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Obama alza salari minimi, aziende assumono robot

I gruppi americani, fast-food in testa, a caccia di nuove tecnologie per contenere l’aumento dei salari minimi.  Robot al posto di cassieri e camerieri, il conto che si paga tramite …

Di Marco Grande 18 Agosto 2015
Di Marco Grande
18 Agosto 2015

I gruppi americani, fast-food in testa, a caccia di nuove tecnologie per contenere l’aumento dei salari minimi. 

Robot al posto di cassieri e camerieri, il conto che si paga tramite iPhone e forni di ultima generazione che impiegano metà del tempo per preparare le pietanze. Nei ristoranti americani è partita la corsa ad accaparrarsi tecnologia di ultima generazione. Ma il motivo non è conquistare stelle sulle guide lanciando la megacucina del futuro. Piuttosto reagire all’aumento dei salari minimi auspicato dall’amministrazione Obama e messo in atto già in diverse città – da San Francisco a New York, da Los Angeles a Washington e Chicago. Un’iniziativa che per ora, appunto, riguarda quasi esclusivamente il mondo della ristorazione, applicata ai ristoranti con più di 30 dipendenti: dove il salario minimo aumenterà gradualmente dai 7,25 dollari, la cifra fissata nel 2009 a 15 entro il 2018.

Lo stipendio raddoppiato, secondo i conti degli analisti, tirerà fuori dall’indigenza almeno 140mila persone e servirà da stimolo ai consumi. Ma secondo un articolo pubblicato oggi sul Washington Post, il settore ne risentirà enormemente: visto che, calcola il giornale, almeno il 30 per cento dei costi è legato agli stipendi. Così molte catene di ristorazione sono già al lavoro, in cerca di modi ingegnosi per diminuire i servizi forniti dal persoanle e dimezzare i dipendenti. Di fatto minacciando i lavoratori in un settore che impiega 2,4 milioni di camerieri, quasi 3 milioni di cuochi e ben 3,3 milioni di cassieri. Il loro ruolo in sala o in cucina sempre più insidiato, appunto, dalle macchine. Modello fast food insomma: che fin dalla loro nascita hanno fatto dell’efficienza ai fornelli, trasformati in vere catene di montaggio, il cuore del loro business. Tanto che nei vari McDonald’s e co. i lavoratori sono sempre diminuiti: mai il contrario. E infatti secondo il Bureau of Labor Statistics, dal 1987, la produttività del lavoro nei fast food ha avuto un tasso di crescita bassissimo rispetto alle altre industrie: appena lo 0,3 per cento l’anno. Non solo: la società di ricerche di mercato IBISWorld ha calcolato che il numero medio dei loro dipendenti è diminuito di almeno due persone negli ultimi dieci anni, passando da circa 17,16 ai 15,28 dipendenti attuali.

Ma attenzione: non è solo il costo del lavoro a mettere in crisi il settore della ristorazione americana: a fare i conti in tasca all’oste ci si accorge che a depredarne il portafogli contribuiscono anche la ripresa del mercato immobiliare che sta portando i prezzi degli affitti nei centri urbani alle stelle. Senza dimenticare i prezzi in costante aumento degli alimenti all’ingrosso, cresciuto ben del 25% negli ultimi 5 anni. Altro che super cucina insomma: la caccia alle nuove tecnologie, è un atto di disperazione. Con i ristoratori sempre più in cerca di nuovi strumenti che da una parte siano anche un volano per attirare nuovi clienti. E dall’altra semplifichino le operazioni in cucina permettendo anche di avere un controllo maggiore su qualità e spese. Un esempio? I nuovi forni computerizzati permettono di calcolare al milligrammo la quantità di cibo da preparare: eliminando gli sperperi e permettendo una sensibile riduzione dei costi. I menù elettronici si possono costantemente aggiornare: cambiando i piatti man mano che qualcosa si esaurisce, senza scontentare mai i clienti.Ma è soprattutto il sistema Ziosk – quello che permette di ordinare e anche pagare il conto o attraverso un tablet che garantisce anche l’intrattenimento permettendo di navigare su internet o di vedere video su YouTube – ad attrarre sempre più ristoratori: permette di ridurre enormemente il lavoro in sala, con i camerieri che devono semplicemente portare i pasti ai tavoli. Certo, in questo caso parliamo di fast food, non certo di ristoranti stellati: per quanto a New York e Los Angeles siano già apparse sofisticati wine bar dove il vino si sceglie su un bancone digitale e poi, armati di bicchiere, si va in un angolo dove digitando un codice la bottiglia selezionata arriva da sola, versa il suo contenuto calcolato al centilitro e poi torna a mettersi a posto da sola.Non solo: i robot aiutano a ridurre la necessità di lavoratori altamente qualificati, anche in cucine particolari come quella giapponese, dove si prepara il sushi. Sempre più ristoranti usano infatti macchine che stendono il riso sulle foglie di alga nori, un compito relativamente umile che richiedeva tantissimo tempo, attenzione e soldi. Sì, perché nelle cucine dove si prepara il sushi la perfezione è talmente importante che le paghe sono ben più alte che altrove. Per fortuna, non tutti però concordano sul fatto che le macchine possono davvero sostituire gli esseri umani. Soprattutto perché il ristorante è di per sé un luogo di socializzazione e molti potenziali clienti considerano troppo freddi e solitari i luoghi dove tutto avviene per via automatica. D’altronde la bravura di un cameriere – che in America conta sempre sulla sua percentuale di mancia e quindi ce la mette tutta a far alzare il conto – sta anche nel proporre manicaretti fuori menù e vini costosi che si accompagnano meglio al pasto. Garantendo ai proprietari conti a diversi zeri che nessun robot, per quanto sofisticato, sarebbe in grado di far alzare.
 di Anna Lombardi
Questo articolo è stato pubblicato originariamente da La Repubblica

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