Intervista agli Ambasciatori Giorgio Starace e Pier Francesco Zazo.
A cura di Cosimo Risi
Cosimo Risi: Giorgio Starace, sei stato Ambasciatore d’Italia a Mosca nel periodo del conflitto con l’Ucraina. Il conflitto è ancora in corso con la sua scia di vittime e distruzioni. Quale impressione ti ha lasciato l’assistere ad una guerra in piena Europa?
Giorgio Starace:
Sono stato colpito nell’animo come cittadino orgogliosamente europeo e professionalmente come diplomatico. Quando la crisi si profilava irreversibile, non mi sono rassegnato ed ho tentato con tutti i mezzi disponibili a convincere i miei interlocutori russi, al Cremlino come al ministero degli Esteri e in tanti ambienti influenti di Mosca, a desistere da una decisione fortemente distruttiva per la Russia e per l’Europa.
Ho favorito ed organizzato nel gennaio 2022 una visita a Mosca dell’allora Ministro degli Esteri Di Maio che insistette con Lavrov sulla necessità di riaprire un dialogo con Kiev e rinunciare a qualsiasi ipotesi di guerra. Lavrov ci rassicurò sostenendo che era impossibile un conflitto tra popoli fratelli. Tutto è stato vano, ma io ho mantenuto costanti ed intensi rapporti negli anni del conflitto con le autorità russe, ripetendo la condanna della guerra ed invitandole a riflettere sugli effetti nefasti per la Russia.
Un diplomatico non se ne deve stare chiuso in ambasciata in sdegnoso isolamento. Deve dire e ripetere la posizione del suo governo con autorevolezza e decisione. E così ho fatto e per questo credo di essermi guadagnato il rispetto dei russi.
Ho sempre curato e riunito le nostre numerose aziende, i nostri connazionali, favorito ogni contatto con la società civile russa, le università, i giovani. Ho promosso la politica di concessione dei visti proprio perché i russi non vanno lasciati soli in balia della propaganda: questo rapporto deterioratosi tra Europa e Russia dovrà un giorno riprendere nell’interesse dell’Europa e della Russia. Tutto questo va nel solco della tradizione diplomatica dell’Italia.
CR: Pier Francesco Zazo, sei stato Ambasciatore d’Italia a Kiev nel periodo dell’aggressione della Russia, hai assistito a immani distruzioni, hai subito minacce al tuo stesso benessere. Che impressione ti ha lasciato lo stare dentro un conflitto in piena Europa?
Pier Francesco Zazo:
Sono rimasto profondamente turbato da questo tragico conflitto scoppiato nel cuore del continente europeo. Avendo avuto precedenti esperienze diplomatiche a Kiev e poi a Mosca una ventina di anni fa, all’epoca non mi sarei mai immaginato che un giorno sarei stato un testimone diretto di questo brutale conflitto tra due popoli slavi fratelli.
In questi anni ho imparato ad ammirare la straordinaria resilienza e coraggio mostrato dagli ucraini nel difendere la loro libertà e patria. Mi sono rafforzato nel convincimento che gli ucraini stanno combattendo una dura battaglia non solo per la loro indipendenza e per la difesa dei valori occidentali ed europei di libertà, pluralismo e democrazia, ma anche per la salvaguardia delle regole basilari del diritto internazionale. È pertanto un nostro dovere etico come europei continuare a sostenere l’Ucraina ed il principio fondamentale della autodeterminazione dei popoli. Altrimenti rischiamo di sprofondare in un mondo delle relazioni internazionali caratterizzato solo dal predomino della legge del più forte.
Purtroppo il Cremlino si ostina a negare la legittimità di un’identità nazionale ucraina separata dalla grande madrepatria russa. Per Putin, i russi e gli ucraini sono lo stesso popolo. Dobbiamo opporci fermamente al sogno nostalgico e revanscista della Russia di Putin di ricreare un impero nel cuore dell’Europa.
