Il bilancio delle vittime della repressione delle proteste in Iran ha superato quota 16.500 morti. È quanto emerge da un rapporto pubblicato dal britannico Sunday Times, che cita i dati raccolti da una rete clandestina di medici iraniani. Cifre, queste, che superano drasticamente ogni stima precedente.
I numeri del massacro
Secondo le testimonianze dei medici, la strage ha colpito prevalentemente la generazione più giovane:
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Vittime: La maggior parte dei deceduti ha meno di 30 anni; tra loro figurano anche bambini e donne incinte.
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Feriti: Almeno 330.000 persone hanno riportato lesioni.
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Il picco: Gran parte delle uccisioni si è concentrata in un arco di sole 48 ore, tra venerdì 9 gennaio — il giorno successivo al blackout totale di internet imposto dal regime — e sabato 10 gennaio.
La rete dei medici e il ruolo di Starlink
Le cifre sono state elaborate incrociando i dati provenienti da otto grandi ospedali oculistici e 16 dipartimenti di emergenza sparsi in tutto l’Iran. Per sfuggire alla censura e comunicare tra loro, i medici hanno utilizzato migliaia di terminali internet Starlink, contrabbandati nel Paese nelle ultime settimane.
Dagli ospedali filtrano racconti agghiaccianti: in alcuni centri, le forze di sicurezza avrebbero impedito trasfusioni di sangue vitali per i feriti. In risposta, il personale medico ha donato il proprio sangue in un disperato tentativo di salvare i pazienti.
“Brutalità di livello militare”
“Siamo di fronte a un nuovo livello di brutalità”, ha dichiarato al quotidiano il professor Amir Parasta, chirurgo oculista iraniano-tedesco che ha coordinato la rete medica. “Questa volta il regime sta usando armi di tipo militare: ciò che vediamo sono ferite da arma da fuoco e da schegge concentrate alla testa, al collo e al petto”.