Il Pentagono valuta l’invio di 10.000 soldati nello stretto di Hormuz

La FAO avverte: «Rischio shock sistemico mai visto da anni». Trump proroga la tregua, ma Teheran smentisce di aver chiesto più tempo.

WASHINGTON – Il Pentagono sta valutando l’invio di un contingente supplementare fino a 10.000 truppe di terra in Medio Oriente. L’obiettivo, secondo fonti del Dipartimento della Difesa vicine ai piani operativi, è garantire al Presidente Trump un ventaglio più ampio di opzioni militari, proprio mentre la Casa Bianca pondera l’apertura di negoziati di pace con Teheran.

Nella giornata di giovedì, Trump ha annunciato una sospensione dei raid contro il settore energetico iraniano per altri dieci giorni, spostando la scadenza al 6 aprile per permettere lo svolgimento delle trattative oltre il termine inizialmente fissato per questo venerdì. Tuttavia, intorno alla proroga è nato un caso diplomatico: se Trump ha affermato che l’estensione è giunta su esplicita richiesta dell’Iran, i mediatori dei colloqui di pace hanno smentito, sostenendo che Teheran non abbia mai sollecitato ulteriore tempo.

Trump frena sull’Iran dopo il crollo di Wall Street: prorogata scadenza negoziati

Sul fronte interno, la Commissione per i Servizi Armati del Senato sta pianificando la prima udienza pubblica sulla guerra dell’amministrazione Trump contro l’Iran, ma il dibattito non avrà luogo prima di metà aprile, al rientro dei senatori dalla pausa primaverile. Nel frattempo, la tensione diplomatica resta altissima: in una lettera inviata giovedì, l’inviato iraniano alle Nazioni Unite ha definito «terrorismo di Stato» il presunto piano statunitense di prendere di mira i vertici di Teheran per operazioni di assassinio. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU terrà oggi, venerdì, una riunione a porte chiuse sulla crisi mediorientale.

L’allarme FAO: «Non è solo uno shock energetico»

Mentre la diplomazia arranca, l’economia reale trema. La chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, arteria vitale dove il transito delle navi cisterna è già crollato di oltre il 90%, minaccia di produrre uno «shock sistemico» alla catena di approvvigionamento alimentare globale che non si vedeva da anni.

A lanciare l’allarme è Máximo Torero, capo economista della FAO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura). Il blocco non sta fermando solo il greggio, ma anche le spedizioni di fertilizzanti, i cui costi per gli agricoltori di tutto il mondo sono già saliti alle stelle.

«Se le interruzioni a Hormuz dovessero durare tre mesi o più, la situazione cambierà drasticamente», ha spiegato Torero durante un briefing giovedì. Sebbene le scorte alimentari globali siano al momento sufficienti, il perdurare della crisi renderebbe inevitabile una carenza su larga scala. «Non siamo di fronte solo a uno shock energetico – ha concluso l’economista – ma a una minaccia diretta alla sicurezza alimentare mondiale».

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