L’amministrazione di Donald Trump si è affidata a Grok, il chatbot di Elon Musk, per coordinare il lancio di migliaia di missili in Iran. Lo rivela un alto funzionario della difesa in una dichiarazione giurata volta a difendere il trilionario da una causa legale, la quale accusa i data center di xAI di inquinare illegalmente le comunità afroamericane.
Il capo del settore intelligenza artificiale del Pentagono ha affermato che la continuità operativa del chatbot rappresenta una questione di primaria importanza per la sicurezza nazionale, svelando che il sistema è stato impiegato per colpire oltre duemila obiettivi distinti con altrettante munizioni nell’arco di novantasei ore. Grok, l’intelligenza artificiale generativa sviluppata da xAI, figura tra i quattro modelli tecnologici attualmente in grado di supportare applicazioni di sicurezza nazionale, secondo quanto riferito da Cameron Stanley, chief digital and artificial intelligence officer del Pentagono.
Stanley ha inoltre specificato che il chatbot è uno dei tre prodotti idonei a sostenere operazioni cruciali in contesti top secret. Questo atto giudiziario sembra essere la prima ammissione esplicita da parte di un esponente governativo riguardo all’utilizzo dell’IA di Musk nei bombardamenti in Iran, unendosi così ad altri sistemi di intelligenza artificiale finiti sotto accusa dopo che gli attacchi guidati dagli Stati Uniti hanno causato la morte di centinaia di civili, tra cui molti bambini.
Gli investigatori militari statunitensi ritengono che le forze americane siano con tutta probabilità responsabili del raid contro una scuola femminile iraniana a Minab, costato la vita ad almeno centosettantacinque persone, in gran parte bambini; secondo analisti e funzionari per i diritti umani si tratta dell’episodio più grave in termini di vittime civili da quando, a febbraio, le forze statunitensi e israeliane hanno avviato le operazioni militari nel Paese. Diversi esperti esterni ipotizzano che la selezione degli obiettivi guidata dall’IA del Pentagono, combinata con l’errore umano nel mancato controllo sull’aggiornamento delle mappe, possa aver inciso sull’esito del bombardamento.
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I bersagli dell’operazione Epic Fury erano stati individuati grazie al Maven Smart System della National Geospatial-Intelligence Agency, un software – prodotto da Palantir, l’azienda di Peter Thiel, che sfrutta l’intelligenza artificiale per organizzare i dati su un pannello di controllo e supportare i funzionari nelle decisioni. Tali sistemi non generano direttamente i bersagli, ma operano all’interno del programma Maven per segnalare punti di interesse potenziale all’intelligence militare.
Nei documenti depositati in tribunale lunedì, il Pentagono ha spiegato di dipendere dal modello Grok Gov di xAI, una suite di prodotti sviluppata per le agenzie federali dotata di funzionalità uniche nel panorama dei modelli di intelligenza artificiale avanzata. Secondo il Dipartimento di Giustizia, un’eventuale sentenza che vietasse al Pentagono di implementare, perfezionare e aggiornare le tecnologie di xAI avrebbe un impatto gravissimo sulle attività della difesa.
