WASHINGTON – Gli Stati Uniti si trovano sull’orlo di una crisi costituzionale e umanitaria senza precedenti. Al centro del caos c’è Donald Trump, le cui recenti minacce di bombardamenti di massa contro le infrastrutture civili in Iran hanno gettato le forze armate in un vicolo cieco morale e legale. La questione non è più solo geopolitica, ma riguarda la tenuta stessa della catena di comando di fronte a quella che molti osservatori descrivono come una follia senza controllo.
L’Ultimatum del terrore
Con un linguaggio intriso di violenza e privo di filtri diplomatici, Trump ha fissato un ultimatum per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Attraverso Truth Social, il Presidente ha minacciato di scatenare l’inferno: “Sarà qualcosa di mai visto!!! Aprite quel fottuto Stretto, pazzi bastardi, o vivrete nell’inferno”. Il piano, denominato con macabra ironia “Power Plant Day” e “Bridge Day”, prevede il bombardamento simultaneo e sistematico di tutte le centrali elettriche e i ponti iraniani.
Secondo gli esperti legali, colpire infrastrutture vitali per 93 milioni di civili non è un’operazione militare, ma un crimine di guerra palese. Margaret Donovan e Rachel VanLandingham, ex avvocati militari (JAG), avvertono che tali ordini rappresentano una rottura totale con decenni di addestramento e principi morali, ponendo i soldati su un “sentiero di non ritorno”.
Disobbedienza o complicità?
Il dilemma per gli ufficiali è atroce: il codice militare impone di disobbedire agli ordini “manifestamente illegali”, ma Trump ha già iniziato a perseguitare il dissenso. Quando alcuni membri del Congresso hanno ricordato ai soldati il loro dovere di rifiutare ordini illegali, Trump ha risposto accusandoli di “comportamento sedizioso punibile con la morte”.
Questa pressione psicologica è aggravata dalle manovre del Segretario alla Difesa Pete Hegseth, che ha sistematicamente rimosso i vertici legali del Pentagono e sciolto le unità dedicate alla protezione dei civili. In questo clima di purga interna, la capacità dei militari di resistere a ordini folli è ridotta ai minimi termini.
L’ombra nucleare e la perdita di controllo
La preoccupazione più profonda riguarda la volatilità psicologica di Trump. Davanti alle telecamere, il Presidente ha dichiarato che “l’intero Paese può essere spazzato via in una notte”, aggiungendo che “molto poco” è considerato fuori limite. Questa escalation retorica, unita alla sua apparente disperazione nel trovare una via d’uscita dal conflitto, fa temere l’uso di armi nucleari.
Jeffrey Lewis, esperto di armamenti atomici, dipinge un quadro fosco: Trump sembra aver perso il rispetto per le conseguenze devastanti dell’atomo mentre “perde la guerra e la testa allo stesso tempo”. Con una catena di comando epurata da chiunque potesse opporsi, il sistema di pesi e contrappesi che dovrebbe prevenire l’apocalisse appare oggi più fragile che mai. Gli ufficiali americani sono soli davanti a una scelta che potrebbe definire non solo le loro carriere, ma il futuro della civiltà.
Fonte: The Guardian