Un rapporto riservato di un’agenzia di intelligence europea, recentemente trapelato, accende i riflettori su una crisi di nervi ai vertici del potere russo, collegando figure di primo piano al “rischio di un colpo di Stato”. Al centro dei sospetti c’è l’ex Ministro della Difesa, Sergei Shoigu, che secondo il documento continuerebbe a esercitare una “significativa influenza” sull’alto comando militare.
Dall’inizio di marzo 2026, l’inquietudine avrebbe contagiato lo stesso Vladimir Putin. Il Cremlino teme fughe di notizie sensibili e, soprattutto, l’organizzazione di un complotto ai danni del Presidente. Secondo il rapporto, lo zar sarebbe “particolarmente allarmato dall’uso di droni per un potenziale tentativo di assassinio” orchestrato da membri della stessa élite politica russa.

Il presidente russo Vladimir Putin durante una battuta di pesca in Siberia con il ministro della Difesa Sergei Shoigu nel 2024. Foto: AFP
Lo scatto che ritrae il leader russo insieme all’allora ministro della Difesa Sergei Shoigu è stato diffuso dai media di Stato nel 2024. Appena due anni dopo, il vecchio sodale di caccia di Putin è sospettato di essere il perno di un complotto per rovesciare il tiranno del Cremlino.
L’ascesa politica di Shoigu ha radici lontane: nel 1991, l’ex manager del settore edilizio fu nominato a capo del Ministero delle Emergenze. Nel 2012 arrivò la promozione a ministro della Difesa, nonostante non avesse mai prestato servizio militare. Eppure, Putin contava proprio su di lui per trasformare la macchina bellica russa in una delle potenze più temibili al mondo. Shoigu si godeva quella gloria, sorridendo all’obiettivo nelle celebri immagini che lo ritraevano accanto al Presidente durante battute di caccia e pesca.
Al lancio dell’invasione dell’Ucraina nel 2022, uno Shoigu più che mai sicuro di sé avrebbe promesso a Putin la conquista di Kiev in soli tre giorni. La realtà, però, ha smentito i proclami: il conflitto si è trasformato in un brutale “tritacarne” che ha inghiottito un numero infinito di soldati e prosciugato i bilanci della difesa. Nel maggio 2024, Shoigu è stato sollevato dall’incarico di ministro e trasferito al ruolo di segretario del Consiglio di Sicurezza del Cremlino.
La caduta dei protetti e il blackout di Mosca
I timori di un golpe hanno iniziato a concretizzarsi lo scorso mese con l’arresto per corruzione di Ruslan Tsalikov, storico vice di Shoigu. Un evento tutt’altro che ordinario: per gli analisti si è trattato di una “violazione dei patti taciti di protezione tra le élite”, una mossa che ha esposto la fragilità di Shoigu, rendendo sempre più probabile che l’ex ministro finisca egli stesso nel mirino della magistratura.
In questo clima di sospetto, Mosca è stata teatro di una massiccia paralisi delle comunicazioni. Putin ha spinto per l’approvazione di leggi che consentono il blocco totale di telefonia mobile, banda larga e linee fisse. Questo “assedio digitale” si è concentrato attorno ai centri nevralgici della sicurezza: secondo il canale VChK-OGPU, le restrizioni sono “sospettosamente coincise” con l’avvio delle indagini sul cerchio magico di Shoigu. Il blackout ha isolato persino il quartier generale dell’FSB alla Lubjanka, l’Amministrazione Presidenziale e il distretto dei grattacieli di Moscow-City.
Una nazione allo stremo
Mentre i fedelissimi di Putin sembrano pronti a voltargli le spalle per salvare i propri patrimoni, il bilancio dell’invasione in Ucraina è drammatico:
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Costi bellici: La spesa per la difesa è schizzata a 15.500 miliardi di rubli (circa 165 miliardi di euro).
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Inflazione: I prezzi dei generi alimentari sono aumentati del 18,6% in soli due anni.
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Perdite umane: A quasi quattro anni dall’inizio del conflitto, si stimano circa 1,2 milioni di soldati russi tra morti, feriti e dispersi.
Questa situazione ha generato un’ondata di pessimismo senza precedenti anche tra i sostenitori della linea dura, ormai delusi dalla gestione del leader.
La paranoia dello zar: bunker e perquisizioni
Sempre più isolato, Putin si sarebbe ritirato in un’unità sotterranea blindata. Il dossier rivela misure di sicurezza draconiane: cuochi, guardie del corpo e fotografi personali hanno il divieto di usare telefoni cellulari o mezzi pubblici. Per accedere al Presidente sono ora necessari due livelli di screening e una perquisizione corporea totale. Lo zar passerebbe gran parte del tempo nel suo sfarzoso palazzo di Gelendzhik, una fortezza da un miliardo di sterline sulla scogliera del Mar Nero, dotata di numerosi piani sotterranei.
Una parata della Vittoria “dimezzata”
La crisi si riflette anche sui simboli del potere. Per la parata del 9 maggio sulla Piazza Rossa, momento sacro del calendario patriottico russo, il Ministero della Difesa ha annunciato un drastico ridimensionamento: niente carri armati, sistemi missilistici o cadetti.
Ufficialmente, il Cremlino cita la “minaccia terroristica” ucraina e i recenti attacchi di droni che hanno colpito persino i quartieri alti di Mosca. Ma dietro la retorica della difesa dai droni, traspare il terrore che la celebrazione possa trasformarsi nel palcoscenico di un’umiliazione o, peggio, nell’innesco di quella rivolta interna che Putin teme più di ogni altra cosa.
