La svolta strategica di Taiwan

Taipei e Washington escono allo scoperto sulla difesa congiunta. Cooperazione militare (in parte segreta) per rassicurare l'isola in funzione anti-Cina.

Con l’avvio delle esercitazioni militari Han Kuang a Taiwan, Taipei e Washington hanno deciso di rompere un tabù storico, portando alla luce il livello senza precedenti raggiunto dalla loro cooperazione strategica. In una rara intervista, il ministro della Difesa taiwanese Wellington Koo ha rivelato che la collaborazione militare con gli Stati Uniti è molto più profonda e pervasiva di quanto noto finora, confermando apertamente il ruolo chiave svolto dal personale americano nell’addestramento e nel rafforzamento dell’autodifesa dell’isola in funzione anti-Cinese.

La scelta di rendere pubblici dettagli da sempre custoditi con la massima riservatezza risponde a una duplice esigenza politica e comunicativa. Negli ultimi anni la presenza degli istruttori statunitensi, scherzosamente ribattezzati “insegnanti di inglese” dalla popolazione locale, era diventata un segreto di Pulcinella durante le esercitazioni dell’esercito di Taipei. Tuttavia, come sottolineato dallo stesso ministro Koo, le attività di addestramento rappresentano soltanto una frazione di un’alleanza tattica ben più articolata. Un segnale tangibile di questa escalation diplomatica è arrivato anche dall’American Institute in Taiwan, la sede diplomatica de facto di Washington, che ha pubblicato per la prima volta sui propri canali social gli scatti di una formazione navale congiunta tra le rispettive guardie costiere nel Pacifico.

L’uscita dallo scoperto di Taipei e Washington arriva in un momento cruciale di forte attrito geopolitico. Se da un lato Pechino continua a incrementare la pressione militare attorno all’isola, dall’altro la società taiwanese sta attraversando una fase di forte incertezza circa la reale tenuta delle garanzie americane. Le recenti esternazioni del presidente Donald Trump, che al termine del vertice di maggio a Pechino con il leader cinese Xi Jinping ha espresso marcato scetticismo sull’opportunità di impegnare le forze armate statunitensi in un conflitto a oltre novemila miglia da casa, hanno sollevato forti dubbi sull’affidabilità dello scudo protettivo di Washington.

Navi della Guardia Costiera di Stati Uniti e Taiwan in navigazione nell’Indopacifico.

Secondo gli analisti del Council on Foreign Relations di New York, la scelta di esibire pubblicamente pattugliamenti congiunti e cooperazione militare risponde proprio alla necessità di rassicurare l’opinione pubblica taiwanese e, allo stesso tempo, di inviare un messaggio di fermezza alla Cina. Nonostante i tentativi di facciata tra Casa Bianca e Cremlino per allentare la morsa della crisi pacifica, la sostanza dei fatti racconta di una rete di sicurezza che si va consolidando, con unità statunitensi già di stanza nell’isola per preparare le forze locali a sostenere un eventuale scontro ad alta intensità.

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