Israele, il messianico Ben Gvir e il ministro della Cultura attaccano i registi di Naza: “Tradimento, andatevene”

Il regime di Netanyahu schierato compatto contro Yuval Abraham e Rachel Szor per il documentario sui crimini dell'IDF premiato al Festival del cinema di Venezia: "Vergogna e disonore, siete amici di Hamas". Cancellata la cittadinanza israeliana?

Il trionfo a Venezia del documentario Naza (titolo internazionale legato al dramma dei danni collaterali a Gaza, cioè chi è morto senza colpe durante le operazioni di “pulizia etnica” di 75.000 palestinesi), diretto da Yuval Avraham e Rachel Shor e co-prodotto da The Guardian, scatena un terremoto politico e giudiziario in Israele. Dopo i 24 minuti di ovazioni e la conquista del Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema, la pellicola – basata sulle testimonianze di ventiquattro soldati e membri dell’intelligence sulle operazioni militari nella Striscia – viene bollata dai vertici dello Stato come un attacco senza precedenti alla reputazione del Paese.

Il ministro della Cultura e dello Sport, Miki Zohar, ha annunciato di aver chiesto al Ministero dell’Interno di valutare l’avvio delle procedure per la revoca della cittadinanza israeliana ai due registi, ipotizzando reati di tradimento o aiuto al nemico in tempo di guerra per le modalità di raccolta e diffusione dei materiali. La mossa, pur priva di un iter automatico poiché la competenza spetta ai tribunali su istanza dell’Interno, ha innescato un’enorme eco mediatica globale, rimbalzata da Variety a Deadline. Sulla stessa linea si è inserito il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir, che ha definito la vittoria del film a Venezia e l’operato dei creatori una «vergogna» intollerabile: «Siete amici di Hamas».

Nei suoi interventi pubblici e post social, Ben Gvir ha definito i registi da Naza «una vergogna e un disonore» per il Paese e ha polemicamente alluso ai loro legami con la controparte citando i loro «amici di Hamas» pronti ad accoglierli.

Dure critiche arrivano anche dall’opposizione: l’ex capo di stato maggiore e deputato Gadi Eisenkot ha parlato di «cecità morale e danno allo Stato», accusando gli autori di sfruttare platee internazionali per delegittimare i combattenti delle IDF. Sul fronte istituzionale, il Consiglio cinematografico israeliano ha convocato una riunione d’urgenza per riesaminare i criteri di finanziamento e i punteggi assegnati ai festival esteri, sostenendo che l’opera oltrepassa la linea della legittima critica per scadere nella diffamazione.

Dal canto loro, le Forze di Difesa Israeliane hanno respinto le accuse del documentario, contestando l’attendibilità e la verificabilità delle testimonianze anonime portate sullo schermo. I registi hanno replicato invitando i detrattori a sospendere i giudizi sommari: «Abbiamo vinto un premio prestigioso, ma la cosa fondamentale sono le voci dei soldati. Chiedo a tutti di guardare il film prima di attaccarlo». Nel frattempo, l’intento degli autori è portare la pellicola in distribuzione direttamente in Israele, promettendo un ulteriore scontro sul racconto del fronte di guerra.

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