Sesso & scippi, le zingare infestano Roma Termini

Da anni, ogni giorno, schiere di Rom rubano portafogli alla stazione della Capitale. Oltre a elemosina e biglietti si prostituiscono lungo i binari. Una zingara denunciata 80 volte …

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Da anni, ogni giorno, schiere di Rom rubano portafogli alla stazione della Capitale. Oltre a elemosina e biglietti si prostituiscono lungo i binari. Una zingara denunciata 80 volte ma per fermarli serve una legge.

Assillanti, imperterrite, impunite. La banda delle zingare ha colonizzato Termini. Presidiano con fare poliziesco tutti gli ingressi della stazione: da via Marsala e via Giolitti passando per piazza dei Cinquecento. Scrutano i viaggiatori e scelgono tra questi quelli da ripulire. Ingranaggi ben oleati fanno funzionare un business che frutta diverse migliaia di euro al mese. Una vergogna che accade solo a Roma e che va avanti da anni.

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«Serve aiuto per biglietto? Bagagli? Accompagniamo ai binari. Noi qui facciamo tutto». Rom service e all’occorrenza service in room. Le zingare attendono il Giubileo alle porte della stazione. Benvenuti a Termini, dove le hostess sono zingare spregiudicate disposte a tutto pur di racimolare qualche soldo, persino a prostituirsi.

«Il Tempo» ha trascorso due giorni tra i binari ferroviari, seguendo da lontano e da vicino le oltre trenta ragazze che si improvvisano operatrici informatiche, rubano, chiedono l’elemosina e, all’occorrenza, vendono il proprio corpo. Le giovani hanno tra i 17 e i 25 anni. Girovagano per lo scalo ferroviario. Sono ben organizzate: comunicano con cellulari e sms. Lo fanno per segnalare tra di loro le potenziali «mucche» da mungere, oppure le pattuglie di poliziotti o carabinieri in arrivo. Il turista è la loro gallina dalle uova d’oro. Rispetto al passato sono ben vestite e truccate. Si avvicinano al viaggiatore in fila alle biglietterie elettroniche. Si propongono di aiutare soprattutto gli stranieri e anziani. Molti ci cascano. Ma l’assistenza non è gratuita. Con la stampa del biglietto s’allunga anche la mano della hostess abusiva, che chiede un compenso. C’è chi lascia 1 euro, chi 2 e c’è chi arriva a sganciarne persino 5. Tuttavia, non tutti sono disposti ad essere aiutati dalle rom che, dalla loro, non demordono e continuano ad inseguire il turista: chiedono l’elemosina e, di fronte a viaggiatori uomini, propongono anche prestazioni sessuali nei vicini alberghi o b&b.

Tutto ciò avviene sotto gli occhi vigili e discreti di uomini adulti, rom anch’essi, che seguono a distanza gli affari. Non intervengono mai, tranne in casi estremi, come per allontanare gli impiccioni. Ci siamo finti turisti da spennare. Ma non sono mancate le minacce quando, al termine delle 48 ore, ci siamo identificati come giornalisti. Allo scadere delle prime 24 da viaggiatori spaesati abbiamo accumulato cinque biglietti per la metro e speso 10 euro per le varie mance alle assistenti abusive. Basta girovagare intorno alla biglietteria elettronica con l’aria spaesata per attirare la loro attenzione. Si fiondano come sciacalli su carcasse di animali. «Cosa ti serve? Vieni, ti accompagno a fare il biglietto: treno o metro?». Lasciamo fare, facendoci guidare. Nel frattempo altre zingare fanno lo stesso con altri turisti. È un continuo via vai. Hanno il telefono sempre in mano. Messaggi e chiamate. Ogni quindici minuti si raggruppano all’esterno della stazione dove vengono raggiunte da dei connazionali. Molto probabilmente per consegnare loro il denaro racimolato. Frutto di elemosina e furti.

Torniamo il secondo giorno, e questa volta, invece di viaggiatori in difficoltà, sveliamo di essere cronisti. I cellulari iniziano a squillare e in un batter d’occhio si raggruppano circa una decina di rom. Chiediamo se sanno che tutto ciò è illegale. Alle nostre domande rispondono con boria: «Cosa volete? Non lavoriamo nella stazione, noi siamo prostitute. Siamo qui solo per vedere gli uomini. Ci volete intervistare? Diventiamo famose? Dai, dai». L’euforia si smorza non appena si avvicinano gli agenti della Polfer. In un battibaleno scappano, dileguandosi in più direzioni. Alcune di loro però vengono fermate e portate negli uffici per essere identificate. Una volta rilasciate, la situazione non cambia: ritornano agli ingressi della stazione. Sono sempre lì. Interveniamo mentre sono di fronte ai macchinari con i turisti: «Lo sa che sono delle assistenti abusive e che quello che stanno facendo non è legale?». Molti di loro non parlano italiano, lo ripetiamo in inglese. Alzano le spalle, sorridono e vanno via. Alle rom questo non piace. Al nostro terzo intervento, il gruppo di zingare ci accerchia. Volano parole grosse, insulti. «Andate via! Avete stancato! Lasciateci fare il nostro lavoro». Una di loro s’accorge che abbiamo una telecamera e il clima si fa pesante. «Dammi il cellulare! Ti spacco la faccia, capito? Dovete andare via altrimenti ci arrabbiamo!». Intanto dai binari risalgono gruppi di ragazzine rom reduci da scorribande. Arrivano due uomini, zingari, incominciano a fissarci. L’intervento della polizia e’ risolutivo. Il gruppo scompare, promettere vendetta. Questa volta vengono braccate dai carabinieri, che le portano in caserma per l’identificazione. Storie di ordinaria normalità. È la stazione Termini. Ogni giorno, da anni.

di Francesca Pizzolante

Questo articolo e’ stato originariamente pubblicato da Il Tempo

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1 commento

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    verissimo, mi era capitato di dover fare una volta il biglietto alle macchinette della stazione Termini (di solito faccio online ma non avevo avuto tempo…) bhe ho avuto la netta sensazione del racket che lavora impunito e taglieggia i passeggeri (non sapevo del sesso a pagamento, ma ci vuole poco a immaginarlo). Che schifo, mai vista una cosa simile in nessun paese estero. Hai la sensazione che non non esista polizia. Un miracolo che non succeda di peggio, in queste condizioni.