di Cosimo Risi*
“E qui non dovremmo mai finire di ringraziare Donald Trump ed Elon Musk per aver chiarito verso quali orizzonti di brutalità va il capitalismo oggi, e per avere messo in chiaro che siamo soli al mondo, ultima e scomoda trincea delle regole e dei diritti in uno spazio globale selvaggio dove impera la disuguaglianza. Viviamo tempi straordinari, che ci obbligano a diventare adulti. Non so se tutto questo basterà a farci reagire, più che con le armi (necessarie), con uno scatto d’orgoglio e consapevolezza del nostro ruolo. Di certo, se a breve non daremo una risposta unitaria andando oltre le nazioni, naufragheremo miseramente. Per l’Europa è davvero l’ultima chiamata.” (Paolo Rumiz, Grazie Trump che ci costringi a ritrovare l’idea d’Europa, la Repubblica 12 marzo 2025).
Lo storico Lucien Febvre (Europa. Storia di una civiltà, Donzelli, 2019) sostiene che l’Europa va considerata come una “unità storica”, caratterizzata dalla diversità e dai frammenti di unità precedenti. Non si tratta di una formazione politica definita né di una federazione. L’unità politica dell’Europa non esiste, anzi, più se ne parla, più sembra evidente che non ci sia. Tuttavia, esiste un’innegabile unità culturale, un patrimonio comune di valori che costituiscono la civiltà europea, con tutte le sue contraddizioni. L’idea stessa di “Europa” si è sempre formata in contrapposizione all’Alterum, come il risultato di un continuo processo di ibridazione con altre culture (incontri, ma anche conflitti sanguinosi), a partire dalla storica contrapposizione tra Occidente e Oriente, entrambi concetti simbolici e narrativi.
Eschilo (I Persiani, 472 a.C.) racconta questa contrapposizione, simboleggiata dal sogno premonitore della principessa persiana Atossa, che vede due giovani donne, una greca e una persiana, trainare un carro, simbolo del potere. La greca cerca di liberarsi dai finimenti, mentre la persiana è soggiogata. Si tratta della narrazione antica della libertà democratica contro la tirannide. A Salamina, le poleis alleate fermano l’avanzata orientale, i “barbari” (il greco barbaros indica chi non parlava greco, chi balbettava) sono sconfitti. Fu la prima affermazione del primato occidentale.
Il nodo gordiano è tranciato da Alessandro Magno. La leggenda vuole che chi sciolga il nodo di Gordio (il legame tra Oriente e Occidente) è destinato a dominare il mondo. Alessandro lo taglia e dà inizio all’avventura occidentale europea. Il suo Maestro, Aristotele, nella Politica, distingue fra Occidente e Oriente, fra la libertà greca e il dispotismo persiano.
La vicenda europea può essere letta come una grande impresa faustiana, una storia di dominazione, di assoluto predominio. Paradossalmente, l’Europa era più forte quando era disunita, quando i suoi imperi e stati si combattevano tra loro all’interno dello spazio europeo, ma al contempo soggiogavano mezzo mondo attraverso una colonizzazione sfrenata. L’Europa si fa globo attraverso la conquista.
Le guerre mondiali segnano la fine dell’eurocentrismo. L’Europa, divisa, si scinde in due blocchi: uno atlantico e l’altro sovietico. Il processo di integrazione della parte atlantica è in realtà un prodotto della Guerra Fredda. La pace è garantita dalla NATO e dall’equilibrio tra le potenze. L’integrazione attraverso il mercato rimane l’unico modo per avvicinare gli Stati. L’interdipendenza economica e la condivisione delle competenze porterebbero teleologicamente alla formazione di un soggetto politico comune. Il mercato sarà il veicolo su cui rinascerà la civiltà europea. L’Europa ritorna nella Storia dopo avere rinunciato a scriverla durante il Secolo Breve.
- parte 1, continua
*Cosimo Risi, già diplomatico, è stato da ultimo Ambasciatore d’Italia in Svizzera. Attualmente insegna Diritto Internazionale all’Università di Salerno e Relazioni internazionali al Collegio europeo di Parma. Il suo ultimo libro è “Terre e guerre di Israele. Sette anni di cronache mediorientali” (Luca Sossella Editore, 2024)
Questo articolo è stato originariamente pubblicato con il titolo L’idea d’Europa tra forza e diplomazia su Nuovo Giornale Nazionale, che ringraziamo.