La truffa dei sindacati: lavoratori iscritti ai fondi pensione ‘a loro insaputa’

L’italico genio per le soluzioni pasticciate ne ha escogitata un’altra: gli iscritti-fantasma ai fondi pensione. A monte vi è una strategia applicata da qualche anno per truccare le …

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L’italico genio per le soluzioni pasticciate ne ha escogitata un’altra: gli iscritti-fantasma ai fondi pensione. A monte vi è una strategia applicata da qualche anno per truccare le carte della previdenza integrativa.

Nei rinnovi contrattuali i sindacati sottraggono una quota di aumento salariale per i lavoratori e la dirottano d’imperio ai propri fondi pensione, pure per chi saggiamente non vi vuole aderire. Sono somme a volte minime, come 100 euro l’anno. Tanto il solo fine è gonfiare surrettiziamente il numero degli iscritti.

È avvenuto per gli autoferrotranvieri con Priamo e per gli edili con Prevedi. Ciò reso possibile sbandierare una crescita del 25% in due anni delle adesioni ai fondi pensione chiusi, ovvero sindacal-padronali.

La cosa si è ripetuta con Eurofer, quello per il settore ferroviario e l’Anas, il cui contratto prevede che la società “si fa carico di versare un contributo per tutti i lavoratori non iscritti”. Capito? Per i non iscritti al fondo.

Ma qualcuno non gradisce essere preso in giro. Così per esempio Marco Esposito, dipendente dell’Anas di Torino, ha segnalato la cosa e le sue incongruenze, addirittura producendo la sua busta paga. Vediamo 13,62 euro fra le voci della casella n. 33 come Contributo Fondo Eurofer, in palese contraddizione con la casella n. 44 che riporta invece 0,00 quale Contributo Eurofer. Qualcosa non gli quadra; anzi parecchio. Non ha ricevuto le credenziali per accedere alla sua (?) posizione nel fondo, né la prevista welcome letter (lettera di benvenuto, ma basta con l’inglese inutile!).

Ma insomma Marco Esposito e gli altri come lui sono iscritti d’ufficio a Eurofer o no? I contributi risultano a loro nome o no? Dopo molte richieste è arrivata qualche risposta: per cominciare dev’essere cambiato lo statuto del fondo (e perché non pensarci prima?), poi ci vuole l’approvazione della Covip, organo di vigilanza, ecc. Ma in ogni caso, per chi non vuole aderire, i soldi versati che fine faranno? Se fosse rispettato il principio di volontarietà nell’adesione, dovrebbero rigirarli ai lavoratori.

Beppe Scienza 

Dipartimento di Matematica
Università di Torino

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