Report da Londra: soft o hard, comunque vada la Brexit è un disastro

Perché questo documento non è stato reso pubblico? Una fonte del dipartimento della Brexit risponde: “Perché è imbarazzante”.

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di Alberto Nardelli

I nuovi report del governo britannico sull’impatto della Brexit dicono che il Regno Unito starà peggio di quanto stia ora quando sarà fuori dall’Unione europea e questo vale per ogni scenario preso in considerazione dagli analisti, secondo quanto ha scoperto BuzzFeed News. Questo documento, che è intitolato “Eu Exit Analysis – Cross Whitehall Briefing”, è datato gennaio 2018 e prende in considerazione tre degli scenari più plausibili sulla base degli accordi attualmente esistenti con l’Unione europea.

Con un accordo onnicomprensivo di libero scambio con l’Ue, la crescita del Regno Unito sarebbe inferiore del 5 per cento per i prossimi 15 anni rispetto alle previsioni attuali, secondo quanto si legge su questo documento. Lo scenario “no deal”, che di fatto porterebbe il Regno Unito a operare secondo le regole della World Trade Organization, ridurrebbe la crescita dell’8 per cento nello stesso lasso di tempo. L’opzione di Brexit più soft – la permanenza nel mercato unico attraverso un’associazione all’Area economica europea – porterebbe, nel più lungo periodo, a una riduzione della crescita del 2 per cento. Queste stime non prendono in considerazione alcun impatto di breve periodo sull’economia a causa della Brexit, come i costi di aggiustamento dell’economia per adattarsi ai nuovi accordi doganali.

Il report visionato da BuzzFeed News è rimasto rigorosamente dentro gli ambienti legati al governo. E’ stato elaborato da funzionari che lavorano tra tra Whitehall e il dipartimento per l’Uscita dall’Ue (DexEU) ed è stato presentato ad alcuni ministri-chiave in incontri one-to-one negli ultimi giorni, in vista della discussione alla sottocommissione del governo per la Brexit che si terrà la prossima settimana.

Perché il documento non è stato reso pubblico? Una fonte di Buzzfeed News al DexEu ha risposto: “Perché è imbarazzante”.

Anche se il report ipotizza che il Regno Unito siglerà un accordo commerciale con gli Stati Uniti, che saranno confermate decine degli attuali accordi con l’Ue e che le regolamentazioni saranno meno restrittive dopo la Brexit, non c’è scenario che non preveda un peggioramento delle condizioni del paese. I funzionari credono che la metodologia utilizzata per questa valutazione sia migliore di quella che era stata usata nelle previsioni prima del referendum del 2016. Questo documento considera soltanto gli accordi esistenti con l’Ue, il che significa che gli accordi su cui si sta ancora negoziando dovranno poi rientrare nel modello d’analisi. La premier Theresa May ha più volte detto di volere “una partnership profonda e speciale con l’Ue”.

Gli altri elementi importanti di questo studio sono:

1. Quasi tutti i settori dell’economia considerati nel modello subiranno un impatto negativo in tutti e tre gli scenari, con il settore chimico, tessile, manifatturiero, alimentare, automobilistico e della distribuzione tra i più colpiti. Secondo questo studio soltanto il settore agricolo, all’interno delle regole della Wto, non sarà danneggiato.

2. Ogni regione del Regno Unito verrà danneggiata, in ogni scenario analizzato: il nord-est, le Midlands dell’est, l’Irlanda del nord (prima ancora di considerare l’eventualità di un “hard border”) subiranno le perdite maggiori in termini di performance economica.

3. C’è il rischio che lo status di Londra come centro finanziario possa risultare eroso in modo grave con conseguenze negative sia nello scenario soft sia naturalmente in quello del “no deal”

4. Dal lato più positivo, il documento ipotizza in ogni scenario che sarà concluso un accordo commerciale con gli Stati Uniti che avrà un impatto positivo sul pil pari allo 0,2 per cento nel lungo periodo. Accordi commerciali con altri paesi extraeuropei e altri blocchi, come la Cina, l’India, l’Australia, i paesi del Golfo e le nazioni del sud-est asiatico aggiungerebbero un altro valore al pil, stimato tra lo 0,1 e lo 0,4 per cento, nel lungo periodo.

