_20824/
     
    “Qualcuno è in grado di dare risposte convincenti a tutte queste domande? Sono interessati le nostre signorie e i nostri media a far conoscere, e a dire qualcosa di vero?”
    ……………………………..
    ecc…

     

  48. ronin

      

     
    “Contro l’Iran il primo colpo nucleare è talmudicamente etico”
    Maurizio Blondet
     
    http://www.maurizioblondet.it/liran-primo-colpo-nucleare-talmudicamente-etico/
     
    Un attacco nucleare preventivo contro l’Iran è perfettamente morale  per il Talmud. Lo ha sancito Moshe Halbertal, “stimatissimo studioso del Talmud”,  co-autore del Codice Etico dell’IDF – l’esercito israeliano  –  la cui purezza delle armi ci stupisce ogni giorno.
     
     
    Moshe Halbertal è anche  cattedratico della New York University Law School,  la più eccelsa facoltà di diritto statunitense, dove insegna metà dell’anno. L’altra metà Moshe insegna alla Hebrew University of  Jerusalem.  Dunque una figura di peso  nei due mondi. Egli è  “uno dei pensatori più rispettati sui dilemmi morali della guerra moderna”.
     
     
    Anche chi ha intervistato il  moralista di Tsahal per la rivista “culturale” Slate, Ron Rosenbaum,  ha  una psicologia ebraicamente esemplare.  Giornalista letterario, storico ebraico, autore di libri su Hitler, dal dicembre 2015, “quando pubblicò l’articolo Thinking the Unthinkable [pensare l’impensabile] è cosciente che esiste al spaventosa possibilità che Israele possa non sopravvivere come nazione. Egli  ha scritto: I palestinesi vogliono uno stato hitleriano “judenrein” [senza ebrei] per quanta violenza occorra ad ottenerlo. Non separazione, ma eliminazione. I palestinasi sono impegnati nell’incessante incitazione religiosa di assassinare ebrei. L’intifada dei coltelli non è una insurrezione, ma assassinio rituale di ebrei”:  insomma un perfetto esponente dei sintomi psichici, complessi  di colpa, proiezioni  freudiane del  piccolo popolo.  Fra questi grumi psichiatrici, c’è ovviamente la sindrome che Gilad Atzmon ha felicemente identificato come “Stress pre-traumatico” (pre-TSS).
     
     
    Come “monta”  lo Stress Pre-Traumatico
     
     
    E’  il disturbo per cui l’ebreo  si sente traumatizzato  in anticipo  da una  minaccia futura, e per lo più immaginaria, di essere sterminato come razza, e per questo, in quanto vittima, si sente autorizzato a sterminare  anticipatamente il nemico immaginario.
     
    Rosenbaum sa che Israele ha 200  bombe atomiche,  mentre l’Iran non ne ha nessuna.   Però, gli è venuto in mente che…………………..
    …………
    ecc…

     

  49. ronin

      

     
    Antifascismo come schermo per distogliere l’attenzione
     
    http://www.controinformazione.info/antifascismo-come-schermo-per-distogliere-lattenzione/
     

    In questi giorni si stanno svolgendo in varie città d’Italia manifestazioni più o meno spontanee contro la la legge sullo Jus Soli che rischia di essere approvata a breve scadenza in Parlamento. Le persone che manifestano, comuni cittadini il più delle volte e non militanti dei vari partiti, hanno compreso il pericolo di una legge che metterebbe la parola requiem sulla identità italiana e concorrerebbe ad attirare altre nuove masse africane in cerca di stabilizzarsi e filiare sul suolo italico.
     
     
    I nuovi nati e gli altri, una volta cittadini italiani, richiamerebbero i loro numerosi parenti e tutti sarebbero a carico delle casse pubbliche e dell’asssitenza italiana e dell’INPS, con buona pace delle scempiaggini dette dall’ex bocconiano presidente dell’INPS, Tito Boeri, nella sua incaute dichiarazioni.
     
