di Cosimo Risi
Nel novembre 1995, a Tel Aviv nella piazza poi a lui intitolata, Itzhak Rabin fu assassinato da un israeliano contrario agli Accordi di Oslo. Il Primo Ministro di Israele li aveva firmati con il Presidente OLP Yasser Arafat. Rabin fu sostituito dal Ministro degli Esteri Shimon Peres, anch’egli firmatario degli Accordi. Il mandato di Peres fu breve. La via della pace fu interrotta dalla ripresa del terrorismo. Gli estremisti palestinesi, cominciarono a distinguersi i miliziani di Hamas, portarono il terrore all’interno dello Stato, aprirono le porte del Governo alla Destra, quella che ancora oggi lo dirige.
Trenta anni dopo l’orologio riprende a battere per la stabilità regionale, la parola pace va adoperata con circospezione, c’è sempre l’insidia in agguato. Del Piano Trump parla la Presidente Giorgia Meloni con il Presidente AP Mahmud Abbas, il successore diretto di Arafat. Al momento l’Italia non riconosce lo Stato di Palestina, si distingue da Francia e Regno Unito che hanno appena proceduto, attende l’applicazione del Piano: la stabilizzazione di Gaza attorno ad un progetto di ricostruzione che disarmi Hamas e lo escluda dalla futura amministrazione.
Il Consiglio di Sicurezza NU sta esaminando il progetto americano di risoluzione per allestire la Forza Internazionale di Stabilizzazione, un contingente di ventimila militari di paesi arabi e musulmani con il mandato di stabilizzare la Striscia adoperando tutti i mezzi a disposizione. Financo la forza per estirpare quello che resta di Hamas se l’organizzazione rifiuta di adempiere alla sua parte.
Alcuni dirigenti di Hamas dichiarano di non volere mollare le armi, neanche i razzi, servono a difendersi dagli occupanti sionisti. Un centinaio di miliziani è bloccato nelle gallerie a Gaza, le IDF intendono negoziarne lo sganciamento a condizione che cedano le armi. Il dibattito in seno a Hamas presenta molteplici posizioni.
Alla Forza di Stabilizzazione parteciperebbero Giordania, Egitto, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Indonesia. Sulla Turchia grava la riserva di Israele, su altri paesi il dubbio che abbiano effettivamente militari da impegnare. La Giordania teme una lotta fratricida con Hamas se resisterà al disarmo. Buona parte della popolazione giordana è di origine palestinese. È probabile che il grosso venga da Egitto, Indonesia, forse Turchia se cade il veto israeliano, i soli paesi ad avere eserciti tali da essere schierati all’estero.
Controverso è il ruolo dell’Autorità Palestinese. Mahmud Abbas indicherebbe nel Primo Ministro Mohammad Mustafa la persona idonea ad amministrare la Striscia, sempre che l’incarico venga affidato ad una personalità politica dell’AP e non ad un tecnico indipendente. Sarebbe tramontata la candidatura di Tony Blair per i trascorsi nella guerra all’Iraq. Mustafa potrebbe anche raccogliere la presidenza AP una volta che Abbas lasci per limiti d’età.
Israele, per contro, non vuole riconoscere alcun ruolo all’AP, ad evitare che si prefiguri un embrione di governo in vista dello Stato di Palestina. La soluzione a due stati è avversata dal Governo. Alcuni deputati della maggioranza votano alla Knesset l’annessione della Cisgiordania. Il voto during la sua visita a Gerusalemme indispettisce il Vicepresidente Vance. Netanyahu ignora il pronunciamento della sua stessa coalizione.
Il panorama interno a Israele è fluido. Da una parte l’opposizione plaude al Piano Trump, dall’altra teme che il Governo lo depotenzi senza però entrare in urto con Trump. La suscettibilità del Presidente è nota, non si sa fino a che punto egli tolleri le bizze di Netanyahu, pur sempre l’amico e il sodale fidato. Netanyahu propenderebbe per le elezioni anticipate in primavera per sfruttare il favore al Piano Trump, che egli si intesterebbe per la parte di convenienza, e per lo scandalo che ha travolto la Procuratrice Generale militare. Yifat Tomer-Yerushalmi è accusata di avere diffuso un video sulle sevizie che alcuni riservisti hanno praticato ad un detenuto palestinese. Il potere giudiziario va riportato all’ordine, questo il messaggio della Destra, già impegnata nella controversa riforma della Corte Suprema.
Sul campo la tregua subisce lo stillicidio delle violazioni. Soldati israeliani uccisi in un agguato, civili palestinesi freddati mentre si avvicinano alla linea gialla dove si sono acquartierate le IDF.
Si riapre il fronte libanese dopo la tregua del 2024 con il Governo di Beirut. L’esercito nazionale fatica a disarmare Hezbollah, Israele pratica la pulizia in proprio: distrugge le postazioni dal cielo. Si rischiara il fronte siriano. Il Presidente provvisorio Ahmad al-Shara è ricevuto alla Casa Bianca da Capo di Stato. Gli viene chiesto di regolarizzare i rapporti con Israele, a termine di sottoscrivere gli Accordi di Abramo.
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Cosimo Risi, già diplomatico, è stato da ultimo Ambasciatore d’Italia in Svizzera. Attualmente insegna Diritto Internazionale all’Università di Salerno e Relazioni internazionali al Collegio europeo di Parma. Fa parte dell’Advisory Board di Italia.co. Il suo ultimo libro è Terre e guerre di Israele. Sette anni di cronache mediorientali (Luca Sossella Editore, 2024)