Al contempo, come europei, dobbiamo cercare di mantenere un canale di dialogo aperto con il Cremlino: da un lato ribadiamo il nostro fermo sostegno a Kiev e dall’altro concordiamo una soluzione negoziale per addivenire ad una pace durevole che dovrà inevitabilmente essere basata su un compromesso. Sono inoltre convinto che nel lungo periodo dobbiamo fare un grande sforzo diplomatico per cercare di favorire un futuro riavvicinamento della Russia all’Europa.
CR: L’elezione di un Pontefice statunitense segna il ritorno dell’Occidente anche come potenza spirituale. L’azione della Santa Sede può influire sulle sorti del conflitto?
GS: Ho incontrato a Mosca (unico ambasciatore europeo) il cardinale Zuppi in missione per conto di Papa Francesco. Ho scritto un libro che costituisce il mio diario di Ambasciatore d’Italia a Mosca in quegli anni difficili. Questo libro, dal titolo “La Pace Difficile” edizione Mauro Pagliai, si conclude con una frase di Papa Francesco sull’inutilità delle guerre.
Ho ammirato molto da Mosca in quegli anni Papa Francesco, il cardinale Zuppi e la diplomazia vaticana perché sono stati gli unici in Europa ad avere rotto, sin dall’avvio della Guerra, lo stupido tabù secondo cui la tregua e la pace si costruiscono trattando solo con l’aggredito e non anche con l’aggressore. Un Pontefice americano può imprimere ulteriore forza all’azione della Santa Sede per la pace. Dalle prime battute ho molto apprezzato le prese di posizione di Papa Leone XIV, in piena continuità con l’azione di Papa Francesco.
PFZ: Papa Leone XIV ha già annunciato che la Santa Sede è pronta a svolgere un ruolo di mediazione nel conflitto; non credo che la Russia accoglierà tale disponibilità. Il Presidente Putin ed il patriarca Kirill sono convinti sostenitori del pericoloso mito fondamentalista del Russky Mir, in base al quale il grande mondo russo ha una capitale religiosa e spirituale (Kiev), un centro politico (Mosca), una sola chiesa ortodossa sotto la guida del patriarca di Mosca Kirill e attribuisce alla Russia il diritto di intervenire a tutela delle popolazioni russofone, anche di quelle che risiedono al di fuori del confine nazionale.
Vi sono fondate accuse di eresia al patriarca Kirill, che ha difeso l’invasione dell’Ucraina arrivando persino a benedire i soldati russi che andavano ad uccidere i fratelli slavi ucraini. Il patriarca di Mosca ha anche proclamato la superiorità morale e spirituale del mondo russo nei confronti dell’Occidente definito corrotto, materialista, individualista e decadente. Ha evidenziato una sua visione del mondo manicheista e di superiorità etnica del popolo russo, in spregio ai valori universali del cristianesimo.
Da parte della Russia di Putin e Kirill vi è il chiaro tentativo di cancellare proprio uno degli aspetti più affascinanti dell’Ucraina: quello di essere un Paese con una radicata tradizione di pluralismo religioso, caratterizzata anche dall’importante presenza dei greco-cattolici con la loro funzione di ponte, e con una forte propensione alla tolleranza e dialogo tra le varie Chiese e confessioni.
La Santa Sede, con la sua visione universalistica, ha sempre tenuto una posizione cauta nel conflitto tra le varie chiese ortodosse, cercando di mantenere un dialogo costruttivo con il Patriarcato di Mosca, anche al fine di non essere accusata di proselitismo. Papa Francesco ha mantenuto una linea di sostanziale equidistanza nel conflitto, evitando di accusare direttamente la Russia di essere un Paese aggressore e declinando sempre l’invito rivoltogli più volte dal Governo ucraino di recarsi a Kiev. Vedremo se Papa Leone XIV confermerà tale linea prudente o se invece accoglierà l’invito di Zelensky a recarsi a Kiev.
