L’anti-trumpismo rinsalda i BRICS: vertice all’insegna dell’unità

Il blocco di nazioni guidate da Xi, Modi e Putin, storicamente diviso, trova a Nuova Delhi un'intesa per opporsi alla guerra nel Golfo, ai dazi e alle sanzioni americane. In tre hanno una popolazione di oltre 3 miliardi di persone, oltre il 36% del totale mondiale. Un peso demografico ed economico colossale che amplifica la portata geopolitica della loro convergenza contro le politiche dell'Occidente.

Spesso liquidati dai critici come un agglomerato eterogeneo e inconcludente, i dieci Paesi dei BRICS hanno trovato a Nuova Delhi un fronte comune inatteso. Di fronte ai dazi di Donald Trump, alla guerra in Iran e agli attacchi alla cooperazione internazionale, il blocco ha siglato sabato un documento congiunto di 45 pagine per condannare il protezionismo e le sanzioni, invocando la pace nel Golfo.

«Quello che stiamo vedendo a Delhi è la crescente frustrazione verso il trumpismo», spiega Ashok Malik, analista di Asia Group. «I BRICS non sono un’alleanza militare o un blocco commerciale, ma questa dichiarazione è quanto di più simile a una posizione politica unitaria il gruppo abbia mai espresso. E, in un certo senso, le politiche di Washington se la sono cercata».

Le immagini di Xi Jinping, Vladimir Putin e del primo ministro indiano Narendra Modi sorridenti e mano nella mano hanno fatto da contraltare alle divisioni dell’Occidente, con un Trump sempre più isolato e un’Europa paralizzata da problemi interni, dal debito ai dossier migratori.

Considerando le tre nazioni principali del blocco citato (Cina guidata da Xi Jinping, India guidata da Narendra Modi e Russia guidata da Vladimir Putin), la popolazione totale si attesta a circa 3,03 miliardi di persone, così suddivisa:

  • India (Modi): ~1,476 miliardi

  • Cina (Xi): ~1,412 miliardi

  • Russia (Putin): ~143 milioni

Questo raggruppamento rappresenta da solo oltre il 36% della popolazione mondiale, un peso demografico ed economico colossale che amplifica in modo drastico la portata geopolitica della loro convergenza contro le sanzioni e le politiche occidentali.

Per la Cina, che l’anno prossimo prenderà il testimone dell’India alla guida del blocco, i BRICS e la Shanghai Cooperation Organisation rappresentano i canali privilegiati per ridisegnare l’ordine globale, erodere l’influenza americana ed esportare la propria leadership tecnologica, a partire dall’intelligenza artificiale. Uno sforzo confermato dallo stesso Xi, che ha spinto per nuove iniziative digitali volte a consolidare l’influenza di Pechino nel Sud del mondo.

Per Vladimir Putin — alla prima apparizione a un vertice del gruppo fuori dai confini russi dall’inizio della guerra in Ucraina — il summit è stato il trampolino per denunciare chi «rifiuta la realtà che cambia» e punta a bloccare i rivali emergenti, offrendo al contempo Mosca come ancora di salvezza energetica e alimentare per i Paesi colpiti dalle tensioni nel Golfo.

Nel frattempo, a Nuova Delhi sono state messe in ombra le tradizionali faglie interne, a partire dalla difficile distensione tra Cina e India dopo le tensioni confinarie. E sebbene gran parte della dichiarazione finale si muova su un terreno di compromesso per accontentare tutti i membri, il significato politico resta intatto. Come ha sintetizzato il ministro degli Esteri brasiliano Mauro Vieira: «Il solo fatto di essersi ritrovati tutti qui è cruciale in un momento in cui il multilateralismo subisce colpi durissimi».

Fonte: Financial Times

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