di Cosimo Risi
La riluttanza di Hamas a lasciare le postazioni crea difficoltà. Di qui la minaccia di Trump di scatenare l’ira israeliana. Non che il messaggio sia granché onorevole per Israele, trattato alla stregua di braccio secolare della potenza americana, ma questi sono i fatti.
L’Egitto e la Turchia parevano defilati nella mediazione rispetto al Qatar. Il loro ruolo è venuto crescendo fino alla consacrazione dell’Egitto come paese ospitante, a Sharm el-Sheikh, della firma della tregua. La scritta gigantesca – Peace 2025 – evoca non solo la fase provvisoria della tregua ma l’esito finale della pace. Esibisce la potenza americana nel mondo euro-arabo-musulmano, i leader principali sono presenti fino al remoto Presidente di Indonesia. Si deve probabilmente alle forze armate di Giakarta il dispiegamento del contingente più robusto a Gaza.
Il breve preavviso della convocazione è ulteriore prova che all’amico americano si risponde subito “si”, non esistono impegni pregressi ad impedire la presenza all’evento che il Presidente vuole storico. Il fatto che la folla di illustri personalità si assiepi attorno al podio presidenziale restituisce l’immagine plastica dell’egemonia politica su questa parte del mondo.
L’Egitto torna al centro della scena anche per l’accordo miliardario concluso con Israele per la fornitura di gas dal giacimento off-shore Leviathan. Non è la prima volta che Israele rifornisce il vicino, il flusso si è interrotto per qualche giorno durante la campagna d’Iran, riprende con maggiore forza in questa parte del 2025 e soprattutto nel 2026. Si tratta di un affare da 35 miliardi di dollari che garantisce a Israele le risorse per ampliare il giacimento ed all’Egitto il considerevole risparmio nell’acquisto di gas liquefatto, da rigassificare in loco, da fornitori remoti. Dal 2022 infatti la produzione egiziana è in declino e le importazioni sono essenziali per l’economia domestica.
Sullo sfondo è il disegno americano di una Via del Cotone da contrapporre alla Via della Seta di marca cinese. La Via del Cotone va dall’Indonesia al Golfo Persico ai porti di Haifa e Ashdod. Una cintura commerciale enorme e politicamente variegata, realizzabile solo con il completamento degli Accordi di Abramo. Con l’integrazione di Qatar ed Arabia Saudita nel disegno di stabilizzazione regionale.
La Turchia può essere fattrice di completamento o di contrasto del piano. L’esercito turco concorre per efficienza con quello israeliano. La Turchia è membro NATO e, insieme, battitore libero nelle relazioni internazionali. Noti sono i buoni rapporti con la Russia.
Israele è qualcosa di più di un membro NATO, con il discorso di Trump alla Knesset è parso di fatto il cinquantunesimo stato dell’Unione a stelle e strisce. L’appello di Trump a Herzog affinché conceda la grazia a Netanyahu sta a significare che il Presidente americano si sente parte persino delle vicende giudiziarie di Israele.
Con la nuova temperie mediorientale l’Unione europea è tenuta a confrontarsi. Necessaria è la prudenza nell’approccio alla questione, alcune manifestazioni (il riconoscimento dello Stato di Palestina, il sostegno alla flottiglia, i movimenti ProPal) appaiono sfasate rispetto alla visione americana di fermezza e attesa. E di inossidabile vicinanza alle ragioni di Israele.
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Cosimo Risi, già diplomatico, è stato da ultimo Ambasciatore d’Italia in Svizzera. Attualmente insegna Diritto Internazionale all’Università di Salerno e Relazioni internazionali al Collegio europeo di Parma. Fa parte dell’Advisory Board di Italia.co. Il suo ultimo libro è Terre e guerre di Israele. Sette anni di cronache mediorientali (Luca Sossella Editore, 2024)