Il Patriarcato di Mosca rimane sospettoso nei confronti del Vaticano; è improbabile che la Russia riconosca alla Santa Sede un ruolo di mediazione. Sono invece convinto che la Santa Sede potrà continuare a svolgere un prezioso ruolo in campo umanitario e di facilitatore negli scambi di prigionieri e per il ritorno dei minori ucraini deportati.
CR: Donald Trump vorrebbe applicare la dottrina Nixon all’incontrario. Nei Settanta del XX secolo, Richard Nixon e Henry Kissinger riconobbero la Cina Popolare per giocarla in chiave antisovietica. Trump prova a giocare la carta russa in chiave anticinese? Vi pare una strategia adeguata e di successo?
GS: Il rapporto tra Putin e Xi Jinping è ormai solido e cementato, ma non sfugge ai massimi responsabili della gestione dell’economia russa che il prezzo pagato da Mosca per rendere inefficace il meccanismo sanzionatorio dell’Occidente è alto. L’interscambio commerciale tra Russia e Cina è aumentato di più del 60% nel 2023 dall’inizio della guerra e di un altro 28% nel 2024, con l’utilizzo sempre più frequente da parte russa dello Yuan rispetto al dollaro per le transazioni commerciali con Pechino. È cresciuta la dipendenza economica della Russia dalla Cina per le sue esportazioni di petrolio e importazioni di prodotti manufatti cinesi.
Non credo che Trump si illuda di porre la Russia in contrasto con la Cina, ma le sue idee e proposte, specialmente per possibili future intese tra aziende e banche americane e russe nello sfruttamento delle vaste risorse e delle rotte logistiche dell’Artico, costituiscono elementi di grande interesse per la Russia. Quando la guerra sarà finita e la gestione eminentemente politico-militare impressa da Putin lascerà finalmente spazio alle priorità economiche, potremmo assistere al ritorno di aziende americane in Russia, in particolare nel settore dell’energia e ben prima di quelle europee.
PFZ: L’obiettivo di Trump è di facilitare il raggiungimento di una pace rapida tra Mosca e Kiev poiché distoglie l’attenzione degli Stati Uniti da quello che egli considera il principale avversario sistemico, la Cina. Il sostegno americano a Kiev grava eccessivamente sul bilancio americano. Il Presidente americano ha una visione spiccatamente affaristica dei rapporti di politica estera e nutre un’istintiva simpatia per i leader autoritari come Putin.
Trump guarda con grande interesse alla possibilità di fare affari con la Russia che possiede immense risorse naturali nonché alla prospettiva di sfruttare congiuntamente la rotta artica. Il Presidente americano vorrebbe facilitare una progressiva riduzione dell’eccessiva dipendenza, soprattutto sul piano economico, della Russia dalla Cina. Si tratta di una strategia destinata al fallimento.
Il partenariato strategico tra la Russia e la Cina appare sempre più solido, come anche confermato dalla continua crescita del loro interscambio, con Mosca relegata ad un ruolo ancillare rispetto a Pechino. La Cina e la Russia sono due autocrazie, nutrono una comune avversione verso le democrazie liberali occidentali. Durante la recente visita di Xi Jinping a Mosca in occasione delle celebrazioni della giornata della vittoria, la Cina e la Russia hanno ribadito che il loro obiettivo primario è di promuovere la creazione di un mondo multipolare e la fine dell’egemonia americana.
CR: Il distacco dell’America dall’Europa mette in difficoltà l’Unione. La costringe a ripensare la politica di difesa. Quali le conseguenze sui nostri rapporti con il “vicino prossimo”, tanto per usare una vecchia espressione russa? L’adesione dell’Ucraina all’Unione è dietro l’angolo?
GS: Fa bene la Presidente del Consiglio a privilegiare il mantenimento di un solido rapporto transatlantico. L’Occidente deve mantenere la sua coesione. L’Europa deve costruire una sua politica di sicurezza e deterrenza, ma sempre in dialogo con l’alleato americano. Trump ha avuto il merito di far uscire i governi europei dall’illusione che l’ombrello americano sia scontato.