    Una di queste manifestazioni (contro lo Jus Soli ) fra le più significative per il luogo e le modalità, si è svolta a Modena , feudo del PD da sempre, ove cresce il malcontento fra gli stessi cittadini che una volta erano i fedeli seguitori del “partitone” ed oggi vedono crescere il degrado e l’insicurezza nella loro città. La manifestazione di Modena è stata promossa, ieri 10 Luglio, da varie associazioni e partiti di destra da F.lli d’Italia a Forza Italia, fino a Forza Nuova ed associazioni come “La Terra dei Padri” (quella data alle fiamme da elementi della sinistra). Una fiaccolata di protesta senza simboli di partito fatta da comuni cittadini.
     
    La cosa sorprendente, in apparenza, è la contromanifestazione che è stata indetta da partiti e associazioni della sinistra, fra cui il PD, la CGIL, Rifondazione, Circoli Sociali vari e l’immancabile ANPI, svoltasi presso il sacrario dei caduti partigiani alla “Ghirlandina” di Modena. Una forma di ribadire con l’occasione la “vigilanza antifascista” ed il collegamento fra antifascismo, resistenza ed accoglienza immigratoria di massa. Un modo per affermare che chi si oppone all’africanizzazione dell’Italia ed al meticciato culturale debba essere iscritto dalla sinistra “ipso facto” alla categoria dei “fascisti”.
     
    Alcuni commentatori si sono giustamente domandati quale sia il nesso tra antifascismo, resistenza e Jus Soli e molti opinionisti si sono “arrampicati sugli specchi” per invocare l’allarme per le infiltrazioni di gruppi fascisti o pseudo fascisti fra i manifestanti che, secondo loro, piloterebbero le manifestazioni.
     
    Contemporaneamente in questi giorni, il noto esponente del PD, Emanuele Fiano, ha presentato un progetto di legge per sanzionare in modo pesante le manifestazioni nostalgiche o parafasciste, dal saluto romano alla vendita dei gadget di Mussolini e calendari con fascio in particolare nelle vicinanze di Predappio, paese natale di Mussolini, dove si svolge un frequente turismo nostalgico e dove lo stesso paese trae benefici economici di questo turismo in termini di ristorazione e piccolo commercio.
     
    Inutile dire che anche questo fenomeno viene intravisto dal Fiano e soci come “un pericolo per la democrazia”. Per non parlare del progetto di mettere il bavaglio sul web e sanzionare quanti si richiamano al ventennio ed al “duce”, considerati “perniciosi” per la propaganda e dannosi per l’ordine democratico. Un progetto già previsto ed auspicato da elementi come la Laura Boldrini, presidente della Camera o da Pisapia, ex sindaco di Milano e lo stesso Sala, attuale sindaco.
     
    In sostanza un giro di vite contro il “pericolo di risorgenza neofascista” a cui gli esponenti della sinistra dedicano molta più attenzione . Da notare che non altrettanta attenzione viene dedicata dagli stessi esponenti della sinistra ai fenomeni certamente più concreti e inquietanti della insorgenza di estremismo e terrorismo islamista di marca wahabita e salafita. Qesti esponenti escludono qualsiasi collegamento fra immigrazione ed infiltrazioni terroristiche così come smentiscono che l’aumento dell’immigrazione incontrollata porti ad un aumento della criminalità. In questo caso il nesso fra terrorismo, criminalità in aumento ed immigrazione viene platealmente negato dallo stesso Fiano e compagni ad onta della cruda realtà riscontrata da masse crescenti di cittadini.
     
    Qualcuno potrebbe chiedersi come mai dopo circa 72 anni torni alla ribalta il “pericolo fascista” conquistando spazi di attenzione sui media e nelle proposte dei parlamentari della sinistra, gli stessi che trascurano i ben più gravi e concreti problemi che sta attraversando il paese.
     
    La spiegazione esiste ed è da ricercarsi nel terrore della sinistra mondialista di essere scavalcata e smascherata presso l’opinione pubblica per le sue responsabilità voler ridurre l’Italia ad un grande campo profughi per migranti economici e per l’africanizzazione strisciante che diventa la prospettiva reale di questo paese.
     
    In realtà la sinistra mondialista cerca di alzare lo schermo dell’antifascismo per occultare la sua subordinazione ai potentati finanziari ed alle centrali di potere sovranazionale che pilotano verso la destabilizzazione sociale del paese.
     
