Questa mattina, la Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, è intervenuto pubblicamente sulla crescente ondata di proteste che sta scuotendo il Paese, liquidando le manifestazioni come l’iniziativa di «pochi rivoltosi che cercano di ingraziarsi Trump».
«Le mani dell’America sono sporche del sangue di oltre mille iraniani, tra dirigenti e comuni cittadini. L’Iran resta fermo sulle proprie posizioni: non cederemo un solo millimetro dei nostri principi e non tollereremo di agire agli ordini degli stranieri», ha dichiarato Khamenei.
La Guida Suprema ha poi rincarato la dose, esortando il Presidente statunitense a non interferire nelle questioni interne della Repubblica Islamica: «Ci sono sabotatori che distruggono la proprietà pubblica solo per compiacere la Casa Bianca. Ma il popolo iraniano è unito e sconfiggerà ogni nemico. Chiedo a Trump di concentrarsi sui problemi del proprio Paese».
Incertezza ai vertici del potere
Nonostante la retorica ufficiale di fermezza, dietro le quinte il regime appare disorientato. Un alto funzionario iraniano ha dichiarato al New York Times che molti all’interno del governo non sanno come gestire l’ampiezza della protesta e che sono in corso frenetiche consultazioni interne per individuare una strategia di contenimento efficace.
La notte più drammatica dall’inizio delle rivolte
Le ultime ore sono state le più violente dall’inizio delle mobilitazioni. Migliaia di cittadini sono scesi in strada, con il cuore della protesta pulsante nella capitale Teheran. A Mashhad, la situazione è precipitata quando un uomo ha travolto con la propria auto le forze di sicurezza. I video che circolano sui social media mostrano una folla compatta che intona slogan diretti contro il vertice del potere, gridando «Morte a Khamenei».
Le organizzazioni che guidano la protesta hanno annunciato un ulteriore inasprimento delle azioni di piazza. Secondo i rapporti più recenti, il bilancio delle vittime dall’inizio delle manifestazioni sarebbe salito a circa 45 morti.
Censura e attacco ai simboli del regime
Per tentare di arginare il coordinamento dei manifestanti, il governo ha imposto l’oscuramento della rete internet e la sospensione delle linee telefoniche. Tuttavia, gli atti di ribellione simbolica proseguono:
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A Teheran, è stato dato alle fiamme un manifesto monumentale dedicato a Qassem Soleimani e ad altri vertici dei Pasdaran.
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A Khorramabad, un manifestante ha issato la bandiera dell’Iran monarchico su una statua simbolo della Repubblica.
Il monito di Washington
Ieri, Donald Trump è tornato a commentare la crisi iraniana lanciando un avvertimento diretto: «Stiamo monitorando la situazione molto da vicino. Se uccideranno intenzionalmente i manifestanti, colpiremo con forza».