Quanto all’adesione dell’Ucraina all’UE, penso che, date le circostanze eccezionali, a conclusione delle ostilità, dovrà seguire un percorso accelerato. Costituisce l’assicurazione di un ancoraggio di Kiev alla famiglia delle democrazie occidentali. Molto più complesso e difficile vedo una procedura di adesione dell’Ucraina alla NATO.
PFZ: L’Europa deve fare tutto il possibile per cercare di salvare il rapporto transatlantico ed è questa la posizione giustamente adottata dal Governo italiano. Tuttavia, l’Europa deve tenersi pronta all’ipotesi di un progressivo disimpegno americano non solo dall’Ucraina ma anche dal continente europeo. I Paesi europei hanno ora la grande opportunità di raccogliere il guanto di sfida lanciato da Trump e da Putin, entrambi interessati ad una UE debole e divisa.
L’Europa sta finalmente reagendo in maniera coesa annunciando un ambizioso piano di riarmo (Readiness 2030). I Paesi europei stanno aumentando i contributi per le spese militari ed al bilancio NATO. Da parte europea è stato poi ribadito l’impegno a proseguire negli aiuti finanziari e militari a Kiev. La Gran Bretagna e la Francia hanno promosso la coalizione dei volenterosi che si prefigge l’obiettivo di rafforzare l’impegno a favore di Kiev anche con l’inasprimento delle sanzioni contro Mosca e la disponibilità ad inviare forze di pace in Ucraina una volta raggiunta la tregua.
L’Europa sta dunque dimostrando che è pronta ad assumersi le sue responsabilità per la difesa dell’Ucraina e per garantire la sicurezza del continente europeo. L’Ucraina ha il diritto ad un percorso accelerato di integrazione nell’UE, possibilmente entro il 2030, a condizione ovviamente che il governo di Kiev prosegua senza indugi sulla strada delle riforme strutturali, in particolare per il rafforzamento dello Stato di diritto e della lotta alla corruzione. L’Ucraina deve invece al momento rinunciare alla prospettiva di un’adesione alla NATO.
CR: La minaccia russa ha ricompattato il quadro europeo attorno alla sicurezza. Il progetto RearmEU va in questo senso? Si profila l’agognata politica comune di difesa oppure avremo innumerevoli politiche nazionali? La Russia è avversario strategico per sempre?
GS: Da convinto europeista, spero che si profili la politica comune di difesa. Mi auguro anche che il programma RearmEU venga gestito e bilanciato secondo le priorità strategiche dell’Europa che non riguardano solo lo scacchiere nord orientale ma dovrebbero concentrarsi anche sul Mediterraneo e sui Balcani, le priorità strategiche per l’Italia. RearmEU non deve essere concepito solo per consentire il massiccio piano di riarmo di Germania e Polonia con deroghe sui parametri del bilancio europeo.
La Russia non deve essere considerata l’avversario strategico di sempre. Non si costruisce un nuovo sistema di sicurezza in Europa, sul modello del trattato di Helsinki del 1975 ma naturalmente adattato ai tempi odierni, partendo da presupposti ampiamente conflittuali nei confronti della Russia. Deterrenza e dialogo: questi gli ingredienti del futuro rapporto dell’Europa con la Russia quando questa guerra si sarà esaurita e sarà possibile costruire una pace duratura. Le paci “giuste” non sono mai esistite nella storia. Ricreare in prospettiva un’artificiale cortina di ferro non è negli interessi dell’Europa né della Russia; va incontro agli interessi solo di taluni ambienti politici anglo-americani che hanno ostacolato, sin dal dopoguerra, modelli economici euroasiatici nel timore della loro potenzialità di crescita.
PFZ: Il progetto RearmEU è ambizioso e va nella direzione giusta; richiederà inevitabilmente tempi lunghi per essere operativo. Da convinto europeista spero che non vi siano indugi e non vengano frapposti ostacoli all’adozione di una politica comune di difesa, anche nell’ottica di evitare inutili duplicazioni tra le decine di sistemi d’armamento europei.
