Molestie sessuali, e il mito di Don Giovanni che non c’è più

Da Mozart, a Molière a Marinetti in un’antologia il mistero del Grande Seduttore. Così diverso dai molestatori seriali di questi giorni.

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di Elena Loewenthal

Il momento è più delicato che mai, per sollevare l’argomento. Ma proprio per questo non si può negare che capiti a proposito. Di questi giorni fare il nome di Don Giovanni evoca all’istante orchi panciuti e potenti dello star system affetti da irrefrenabili esuberi ormonali. Ma tra l’eroe mozartiano (e non solo!), conquistatore di femmine per antonomasia, e la pletora di molestatori seriali di cui ultimamente si sono riempite le pagine dei giornali corre una enorme distanza. Se non altro perché uno è un eroe, e l’altro no.

In questo gioco di affinità (pochissime) e contrasti (molti) è decisamente puntuale la ricca antologia Sulle orme di Don Giovanni che Guido Davico Bonino ha curato per Nino Aragno Editore: quasi 500 pagine per un viaggio vario e appassionante nella figura del maschio più impenitente di tutti, da Tirso de Molina (1579-1648) a Odon von Horvath (1901-1936), attraverso libretti d’opera, commedie, elegie, racconti, ritratti, echi. «Com’è possibile definire Don Giovanni, un personaggio di pura invenzione, che nonostante ciò ha affascinato drammaturghi, librettisti, narratori dal Seicento al Duemila, per circa quattro secoli?», si domanda la Premessa dello studioso. E davvero gli ingredienti di questo enigma tutto letterario sono tanti, almeno quante le diverse risposte che affiorano dalle pagine. Chi, cos’è Don Giovanni? Un «ribelle», «profano dell’esistenza… come non sopporta di sentirsi vincolato da un’affettività reciproca ed esclusiva, così non tollera di doversi mostrare rispettoso verso un’Entità superiore», e diventa scandaloso.

Ma forse lo scandalo vero di Don Giovanni è la sua complessità, così come l’hanno dipinta in tantissimi – dall’indimenticabile libretto di Lorenzo Da Ponte per Mozart a Baudelaire, da Goldoni a Balzac, da Dumas a Puskin a Flaubert, da Molière a Byron, per arrivare a Rilke, Pirandello e Marinetti con il suo (attuale? Eccome!) prontuario del 1917 Come si seducono le donne: «Eccellente terreno di conversazione per un uomo ardito e intuitivo è l’elogio sfacciato, senza mezzi termini, del corpo della donna e della sua eleganza». Una complessità così diversa da quella dello sciupafemmine di oggi, che sia un calciatore o un produttore cinematografico. Una complessità che evoca simpatia e orrore, che spiazza perché non la capisci mai fino in fondo. E che in fondo, ma che la cosa resti tra noi donne, incuriosisce.

Il vasto repertorio di testi, che appartengono a mondi, lingue ed epoche diverse, tiene fede soprattutto a queste mirabile varietà, cioè alla complessità di Don Giovanni. Anche alle sue contraddizioni, di cui forse la più stridente sta proprio nel confronto fra lo spensierato «Madamina, il catalogo è questo» e lo spettro del Convitato di Pietra. Resta, su tutto, il mistero di che cosa abbia in testa e nel cuore quest’uomo, resta il dubbio che sia più quello che tace di quello che dice, più quello che vorrebbe fare di quello che fa. Ma alla fin fine dietro il dubbio se ne insinua un altro, che è quasi una certezza: forse il vero mistero non è lui, Don Giovanni, ma quello che egli ha inseguito invano per tutta la vita, di opera in sonetto, di racconto in elegia, senza mai capire. Come dice la Bibbia: «Tre cose io trovo mirabili, anzi quattro, che mai conoscerò: la via dell’aquila addentro il cielo, la via del serpente sopra la rupe, la via della nave nel cuore del mare, la via di un uomo in corpo di donna».

Perché il vero Don Giovanni, e cioè quello della letteratura e non la sua squallida riproduzione nella realtà di Hollywood, è in bilico tra la lussuria e la tragedia. Seduce le donne ma subisce la vendetta del destino – o punizione del cielo a che dir si voglia. È gaudente ma dannato. Proprio come quel Casanova che compare anch’egli in questa antologia, da sé stesso immortalato mentre si svergina sedicenne sverginando dolcemente eppure fermamente due sedicenni.