     
    Non è un mistero che vi sono direttive precise che arrivano da organismi internazionali dalla Commissione Europea al FMI, all’ONU, all’Open Society di George Soros, come da altri organismi perchè l’Italia favorisca l’importazione di masse di nuovi schiavi in italia che siano la mano d’opera di riserva del grande capitale e delle varie mafie che speculano su tale fenomeno.
     
     
    Per nascondere il ruolo servile di utili idioti del grande capitale, gli esponenti della sinistra hanno ideato il nuovo grande schermo, sempre efficace, dell’antifascismo vecchia maniera che, oltre a giustificare i finanziamenti pubblici all’ANPI, viene utilizzato dai “compagni di merende” dei Soros, dei Monti, dei Marchionne, della Clinton e dei grandi speculatori, per coprirsi le spalle e denunciare fantasiosi pericoli di risorgenza fascista e deviare l’attenzione dalla svendita del paese alle centrali del potere finanziario.
     
     
    Un vecchio gioco ormai screditato in cui buona parte dell’opinione pubblica, in parte la stessa vecchia base elettorale del PD, ormai non crede più. Facile pensare che ci saranno presto “provocazioni”ben studiate per alimentare il fenomeno che tanto conviene al PD ed alle forze della sinistra da essere disponibili loro stessi a mascherarsi con camicia nera e fez per creare l’allarme sociale che gli tornerebbe molto utile allo stato attuale.
     
     

  50. ronin

      

     
    Perchè Washington si trova in guerra da oltre 16 anni?
     
    http://www.controinformazione.info/perche-washington-si-trova-in-guerra-da-oltre-16-anni/
     
    di  Paul  Craig  Roberts
     
    Da oltre sedici anni gli Stati Uniti si trovano immersi in guerra nel Medio Oriente, nel Nord Africa ed in Asia (Afghanistan), dilapidando trilioni di dollari, commettendo crimini di guerra e causando la fuga di milioni di rifugiati verso l’ Europa ed altri paesi. Contemporaneamente Washington afferma di non potersi permettere di finanziare le obbligazioni della Social Security e del sistema Medicare o di non poter sostenere i costi di un servizio sanitario nazionale.
     
    Considerando le enormi esigenze che non possono essere soddisfatte per causa dell’enorme costo di queste guerre, si potrebbe pensare che il popolo americano si chieda quale sia lo scopo di queste guerre. Cosa si stia realizzando a fronte di questi enormi costi. La verità è che le esigenze domestiche dellla popolazione statunitense sono trascurate in modo che il complesso militare/ industriale/sicurezza  possa alimentarsi ed ingrassare sui guadagni di guerra.
     
     
    La mancanza di curiosità da parte del popolo americano, dei media e del Congresso sulla vera finalità di queste guerre, fondate interamente su menzogne, è straordinaria. Qual è il motivo di tale incredibile disinteresse per lo spreco di soldi e vite umane?
     
    I cittadini sembrano accettare queste guerre in quanto  considerate una risposta del governo all’11 settembre. Il che è anche peggio, dato che Iraq, Libia, Siria, Yemen, Afghanistan ed Iran (non ancora attaccato ma minacciato e sanzionato) non hanno nulla a che fare col 9/11. Ma questi paesi sono mussulmani, e il regime Bush e la propaganda dei media prostituti al potere sono riusciti ad associare questi paesi con  l’11 settembre e con gli islamici in generale.
     
    Forse, se gli americani e i loro “rappresentanti” al Congresso comprendessero per cosa si fanno realmente  le guerre, allora  si opporrebbero. Perciò voglio dire il motivo della guerra in Siria e della futura guerra contro l’ Iran. Siete pronti?
     
    Ci sono tre ragioni per cui Washington (non l’America ma Washington, che non riflette l’America) fa guerra in Siria. La prima ha a che fare con i profitti del complesso militare (“military/industrial complex”).
     