Il governo si è trovato spesso in difficoltà riguardo all’esistenza – o alla mancanza – di studi sull’impatto della Brexit. Lo scorso anno, il ministro per la Brexit, David Davis, aveva fatto intendere che erano state preparate decine di analisi “con dettagli strazianti”, ma dopo che un voto dei Comuni ha imposto la pubblicazione di questi report, Davis ha detto ai parlamentari di essere stato frainteso: quei documenti non esistevano. Il dipartimento per la Brexit ha reso pubbliche al loro posto delle “analisi di settore”.

L’impatto più negativo viene dalla decisione del Regno Unito di lasciare sia l’unione doganale sia il mercato unico – che è la questione al cuore dell’ultimo scontro all’interno del Partito conservatore riguardo alla Brexit. Rinunciando a questi accordi, si creano quelle che il report preso in esame definisce “barriere delle non tariffe” al commercio, come la perdita dell’accesso al mercato in certi settori, la perdita di nuovi clienti e nuove procedure di controlli doganali.

Alcuni di questi elementi possono essere minimizzati se il Regno Unito rimanesse nel mercato unico attraverso l’Area economica europea e l’impatto può anche essere in parte ridimensionato attraverso una politica interna o accordi commerciali con gli Stati Uniti e gli altri paesi, ma le perdite non possono essere eliminate nel loro complesso una volta che il Regno Unito esce dall’unione doganale. Questa nuova analisi suggerisce che potrebbero esserci delle opportunità per il Regno accordandosi con deal commerciali con paesi non europei e godendo di minori regolamentazioni in alcune aree come quelle ambientali, degli standard di prodotti e delle leggi per le assunzioni.

Allo stesso tempo però il report introduce molti dubbi sul fatto che questi benefici possano essere sufficienti per mitigare le perdite economiche causate dall’uscita dal mercato unico e dall’unione doganale. Allontanandosi dalle regole esistenti e dagli standard esistenti diventerebbe più complicato anche commerciare con l’Ue in futuro, e porterebbe a molte controversie anche nella politica interna.

Questo dibattito in particolare rischia di inasprire il conflitto dentro al Partito conservatore tra quelli che, come il cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond, vogliono rimanere allineati con l’Ue per anni, e i falchi della Brexit, guidati dal parlamentare Jacob Rees-Mogg. Un portavoce del governo ha detto a BuzzFeed News: “Abbiamo già stabilito che il governo sta prendendo in considerazione un ampio spettro di analisi a sostegno della nostre negoziazioni sull’uscita dall’Ue e sulla preparazione a questa uscita. Siamo stati chiari nel sostenere che non siamo preparati a fornire un commento continuo su ogni aspetto di questo lavoro interno al governo e che i ministri hanno l’obbligo di non pubblicare qualsiasi cosa che possa comportare il rischio di esporre la nostra posizione negoziale”.

Una fonte del governo ha detto: “Preparandosi a lasciare l’Unione europea, i funzionari di Whitehall stanno prendendo in considerazione molte analisi. Una bozza di questa nuova fase di analisi ha verificato tutti gli accordi pronti che esistono attualmente e anche altre stime esterne. Ma non misura i dettagli del nostro risultato sperato – una nuova e profonda e speciale partnership con l’Ue – né fa previsioni sull’esito del negoziato. Contiene anche un gran numero di caveat ed è grandemente dipendente da un ampio numero di ipotesi che dimostrano che bisogna ancora lavorare molto in modo da poter utilizzare queste analisi e tracciare delle conclusioni”.

*Alberto Nardelli è Europe Editor di BuzzFeed News.

Pubblichiamo questo articolo per gentile concessione di BuzzFeed News. Questo articolo non necessariamente rispecchia l’opinione di Italia.co, la cui linea editoriale è autonoma e indipendente.

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