Il grande patto tra Trump e i tecno oligarchi

di Luca Ciarrocca - Sull’intelligenza artificiale alla Casa Bianca passa la linea dell'autocontrollo dei miliardari: promesse senza valore legale.

di Luca Ciarrocca

L’altro giorno, alla Casa Bianca, l’America ha rinunciato a governare l’intelligenza artificiale. Donald Trump ha consegnato la tecnologia più potente del secolo alle aziende che ne incassano i profitti: OpenAI di Sam Altman, Anthropic di Dario Amodei, Google di Sundar Pichai, Meta di Mark Zuckerberg, xAI di Elon Musk e Nvidia di Jensen Huang.

In cambio ha ottenuto una promessa di buona condotta, un impegno «moralmente vincolante» — due parole che, conoscendo l’uomo, stridono parecchio — che nessun giudice potrà mai far rispettare. Per maggiore solennità, il presidente ha elevato il documento finale al rango di Costituzione e ha ordinato agli uffici federali di chiamare l’Ia «Super Intelligenza». Torna in mente Il Dittatore dello stato libero di Bananas, il film di Woody Allen in cui il nuovo despota impone per legge lo svedese come lingua nazionale e di indossare le mutande sopra i pantaloni.

A quel tavolo Trump sedeva da parte in causa. Nel secondo mandato la sua famiglia ha fatto affari miliardari in plateale conflitto d’interessi: i figli hanno investito in aziende di droni e in società di intelligenza artificiale. Il patto firmato nel pranzo della West Wing, e ogni regola evitata, pesa quindi anche sui conti del clan Trump. In Europa basterebbe per aprire un’inchiesta parlamentare, a Washington la maggioranza repubblicana al Congresso tace.

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