    Quest’ultimo apparato mastodontico è una combinazione di potenti interessi privati e governativi che necessitano di una minaccia per giustificare un budget che supera il PIL di molti paesi. La guerra assolve a questa funzione, e per essa si stanziano enormi somme pagate dai contribuenti, che sono vent’anni che vedono salire i propri debiti.
     
    La seconda ragione ha a che fare con l’ideologia neocon dell’egemonia mondiale americana. Secondo i neoconservatori, che sono tutto tranne che conservatori, il crollo del comunismo e del socialismo significa che la Storia ha scelto il “capitalismo democratico”, che non è né democratico né capitalistico, come il sistema socioeconomico-politico mondiale: è dunque responsabilità di Washington imporre l’americanismo in tutto il mondo. Paesi come la Russia, la Cina, la Siria e l’Iran, che respingono l’egemonia americana, devono essere destabilizzati in quanto ostacoli all’unilateralismo yankee.
     
    La terza ragione ha a che fare col fatto che Israele ha bisogno delle risorse idriche del Libano meridionale. Due volte Israele ha inviato l’esercito ad occupare quella regione e per due volte è stato cacciato dagli Hezbollah, milizia sostenuta da Siria e Iran.
     
    Per dirla tutta, Gerusalemme sta utilizzando l’America per eliminare i governi siriano e iraniano, che forniscono sostegno militare ed economico agli Hezbollah. Se i fornitori di Hezbollah venissero eliminati dagli americani, gli israeliani potrebbero occupare il sud del Libano, proprio come hanno fatto con la Palestina e parti della Siria.
     
    Ecco i fatti: per 16 anni l’insopportabile popolo americano ha consentito al governo corrotto di Washington di buttare trilioni di dollari necessari a livello nazionale, ma assegnarli  ai profitti del complesso militare/industriale, al servizio dei neocon e di Israele.
     
     
    La democrazia americana è chiaramente una farsa. Serve tutti, tranne gli americani.
     
     
    Quali saranno le probabili conseguenze?
     
    La peggiore prospettiva  è quella della povertà per tutti, quella più catastrofica è l’armageddon nucleare.
     
     
    Washington ignora totalmente alcuni fatti incontrovertibili.
     
    L’interesse di Israele a rovesciare Siria ed Iran è totalmente incompatibile con l’interesse nazionale russo di impedire l’invasione del jihadismo nel proprio paese ed in Asia centrale. Di conseguenza, Israele ha messo gli U.S.A. in diretto conflitto militare con Putin.
     
    Gli interessi finanziari del military/security complex americano di circondare la Russia con siti missilistici sono incompatibili con la sovranità di quel paese, così come lo è l’enfasi neocon sull’egemonia mondiale statunitense.
     
    Trump non controlla Washington. Il complesso citato (vedasi il discorso di Eisenhower), la lobby israeliana ed i neocon sì. Questi tre gruppi sovrastano di fatto  il popolo americano, privo di voce in capitolo.
     
    Da notare che tutti i parlamentari del Congresso che hanno parlato male di Israele sono stati sconfitti nella loro campagna di rielezione. Questo è il motivo per cui, se Israele vuole qualcosa, questa passa all’unanimità al Congresso. Come pubblicamente dichiarato dall’ammiraglio Tom Moorer, capo delle operazioni navali e chairman dei Joint Chiefs of Staff: “Nessun presidente americano può andar contro Israele”. Israele ottiene ciò che vuole, a prescindere dalle conseguenze per l’America.
     
     
    L’ammiraglio Moorer aveva ragione. Gli Stati Uniti ogni anno danno ad Israele abbastanza soldi per acquistarne il governo. E quelli lo fanno. Il governo americano risponde molto più ad Israele che al proprio popolo. I voti di Camera e Senato lo dimostrano.
     
     
    Incapace di resistere ad un paese minuscolo ma influente, Washington pensa di poter travolgere Russia e Cina. Continuare a provocarle è evidente segno di demenza. Invece di intelligenza vediamo hybris e arroganza, segni distintivi degli stupidi.
     
    Il pianeta ha invece bisogno di leader occidentali intelligenti, con coscienza morale, che rispettino la verità e che comprendano i limiti del proprio potere.
     
    Paul Craig Roberts