di Cristina Lombardi-Diop
ARTE
I dipinti di Paola Pignani Boncinelli nascono dall’immaginazione, plasmati da una fantasia irrefrenabile. L’artista compone elementi visivi, assembla con naturalezza oggetti e immagini, dando vita a opere di una bellezza irresistibile, talvolta scioccante, che mescolano forme figurative e astratte. Pur essendo tecnicamente fondati su un disegno disciplinato, l’artista rinuncia all’accuratezza in favore della resa espressiva.
CORPI
Dai corpi distesi, solo in apparenza inanimati, che lei raffigura, emana un’energia sovrannaturale. Quando questi corpi sono sessuati, diventano depositari di verità, mettendo a nudo la vulnerabilità della loro sofferenza totale. Così, nudi, esigono uno svelamento; vogliono parlare e parlano, nonostante il silenzio che li circonda. Quando i corpi sono asessuati, si ergono a rappresentanti della natura umana, muovendosi verso una sorta di significante universale. Considerati nel loro insieme, sembrano spinti da un impulso a farsi strada, senza più nascondersi, a erompere dalle profondità del sé verso la luce della coscienza.

I quadri di Pignani Boncinelli custodiscono un passato che rifiuta di passare; è continuamente fatto e disfatto. Simboli della tradizione figurativa italiana — echi della sua infanzia e della sua formazione artistica — affiorano ovunque. Nelle incisioni, l’invenzione originale convive con immagini ready-made: alcune appartengono a un’epoca ormai trascorsa, altre sono esotiche, ma consunte, segni che etichettano più che immaginare. Spogliati del contesto, questi segni talvolta assumono un carattere maschile, mettendo in ombra le donne docili dei lussureggianti paesaggi costaricani. Evocano il potere della civiltà urbana — l’autorità dei Medici fiorentini, il dominio dei duchi. Con membra potenti, classiche, i corpi dei suoi dipinti di grande formato fluttuano in alto come angeli barocchi, poi discendono in modo surreale, alludendo a un passato che insiste, premendo sull’artista, creatrice di immagini, anziché sollevarla.
PAESAGGI
La sua arte, tuttavia, porta in sé una forza vulcanica, eco della terra che le ha dato una casa stabile. Un senso di curiosità e impazienza attraversa il suo lavoro, che resta sempre autobiografico. Le immagini sono destabilizzanti, imperfette e impure, e ignorano deliberatamente la bellezza convenzionale. Questi paesaggi solitari e interiori sono più che semplicemente reali dal punto di vista del paesaggio. In quanto «artscapes», generano un sottile disagio, come se ogni immagine fosse sul punto di svelare un segreto. Ritraggono conflitti interiori con un’onestà che risveglia inquietudine. I dipinti guardano verso l’interno — sia in se stessi sia in noi, come spettatori — compiendo, nel farlo, atti di pura rivelazione.