Perché nella storia di Don Giovanni c’è il Grande Seduttore ma ci sono anche tanti altri protagonisti: le donne sedotte, quelle gelose, quelle (poche) che non cedono. I servitori e le spalle. Il Convitato di Pietra che sigla la condanna. C’è la fame insaziabile ma anche lo scherno, la sfida alle convenzioni ma anche ai sentimenti propri e altrui: «D’irato amante i giuramenti audaci Giove non ode, e van dispersi al vento. Nei miei vezzi confido. Armi sono queste rade volte infelici». C’è che Don Giovanni ti chiama inevitabilmente in gioco: se sei uomo perché prendi le misure della distanza che ti separa da lui. Se sei donna perché ti domandi quali armi avresti sfoderato per resistergli. Se mai…

Perché il vero Don Giovanni, quello cioè della letteratura, sa fin dall’inizio di andare incontro alla disfatta, «salendo a lenti passi lo scalone del palazzo» nel libretto mozartiano. È una creatura inafferrabile che non cogli mai del tutto, come ben evidenzia la varietà di tratti nell’antologia. Ad esempio: cosa pensa veramente delle donne? Gli piacciono davvero o sono soltanto lo strumento per dire di sì alla propria autostima, al proprio orgoglio, agli impulsi? «Il piacere massimo che infatti provo è d’ingannare una donna e lasciarla senza onore», gli fa dire Tirso de Molina. «Signor nacqui di carne, non di ferro o di sasso. Amo donna, egli è vero; e perché cavagliero lorica al petto porta, e stocco al fianco? Ciò di fare ei sol brama, per la Fe’, per la Patria, e per la Dama», fa eco il Don Giovanni di Giovan Battista Andreini (1576-1654). E ancora: gli piacciono proprio tutte, come a Liolà di Pirandello, o soltanto quelle belle? Quando si avvicina a una donna, Don Giovanni la giudica anche? In sostanza, è un amante o soltanto un seduttore? Non lo sapremo mai, a meno che non ci capiti o ci sia capitato di trovarsi fra le sue braccia.

Fonte: La Stampa

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1 commento

  1. Cesare58

      

    Il caso Weinstein e vari altri apparsi in seguito non possono certo paragonarsi al mito di Casanova. Non si tratta dell’arte della conquista passionale di una donna, bensì un banale mercimonio a sfondo sessuale motivato da una forte carica ormonale evidentemente non controllata. Francamente avverto maggiormente come scandalosa la confusione che si sta facendo in questi giorni nell’analisi di questi casi confondendo la violenza sessuale con le proposte sessuali che Weinstein ha fatto innumerevoli volte alle attrici che convocava per l’attribuzione di una parte in qualche suo film di prossima uscita. La violenza sessuale è tra i fatti più odiosi e condannabili che possano accadere ad una persona, ma la proposta sessuale, pur se deprecabile, è pur sempre una proposta a cui si può dire si o no a seconda dell’attrazione verso il proponente, a seconda della moralità della ricevente. A una proposta si può sempre dire di no, come del resto hanno fatto molte attrici nei confronti di Weinstein. Stiamo parlando di proposte che fruttavano compensi per vari milioni di dollari, non stiamo parlando di proposte fatte ad una operaia con la minaccia di licenziarla facendole perdere il suo unico reddito di sopravvivenza, cosa ben peggiore che in questo caso assume le vesti non più della proposta ma del ricatto e della violenza morale. Queste attrici si lamentano per proposte indecenti che hanno accettato a fronte di ingaggi milionari per ruoli in cui potevano essere chiamate molte altre loro colleghe magari migliori e che, evidentemente, sono state penalizzate da queste scelte “combinate” sul divano del produttore. A nessuno viene in mente che queste denunce postume di decine d’anni non siano altro che la vendetta perchè magari non vengono più scelte per ruoli importanti nei film del produttore in questione? Questo non mettere Weinstein nel paradiso delle anime candide, ma per dare il giusto peso ad entrambi i comportamenti sia del produttore come delle attrici.