Berlino isolata: Merz cade sui fondi russi e l’Ue rispolvera gli eurobond

Opinione di Cosimo Risi - Il Cancelliere fallisce dove Merkel dominava: passa la linea franco-italiana del debito comune garantito dal bilancio dell'Unione, salvando la finanza belga e il futuro dialogo con Mosca.

di Cosimo Risi

È scontato: ogni qualvolta si riunisce il Consiglio europeo la reazione dei media italiani, e non solo, riguarda solo di sfuggita l’esito come certificato nelle conclusioni del Presidente e molto il punteggio conseguito dai singoli leader. La sindrome del campionato di calcio fa parte del bagaglio interpretativo.

Stavolta ad uscire sconfitto dal vertice è il Cancelliere federale. Quale l’errore di Friedrich Merz? Anzitutto quello genetico di non essere Angela Merkel né Helmut Kohl. Kohl è scomparso da tempo ed appartiene alla stagione della unificazione: è santificato nel pantheon dei padri della patria. Merkel è viva e poco loquace, di lei si conosce l’avversione per Merz, del contrastò la carriera finché era nella condizione di farlo. Merz sarebbe un indegno successore dei grandi Cancellieri democristiani degli anni passati.

Nello specifico il suo errore è stato nel volere contrastare l’emissione di titoli europei (eurobond) per finanziare il prestito all’Ucraina. Egli avrebbe preferito ricorrere ai capitali russi congelati presso Euroclear. Sottovalutava il fatto che Euroclear è una piattaforma finanziaria collocata in Belgio e che il Primo Ministro del Regno stava facendo il pressing (per stare nel linguaggio calcistico) al fine di scongiurarne l’uso.

Bart De Wever temeva le ritorsioni russe a danno delle imprese europee (anche italiane) presenti in Russia nonostante le sanzioni ed il ricorso di Mosca, probabilmente vincente, presso una Corte internazionale avverso il provvedimento. La BCE pure era inquieta per i riflessi che l’esproprio dei beni russi avrebbe potuto provocare sulla tenuta dell’euro e sulla reputazione internazionale della finanza europea.

Le conclusioni del Consiglio europeo sono andate contro i voti della Germania e per una soluzione di “buon senso” (l’espressione è di Giorgia Meloni). Perdura il congelamento dei beni russi, non il loro esproprio; si eroga il prestito sulla base della garanzia offerta dal bilancio UE. E cioè, sia pure in maniera mascherata, mediante l’emissione di eurobond. Fa scuola il precedente di Next Generation EU, la grande emissione obbligazionaria per risarcire i danni da pandemia.

Merz non avrebbe raccolto il consenso necessario a sostenere la posizione tedesca, non avrebbe neppure consultato il Premier belga. Mentre le delegazioni di Francia e Italia avrebbero lavorato per la soluzione mediana di cui s’è detto. La classifica vede: Germania giù, Italia e Francia su.

Le conclusioni del Consiglio europeo sono consensuali dei Ventisette, meritano di essere lette filologicamente. Nel biennio 2026-27 i beni russi detenuti in Europa, massimamente in Belgio, restano congelati in attesa delle riparazioni di guerra che la Russia pagherà all’Ucraina.

Le misure europee di emergenza sono adottate sulla base dell’art. 122 TFUE. L’articolo statuisce che l’Unione può adottare, a maggioranza qualificata e senza ricorrere al Parlamento europeo, misure di emergenza in circostanze eccezionali. La decisione a maggioranza qualificata consente di aggirare le prevedibili riserve di alcuni stati membri. Ed infatti Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia sono escluse dalle garanzie nazionali, ai sensi dell’art. 212 TFUE.

Sulla base dunque dell’art. 122, dal secondo semestre 2026, l’Unione può erogare il prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina. Il prestito va sul mercato dei capitali ed è “coperto dal margine di manovra del bilancio UE”. L’Ucraina utilizzerà le risorse per la resistenza all’aggressione russa e per addivenire ad un accordo di pace nelle condizioni più convenienti possibili. Lo rimborserà una volta ricevute le riparazioni. Fino ad allora “i beni russi restano bloccati e l’UE si riserva il diritto di utilizzarli per rimborsare il prestito”.

L’accordo di pace negoziato dagli Americani costringerà i Russi a pagare i danni di guerra? L’ipotesi pare remota, è probabile che l’Unione sia chiamata ad un altro sforzo di immaginazione per commutare il prestito, senza ricorrere ai beni russi. A pace conclusa è difficile immaginare che l’Unione voglia riaprire il fronte russo per una vertenza finanziaria ancorché di ampia portata.

Le dichiarazioni del Presidente francese a margine del vertice vanno nella direzione di ritrovare con Mosca il filo del dialogo diretto. Questo non potrà prescindere dalla liberazione dei beni russi in Euroclear.

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Cosimo Risi, già diplomatico, è stato da ultimo Ambasciatore d’Italia in Svizzera. Attualmente insegna Diritto Internazionale all’Università di Salerno e Relazioni internazionali  al Collegio europeo di Parma. Fa parte dell’Advisory Board di Italia.co. Il suo ultimo libro è Terre e guerre di Israele. Sette anni di cronache mediorientali (Luca Sossella Editore, 2024)

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