L’affaire Netanyahu

di Cosimo Risi - Scoop, smentite e silenzi: i retroscena di un paese polarizzato. In Israele si avvicinano le elezioni e lo scenario mediorientale si complica, tra tatticismi politici e giochi di potere.

di Cosimo Risi

Lo scoop di Haaretz fa il giro del mondo. Benjamin Netanyahu sarebbe stato avvertito in anticipo delle intenzioni di Hamas di scatenare “il terremoto” (parole di Yahya Sinwar) se Israele non fosse addivenuto ad una qualche intesa. I negoziati, ovviamente segreti, prevedevano un allentamento della stretta su Gaza in cambio di una temporanea pacificazione del clima.

—> Netanyahu fu informato dagli Emirati dell’attacco di Hamas prima del 7 ottobre, ma non fece assolutamente nulla

Ad avvertire il Primo Ministro sarebbe stato il Presidente degli Emirati Arabi Uniti, nel corso di una telefonata di 45 minuti, alla presenza di un suo collaboratore palestinese. Probabilmente Mohammed Dahlan, già dirigente di Fatah, e stanziato negli EAU da uomo d’affari ma con lo sguardo volto alla Palestina. Sarebbe Dahlan la gola profonda della rivelazione a Haaretz? Oppure fonti interne allo stesso Israele?

Gli interrogativi si accavallano. Bisognerebbe ricorrere ai protagonisti della telefonata. Netanyahu smentisce: tutta la ricostruzione del giornale è falsa, sarà oggetto di querela. Mohammed bin Zayed tace, difficile immaginare che vada a testimoniare davanti ad una corte israeliana. Un comunicato del suo Ministero degli Esteri asserisce che contatti diretti fra Israele ed Emirati Arabi Uniti sono continui e si tengono a tutti i livelli. Compresi i vertici politici?

Alla vigilia delle elezioni legislative, l’opposizione denuncia il silenzio del Primo Ministro. Avendo saputo in anticipo del “terremoto”, egli non avrebbe allertato la sicurezza, e cioè IDF, i Servizi interno ed esterno. Si nota, con una traccia di sarcasmo, che Netanyahu si sarebbe svegliato con comodo dopo l’annuncio del pogrom e avrebbe raggiunto la sede ufficiale in ritardo. E così alla omessa prevenzione si aggiungerebbe la tardiva reazione.

Il suo scopo emerge da altri indizi rivelati dal giornale: non di riottenere gli ostaggi, almeno quelli che Hamas dichiarava di potere rilasciare subito, ma di distruggere Hamas e liberare gli ostaggi per via militare, senza passare per il riconoscimento ancorché informale della controparte. Sono degli assassini, con loro non si tratta in ogni caso, sarebbe stata la posizione di membri del Governo.

Il metaforico sasso è lanciato nello stagno, provoca una serie di ondate. Difficile dire se queste finiscano per travolgere le ambizioni di Netanyahu all’ennesima conferma elettorale oppure ne demoliscano l’immagine di uomo della sicurezza. Dal 2023 ad oggi si sono dimessi tutti i responsabili della sicurezza, il solo a restare al suo posto, complici le guerre, è il Primo Ministro. Si può perciò intravedere un filo fra i paesi della regione, specie EAU e Qatar, ed elementi facenti capo agli apparati di Israele.

Indicative sono le indiscrezioni circa i rapporti ai limiti della familiarità fra il Primo Ministro del Qatar ed il Direttore del Mossad. I due paesi non si riconoscono diplomaticamente, eppure si parlano in termini confidenziali. Comune è l’interesse a stabilizzare la regione ed evitare che il “terremoto” sconvolga sia Israele che l’intero Medio Oriente, già esposto alla minaccia dell’Iran.

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Cosimo Risi, già diplomatico, è stato da ultimo Ambasciatore d’Italia in Svizzera. Attualmente insegna Diritto Internazionale all’Università di Salerno e Relazioni internazionali  al Collegio europeo di Parma. Fa parte dell’Advisory Board di Italia.co. Rappresentante permanente presso la Conferenza del Disarmo a Ginevra, è considerato un profondo conoscitore e saggista esperto di questioni mediorientali. Il suo ultimo libro è Terre e guerre di Israele. Sette anni di cronache mediorientali (Luca Sossella Editore, 2024)

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