Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance è l’ospite d’onore questa sera, martedì 23 marzo, per una raccolta fondi nella casa di Joe Lonsdale, co-fondatore di Palantir insieme a Peter Thiel, ad Austin in Texas, con biglietto d’ingresso per sedersi a tavola fissato a 50.000 dollari a persona e 100.000 dollari a coppia. Sionista convinto, Lonsdale sostiene da tempo il “regime change” in Iran e appoggia la guerra contro gli Ayatollah scatenata dal duo guerrafondaio Trump-Netanyahu.

Perché Vance passa da Austin in una casa come quella di Joe Lonsdale? Lonsdale è uno di quei personaggi da “anima nera della Silicon Valley”, che – come racconta Luca Ciarrocca nel suo recente libro – da tempo hanno smesso di limitarsi al software. Co-fondatore di Palantir con Thiel nel 2003, grazie a un assegno di 2 milioni da parte In-Q-Tel, il braccio venture della CIA, oggi guida 8VC, fondo da oltre 6 miliardi di dollari, e nel frattempo ha lanciato o co-lanciato anche Addepar e OpenGov. Nel suo profilo pubblico, l’impresa privata, la tecnologia di difesa e la politica dell’amministrazione repubblicana di Trump sono la stessa cosa.
Palantir nacque per portare nel mondo dell’antiterrorismo e dell’intelligence una logica sviluppata nei sistemi antifrode di PayPal: aggregare dati, trovare pattern, rendere leggibile ciò che per altri resta un caos di informazioni digitali. È da lì che Lonsdale entra stabilmente nel capitalismo della sicurezza nazionale: non come manager pubblico, ma come imprenditore che capisce presto dove finisce il software e dove comincia il potere.
Il rapporto con Thiel conta anche perché porta dritto a Vance. Ciarrocca spiega ne L’Anima nera della Silicon Valley” che Vance è stato aiutato da Thiel, che ha investito 15 milioni di dollari nella sua corsa al Senato del 2022 e anche nella sua società di venture capital, Narya. Vance è il pontiere tra Trump e i grandi donatori di destra delle aziende tech (adesso sono quasi tutti schierati, fin che dura, con Trump). In questo senso la tappa del n.2 della Casa Bianca nella magione di Lonsdale a Austin, è un passaggio studiato che appunto unisce Thiel – nessuno con un minimo di IQ crede una parole alle sue balle sull’Anticristo – i capitali della difesa, i repubblicani anti-regolazione e una parte per adesso ancora sostanziale dell’America First e del mondo MAGA.
Sul dossier Iran, però, la fotografia si complica. Lonsdale si colloca nel campo della linea dura: nel 2024 ha dedicato una puntata del suo podcast a Reza Pahlavi con un titolo inequivoco, “The Path to Regime Change in Iran”, e oggi resta uno dei grandi finanziatori tech più vicini all’ala repubblicana che considera Teheran un nemico da annientare, costi quel che costi. Intanto Vance arriva allo stesso tavolo con un problema politico evidente. Nella prima fase di questa guerra contro l’Iran che avrebbe dovuto essere fulminea (forse non hanno imparato nulla da Putin, quando voleva conquistare Kiev in tre giorni?), il vicepresidente non aveva offerto alcun un sostegno pubblico all’offensiva scatenata dal Pentagono. Lo stesso Trump aveva detto che il suo vice era “filosoficamente un po’ diverso” e “forse meno entusiasta” di colpire Teheran. Poi Vance ha riallineato in parte il messaggio, dicendo di fidarsi di Trump per evitare “gli errori del passato”.
La difficoltà, per Vance, è tutta qui. Il suo profilo politico nasce nella corrente repubblicana che diffida delle guerre lunghe, dei grandi piani di esportazione della democrazia e delle avventure in Medio Oriente. Ma da vicepresidente non può trasformare questa diffidenza in dissenso aperto. La dimostrazione più chiara è arrivata con le dimissioni di Joe Kent, direttore del National Counterterrorism Center, che ha lasciato l’amministrazione sostenendo che l’Iran non rappresentava affatto una minaccia imminente. Quella decisioni di Kent è il segnale più chiaro della frattura interna tra falchi e colombe nel trumpismo di governo. Vance, in mezzo, deve rassicurare i donor guerrafondai senza perdere il consenso della sua base MAGA non-interventista.
Per questo la cena organizzata da Joe Lonsdale è più interessante di molti altri eventi per raccogliere soldi dai ricchi repubblicani. Se Thiel è il caposcuola, Lonsdale è uno degli allievi che hanno capito meglio la lezione. E Vance sa che andando a raccogliere fondi da lui ad Austin mostra quanto la politica estera, la tecnologia di difesa e la successione nel trumpismo (in vista delle elezioni di midterm e delle presidenziali del 2008) stiano ormai nello stessa traiettoria.