Nell’attuale delicato contesto geopolitico, caratterizzato da un lato dalla rinascita degli imperialismi (in primis americano, cinese e russo) con la suddivisione del mondo in zone d’influenza e dall’altro dalla profonda crisi dell’ONU, un’ Europa debole e divisa rischia di fare il vaso di coccio. È di fondamentale importanza rafforzare l’integrazione europea, con l’obiettivo finale di creare gli Stati Uniti d’Europa. Sarà necessario procedere ad una revisione dei Trattati UE con l’estensione della maggioranza qualificata alle principali decisioni e ricorrere alle cooperazioni rafforzate al fine di dare un maggiore impulso al processo di integrazione.
Non dobbiamo considerare la Russia un avversario strategico per sempre. Al contrario, dobbiamo mantenere un canale di dialogo con la Russia e con la società civile russa, in particolare con i giovani. La speranza è che un domani vi possano essere cambiamenti politici in Russia. L’obiettivo finale è di promuovere un progressivo riavvicinamento della Russia all’Europa. Parliamo di un Paese che ha dato un immenso contributo alla cultura europea, che dispone di risorse immense con un sistema economico pienamente complementare a quello europeo. L’Europa ha bisogno della Russia e la Russia dell’Europa.
CR: Il nuovo Cancelliere federale dichiara la sostanziale continuità nel sostegno all’Ucraina. E d’altronde la SPD fa parte della coalizione governativa. Come vedete il riarmo tedesco da finanziare fuori dai limiti costituzionali di bilancio? Provocatoriamente: siamo alla vigilia del Quarto Reich?
GS: Non drammatizzerei il tema. Una Germania prospera e forte (anche militarmente) può costituire un importante fattore di collante per una futura maggiore aggregazione politica e militare dell’Europa in cui credo.
PFZ: Non vedo un rischio collegato al piano di riarmo tedesco. Parliamo del più ricco e popoloso Paese europeo, che ha dimostrato nel corso dei decenni di essere una democrazia stabile e solida, con un’economia prospera ed uno stato sociale avanzato. In questi anni la Germania è stato un gigante economico ma un nano politico con forze armate assolutamente insufficienti rispetto al peso del Paese. L’aumento delle spese militari darà un contributo positivo alla creazione della politica di difesa comune ed al rafforzamento della sicurezza del continente europeo. In ambito europeo l’allentamento delle regole di bilancio renderà più facile interloquire con la Germania sui temi economici.
CR: E per concludere. Come andrà a finire? Motivi di speranza per il futuro?
GS: I motivi di speranza. Questa guerra si sta esaurendo per consunzione. Dopo oltre tre anni ha dimostrato tutta la sua demenziale inutilità. È stata utile solo alle aziende che hanno tratto grandi profitti dall’industria della difesa e hanno testato armi sempre più tecnologiche e distruttive su un ampio teatro di guerra.
Assisteremo a una gara di narrative di leader per le rispettive opinioni pubbliche. Putin probabilmente dirà che ha vinto la guerra, ha liberato le province abitate da popolazioni di lingua russa e politicamente la Russia è tornata al centro della politica internazionale guadagnando il prestigio che era stato perso con il crollo dell’URSS.
Zelensky che l’Ucraina non si è piegata, ha guadagnato rispetto ed ammirazione in Occidente e fa parte sempre più della collettività delle democrazie occidentali.
I leader europei rivendicheranno la loro compattezza ed il ruolo nell’assistenza militare ed economica all’Ucraina.
Trump rivendicherà (a ragione) di essere stato l’autore di un grande cambiamento gettando la pietra nello stagno immobile della guerra e cambiando radicalmente le posizioni dell’Occidente che prevedevano interlocuzioni unicamente con Kiev e non anche con Mosca. Erdogan potrà forse raccogliere quanto seminato con una posizione non allineata tra le parti ma sempre attiva dal punto di vista diplomatico. Rimane un bilancio di forse un milione tra morti e mutilati russi e ucraini e distruzioni ed enormi danni per l’ambiente che non conosciamo e di cui nessuno parla. Un bilancio desolante.
