Domenica mattina, un’ondata di proteste ha attraversato Israele in concomitanza con l’inizio di uno sciopero generale nazionale, indetto dalle famiglie delle vittime e dei rapiti per chiedere la fine della guerra a Gaza e il ritorno di tutti gli ostaggi. Migliaia di attivisti hanno bloccato decine di strade e autostrade principali, tra cui l’arteria Tel Aviv-Gerusalemme, l’Ayalon Highway e importanti snodi nel centro e nord del paese.
La polizia ha effettuato oltre 30 arresti in tutto il paese, ricorrendo anche a un cannone ad acqua vicino a Gerusalemme per disperdere i manifestanti che avevano occupato una galleria stradale. In alcuni casi si sono verificati scontri con gli agenti. Dimostrazioni si sono tenute anche davanti alle abitazioni di diversi ministri del governo, tra cui quelli della Giustizia e dell’Economia.
L’iniziativa è stata lanciata dal “Consiglio di Ottobre”, un gruppo che riunisce familiari delle vittime e degli ostaggi del 7 ottobre, oltre ai sopravvissuti all’attacco. La mobilitazione è scattata in seguito alla decisione del governo di avanzare su Gaza City, una mossa che, secondo le famiglie, mette in grave pericolo la vita dei 50 ostaggi ancora prigionieri nella Striscia (di cui almeno 20 si ritiene siano ancora vivi).
Centinaia di autorità locali, aziende, università e organizzazioni hi-tech hanno aderito allo sciopero o hanno permesso ai propri dipendenti di partecipare. Sebbene il principale sindacato, l’Histadrut, non abbia aderito formalmente, il suo leader ha espresso solidarietà visitando la “Piazza degli Ostaggi” a Tel Aviv, definendo la questione “non di destra o di sinistra”, ma un imperativo umano.
Il cuore delle attività si è svolto proprio nella Piazza degli Ostaggi, dove è intervenuto anche il Presidente Isaac Herzog. Egli ha sottolineato che l’intero paese è unito nel desiderio di riportare a casa i prigionieri il prima possibile. Rivolgendosi direttamente agli ostaggi, ha dichiarato: “Non vi abbiamo dimenticato un solo istante. Stiamo facendo ogni sforzo per riportarvi a casa”.