PFZ: L’unico percorso realistico per arrivare ad una tregua è il raggiungimento di un compromesso dove entrambe le Parti siano disponibili a farsi concessioni reciproche. Al momento la Russia è ancora convinta di poter vincere e acquisire il controllo sull’Ucraina. A differenza di Zelensky, Putin non ha accolto la proposta americana di una tregua temporanea di trenta giorni. I russi continuano a fare finta di negoziare ed a temporeggiare, a presentare sempre nuove condizioni irricevibili e nel frattempo a proseguire nell’offensiva militare. Sarà solo Putin a decidere se e quando sarà arrivato il momento di concordare una tregua e lo farà solo quando si sarà finalmente convinto di non potere più vincere. Putin rispetta solo il linguaggio della forza. L’approccio giusto per avvicinarsi alla tregua è quello della pace attraverso la forza. Al Cremlino dovrà essere ribadito che gli alleati continueranno a fornire il loro sostegno a Kiev per tutto il tempo necessario al raggiungimento di una pace duratura, incluso l’ulteriore inasprimento delle sanzioni.
Si potrebbe allora profilare uno scenario simile a quello coreano. La Russia dovrebbe accontentarsi dei territori già occupati e del divieto di ingresso dell’Ucraina nella NATO. Al contempo dovrebbe rinunciare alla pretesa di un’Ucraina smilitarizzata e sotto il suo diretto controllo. L’Ucraina, in cambio dell’accettazione della perdita temporanea dei territori occupati e della mancata adesione alla NATO, dovrebbe contare su credibili garanzie di sicurezza e sul prosieguo di adeguati aiuti da parte degli alleati per dotarsi di un’adeguata capacità di deterrenza militare. Kiev deve disporre di un esercito forte e di una moderna industria della difesa. Dovrebbe in definitiva dotarsi del modello “porcospino” e replicare l’esempio di altri Paesi, quali Israele e la Corea del Sud che, pur non essendo membri NATO, dispongono comunque di una formidabile capacità di deterrenza. Nel lungo periodo dovremmo ipotizzare una nuova conferenza sul futuro assetto del continente europeo (una Helsinki 2) per tenere conto anche degli interessi di sicurezza della Russia. Mosca dovrà però rinunciare alle mire imperiali.
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Cosimo Risi, già diplomatico, è stato da ultimo Ambasciatore d’Italia in Svizzera. Attualmente insegna Diritto Internazionale all’Università di Salerno e Relazioni internazionali al Collegio europeo di Parma. Fa parte dell’Advisory Board di Italia.co. Il suo ultimo libro è Terre e guerre di Israele. Sette anni di cronache mediorientali (Luca Sossella Editore, 2024)
Giorgio Starace è entrato in carriera diplomatica nel 1985, ha ricoperto incarichi in Guatemala, Cina, Stati Uniti, India e Giappone. È stato ambasciatore d’Italia negli Emirati Arabi Uniti (2010–2014), in Giappone (2017–2021) e in Russia (2021–2024). Ha pubblicato il libro La pace difficile. Diari di un ambasciatore a Mosca (Mauro Pagliai Editore, 2025), in cui racconta la sua esperienza diplomatica durante la crisi ucraina.
Pier Francesco Zazo è entrato in diplomazia nel 1985, ha prestato servizio in diverse sedi, tra cui Medio Oriente e Stati Uniti. Dal 2021 al 2024 è stato ambasciatore d’Italia a Kiev, rimanendo in sede durante le prime fasi dell’invasione russa dell’Ucraina e coordinando l’evacuazione di cittadini italiani. Attualmente non ricopre incarichi diplomatici attivi.
Questa intervista è stata originariamente pubblicata da Agenda Geopolitica, che ringraziamo